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Una ragazza in cima

22 Nov

Dopo il fumetto Cattive ragazze, tornato da qualche mese in catalogo in veste grafica colorata e in un nuovo più agile formato, Sinnos procede nel racconto di figure femminili che, in anni in cui era impensabile, hanno creduto nei loro sogni e nella forza della volontà e sono riuscite a compiere quelle che allora, per una donna appunto, potevano esser ritenute imprese e che oggi invece sono norma o quasi. Ecco allora, in questa galleria di indomite ragazze, Henriette D’Angeville che nel 1838 scalò il Monte Bianco conquistandosi un posto nella storia e il nome di “fidanzata del Bianco”. Trent’anni prima di lei, Marie Paradis, giovane cameriera di Chamonix, fu portata in cima praticamente di peso; quella di Henriette fu invece una scalata a tutti gli effetti, organizzata nei minimi particolari, preparata con cura (non dimentichiamo che la contessa savoiarda aveva 44 anni quando s’incamminò verso la punta del Bianco) e soprattutto sognata da sempre. La passione per la montagna covava infatti in lei fin da bambina, alimentata da un costante contatto con la natura, da uno spirito anticonformista e dallo sguardo ben alto verso l’orizzonte in cui campeggiava sempre e comunque quella montagna amata. Le stesse basi che segneranno qualche anno dopo la scalata di Alessandra Boarelli, prima donna sul Monviso.

Brunetti mette sulla pagina il racconto sintetico del sogno, della preparazione e della scalata; così come il sottinteso delle voci in disaccordo, delle scommesse fatte sull’impresa, dell’incoraggiamento di chi crede possibile. Un omaggio a una donna che dovette superare non pochi ostacoli, e di certo i più difficili non furono quelli fisici della scalata; non dimentichiamo che, dopo la sua impresa, il ”Fédéral”, quotidiano di Ginevra, scrisse: ”Il nostro orgoglioso Monte Bianco deve sentirsi umiliato come non mai. Martedì 4 settembre, alla una e 25 minuti, ha visto la sua cima calpestata da un piede femminile”. Le illustrazioni di Marianna Coppo accompagnano il testo, a tratti in schizzi di volti e gallerie di oggetti che potrebbero stare nel taccuino di Henriette; particolarmente azzeccata la fila indiana di scalatori e portatori che apre il capitolo intitolato “Si parte!”.

Incontro questo libro mentre leggo Il desiderio di infinito, in cui Enrico Camanni racconta la vita di Giusto Gervasutti, “il fortissimo” dell’alpinismo italiano. Anche in queste pagine emergono storie simili a quella di Henriette, episodi che probabilmente l’avrebbero fatta indignare, ad esempioi Mary Virale che nel 1935 prende carta e penna e scrive protestando perché al giovanissimo e libero talento Alvise Andrich è stata negata la medaglia d’oro al valor atletico del Coni: forse perché in una delle vie dolomitiche appena aperte era legato in cordata con lei? O ancora quella della campionessa altoatesina Paula Wiesinger sempre nel ’35 indossa il pettorale e gli indumenti del compagno di Gervasutti infortunato per permettergli di continuare la corsa nel trofeo Mezzalama: al controllo medico per il cuore, ai 4200 metri del monte Castore, viene bloccata: il cuore è perfetto, ma lei è una donna. Sono storie che spesso han fatto la storia, che hanno segnato una possibilità prima forse immaginata da molte, ma improvvisamente concreta e mi piace anche che siano storie sovente sconosciute ai più, marginali: in questo Sinnos è stata sì apripista di un filone importante che ha trattato e continua a trattare con cura e con passione, ora molto frequentato. Questa originalità di proposta andrebbe premiata facendo circolare  tra i giovani lettori i libri di qualità, magari andando anche a ripescare anche tra le proposte editoriali di qualche anno fa, quando il genere non era all’ordine del giorno. Risulta talvolta imbarazzante il moltiplicarsi di collane che presentano, per lettori di età diverse, le storie di chi ha fatto la Storia, quasi fosse una gara al “celo, celo, manca”. Vero, il moltiplicarsi di un tema è comune, ma fa venire voglia di proposte originali. Nel moltiplicarsi di proposte il vantaggio però c’è: si può scegliere, si può badare alla scrittura, alle narrazioni riuscite.

Francesca Brunetti – ill. Marianna Coppo, Una ragazza in cima, Sinnos 2017, 93 p., euro 9,50

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Petra, ma che roba è?

15 Giu

00000505Petra è, come dice giustamente il suo nome, una pietra. Che dalla sua però ha una grande fantasia e quindi viaggia immaginandosi ruoli diversi: una montagna, un uovo, un’isola. La sua capacità di lasciare di stucco, anzi di sasso, chi la osserva si moltiplica quando incontra la fantasia di una bambina che la dipinge regalandole nuove identità. L’albo è costruito in modo da fa comprendere al lettore il punto di vista e la relatività data dal punto d’osservazione: Petra si immagina montagna e troneggia a tutta pagina, ma appena compare un cane eccola ridimensionarsi alla sua giusta misura: tutto dipende da dove si guarda!

A proposito dell’autrice, guarda qui.

Marianna Coppo, Petra, Lapis 2016, 48 p., euro 13,50

Petra gioca al “sembra, ma…” e ci dà la possibilità di divertirci coi lettori utilizzando altri libri che ruotano intorno al concetto della somiglianza che poi rivela tutt’altro. Ad esempio, due classici come Lupo, lupo ma ci sei? di Giusi Quarenghi e Giulia Orecchia (Giunti kids) o ma che robaSembra questo, sembra quello di Maria Enrica Agostinelli (Salani). Oppure due nuove uscite di Terre di Mezzo: Vedi quello che vedo io? di Ed Emberley in cui bisogna individuare un animale partendo dalla sua forma e Ma che roba è?, una storia che vede una serie di animali alle prese con un colorato pezzo di stoffa trovato in riva al lago: ciascuno di loro ne dà una libera interpretazione e lo adatta alle proprie esigenze. Ma cosa sarà davvero quel pezzo di stoffa a righe?

Il sito dell’autore (e se qualcuno ci traducesse i suoi libri per adolescenti?). Il blog dell’illustratrice.

Sthéphane Servant – Cécile Bonbon, Ma che roba è? (trad. di Rita Dalla Rosa), Terre di Mezzo 2016, 32 p., euro 12

Klaus e i ragazzacci

2 Nov

Klaus-e-i-ragazzacciUn racconto breve dove la maestria di Almond condensa in poche righe argomenti importanti come il bullismo e l’integrazione, raccontando della banda dei ragazzacci, composta dalla voce narrante e da altri quattro ragazzini, tutti dello stesso quartiere, tutti nella stesa scuola e agli ordini di Joe, un o’ più grande, che arriva con idee “geniali” a dare ordini. Si tratta di suonare ai citofoni, fare false chiamate alla polizia e bravate simili, in un crescendo sottile però che comincia ad infastidire i ragazzi, anche se nessuno si ribella o osa dire la propria. Fino a prendere di mira il signor Eustace, un insegnante che ha oltremodo pagato la scelta di obiettore di coscienza durante la seconda guerra Mondiale. Poi arriva Klaus, un ragazzino della Germania dell’Est, la cui madre è scomparsa, il padre è in un campo di prigionia in Russia, mentre lui ha lasciato il suo Paese nascosto nel bagagliaio di un’auto. Klaus sta spesso da solo, canta ed è un asso a giocare a calcio; siamo nell’Inghilterra degli anni Settanta e i ragazzini sognano di essere George Best, Pelé, Gerd Müller.

Sarà proprio Klaus a rompere il silenzio del gruppo, a chiedere ad alta voce la domanda che ciascuno si pone in silenzio: perché continuare a fare quello che dice Joe? Sarà lui a spiegare in modo chiaro e semplice di essere libero, e cosa possa essere davvero la libertà.

Racconto tutto al maschile, il che non guasta tra le tante proposte che si possono fare ai ragazzi. E in più col carattere leggimi! adatto a chi ha difficoltà di lettura.

Il sito di Almond. Il sito di Marianna Coppo, che ha illustrato il testo.

David Almond – ill. Marianna Coppo, Klaus e i ragazzacci (trad. di Laura Russo), Sinnos 2015, 61 p., euro 9