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La signora degli abissi

23 Mag

Per la collana “Donne nella scienza” ecco un suggestivo racconto che presenta la figura di Sylvia Earle, oceanografa di fama mondiale che racconta la sua vita: come abbia amato fin da bambina la natura, il mare in particolare, e come abbia nutrito negli anni la sua curiosità iniziale facendola diventare una vera e propria passione. la felice scelta di Carminati di far parlare in prima persona Sylvia, che si rivolge al lettore come se gli stesse seduto davanti, accompagnata dalle tavole di Mariachiara Di Giorgio fa sì che il libro risulti davvero prossimo e si faccia leggere facilmente fino alla fine, dove è riportata un’altrettanto godibile intervista alla scienziata che racconta del suo progetto Mission Blue e di come abbia potuto realizzarlo grazie alla vincita del premio TED nel 2009 (qui il discorso che presentò per il premio).

Sylvia racconta di sé bambina, della fortuna di vivere in una fattoria del New Jersey a contatto con la natura, che studiava e osservava, e dell’eguale fortuna di aver trovato l’oceano davanti a casa quando i suoi genitori decisero di trasferirsi. Racconta degli studi, delle scoperte, degli entusiasmi per le nuove possibilità, ma anche delle difficoltà e degli scoraggiamenti, a volte dovuti al fatto di essere una donna, vittima degli stereotipi nel mondo accademico e scientifico. Il romanzo ricostruisce una vita dedicata all’oceanografia e anche alla sperimentazione di nuovi metodi, macchinari e possibilità: il lettore segue anche gli sviluppi di una scienza nel corso del secondo Novecento e vede come l’aguzzo di ingegno di qualcuno e le intuizioni abbiano potuto rendere possibile camminare in fondo ad un oceano, viverci addirittura per settimane, aprire possibilità fino a poco prima inimmaginabili.

Il libro, vista anche la collana in cui è inserito, mira a dare corpo all’idea che non esistono differenze di genere nell’intraprendere una carriera scientifica; in realtà mi pare – e lo noto con molto piacere – che più che la possibilità di una donna di intraprendere certi studi, quello che emerge sia la forza della passione di Sylvia e come sia stata determinata la modalità in cui i suoi genitori l’hanno cresciuta, assecondando le sue spedizioni all’aria aperta, permettendole di stare sotto la pioggia, di passare le ore appesa a un albero, di portare in casa barattoli di vetro pieni di insetti e bestiole varie. Quello che si respira principalmente è che i genitori dei ragazzi Earle hanno dato loro fiducia, concedendo una vita libera nel rispetto delle regole civili, interessandosi e condividendo le loro passioni, sostenendoli senza giudicare, caratteristiche che Sylvia ha poi trovato in molte delle persone che l’hanno accompagnata nella vita. E questo mi pare conti, nel racconto di questa esperienza, ancora più della questione delle differenze di genere: fin da bambina, Sylvia era considerata un’interlocutrice valida, un’appassionata, una curiosa dove “curiosità” ha il significato migliore e più positivo del caso.

Il sito dell’autrice. Il blog dell’illustratrice.

Chiara Carminati – ill. Mariachiara Di Giorgio, La signora degli abissi. Sylvia Earle si racconta, Editoriale Scienza 2017, 118 p., euro 12,90

Due ali

1 Apr

Due ali

Ci sono persone che camminano, che corrono, che salutano, che tengono gli occhi sulle pagine del quotidiano, che guardano in basso, che fumano tranquille; ci sono quelli sereni, quelli un po’ addormentati, quelli ingrugniti. Stanno sulle carte di guardia di questo bell’albo, e poi dentro, tra le pagine, tra le strade del quartiere, sull’autobus, al bar. Poi c’è il signor Guglielmo, con la sua aria rotonda, i baffi e gli occhiali e il ritmo del pensionato che si alza presto la mattina e guarda fuori.

Ha un piccolo giardino, il signor Guglielmo, e ha anche la saggezza di chi sa guardare e di chi sa prendersi cura delle cose: le nota subito, quelle ali ai piedi del pesco: pensa che qualcuno le abbia poggiate, dimenticate e chiede intorno, facendosi prendere in giro. Poi capisce che sono spuntate come fossero un bulbo e che le loro radici stanno nel medesimo punto in cui, bambino, ha nascosto una scatola del tesoro piena di piccole cose allora importanti. Frullano i ricordi nella testa del signor Guglielmo, seduto su un gradino di casa col gatto ai piedi, a rivedersi la propria vita. Quindi le ali sono sue e se ne prende cura: le annaffia con lo spruzzino come si fa coi fiori delicati, ne immagina i germogli, le carezza fischiettando un motivetto. E ovviamente, con l’occhio attento del giardiniere che sa l’arte della pazienza, conosce l’attimo esatto in cui sono “mature”, pronte per essere raccolte e per farlo volare.

Allora indossa e vola sopra le case, le teste, le storie. Con una serenità che lo fa persino cantare. E tutta la poetica del testo si traduce in immagini di altrettanta poesie che richiamano, nei tratti e nelle sfumature utilizzate da Maria Chiara Di Giorgio, la stessa delicatezza di cui è capace il protagonista della storia, che si alza in volo a lavoro finito, lasciando tutto in ordine. Le illustrazioni sono una gioia per gli occhi di chi sfoglia questo albo: potete leggere le espressioni, i particolari, lo sbocciare della primavera, intuire altre storie, altri sussurri, altre parole.

Il blog dell’illustratrice che qui racconta come è stato illustrare questo testo e quanto c’è del suo quartiere nei disegni che ha realizzato.

Cristina Bellemo – Mariachiara Di Giorgio, Due ali, Topipittori 2016, 32 p., euro 20