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Il grande regalo di Tasso

25 Set

Tasso è ben voluto da tutti nella foresta, ben conosciuto anche perché non disdegna di dare aiuto o consiglio quando serve; è saggio, non solo perché è vecchio – come sottolinea il testo – ma probabilmente perché dai suoi anni passati ha saputo osservare e imparare. Sa quindi di essere vicino alla morte e non è preoccupato di quel passaggio che per lui significa semplicemente lasciare un corpo che non funziona nemmeno più tanto bene; è preparato insomma. Non così i suoi amici che si lasciano prendere dallo sconforto e dalla tristezza quando Volpe ne annuncia la morte.

L’albo dice con grande delicatezza del dolore e della tristezza e anche del tempo necessario ad elaborare quel lutto, facendosi vicini nelle tane, condividendo i ricordi, sorridendo di quelli buffi  e tenendo stretti quelli più cari. È il tempo di un inverno, un tempo lungo in cui bisognerebbe risposare, ma è impossibile farlo se si porta dentro un tormento: parlando di Tasso e pensando a cosa di speciale ha lasciato a ciascuno, gli animali avanzano verso la primavera, verso la vita che continua, che fiorisce lieve, che porta nel vento la presenza dell’amico.

Le illustrazioni sono tanto delicate quanto la storia che accompagnano, per questo classico pubblicato nel 1984 che arriva ora in Italia per la prima volta.

Susan Varley, Il grande regalo di Tasso (trad. di Sara Marconi), Il Castoro 2018, 32 p., euro 13,50

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Un bacio e addio

25 Ott

Ogni albo di Jimmy Liao è per tutti, perché a ciascuno – indipendentemente dall’età – sa parlare e dire un che di appropriato, in sintonia con la propria storia, con echi di qualcosa che si è conosciuto o che si sta vivendo. La sua capacità di trattare con immensa lievità temi importanti e forti, che tanti temono e che molti autori alla fine banalizzano o trattano con ridondanza di luogo comune, ha una sua materica concretezza nel modo in cui le immagini si rincorrono sulla pagina e i colori vanno a comporre un mosaico pressoché perfetto, con una scelta da maestro delle diverse sfumature (in questo libro, ve ne potete accorgere ad esempio, in una delle prime immagini, dove un treno giallo sfila davanti a una città di case dai tetti declinati in blu).

Chi ha avuto la possibilità di incontrarlo e di ascoltarlo, sa che Liao è una di quelle rare persone che parlano semplicemente della vita, senza alcuna remora e senza alcun velo su quel che ci capita. Nello stesso modo, senza fare filtri, e con lo stesso magnetismo dà la parola in questo albo a un bambino rimasto orfano che viaggia in treno verso la casa del nonno, dove continuerà a crescere e a crescere bene, come gli è stato raccomandato e come in sogno tanti animali gli continuano a suggerire. Ha una valigia piena di ricordi e di oggetti, non sa più dov’è la chiave della casa che ha lasciato e manco da dove arriva il cane che lo accompagna, si interroga sulle nuvole e sulle stelle, sul ritrovare i suoi genitori guardando in su e sull’esprimere desideri. Il viaggio che sta compiendo, il senso del treno che viaggia in paesaggi quasi magici è il percorso di chi affronta un grande dolore, barcamenandosi tra l’autunno e  la primavera dell’animo, tra i ricordi che fanno male e che accompagnano e il futuro che si affaccia fuori dal finestrino.

Jimmy Liao dice, semplicemente, e ci dice che tutto si può dire ad alta voce. Che hanno dignità la mancanza del vento, i baci nei sogni, il riso che cresce pian piano senza che ce ne accorgiamo e fa verde il mondo. E che la capacità di immaginare e di dire è immensamente salvifica.

Jimmy Liao, Un bacio e addio (trad. di Silvia Torchio), Camelozampa 2017, 100 p., euro 22

Tutta sua madre

25 Mar

Più riguardo a Tutta sua madreQuando qualcuno ci manca, e ci manca da tanto tempo perché non fa più parte del nostro orizzonte quotidiano e perché sappiamo che non c’è più la possibilità di incontrarlo, ne ricordiamo spesso episodi buffi, frasi, modi di dire. Ricordiamo il suo della sua voce, il suo modo di ridere, i particolari minimi di alcuni momenti passati insieme. Le piccole cose che magari anche ci sorprendono perché tra tutto quello che potresti ricordare, la tua memoria salva un colore o una sfumatura di voce. Ma non ricordiamo il suo volto. Questo è il dolore della ragazzina protagonista di questo albo, che ha preso la madre da bambina e a cui nessuno parla di lei, tanto meno suo padre. Nonostante la sua allegria, la sua piacevole compagnia, l’apprezzamento degli altri, la ragazzina è triste. E piange raccontando la sua tristezza a una donna che, sotto un grande albero del parco cittadino, la invita a guardarsi allo specchio e cercare la madre nei tratti del proprio volto.

Così la ragazzina cresce guardandosi allo specchio. Quello che gli altri cambiano per vanità o per giusto riconoscimento alla propria bellezza, è invece un tentativo di ricordo e insieme di costruzione dei tratti familiari – simili, ma non uguali ai suoi – della madre. Tratti che passano di generazione, che rimangono seminati insieme a certe frasi, a certi modi di dire che, da soli, bastano a scatenare racconti e ricordi e lacrime. Lacrime felici, quando finalmente si riconosce e si dice.

Il sito dell’illustratrice.

Roddy Doyle – ill. di Freya Blackwood, Tutta sua madre (trad. di Monica Romanò), Salani 2013, 32 p., euro 10.