Tag Archives: Luisa Agnese Dalla Fontana

Apple e Rain

20 Giu

apple rainChe bello questo libro. Punto. Perché non è urlato; perché tiene dentro una scrittura che l’autrice sente urgente e tu lettore lo sai, lo senti e ti appassioni e allora ti viene voglia di recuperare tanti romanzi da offrire in lettura, che so “Agata e Pietra Nera” oppure “Ida B…” tra i tanti. Insomma un libro da non mancare e da tenere presente anche per il futuro, da non far uscire dalle bibliografie.

La storia è quella della tredicenne Apple, cresciuta con la nonna in Inghilterra, che da sempre vagheggia il ritorno della madre che l’ha abbandonata piccina per una (im)probabile carriera a Hollywood. Quando davvero la madre si presenta a scuola e le offre di andare a vivere nel nuovo appartamento che ha affittato in città, non le sembra vero: lei che sente pesante la presenza della nonna e le sue regole, che sta perdendo la sua migliore amica che le preferisce altre compagne, ignorata da tutti, con un padre risposato con bebè in arrivo, ecco, lei ha la possibilità di essere al centro del mondo della madre che da sempre aspetta. Ma non tutto si rivela come nelle attese, a partire dal fatto che la sua camera nella nuova casa ha un letto a castello, da cui spunta Rain, la sorella di dieci anni di cui non sapeva nulla, che per giunta si comporta come una bambina di cinque anni, trascinandosi dietro una bambola trattata come un neonato vero. Per amore della madre, per compiacerla, per piacere a qualcuno, Apple accetta di allontanarsi dalla nonna, di occuparsi di Rain perdendo giorni di scola, di costruire castelli di bugie tra le cui pieghe solo Del, lo scombinato vicino di casa caustico e folle che si innamora di lei, sa veramente vedere. A permettere a Apple di trasformarsi, di scegliere davvero quello che desidera e di essere se stessa sarà la poesia, proprio come ha detto nella prima lezione il professore di inglese, che invita i suoi ragazzi a leggere poesie e chiede loro di scriverne: per trovare conforto, per imparare qualcosa su di sé, per dare gioia, per dire quello che a voce non si riesce a dire. Così fa Apple, che per settimane fa un doppi compiti scrivendo quello che sente davvero ma vuole tenere nascosto, e qualcosa di più banale da consegnare all’insegnante; ma parimenti scrivendo sul quaderno che le è stato consegnato, trovando una via per quel che porta dentro, dando forma in versi alla propria necessità di gridare e di cantare.

Allora ecco tra le pagine le poesie di Emily Dickinson, di Rupert Brooke, di Lewis Carroll, di Alexander Pope: invito a scoprire altri versi, modo per parlare di poesia come lo è stato “Amo quel cane”di Sharon Creech (Mondadori) o come lo sono i libri di Polleke di Guus Kuijer. Perché questo è un libro che parla della forza della poesia, ma anche della forza che deriva dal fatto che qualcuno creda in te e ti dica, ti faccia comprendere che tu hai un talento. E insieme è un libro sulla verità, sull’importanza di dirla sempre, la verità che illumina, anche quando è difficile, e allora – scrive Dickinson – la puoi dire obliqua.

“La poesia è la capacità, e la responsabilità, di dire quello che succede” – Seamus Heaney.

Il sito dell’autrice.

Sarah Crossan, Apple e Rain (trad. di Luisa Agnese Della Fontana), Feltrinelli UP 2016, 269 p., euro 14, ebook euro 14 (sì, non è un errrore… l’epub costa come il cartaceo :-(((( )

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Un nuovo amico in giardino

8 Mar

More about Un amico segreto in giardinoLob è fatto di pioggia e di vento. Di sole e di grandine. Di luce e di buio. è fatto di fuoco, di terra e aria. è fatto di ghiaia e pietre, e polvere di stelle. Di tempo andato e di tempo a venire. Le stesse cose di cui siamo fatti tutti.

Lob è il titolo di un poema di Edmund Thomas in cui si parla di un vecchio signore che l’autore ha incontrato in campagna, un uomo dal volto dolce, color della terra, e occhi azzurri, un uomo legato a figure archetipiche come Herne il Cacciatore o Robin Hood, un uomo di cui Thomas scrive “la sua casa era dove era libero”.

A lui si richiama il Lob che dà titolo a questo romanzo incantato dove la piccola Lucy ascolta il nonno raccontare di un uomo vecchio, più vecchio degli alberi che aiuta nell’orto e in giardino facendo piccoli lavoretti. “I lavori da Lob”: pulire gli attrezzi, spazzare le foglie, raccolgiere i ceppi, tutto senza ricevere ordini: Lob fa quello che vuole, in silenzio, senza essere visto. O meglio, lasciandosi intravedere solo dalle persone che hanno occhi e animo giusto per vederlo, come è successo a Lucy. Lob, spiega il nonno, è sempre esistito, va per le strade, cammina cercando la persona giusta e, quando la trova si ferma con lei, per tantissimo tempo. Quando il nonno muore e la casa viene venduta, Lucy è molto triste: vorrebbe tanto essere una “persona da Lob”, vorrebbe essere scelta da lui, vorrebbe portarlo in città, vorrebbe che i suoi genitori non la prendessero in giro quando parla di lui. Ma Lob percorre le strade, cercando le persone giuste, cercando ch lo sappia vedere e apprezzare. Noi seguiamo il suo cammino, la scoperta della grande città, gli incontri, le disavventure, i suoi pensieri. E ripete la sua magia: la magia dell’orto, che quando ti si semina dentro ti rimane appiccicata per sempre. Un libro lieve che parla di vita e di morte, di luce e di buio, di piante che crescono, di vita che spunta dai semi, della magia che si sente nel cuore e nelle dita.

P.S.:  che cos’è Lob, tra le altre cose, Lob che lascia cadere semi sul suo cammino, se non un membro di diritto del Guerrilla Gardening, il movimento che si prefigge di interagire con lo spazio urbano attraverso piccoli “attacchi verdi” che combattano il degrado ambientale delle città e facciano fiorire piccole aiuole inattese? Questo è il sito italiano: libera il giardiniere che è in te!

Il sito dell’autrice. Il blog dell’illustratrice. Lob è su Facebook! Qui l’autrice parla di lui.

Linda Newbery – ill. di Pam Smy, Un nuovo amico in giardino (trad. di Luisa Agnese Della Fontana), Salani 2012, 218, euro 14

L’evoluzione di Calpurnia

28 Gen

In realtà, la lucciola di Travis fu l’unica che vedemmo, quella sera. Nonostante sapessi che le lucciole sarebbero tornate l’anno dopo, sembrava l’estinzione di una specie. Che tristezza essere l’ultimo individuo della tua specie, emettere i tuoi segnali nel buio, da solo, al nulla. Ma io non ero sola, giusto? Avevo imparato che ne esistevano altre della mia specie, là fuori.

La specie a cui Calpurnia appartiene è quella delle signore Curie, Maxwell, Kovalevsky, Bird. Di donne che si sono dedicate alle equazioni, ai gufi, ai viaggi in mondi sconosciuti, alla radioattività. Alla scienza insomma. Siamo in Texas, nell’estate del 1899, un’estate di temperature altissime e terribili. Calpurnia Virginia Tate ha undici anni, sei fratelli maschi (lei sta esattamente a metà) e vive in una grande casa attorniata dalle piantagioni di cotone e di pesche pecan della sua famiglia. Nel giro di pochi giorni Calpurnia riceve un taccuino su cui annotare le sue osservazini scientifiche e le sue domande (perché i cani hanno le sopracciglia? Perché le donne non hanno la sacca come le mamme canguro? siamo sicuri che il bruco Petey sia contento di mangiarsi la sua foglia?) , sente a tavola interessanti discorsi a proposito de L’evoluzione delle specie di Darwin e viene coinvolta dal nonno  nelle sue ricerche scientifiche. Che si tratti di raccogliere nuove specie di insetti da studiare o di tentare di distillare liquore fatto con le pesche, il nonno si dimostra ben diverso dall’immagine scorbutica e distante che tutti hanno di lui: trascinandosi dietro la nipote, la inizia al mondo delle scienze, al metodo scientifico e alla capacità di osservare i particolari della natura in silenzio per poi ricavarne le leggi che la governano. I mesi che portano al nuovo secolo trascorrono nell’attesa del riconoscimento di una nuova specie di pianta scoperta, ma anche nei tentativi di sfuggire ai progetti della mamma (imparare a cucinare, imparare a far la calza e prepararsi a debuttare), nella scoperta che le cose cambiano in natura come in famiglia, nelle lacrime che Calpurnia versa perché si sente diversa, perché non è della specie destinata a fare la moglie e basta.

Un libro che si legge d’un fiato; un libro dove si ride e si pensa e si parteggia. Dove si vorrebbe stare con Calpurnia sempre: scivolare con lei sul corrimano dello scalone, vedere per la prima volta un’automobile, ascoltare il nonno raccontare, fare grandiosi propositi pieni di passione non per l’anno nuovo ma per la vita.

Questo è il sito dell’autrice, che con questo romanzo ha vinto parecchi premi tra cui il Newbery Honor.

Jacqueline Kelly, L’evoluzione di Calpurnia (trad. di Luisa Agnese Dalla Fontana), Salani 2011, p. 286, euro 16,80.  Anche in ebook, euro 11,99.

P.S.: alle pagine 16-18 trovate un interessante quanto attuale resoconto della ricerca de L’origine delle specie di Darwin in biblioteca e dell’orticaria che viene a Calpurnia quando l’arcigna bibliotecaria dice che certi libri nella sua biblioteca non entreranno mai. Pensa allora la protagonista: Un giorno avrei posseduto tutti i libri del mondo, scaffali e scaffali pieni. Avrei vissuto in una torre di libri. Avrei letto tutto il giorno mangiando pesche. E se qualche giovane cavaliere con l’armatura avesse osato passare sul suo bianco destriero e mi avesse implorato di calargli la treccia, lo avrei bersagliato di noccioli di pesca finché non se ne fosse andato a casa 🙂