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L’estate che conobbi il Che

14 Mag

estate che conobbi il cheGarlando conferma la sua bravura nell’inserire e far conoscere storie vere ed importanti all’interno di una narrazione che coinvolge il lettore: in questo caso la cornice prende a prestito l’atmosfera dei Mondiali di calcio della scorsa estate e ha la voce narrante di Cesare, dodicenne brianzolo di famiglia benestante ed impegnata alle prese con l’azienda di cui il padre è responsabile e i cui licenziamenti stanno mettendo a dura prova gran parte delle famiglia del paese. La protesta degli operai, il contrasto con i commenti della sorella fashion blogger e gli appuntamenti con le partite del Mondiale brasiliano trovano però un punto fermo nel nonno ricoverato in ospedale, da cui Cesare si reca di nascosto.  Per la prima volta Cesare vede sul braccio  del nonno un tatuaggio particolare: un volto dalla lunga barba a lui sconosciuto, che gli ricorda però una maglietta della sorella. Comincia così un racconto a puntate sulla vita di Che Guevara e sui motivi che hanno portato l’anziano a tatuarselo, inframmezzato dalla quotidianità sconvolta che Cesare vive in famiglia, dalle domande che si pone, dalle questioni che il racconto smuove e che in qualche modo trovano riflesso in quel che il protagonista ha sotto gli occhi (le scelte, l’ingiustizia, ma anche la passione per il proprio mestiere).

Il romanzo si fa leggere volentieri, punteggiato da parti ironiche che ben supportano la narrazione, dando la possibilità di ritrovare (o magari di conoscere per la prima volta, di approfondire) una “storia vera” che – come già abbiamo più volte sottolineato – è una delle richieste che avanzano i lettori adolescenti.

Luigi Garlando incontrerà i lettori venerdì 15 maggio al Salone del Libro e potrete trovarne cronaca tra quanto scritto dai ragazzi della redazione del Bookblog.

Luigi Garlando, L’estate che conobbi il Che, Rizzoli 2015, 177 p., euro 15, ebook euro 6,99

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‘O maé

1 Apr

garlando-mae Come già in “Per questo mi chiamo Giovanni”, Luigi Garlando costruisce una narrazione intorno ad uno scenario reale, prendendo in questo caso anche alcuni protagonisti della vita reale che finiscono tra le pagine del romanzo. Parte fondamentale della storia infatti sono il quartiere napoletano di Scampia con le sue Vele, il degrado di quelle abitazioni e l’onnipresenza della camorra nella quotidianità, insieme alla figura del maestro di judo Gianni Maddaloni e della palestra che offre a molti ragazzi di quel quartiere una possibilità differente.

Filippo ha quattordici anni, suo padre è in carcere in Sardegna da nove anni, sua madre dialoga con la tv e Maria De Filippi e suo fratello maggiore è in rapida ascesa all’interno di uno dei clan della zona. Anche Filippo fa parte del sistema di controllo del quartiere, col suo compito di sorveglianza e avvertimento dell’arrivo della polizia. Sovente manca da scuola e a rincorrerlo e a motivarlo è l’insegnante di musica che ne conosce la bravura al pianoforte: Filippo lo suona senza saper leggere la musica. Ma è lo zio a portarlo in palestra: le iniziali diffidenze del ragazzo vengono vinte dalle persone che incontra e dalle mosse che impara, esattamente l’opposto del suo desiderio di rivincita violenta e repentina.

Filippo sogna: sul tetto del suo palazzo, rincorrendo le storie di Ettore e di Achille, sostenendo l’amico prossimo a coronare il sogno di giovane promessa del calcio. Filippo assaggia la vita del fratello, del clan e annusa l’aria che tira in palestra, dove scopre un regolamento che vale per praticare judo e per essere leali nella vita.

Forse il testo meritava di essere accompagnato da un glossario o da una spiegazione a parte delle mosse del judo, che all’interno del racconto rischiano a volte di appesantirlo.

Lo Star Judo Club Napoli.

Luigi Garlando, ‘O maé. Storia di judo e di camorra, Piemme 2014, 256 p., euro 16