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Il mio cuore e altri buchi neri

3 Ago

il mio cuore e altri buchi neri

Va bene, potete dire che è l’ennesimo libro per adolescenti che parla di suicidio, che vede protagonisti un ragazzo e una ragazza che finiscono comunque per innamorarsi o quanto meno passarci vicino, che adotta una narrazione coinvolgente (qui un diario giornaliero scritto dalla protagonista contando i 26 giorni che mancano all’ora X; altrove un’alternarsi delle due voci e dei loro punti di vista). Ditelo, così vi possiamo ribattere che è l’ennesimo romanzo di questo tipo costruito, scritto e tradotto davvero bene .

La storia si apre su un giorno di marzo: mentre la primavera bussa alle porte la sedicenne Aysel cerca un compagno di suicidio sul sito Dipartite Serene; pare quasi impossibile, visto che una delle clausole per lasciar questo mondo in compagnia è che si viva a breve distanza, eppure c’è qualcuno, a pochi chilometri in un angolo sperduto del Kentucky, che ha lo stesso obiettivo. Roman si sente responsabile della morte della sorellina, annegata mentre era affidata a lui un pomeriggio di un anno prima; non esce da mesi, è guardato a vista dai suoi genitori e ha rinunciato a tutto, compresa la carriera di giocatore di basket. Aysel invece non ha un posto suo: vive con la famiglia della madre da quando il padre è in prigione per aver assassinato, in un attimo di follia, un brillante studente dal promettente futuro sportivo. Tutti la guardano, la indicano e lei fugge, temendo di portare in sé il germe della pazzia paterna e cercando di allontanare gli altri dalla proprio tristezza.

Concepire e dettagliare i piani di un suicidio significa doversi incontrare, parlare, in qualche modo scoprire; significa mettere tempo nell’ascolto e nell’osservazione dell’altro e poi finire – chissà – a vedersi con gli occhi di quella persona e a intravedere una luce, una speranza nei propri occhi, una postura più fiera di quella che ci si è cuciti addosso. Tutto il tempo che il lettore passa insieme ai protagonisti è attraversato e accompagnato da elementi di fisica, la materia preferita di Aysel. Come il professore chiede agli alunni di fotografare i concetti studiati in classe nel quotidiano, così la ragazza applica le teorie a quel che sente e vede intorno, in particolare quella delle relatività, ma anche il fatto che l’energia viaggia e viene trasmessa quando la gente presta attenzione. Forse l’amore non è allora che coinvolgimento che spinge a prestare attenzione, trasformando così l’energia potenziale dell’altro in energia cinetica. Il modo in cui Roman disegna Aysel sul suo blocco fa scoccare la scintilla: la ragazza sulla carta ha qualcosa in sé che Aysel non ha mai immaginato di portare in sé, di poter sentire finché non è stato lui a leggerglielo addosso.

Un finale non negativo, ma nemmeno scontato ricorda che il romanzo intreccia molti temi importanti: il rapporto con la famiglia e quello con le proprie origini (i genitori di Aysel vengono dalla Turchia, ma la madre fa di tutto per cancellare il passato), l’ambiente scolastico, l’idea che ci si fa di se stessi, la paura di travolgere chiunque con la tristezza, la necessità di essere visti davvero.

Il sito dell’autrice che sostiene #WeNeedDiverseBooks, associazione che si batte per la pluralità (di argomenti, generi, editori,…) nella letteratura per ragazzi. Il romanzo è tradotto ad oggi in 22 Paesi e i diritti cinematografici sono già stati opzionati dalla Paramount: non male per un esordio, no? La copertina originale ci piace assai perché non strizzava l’occhio a uscite passate (Green e simili) e a film, ma lascia che il testo sia semplicemente se stesso.

Jasmine Warga, Il mio cuore e altri buchi neri (trad. di Lorenzo Borgotallo), Mondadori 2015, 279 p., euro 17, ebook euro 6,99

La notte in cui la guerra si fermò

19 Mag

riordanNell’anniversario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, come ad ogni anniversario che si rispetti, si moltiplicano i libri in argomento. Succede così che arrivi in libreria un testo decisamente realistico che fa toccare con mano ai ragazzi la crudeltà delle trincee, i soldati mandati allo sbaraglio, le menomazioni, la disperazione, le morti atroci, l’assurdità di un conflitto che – come si diceva allora – avrebbe dovuto essere l’ultimo.

L’escamotage che permette il racconto è il rivelarsi di un nonno al nipote così come non era mai capitato prima e con nessun altro. Jack, inglese arruolatosi a diciassette anni insieme all’amico Harry, crede fermamente che la fiducia si basi sulla verità e per questo motivo accetta di rispondere alle domande del nipote e di rivelare il terrore provato in quegli anni, facendosi accompagnare oltre la Manica, nel cimitero francese dove riposano i suoi compagni caduti, in un lembo di terra pieno di lapidi bianche separato solo da una siepe di biancospino dalle croci nere dei caduti tedeschi.

Il racconto va allora direttamente al tempo di guerra, quella guerra annunciata l’ultimo giorno di scuola, all’addestramento dei ragazzi e al loro quasi naturale trasformarsi in reclute pronte all’arruolamento volontario e alla partenza in una stazione colma di lacrime, raccomandazioni e silenzi amari di chi sapeva vedere oltre, immaginando l’inferno verso il quale quei ragazzi correvano.

C’è il racconto in prima persona della guerra anche attraverso le lettere che Jack scrive alla sorella e quelle con cui lei ricambia descrivendo una Londra che vive la guerra lontano dal fronte, dove le donne prendono il posto degli uomini in mestieri che mai avrebbero immaginato di poter svolgere, dove si guarda con angoscia l’arrivo del ragazzo dei telegrammi, dove si fa quel che si può (come non pensare al bel Resta dove sei e poi vai di John Boyne).

Il racconto, così realistico nei particolari e nella durezza della realtà, incontra la vicenda storica immaginando che il protagonista sia stato uno dei soldati protagonista della tregua del Natale 1914, della partita di calcio a squadre miste anglo-tedesche, della condivisione e dell’amicizia con un soldato nemico. Al cui proposito si potrà condividere coi ragazzi anche la visione di un film come “Joyeux Noël. Una verità dimenticata dalla storia” (2005), che racconta proprio quell’episodio..

La copertina è di Paolo Domeniconi.

James Riordan, La notte in cui la guerra si fermò (trad. di Lorenzo Borgotallo), Mondadori 2014, 184p., euro 15, ebook euro 6,99