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L’uovo del sole

12 Dic

Di Elsa Beskow abbiamo parlato quando LO editions ha pubblicato Olly va a sciare lo scorso anno; è un piacere trovare in italiano un altro albo di una delle principali autrici svedesi per bambini vissuta tra fine Ottocento e inizio Novecento e poter leggere insieme questa storia circolare che attraversa le stagioni e che fa parlare animali del bosco e abitanti del Piccolo Popolo come Elfina e Pignetto. Tutta “colpa” di un bambino di nome Giulio dal cui cestino, mentre camminava nel bosco, è caduta un’arancia: questo però il lettore lo scopre solamente alla fine, quando gli è già ben nota la catena di avvenimenti che quel frutto ha suscitato. Elfina infatti lo crede un uovo del sole e solo un fringuello saprà renderle conto di cosa sia veramente; allora tutti ne assaggiano la bontà del succo, anche se ad Elfina non basta: è affascinata dalla valle di sole in cui il fringuello sverna e andrà a vederla, tornando in primavera proprio con gli uccelli migratori.

Un mondo incantato, quello ritratto da Beskow, dove Rana Felice ha un bistrot, gli uccellini cinguettano al meglio di fronte alla gentilezza e il bosco intero fa capriole al ritorno di chi è mancato. Per i lettori, ancora una volta la possibilità di scoprire storie che vengono da un’altra epoca e che non hanno perso lo smalto e l’incanto narrativo. In più in questo albo c’è un’efficace rimando nelle immagini: tratteggiate o giocate in bianco e nero in un angolo della pagina di sinistra che ospita il testo, eccole quasi fare un balzo nella pagina accanto e virare in colore, inquadrandosi nell’ambiente del bosco, dando vita a una scena corale.

Come già nell’altra occasione, vi rimandiamo anche al sito di Design Stockholm House se vi va di avere una tazza o una palla per l’albero di Natale  o un altro oggetto decorato con le illustrazioni dell’autrice.

Elsa Beskow, L’uovo del sole (trad. di Caroline Kocjancic), Lo editions 2017, 32 p., euro 14

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Olly va a sciare

26 Ott

olly-va-a-sciareChe bella la proposta in italiano di un albo di Elsa Beskow, una delle più importanti autrici svedesi per bambini che tra fine Ottocento e  prima metà del Novecento, illustrò una quarantina di albi tutt’ora  in catalogo, abbecedari e libri di canzoni sempre per i più piccoli. Questo testo del 1907 ha avuto un’edizione italiana  dalla fiorentina Battistelli col titolo “Il viaggio di Giovannino con gli sky” presumibilmente negli anni Venti (la copia non è datata) e permette ora di conoscere in italiano il tratto della Beskow e i suoi contenuti fiabeschi, ricchi di spunti sulla natura e sull’intraprendenza dei protagonisti.

Si racconta dell’alternarsi delle stagioni qui  in forma antropomorfica di Re Inverno, Mastro Gelo, Signora Sgelo e Principessa Primavera. Olly ha ricevuto per i suoi sei anni un paio di sci nuovi, sci veri, e non desidera dunque altro che la neve: è però uno di quegli anni in cui si fa attendere e la prima copiosa nevicata arriva solo prima di Natale; allora si può partire per una sciata nel bosco. Proprio lì incontra Mastro Gelo che lo accompagna al palazzo di re Inverno dove incontra chi fabbrica pattini, muffole, slittini e scarponi  in vista delle richieste natalizie e passa  il pomeriggio tra pupazzi e battaglie a palle di neve. Conosce però anche la Signora Sgelo, l’aiutante che prepara l’arrivo della primavera, che ha il difetto di sbagliare i tempi, di non essere puntuale, di portare scompiglio nel cuore del’inverno.

A proposito dell’autrice, potete approfondire qui. Se invece vi va di avere una tazza o una palla per l’albero di Natale  o un altro oggetto decorato con le sue illustrazioni, date un’occhiata al sito di Design Stockholm House.

Elsa Beskow, Olly va a sciare (trad. di Caroline Kocjancic), Lo 2016, 32 p., euro 14

Billy

12 Apr

billyEcco un albo da leggere insieme, per divertirsi e accompagnare il protagonisti nella sua sfida ai cattivi del west. ovviamente il consiglio è quello di provare bene la lettura ad alta voce perché vi toccherà parlare con la zeppola, come se vi fosse appena cascato un dente davanti. Billy infatti (Charlie, nella versione originale) è al suo primo giorno di incarico come sceriffo di Cactus Valley, uno sceriffo piccoli di statura e tanto giovane di età… da avere appena perso il suo primo dente da latte. Come si può incutere timore e far rispettare la gente se si sputa non appena si apre bocca e se gli altri non capiscono manco cosa viene detto? Infatti non funziona: lo prendono in giro i rapinatori, i bari della bisca del saloon e la sua autostima crolla rapidamente. Fino a quando decide che non è proprio possibile non affrontare Jack Cornolungo, il più cattivo dei cattivi.

La storia è divertente, della misura giusta, ma sono soprattutto le immagini a incantare il lettore: da un lato i protagonisti animali, bisonti, scimmioni, rinoceronti, alligatori, canguri scelti perfettamente per la parte loro assegnata e assolutamente credibili nelle espressioni e nell’abbigliamento che Gréban loro regala; dall’altra la resa riuscitissima della luce del West e di una certa polverosità nei colori che dice di terra sollevata dagli zoccoli dei cavalli, di sole a picco, di calma tesa prima della sfida più importante.

Il sito dell’illustratore, di cui parecchie opere sono state pubblicate in Italia (White Star, ma anche Nord-Sud, Il Castoro e La Margherita) e di cui vi invitiamo a recuperare almeno Gipsy Panda.

Quentin Gréban, Billy (trad. di Paola Gallerani), Lo editions 2016, 32 p., euro 14

Lo Yark

30 Dic

yarkI bambini amano sentire parole nuove, possibilmente prive di senso almeno alle loro orecchie: capita quando leggete le prime righe di “passaggio segreto al binario 13” col GUMP e sicuramente capiterà anche con lo yark protagonista di questo particolare libro, bello e originale in ogni sua parte.

Il racconto è in rima, rispettata per lo più nella traduzione italiana di paola Gallerani, il che lo rende incalzante e ritmano, perfetto per la lettura ad alta voce ed è carta vincente il cd allegato in cui la storia è letta da Franco Sangermano. Le illustrazioni “à la Gustave Doré” ricordano le incisioni e contribuiscono a dare un atmosfera di leggenda, di storia senza tempo a quel che leggerete. E che avrà sicuro successo se considerate che si parla di un mostro che mangia bambini, mescolando paura, risata, tranelli e risvolti inaspettati.

Lo yark è una specie di orco peloso e carnivoro, con tanto di unghie adunche e piccole ali, che si ciba esclusivamente di bambini buoni, visto che quelli cattivi gli provocano indigestioni, flatulenze e mal di pancia terribili. Lo conosciamo nella sua ricerca di bambini puri e gentili, cosa che pare quasi impossibile anche perché quelli che stanno sulla sua lista non vedono l’ora di fare i monelli oppure ci scappa l’incomprensione e lo scambio con fratelli vari. L’incontro con una bimba di nome Madeleine che vive solitaria in un faro fa sorgere nel mostro il dubbio: vorrebbe volerle bene tanto quanto lei ne vuole a lui, ma teme di soccombere al desiderio di mangiarla; allora si esilia, si infligge la lontananza e si condanna a una scorpacciata di bambini selvaggi, per poi capire che l’amore di quella bambina gli ha reso possibile vedere il mondo diversamente e uscire dallo stereotipo del ruolo confezionato e dell’impossibilità di cambiare.

Avvertenza per gli adulti lettori: si parla di cacca, diarrea, schifezze varie; si offrono dita in pasto al mostro; si divorano bambini selvatici; si incitano i bambini monelli a fare pipì sul tappeto. Caso mai vi desse fastidio. Poi ci sono bambine stufe di essere buone come suore o come chierichetti, e forse in questi casi dovrete fornire spiegazioni. Il resto è racconto irriverente e divertente, di cui vi invitiamo a provare – prima  e per bene – le rime e il ritmo per offrirne lettura perfetta chi vi ascolta.

Il blog dell’illustratore.

Bertrand Santini – ill. Laurent Gapaillard, Lo Yark (trad. di Paola Gallerani), LO Officina Libraria 2015, 72 p., euro 14 – con cd

Io sono Marcello Fringuello

9 Feb

Marcello Fringuello

Tante impronte digitali rosse a cui pochi tratti di penna aggiungono ali, becchi e zampe a formare un nutrito stormo di fringuelli, quello rumorosissimo di cui fa parte il protagonista, dove tutti si salutano, si augurano la buonanotte, cinguettando qua e là senza mai tacere, a meno che all’orizzonte si profili l’orrenda, pericolosa bestia. Una notte Marcello si sveglia; è solo, intorno buio e silenzio: ecco che finalmente sente i propri pensieri, così belli da generarne altri, fino a montarsi la testa e decidere di lanciarsi contro la bestia. Che ovviamente lo ingoia. Ma proprio nella pancia altrui, tra borbottii di stomaco e intestino, il fringuello prende coscienza di non essere solo la cena di qualcun altro, ma di poter pensare così forte da indurlo a spalancare la bocca.

Una buffa irriverente riflessione sull’essere se stesi e non branco, sul tentare, sul pensare e poi sperimentare, sul punto di vista, sulla capacità di dire no, sulla bellezza e sulla necessità del silenzio. E che dire della doppia pagina che schematizza – bianco su nero – il ciclo della vita? 🙂

Se poi siete in vena di poetiche storie di volatili e sapete il francese, potete gustarvi l’ebook Il suffit parfois d’un cygne, realizzato da La souris qui raconte, che gioca proprio sulle varietà ornitologiche applicate alla dolcezza, al dolore, alla levità della vita.

Il blog dell’autore. Il sito dell’illustratrice.

Alexis Deacon – Viviane Schwarz, Io sono Marcello Fringuello (trad. di Paola Gallerani), LO editions 2015, 40 p., euro 14

I regali di Lulù

2 Nov

Torna la delicata poesia delle illustrazioni di Freya Blackwood, ancora per LO éditions, dopo “Matilde e Orso” e “Un libro!“. Ancora una volta il testo è assolutamente essenziale e lascia al lettore i pensieri che nascono da questa riflessione sul dare e sul ricevere, sul donare che a volte è difficile (che cosa per chi?), a volte è faticoso (me lo terrei per me), quasi sempre è soddisfacente (spesso più per l’abbraccio che si riceve in cambio che per l’oggetto che passa di mano).

In realtà, l’illustratrice australiana lascia la riflessione non solo al lettore, ma anche ai sorrisi, allo stupore, all’incertezza, allo stupore che passano negli occhi dei personaggi disegnati. Personaggi della famiglia di Lulù, che ama molto fare regali, anche quando non sono proprio adatti, anche quando son cose trovate lì per lì, e magari appartengono già a un terzo, am la sua intenzione è così disinteressata da essere proiettata sul sono e su chi riceve.

Il sito dell’autrice. Questo è invece il sito della casa editrice LO éditions: rifatevi gli occhi, è una meraviglia da vedere. Insomma, quando anche la scatola – e non solo il contenuto – è superbuono 🙂

Mentre scrivevo questo post, mi è apparso sotto gli occhi un album fotografico condiviso su FB dal Chrd – Centre d’Histoire de la Résistance et de la Déportation di Lione: oggetti confezionati nei campi di concentramento con quel poco di materiale a disposizione che poteva essere recuperato. Un paio di guanti, un mazzo di carte, un piccolo diario su cui scrivere. Confezionare questi oggetti in quelle condizioni ha sicuramente richiesto un’energia e un’ingegnosità straordinaria, usando tra l’altro tempo sottratto al sonno, tempo vitale per un deportato. Ma ciò che mi ha più colpito è che le descrizioni fanno giustamente notare che questi oggetti sono quasi tutti realizzati per essere donati a amici, compagni e familiari che condividevano la stessa tragicità. Il dono, la solidarietà come atto di resistenza. In attesa che il museo (in fase di rinnovamento) pubblichi sul sito notizie in più su questo progetto “Un object une histoire”, in questo video se ne parla già.

Freya Balckwood, I regali di Lulù (trad. di Paola Gallerani), LO éditions 2012, 24 p., euro 12.

Guarda, un libro!

3 Mag

Questo albo potrebbe essere un senza parole. Il testo è brevissimo, quasi corollario non indispensabile agli acquerelli di Freya Blackwood che ci guidano nella poesia di una storia che comincia ancor prima del frontespizio, nell’illustrazione in cui un’anziana signora con un grosso cane e un carrello della spesa perde il libro dalla copertina rossa che le scivola dalla borsa per rimanere aperto in mezzo alla strada. Lo trovano due bambini che lo raccolgono e fanno rifugio sul tetto di una baracca per sfogliarlo. Allora le indicazioni del testo (prendersi cura del libro, ripararlo dalla polvere, dal vento, dalla pioggia, dai morsi del cane) diventano nelle immagini possibilità di tutto quel che puoi vivere quando ti perdi nel libro: costruire una barca che vola, navigare in una tazza su un mare improvviso, partire a cavalcioni di una bottiglia . E leggere e leggere ancora, lasciando che le parole e l’immaginazione cambino i contorni della bidonville in cui i ragazzini vivono. Sì, perché è una bidonville lo spazio in cui il libro viene aperto e improvvisamente i rifiuti, gli accumuli, gli scarti si trasformano in una città onirica dove i pali della luce sono alberi della foresta, lattine e tetrapack alti edifici e le galline destrieri veloci lanciati all’inseguimento. Piccola meraviglia.

Il sito di Libby Gleeson. Il sito di Freya Blackwood, medaglia Greenaway per l’illustrazione di cui la stessa casa editrice propone Matilde e Orso, col testo di Jan Ormerod.

Libby Gleeson – Freya Blackwood, Guarda, un libro! (trad. di Paola Gallerani), Officina Libraria, LO éditions 2012, 32 p., euro 12