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Pois

11 Mag

poisEcco in libreria uno degli albi finalisti della seconda edizione del Silent Book Contest 2015, insieme a Mentre tu dormi di Mariana Ruiz Johnson già precedentemente pubblicato.  Ovviamente la sua cifra principale è il colore e a sfogliarla – questa storia di una sarta e del suo cane alla ricerca dei pois che spariscono da un vestito per ricomparire altrove in casa – mi sembra in qualche modo pronta per finire in un’applicazione per bambini.

I libri senza parole infatti condividono, con le migliori applicazioni (e non a caso citiamo ancora una volta Il libro bianco di Minibombo e la app derivata), una caratteristica che dovrebbe essere sempre considerata fondamentale quando si progetta per i lettori più piccoli in particolare: l’intuitività. Le cose funzionano quando non c’è bisogno di istruzioni, nel digitale come nel cartaceo, nel qual caso non servono parole e la loro assenza sovente spaventa gli adulti che chiedono cosa si fa con dei libri così. Ci si lascia catturare, si fanno cadere barriere e ruoli e si segue insieme il filo dell’illustrazione; ecco nascere allora il filo della storia, che vien fuori naturale quasi si srotolasse un gomitolo. Qui a disposizione ci sono stoffe diverse, gesti ed espressioni su facce e musi, i colori che accompagnano le emozioni e il testo sottinteso e poi il movimento dato da quei tondi color fucsia che prendono vita, che si fanno altro, che cambiano posizione, sornioni e poi ridenti.

Il sito di Cristina Bazzoni, ovviamente a pois 😉

Cristina Bazzoni, Pois, Carthusia 2016, 30 p., euro 19,90

Il tagliaboschi

4 Mar

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Non servono parole in certi momenti della vita, in certe occasioni, in certe narrazioni: ecco allora un albo senza parole, che dà la possibilità – come ogni libro di questo tipo – di sfogliarlo in silenzio, di dar voce ponendo ad ogni lettura accento su un particolare diverso, di chiedere ai bambini di metterci la loro voce e farne nascere tante diverse interpretazioni.

In questo albo dove anche le illustrazioni sono essenziali c’è il silenzio del manto di neve che copre ogni cosa, che attutisce i passi nel bosco, che rende concreta la grana fine dell’aria secca quando si apre la porta la mattina. Sono lievi i passi dell’uomo sulla neve, il muoversi della lepre che vediamo in un angolo, il fumo che esce dal camino; l’unico rumore che il lettore può intuire, che sente nel silenzio dell’albo è quello dell’ascia che abbatte i tronchi di una porzione di bosco. L’uomo valuta, taglia, si riposa pensoso sui ceppi, ammonticchia la legna e poi scopre, rifugiati sulla cima dell’ultimo albero rimasto, tutti gli animali. Mi piace pensare che sia silenzioso davvero il suo allargare le braccia di fronte alla moglie, sulla soglia di casa; senza bisogno di altre spiegazioni che il significato della luce degli occhi e l’espressione del corpo, eccoli a preparare un’occasione di luci e di compagnia: tutto il bosco fa festa, per poi rinascere in piante sottili e tenere piantate con cura.

L’albo permette ai lettori non solo di giocare a immaginare e a inventare una storia, ma anche di vedere prospettive diverse, indovinare forme geometriche, farsi curiosi delle impronte che ciascuno lascia sulla neve.

Alain Cancilleri, Il tagliaboschi, Il Leone Verde 2016, 36 p., euro 12