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Il re del cielo

5 Lug

In questo libro c’è una storia detta dal testo e poi ci sono altre storie che si intrecciano per rimandi vari: c’è un bambino innanzitutto che vive in Inghilterra e che prova grande nostalgia per l?italia, suo Paese d’origine, di cui gli mancano il sole, le fontane e il profumo di vaniglia del gelato della nonna. Non si sente a casa in un posto che gli pare estraneo nei colori e che sente lontano perché la lingua è differente. Poi c’è il signor Evans che allena i piccioni a percorrere distanze sempre più lunghe, che li iscrive alle gare e che punta su “re del cielo”, convinto che diventerà un campione grazie all’energia e alla potenza delle sue ali. C’è la storia di questo piccione, capace di volare da Roma fino a casa; quella del bambino che sta cercando un posto suo; quella del signor Evans che ha lavorato per anni in miniera e adesso adora guardare verso il cielo; c’è la difficoltà di ambientarsi in un posto nuovo e di sentirlo proprio; c’è l’accenno al ruolo dei piccioni viaggiatori in guerra come portatori di messaggio. Ci sono storie che si intrecciano, come nel volo degli uccelli, nelle traiettorie che disegnano in alto, tenendo sempre fissa la direzione.

Il testo è di Nicola Davies di cui i lettori conoscono molti libri divulgativi editi principalmente in Italia da Editoriale Scienza e che, in questo caso, ci dà prova della propria versatilità per altro testimoniata (lo potete vedere dal suo sito) dalle diverse opere narrative di cui è autrice. La natura, come l’illustrazione diventano parti integranti di una storia: le matite di Laura Carlin regalano contorni, particolari, paesaggi; danno voce a quel che intorno intorno al protagonista, intorno al volo. A proposito dell’illustratrice, non perdetevi le sue ceramiche: fate scorrere la vetrina fotografica e beatevi!

Il testo è in stampatello maiuscolo.

Nicola Davies – ill. Laura Carlin, Il re del cielo (trad. di Sara Marconi), Lapis 2017, 56 p., euro 14,50

Iron Man, o Iron Man

16 Set

Lo confesso, ho una predilezione per i libri “lussuosi”. E a volte qualche fustella può comprarmi… Così, mentre acquistavo a Glasgow la nostra copia di Iron Man di Ted Hughes illustrato da Laura Carlin, mi sentivo presa in trappola dal mio vizietto. Mi sbagliavo, e di grosso. Perché non ne sapevo ancora nulla e c’era molto da scoprire. Prendete una storia del 1968 scritta da un grande poeta (un classico moderno) e fatela illustrare da un’artista giovane e sensibile nel 2011. Risultato: un cartonato elegante, epico, lirico e allegorico, in cui i versi travestiti da prosa di Hughes dialogano con le ombre, le figurine degli umani e la sagoma di un immenso “Iron Man”. Segue la sinossi e una recensione che spero vi faccia venire un po’ di acquolina di “ferro”.

Questa la storia (segue lo spoilerone). Un gigante di ferro compare sul promontorio. Non si sa né da dove viene e dove andrà, ma solo che non ha mai visto il mare. Precipita sulle rocce sul sottofondo delle onde (sono i frangenti ad averlo distratto?). Si ricostruisce pezzo dopo pezzo (questo è il passo più science fiction e più lirico del libro) e poi s’immerge senza un orecchio  che si sono tenuti alcuni gabbiani. Più tardi compare di nuovo, e si mangia metà dei trattori della zona. I contadini terrorizzati gli preparano una trappola e un bambino, complice una volpe suo malgrado, lo inganna facendolo precipitare in una buca profondissima nella terra (notare gli opposti) e ancora una volta lui sembra essere scoparso… Finché  mentre un’allegra famigliola sta facendo un pic-nic, Iron Man si ribella e riemerge. Allora, lo stesso bambino che lo ha fregato si scusa e gli propone un’alternativa a tutto il filo spinato arrugginito che si è pappato finora come una rotella di liquirizia: non preferisce piuttosto godersi tutto il metallo che hanno da offrigli? E così Iron Man si ritrova felice e pasciuto alla discarica dei metalli, suo meritato paradiso. Ma non c’è pace sulla terra e all’improvviso una stella lontanissima si avvicina crescendo crescendo crescendo (“Bigger, BIGer and BIGGER”). Un profilo, una sagoma prende forma sulla superficie, è un orrendo drago che vola sulla Terra e fino a piazzarsi sull’intera Australia. E il lucertolone orrorifico ha tanta fame e detta il suo ultimatum: entro una settimana vuole mangiare degli esseri viventi. Mentre l’umanità sgomenta sfodera l’intero parco di armi inutilmente, Hogarth supplica Iron Man di aiutarli e il gigante di ferro accetta. Si fa smontare per raggiungere l’Australia e poi si fa rimettere insieme. Finalmente parla e lancia la sfida al lucertolone malvagio: si getta in una vasca di fuoco fino a diventare incandescente. Ne esce e piano piano si raffredda. Al lucertolone dallo spazio spetta una prova proporzionalmente ardua: quella di raggiungere il sole e tornare indietro. A oltranza. Il duello all’ultimo grado si conclude a vantaggio del nostro. Il dragone crolla e la sua brama di sangue si rivela solo uno sfizio dovuto alle usanze terrestri. Punizione: viene spiedito sulla luna a suonare le sfere celesti. Happy ending su scala mondiale.

La lingua di Hughes suona, cresce, si raffredda e si riscalda come le vicende della povera piccola umanità cerca di difendere (trattori e vite umane). Si colgono allitterazioni, crescendo, sofisticazioni semiotiche e simmetrie in una storia a cavallo tra la fantascienza e la  mitologia. (Metamorfosi, terrore, minaccia, pace, inganno, sfida.) Quanto suona l’inglese!
La grafica pulitissima fa dialogare le immagini e il testo, di cui alcuni passi importanti sono scritti a mano con una grafia apparentemente incerta dall’illustratrice.
Che scelte ha compiuto Laura Carlin? Nessuna scorciatoia. Nessun doppione tra ciò che viene detto e rappresentato. Alcune geniali soggettive, del gigante, del bambino. Alcune fustelle cinematografiche (qualcosa si avvicina pagina dopo pagina e ne scopriamo sempre di più). E poi uno sguardo dall’altro, come di chi guarda accalorarsi le creature sulla Terra (spesso bianca, laddove cielo e mare sono sempre pieni). I volumi (assenti) delle figure sono le emozioni degli ominicchi un po’ vittime della loro effimera esistenza e delle loro armi spuntate. Gli uomini sono formichine, contorni vuoti o in negativo, svuotati dalle angosce nella notte fosca. Le sue figure attingono all’iconografia arcaica – vengono in mente le ceramiche greche e le scene di battaglia delle incisioni rupestri − e alla fotografia di scena, che rielabora le ombre cinesi e il teatro. La Carlin con il suo linguaggio iconico riempie e svuota l’epopea della storia. Rende familiari questi uomini piccoli piccoli, e li colloca al contempo in un universo atemporale. E soprattutto custodisce la domanda dello sguardo enigmatico di Iron Man, l’unico che “si scalda”, che cambia continuamente e si porta sempre dietro la sua ombra.

E ora dopo esservi sciroppati (dubito) questa recensione tronfia e inesauribile, che non riesce a trasmettere neanche un infinitesimo delle emozioni che questo libro inatteso è riuscito a darmi, rispondete! Per quali ragioni non è stato pubblicato finora questo libro in Italia?

  1. È un libro troppo costoso da tradurre e produrre.
  2. Un libro troppo “freddo” per i bambini e troppo lontano dai quasi adolescenti.
  3. Ospita un mondo di illustrazioni cerebrali.
  4. Non sei per niente informata, lo stiamo per pubblicare.
  5. Lo abbiamo pubblicato nell’edizione originale nel 2003 e non vogliamo riprovarci.

Si è parlato di The Iron Man, by Ted Hughes, illustrated by Laura Carlin, Walker Books, London 2011

Extra
Menzione al libro della Mostra di Bologna 2011 (fiction) – le motivazioni della giuria
Laura Carlin: alcune illustrazioni  e il blog

Dalla stessa storia…
La prima edizione Faber & Faber illustrata da Andrew Davidson e un’edizione economica Faber
Il trailer del lungometraggio animato The Iron Giant ispirato al testo di Hughes
L’edizione italiana del libro illustrato da Andrew Davidson (fuori commercio?), L’uomo di ferro, Trad. di Ilva Tron, Junior MondadoriMondadori, 2003