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Il ciuccio di Valdemar

19 Dic

Sono i grandi o i piccoli a decidere quando è ora di abbandonare il ciuccio? Nell’albo di Maria Jönsson la questione si risolve con quella che pare proprio una sorta di simpatica presa in giro per il papà di Valdemar, che sembra proprio aver ingaggiato una sorta di guerra con il suo cucciolo, gettandogli via tutti i ciucci (una serie di coloratissimi ciucci, per altro!) mentre la sorellina minore li utilizza ancora. Il padre insiste che il ciuccio si addice ai lupi piccoli e sventaglia tutta una serie di crudeli soluzioni: ne taglia uno, ne getta un altro nel gabinetto. È intransigente, tanto quanto Valdemar è irrecuperabile – secondo il genitore – e ben organizzato invece dal punto di vista di chiunque altro: ha nascosto bene i suoi ciucci e non importa se quello rosso è impolverato, rimane lo stesso adorabile. Ma quando la sorella perde il suo e si esibisce in una lagna insopportabile, Valdemar decide che è il momento in cui può essere grande: cede cavallerescamente il suo e va a sorprendere il papà, quasi infischiandosene della sua reazione meravigliata. I lupi grandi infatti sanno smettere quando vogliono, senza che nessuno gli fracassi le scatole e li tormenti inutilmente.

L’ironia sottile e le illustrazioni decisamente espressive mettono inevitabilmente il lettore dalla parte di Valdemar: non c’è storia!

Maria Jönsson, Il ciuccio di Valdemar (trad. di Laura Cangemi), Beisler 2017, 28 p., euro 13

Sai fischiare, Johanna?

23 Nov

Che meraviglia le giuste misure. Che meraviglia la possibilità di dare in mano una buona storia a un lettore di sette, otto anni, età per cui a volte si fatica a trovare testi non in serie che davvero meritino. Qui la penna poi è quella di Ulf Stark che utilizza lo stesso umorismo che conosciamo dalle storie di Ulf e Percy e da quell’imperdibile romanzo che rimane “Il paradiso dei matti”. Non solo umorismo, ma anche lo sguardo sulla vita che permette di dire con grazia lieve quel che succede, comprese – in questo caso – la vecchiaia e la morte. Il tutto ad altezza di settenne, perché questa è l’età dei due protagonisti, Ulf e Bertil detto Berra, amici per la pelle alla ricerca di un nonno per Berra che sia divertente almeno quanto quello del compare. La casa di riposo è piana di vecchietti: quale posto migliore per trovarne uno? Berra adotta il signor Nils: si assomigliano tantissimo, visto che ognuno ha un cerotto sul mento (uno è caduto dall’altalena, l’altro si è tagliato radendosi) e si piacciono a vicenda e a vicenda si sorprendono. Nils porta i bambini all’aperto e costruisce con loro un aquilone con un foulard di seta appartenuto alla moglie, Berra gli organizza un compleanno coi fiocchi. In mezzo ci sono i racconti di una vita, le carinerie dei piccoli (un fiore di calendula spampanato in regalo, il sapore delle girandole alla cannella) e la realtà: Nils perde la memoria, il suo cuore non funziona molto bene e il suo tempo non è più molto. E poi c’è Nils che insegna a fischiare al suo nipotino: è difficile e bisogna esercitarsi per farsi sentire. Ma quando ci si riesce, si può fischiare un’intera canzone, proprio mentre si alza il vento, e salutare per bene, quasi in festa, chi ce lo ha insegnato.

Sono quattro brevi capitoli, buffi e profondi, che parlano per voce di Ulf e che si prestano perfettamente per la lettura ad alta voce. Una storia che sicuramente toccherà anche i grandi, che potranno leggerla come sguardo onesto e lieve sulla vita: non a caso da questo premiato libro è stato tratto un film che ogni anno la televisione svedese ripropone con successo a Natale. Magari qualcuno lo ha già letto: uscì in Italia nel 1997 per Piemme, nella prima serie azzurra de Il Battello a Vapore.

Ulf Stark – ill. Olof Landström, Sai fischiare, Johanna? (trad. di Laura Cangemi), Iperborea 2017, 60 p., euro 9

Greta grintosa

13 Nov

La casa editrice Iperborea, per festeggiare i suoi trent’anni, debutta nella narrativa per ragazzi con la collana I Miniborei: un progetto di sei titoli all’anno per la fascia 7-12 anni di autori del Nord Europa, contemporanei non ancora conosciuti in Italia o classici da riscoprire, come appunto i primi nomi, Selma Lagerlöf, Astrid Lindgren e Ulf Stark.

“Greta grintosa” è anche il titolo del primo dei dieci racconti di Astrid Lindgren inediti in Italia, tratti da due raccolte differenti, permettendo al lettore di apprezzare anche due diverse illustratrici che accompagnarono i testi dell’autrice di Pippi Calzelunghe, Ingrid Vang Nyman e Eva Billow. Il libro diventa così una galleria di personaggi in cui intravedere in nuce alcuni di quelli che diventeranno poi protagonisti delle pagine di Lindgren: bambini che spiccano nella loro quotidianità, sia essa fatta di giornate a letto, vessazioni da parte degli adulti, piccole o grandi imprese da cogliere. Bambini con gli occhi che brillano, con una grinta che più grinta non si può come Greta, con un’intraprendenza rara come Kalle che non si spaventa davanti al terribile toro arrabbiato ben sapendo che bastano la gentilezza e le parole dolci della loro lingua per farlo tornare mansueto. Bambini che custodiscono il segreto di mondi incantati, dov’è possibile diventare minuscoli per entrare nella tana di un topo, dividere il tempo con sorelle segrete, prendere il volo nel paese di Calasera o bearsi della compagnia dell’uccellino del cucù che parla, viaggia e regala meraviglia.

La proposta di una raccolta di racconti d’autore, per di più, diventa preziosa per chi vuole condividere il tempo della lettura ad alta voce insieme ai bambini: ripetiamo sovente quanto siano importanti le raccolte di qualità che permettono di scegliere testi brevi per una porzione limitata di tempo, per un appuntamento che magari si ripete in classe ogni mattina, per concludere al meglio un incontro in biblioteca, per il momento prima della buonanotte. In più questi permettono di creare un ponte con gli altri romanzi di Lindgren, da proporre, da scoprire, da riscoprire.

E questa collana nuova, che si rivolge ai lettori più giovani con la medesima qualità che Iperborea tiene alta nella sua avventura editoriale, si promette di aprire ulteriormente gli orizzonti sulla produzione nordica, da cui aspettiamo altri testi che portino ai lettori italiani quella capacità di dire la vita in modo non stereotipato, non volutamente velato, ma sincero, franco e magari un po’ irriverente che caratterizza la letteratura del Nord Europa.

Astrid Lindgren – ill. Ingrid Vang Nyman e Eva Billow, Greta Grintosa (trad. di Alessandra Albertari, Giuliana Bergami, Alessandro Borini, Barbara Fagnoni, Valeria Serena Gorla, Samanta K. Milton Knowles, Paola Pizzini, Elena Putignano), edizione a cura di Laura Cangemi, Iperborea 2017, 188 p., euro 13

Tsatsiki e Ma’

21 Giu

More about Tsatsiki e Ma'

Nella collana Bohemracconta, vengono tradotti due titoli tradizionalmente molto amati dai giovani lettori svedesi, che raccontano le avventure di Tsatsiki Johansson, sei anni e una buona dose di umorismo con cui affrontare la vita. In questo primo volume lo incontriamo al suo primo giorno di scuola e lo accompagnamo per tutta la durata dell’anno scolastico, tra avventure e vicessitudini varie. Tsatsiki ha un nome greco perché greco e pescatore di polipi è il suo papà, che lui non ha mai conosciuto e che sogna di incontrare. Ha un cognome svedese come la sua mamma, detta Ma’, che suona il basso in una band, sa fare la verticale agitando le dita dei piedi e affronta il direttore della scuola quando il figlio le raaconta alcuni episodi sgradevoli che capitano quotidianamente ad un altro alunno. Qualche volta Tsatsiki va a scuola sulla moto di Goran, il militare che affitta una stanza in casa sua e lo trova davvero forte. Ha un miglior amico, di nome Per, con cui ha pedinato la maestra all’uscita della scuola pensando che fosse una Tarzan femmina (o che almeno portasse dei collant pelosi) e poi si è innamorato di una sua compagna di classe, difficilissima da conquistare.

Tsatsiki guarda il mondo dietro la plastica della maschera con boccaglio con cui si allena a stare sott’acqua in vista della sua visita in Grecia e ci offre la visione di ciò che accade intorno a lui con una capcità di sorprendere e farci sorridere. In autunno verrà pubblicato il seguito Tsatsiki e Pa’. Da questi libri sono stati tratti i film L’amico di Tsatsiki e Un sogno realizzato, presentato al Giffoni Film Festival.

Moni Nilsson – ill. di Alessandro Sanna, Tsatsiki e Ma’ (trad. di Alessandro Sanna), Bohem Press 2009, p. 164, euro 16,50

Lupo sabbioso – L’incontro

10 Mag

More about Lupo Sabbioso. L'incontro

– Che quando si cresce il corpo è tutto un guizzo e uno sprazzo, popopopcorn dalla testa ai piedi! – sbottò Lupo Sabbioso. – Lo sai tu e lo so io, e lo sa fino all’ultima ranocchia. Invece gli adulti non crescono più e non si ricordano di come ci si sente!

Un giorno in cui Zackarina è parecchio arrabbiata col suo papà, scende sulla spiaggia e si mette a scavare una buca nella sabbia per preparargli una trappola. Ma dalla buca spunta un muso. E poi il corpo intero di uno strano animale, che assomiglia ad un pastore tedesco ma molto più selvatico e la cui pelliccia non è fatta di peli, ma di sabbia del deserto color giallo sole. Un lupo sabbioso, che di se stesso dice di essere molto particolare e particolarmente bello e che mangia la luce del sole e quella della luna che fa diventare molto sapienti. Il lupo sabbioso sa moltissime cose, tipo che il lavoro più difficile  che ci sia è far niente, che i lividi sono medaglie che si ricevono quando si fanno cose pericolose, che col tè si mangiano fettine di torta sabbiosa e sogni di zucchero. Sa parlare un sacco di lingue, preparare la medicina per le gazze rauche, spiegare dove stiamo prima di nascere, comporre delle splendide poesie brevissime. Così questo amico segreto che sta sulla spiaggia anche quando piove per contare le gocce una ad una accompagna con saggezza ed ironia Zackarina e tutte le sue domande. Una storia buffa e molto dolce, tiepida come il sole di fine giornata sulla spiaggia e come uno sguardo diverso, speciale sul mondo.

Questo libro inaugura la nuova collana Bohemracconta. Nei prossimi mesi usciranno due altri episodi: Lupo Sabbioso – L’amico e Lupo Sabbioso – Il mondo.

Asa Lind – ill. di Alessandro Sanna, Lupo Sabbioso – L’incontro (trad. di Laura Cangemi), Bohem 2009, 111 p., euro 15,50.

Il ragazzo che voleva arrivare ai confini del mondo

22 Feb

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Il confine del mondo non esiste.

Termina con questo volume la quadrilogia che Mankell ha dedicato a Joel Gustafson, cominciata con Il cane che inseguiva le stelle, proseguita con Joel e le lettere d’amore e Il ragazzo che dormiva con la neve nel letto. Proprio in questo romanzo incontravamo Joel con i suoi sogni:  imparare a resistere al gelo e al caldo, vedere il mare per la prima volta, diventare il Re del Rock, vedere una donna nuda. Ora è passato un anno, è il 1960. Joel ha quindici anni, sta per concludere la scuola e si interroga su cosa ne sarà di lui, su cosa potrà fare. Il sogno a lungo covato è quello di diventare un marinaio come lo era suo padre prima di sbarcare e fare il taglialegna. Magari Joel e suo padre potrebbero lasciare la loro casa tra il freddo e i boschi e imbarcarsi insieme. Ma spesso arriva un imprevisto che devia il cammino: una lettera che fornisce l’indirizzo dove vive a Stoccolma la madre di Joel, andatasene quando lui era piccolo. Il ragazzo e suo padre partono verso la città per incontrarla, verso pochi giorni che cambieranno le loro vite e che permetteranno a Joel di prendere il volo. Con fatica e con slancio.

L’autore è famoso in tutto il mondo per la serie di libri per adulti dedicati al commissario Wallander. Oltre a scrivere per adulti e ragazzi, dirige il teatro Avenida a Maputo, dividendosi tra la Svezia e il Mozambico. Usa spesso come motto queste parole: “I stay with one foot in the snow and one foot in the sand”, con un piede nella neve e uno nella sabbia. Questo è il suo sito.

Henning Mankell, Il ragazzo che voleva arrivare ai confini del mondo (trad. di Laura Cangemi), Rizzoli 2009, 251 p., euro 16,50

Se qualcuno sente gridare, sono io

3 Giu

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E allora ho evitato di parlarne, così non metto in imbarazzo la gente. Però la sai una cosa? Non mi piace tenermi tutto dentro sempre e comunque. Lo trovo faticosissimo. Come fare pubblicità ingannevole, o qualcosa del genere. E così è stato un sollievo poter raccontare tutto.

Sì, non ci si può tenere tutto dentro, specie se il dolore che vorresti gridare forte è quello di una figlia che vuole indietro suo padre, il suo adorato papà che a un certo punto si è spaccato a metà, è diventato due papà diversi (un papà solito, buffo, compagno di giochi e avventure e uno sconosciuto, che beve troppo, si dimentica i compleanni e risponde a telefonate improvvise) e poi è scomparso. Puck ha sedici anni, un grande amico con cui condivide tutto e ha paura. Paura che nessuno la trovi interessante, paura di stare sempre ai margini, paura di essere lasciata sola. Puck deve fare i conti con il suo papà che tiene una rubrica di colloquio coi lettori su una rivista e a cui lei sente di dover scrivere. Un padre che è solo più un indirizzo mail e null’altro. Puck sta crescendo e crescere spesso vuol dire fare i conti con quello che c’è dietro di te, con quello che ti manca, con quello che ti fa male. E intanto andare a scuola, litigare, magari innamorarsi.

Questa è l’autrice del libro (un sito solo in svedese, purtroppo). Questo invece è quel che ascolta Puck quando si sente sola (Everyone I know goes away in the end… sarà davvero così?): Hurt di Johnny Cash. Magari ad ambientarsi in questo libro ci si mette un attimo: è un’alternanza di capitoli dove la protagonista parla in prima persona (quando era bambina) e di capitoli in cui  il racconto è in terza persona (il tempo odierno, i suoi sedici anni).

Johanna Thydell, Se qualcuno sente gridare sono io (trad. di Laura Cangemi), Mondadori 2009, 251 p., euro 8.

Il ragazzo che dormiva con la neve nel letto

16 Feb

In quell’ultimo anno era successo qualcosa. Qualcosa che aveva dato uno scossone a tutto il suo mondo. Qualcosa dentro di lui. Falle che si erano aperte, porte segrete che si erano spalancate. Le emozioni erano come porte, Joel lo sapeva. Il dolore aveva la sua stanza, e così la delusione, e la gioia. La vita era come un lungo corridoio. Ogni porta, quando si passava, nascondeva qualcosa che si poteva scegliere o non scegliere, se si bussava e ci si faceva avanti, sempre ammesso che ti facessero entrare. però anche le porte che speravi restassero chiuse a volte potevano spalancarsi senza preavviso (p. 47).

Immagine di Il Ragazzo che Dormiva con la Neve nel Letto

In questa sua nuova avventura, Joel sta in bilico tra i tredici e i quattordici anni, ma vorrebbe arrivare a vivere fino al 2045 per diventare centenario. L’unico modo per riuscirci è temprarsi, possibilmente riuscendo a dormire in cortile mentre nevica. Joel va a scuola, prepara la cena per suo padre e sogna di diventare il Re del Rock. Vuole imparare a suonare la chitarra e a baciare. Entro la fine dell’anno vuole mantenere tre promesse: imparare a resistere al gelo e al caldo, vedere il mare per la prima volta (così suo padre tornerà a fare il marinaio) e vedere una donna nuda. Anche se, lungo il corridoio della vita, si aprono porte che proprio non si aspetta.

Henning Mankell, Il ragazzo che dormiva con la neve nel letto (trad. di Laura Cangemi), Rizzoli 2009, p. 259, euro 15.