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Cimpa la parola misteriosa

30 Gen

Questo albo comincia in una biblioteca. Una di quelle grandi, forse anche un po’ polverose, dove ci sono postazioni per i microfilm, cartelli che dicono “manoscritti e rari”, collocazioni per palchetto e dove si aggirano studiosi che accumulano pile di libri. Salta fuori un vecchio dizionario e da esso una parola che non veniva più utilizzata dalla notte dei tempi: cimpa. Non se ne conosce l’esatto significato, né a quale classe appartenga (il dizionario sarà stato difettoso o forse l’umidità si era mangiata qualche riga?) e secondo la professoressa Zelinda, che pontifica dall’alto dei suoi centotrentasette anni, èun verbo della prima coniugazione. Tutti cominciano a usarla come verbo, poi ne fanno un sostantivo (è un linguista di verde vestito e corredato di pipa a sostenere questa tesi) e cercano di acquistarla, rintracciarla, farci il risotto. E se fosse un aggettivo o magari un avverbio o un pronome, una congiunzione… Insomma, il caos. Dalla radio al parlamento, dall’autobus al taxi tutti la usano a piacere. E quando lo studioso che l’ha scoperta setaccia biblioteche e librerie per venirne a capo, scopre che cimpa è un perlinco e si comincia daccapo!

Un albo coloratissimo per parlare della classi grammaticali, ma anche per fare un tour di librerie: quelle disegnate nella pagina loro dedicata sono tutte realmente esistenti! E per pensare alla lingua, ai suoi usi, alle parole che usiamo poco, ai lessici familiari, alle parole il cui significato è a volte così sottile da essere intraducibile, alle parole che non hanno significato se non alle orecchie di pochi con cui si gioca ad avere una lingua propria. Voi avete qualche parola così? Io sì, una è tygy e si porta in tasca.

Il sito dell’illustratrice. Il video orginale della storia. Sfoglia qualche pagina sul sito dell’editore.

Catarina Sobral, Cimpa. La parola misteriosa (trad. Marta Silvetti), La Nuova Frontiera junior, 2013, 36 p., euro 16,90

Tartattà in prima media

10 Set

tartatta_primaSettembre. Torna la scuola e torna anche Tartattà con una nuova avventura. Questa volta, a raccontare il primo giorno della scuola media, è il suo migliore amico che gli ha dato appuntamento prestissimo per fare la strada insieme e se lo ritrova tutto intabarrato. Tartattà finge di avere la laringite per non essere costretto a balbettare davanti ai nuovi compagni e ai nuovi insegnanti: sarà l’amico – secondo il suo piano – a parlare in sua vece. Ma la voce non serve, almeno non subito: infatti la nuova insegnante chiede di presentarsi compilando una scheda e poi i lavori in corso nell’edificio scolastico costringono l’intera classe a trasferirsi al parco per stare tranquilli, lontano dal martello pneumatico. Seduti sul prato, i ragazzi scrivono un tema sulle vacanze appena trascorse. Nessuno vuole leggere ad alta voce: solo Tartattà insiste perché l’amico legga il suo. Ha descritto di come ama arrampicarsi sugli alberi, che lo ascoltano senza prenderlo in giro, visto che lui è balbuziente e vuole che tutti lo sappiano fin da subito.

Ecco, detto. Detto scrivendo e grazie a una voce terza. Detto ai compagni e all’insegnante che pensa che sia importante leggere ad alta voce quel che si scrive per verificare se suona bene. Tutti avvertiti. Chissà come sarà il secondo giorno di scuola per Tartattà…

Béatrice Fontanel – ill. di Marc Boutavant, Tartattà in prima media (trad. di Lucia Roca), LaNuovafrontiera junior 2013, 48 p., euro 12,50