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La storia di Mina

9 Apr

More about La storia di MinaLa prima volta in cui abbiamo incontrato Mina in Skellig la sua testa sbucava dal muro che dava sul vicoletto e la sua voce domandava a Michael “Sei tu quello nuovo?”. In quel libro Mina era la bambina stramba che non andava a scuola, che spiegava a Michael a cosa servono le scapole, che lo chiamava dolcemente “uomo misterioso” e che condivideva con lui il segreto di Skellig nella rimessa. Ora David Almond ci regala un prequel in cui parla di questa ragazzina nelle poche settimane che precedono la sua conoscenza con Michael (il “Sei tu quello nuovo?” chiude infatti questo nuovo romanzo) e lo sguardo sulle case di Falconer Road cambia prospettiva, restituendoci lo sguardo di Mina sull’intorno, sulla casa sfitta, sui nuovi arrivati. Il libro è un diario, un grosso quaderno in cui la protagonista esordisce dicendo Mi chiamo Mina e adoro la notte e continua lasciando che il diario cresca come crescono i pensieri, gli alberi, gli animali e la vita. Mina racconta episodi della sua vita, riflette sulla natura e sul mondo che la circonda, riporta gli epiteti con cui i compagni la sbeffeggiano e la etichettano, mette in fila le domande che le frullano in testa. Mina scrive sul tavolo della cucina mentre le sue sculture di creta cuociono nel forno insieme ai dolci. Scrive sull’adorato albero su cui si arrampica e su cui passa moltissimo tempo. Scrive di giorno e scrive di notte. Ci dice del nido dei merli e del suo unico giorno alla scuola speciale, delle passeggiate con la sua mamma e della nostalgia del suo papà, della difficoltà di farsi degli amici e del coraggio che bisogna darsi qualche volta; ci descrive persone e sensazioni e gli uccelli di cui è appassionata. Balla la ridda con Max (sì, uno dei suoi libri preferiti di sempre è proprio Nel paese dei mostri selvaggi!!!). Mette in fila poesie, racconti in cui compare in terza persona, un fantastico buffissimo nonsense e di tanto in tanto suggerisce delle attività straordinarie come “scrivere una frase che riempia una pagina intera” oppure “portate a spasso una linea” o ancora “fermatevi sotto un lampione. Danzate e brillate sotto il cono di luce”. C’è chi dice che Mina sia matta. Mina è paradossale, assurda, così attenta e sensibile alla bellezza del mondo (quella dei minimi particolari, quella della voce degli alberi, del colore azzurro delle uova dei merli, dello splendido suono di certe parole) da gridare al suo lettore: Fermati a guardare la sconvolgente strabiliante fantastica incredibile magnifica sbalorditiva meravigliosa stupenda bellissima bellezza del nostro mondo.

Ecco, una così probabilmenteo la ami o la detesti. O ne rimani affascinato o pensi che sia pazza e passi ben lontano dal suo albero. Una così non sai dove aspettartela, ti sembra folle come Eloise quando corre tra i corridoi del Plaza, come Olivia con i suoi vestiti tutti rossi. La leggi e ti dici che un giorno anche lei si pettinerà davanti a una finestra lasciando cadere i suoi capelli nel vento perchè le cince li possano usare per costruire il nido, come Stargirl. La leggi e pensi ai lunghi discorsi o ai lunghi silenzi intrisi di tutto che si possono scambiare lei e Ida B., con il loro comune amore e dialogo con gli alberi. Mina è semplicemente disarmante. Perché dice quello che pensa. Perché sa leggere negli altri e sa che non è affatto necessario sapere tutto di una persona per amarla e capirla. Mina è uno sguardo a cui non puoi sottrarti, davanti a lei non puoi negare quanto certe cose siano vere, quanto altre siano fantastiche, basta uno sguardo e ti mette a nudo e tutto appare per quel che è. Mina è la voce che chiama la primavera, che ti sussurra la bellezza del mondo. Mina è fantasticamente illogica, e siccome  – come ha scritto Marcus Sedgwick – tutti incontriamo una Mina almeno una volta nella vita, l’augurio è che sappiate salire sul suo albero e conquistare la vostra illogicità.

David Almond, La storia di Mina, Salani 2011, 300 p, euro 14, ebook euro 9,99

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