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L’arcobaleno del tempo

23 Mar

In questi giorni Jimmy Liao è in Italia e i lettori hanno diverse occasioni di incontrarlo nei vari incontri organizzati dai suoi editori. Arriva insieme a lui un nuovo libro che ne ripropone la magia e la capacità poetica di riflettere sulla vita, su tutto l’arco della vita. Questa volta lo fa attraverso il cinema: la protagonista infatti ha sempre considerato il cinema come un rifugio, una casa, un luogo dove rispecchiarsi e trovare risposte. La speranza segreta, sottesa per anni e ad ogni proiezione, è di ritrovare la madre, cinefila appassionata, che ha abbandonato la famiglia quando lei era piccola. Quando sono tristi e sentono la mancanza, il padre propone di andare a vedersi un film e la sala cinematografica diventa allora riparo, conforto e nido di speranza di incontrarla.

Il cinema diventa così una costante nella vita della protagonista di cui Liao mostra la crescita, le amicizie, gli amori, le gioie e le delusioni. La costante è sempre e comunque il potere del racconto fatto su grande schermo, mentre la costante per il lettore è ritrovare la forma narrativa di Liao: le sue immagini grandi ed evocative, oniriche a tratti, accompagnate da testi brevi, essenziali e pieni di poesia.  Come raccontò qualche anno fa quando lo intervistai a Cagliari per la rivista Andersen, la scelta di questo formato è dettata dal desiderio che il maggior numero di persone possibile possa leggere i suoi libri, quindi non solo i bambini, ma anche i ragazzi e gli adulti: “Ho di proposito adottato delle modalità differenti dai libri solo destinati ai bambini, aumentando il numero delle pagine, riducendo il formato, facendo in modo che all’aspetto apparissero come libri normali, e non come libri per bambini dal formato enorme, con caratteri grandi e pochissime pagine”. Arriva così a tutti la forza del messaggio e un coinvolgimento che sempre i libri di Liao suscitano: in uno solo o in molti aspetti dei protagonisti, il lettore si riconosce, si sente parte, si vede sulla pagina.

Questa volta poi c’è un gioco da fare: riconoscere i film che vengono citati proprio nelle illustrazioni, come nei manifesti e nei particolari che compaiono nelle pagine. Al fondo c’è un elenco che vi aiuta, ma il bello sta nel provarci e nel prendere questo libro anche come occasione per far scoprire Liao a qualche appassionato di cinema che magari non lo ha ancora scoperto.

Jimmy Liao, L’arcobaleno del tempo (trad. di Silvia Torchio), Terre di Mezzo 2018, 168 p., euro 18

Un bacio e addio

25 Ott

Ogni albo di Jimmy Liao è per tutti, perché a ciascuno – indipendentemente dall’età – sa parlare e dire un che di appropriato, in sintonia con la propria storia, con echi di qualcosa che si è conosciuto o che si sta vivendo. La sua capacità di trattare con immensa lievità temi importanti e forti, che tanti temono e che molti autori alla fine banalizzano o trattano con ridondanza di luogo comune, ha una sua materica concretezza nel modo in cui le immagini si rincorrono sulla pagina e i colori vanno a comporre un mosaico pressoché perfetto, con una scelta da maestro delle diverse sfumature (in questo libro, ve ne potete accorgere ad esempio, in una delle prime immagini, dove un treno giallo sfila davanti a una città di case dai tetti declinati in blu).

Chi ha avuto la possibilità di incontrarlo e di ascoltarlo, sa che Liao è una di quelle rare persone che parlano semplicemente della vita, senza alcuna remora e senza alcun velo su quel che ci capita. Nello stesso modo, senza fare filtri, e con lo stesso magnetismo dà la parola in questo albo a un bambino rimasto orfano che viaggia in treno verso la casa del nonno, dove continuerà a crescere e a crescere bene, come gli è stato raccomandato e come in sogno tanti animali gli continuano a suggerire. Ha una valigia piena di ricordi e di oggetti, non sa più dov’è la chiave della casa che ha lasciato e manco da dove arriva il cane che lo accompagna, si interroga sulle nuvole e sulle stelle, sul ritrovare i suoi genitori guardando in su e sull’esprimere desideri. Il viaggio che sta compiendo, il senso del treno che viaggia in paesaggi quasi magici è il percorso di chi affronta un grande dolore, barcamenandosi tra l’autunno e  la primavera dell’animo, tra i ricordi che fanno male e che accompagnano e il futuro che si affaccia fuori dal finestrino.

Jimmy Liao dice, semplicemente, e ci dice che tutto si può dire ad alta voce. Che hanno dignità la mancanza del vento, i baci nei sogni, il riso che cresce pian piano senza che ce ne accorgiamo e fa verde il mondo. E che la capacità di immaginare e di dire è immensamente salvifica.

Jimmy Liao, Un bacio e addio (trad. di Silvia Torchio), Camelozampa 2017, 100 p., euro 22

Abbracci

4 Ago

abbracciUn post per ricordare una possibilità. Jimmy Liao sarà a Cagliari ad ottobre, in occasione del Festival Tuttestorie e, oltre gli incontri con le scuole e con il pubblico del festival,  domenica 11 ottobre terrà un workshop destinato a un massimo di 10 illustratori. Chi è interessato deve presentare la propria candidatura entro il 29 agosto: tutte le informazioni nella sezione News del sito di Tuttestorie.

Così, vista l’occasione, mettiamo in vetrina la galleria di abbracci che Liao illustra nell’omonimo libro, supportati dalla storia del leone dalla rossa criniera che riceve un pacco e comincia a sfogliare il libro che contiene; un libro sdolcinato, ripugnante, caramelloso tanto da fargli venire la nausea e mandarlo di corsa a vomitare nel fiume. Perché chi si abbraccia sulle pagine del libro è così ridicolo e ha espressioni assurde? Le pagine inanellano abbracci di piccoli e grandi, bestiole e bambini, bambini e doudou, consigli, formule, suggerimenti e riflessioni sullo stringersi reciprocamente tra le braccia. Però, nota il leone, tutti sembrano sereni, naturali, contenti. Allora via con le domande e poi coi tentativi, prima poco fortunati con altri animali della savana, poi una serie di prove e infine il ricordo dell’abbraccio ricevuto cucciolo da un bambino.

Non sono solo le immagini e i loro colori a colpire i lettori, come avviene negli altri libri dell’illustratore (assaggi qui e e qui), ma in questo caso è il fatto stesso di sfogliare il medesimo libro del leone: il frontespizio del testo che abbiamo in mano appare infatti quando il leone apre e sfoglia; più avanza nella lettura più il mondo del libro occupa l’intera pagina per poi ritornare – come immagine fisica – nelle ultime pagine che portano verso la chiusura da parte del felino. Il gioco allora è doppio, una storia dentro una storia e, anzi, si fa triplo sul finale, quando una scatola altrettanto infiocchettata casca sulla testa di una maialina impegnata in un pisolino…

Ad ottobre verrà pubblicato in italiano un nuovo libro di Liao, dal titolo “Se potessi esprimere un desiderio”.

Jimmy Liao, Abbracci (traduzione e adattamento di Silvia Torchio), Edizioni Gruppo Abele 2014, 136 p., euro 22

Una foresta di sogni

1 Mar

In una libreria per i famosi “figli degli architetti” di Bruxelles l’abbiamo visto subito, nel bianco, vicino ai libri di Katsuro Komagata, bianco vicino al bianco, bianco denso, bianco libertà. La fôret des songes di Jimmy Liao ci occhieggiava dallo scaffale. La copertina ricordava la scena della Storia infinita in cui Atreyu vola sul cane volante che guarda dritto in camera (forse poco prima di fare l’occhiolino). Be’, d’accordo l’estetica fantasy anni ’80 della Storia infinita è un’altra cosa, ma cosa dareste voi per volare sul vello di un animale caldo con il vento che vi arrossa le gote?
Mio marito è un sognatore con una buona memoria e io sono una disattenta ascoltatrice dei suoi viaggi onirici. La verità è che persino gli analisti si annoiano ad ascoltare i sogni dei pazienti… Perché là dentro l’aria si consuma presto e un’altra mente fatica a inseguire i racconti onirici, a figurarsi l’atmosfera, il ritmo, i suoni. Raccontarsi i sogni è una cosa così intima che o si fa con leggerezza, forse più per riascoltarsi e riviverli, oppure ci si astiene, timorosi.
Jimmy Liao non ha nessuna paura dei sogni e con gli sguardi dei suoi personaggi fissi su negli occhi dei lettori invita a guardarci dentro e a lungo. Con questi occhi ipnotici un po’ da lepre un po’ da civetta, ci spinge dentro di noi, almeno per lo spazio di un sogno, dall’inizio alla fine.
Com’è fatto questo picture book? E’ un libro in brossura, in verticale, con illustrazioni a piena pagina e altre incorniciate, a due colori, nero e celeste polvere. Chi si sarebbe accontentato di soli due colori per condurci nei sogni? Jimmy Liao.
Perché i colori ce li dobbiamo mettere noi. E perché c’è un senso di mistero tanto grande in ogni suo segno che bisogna posare lo sguardo con candore. Entrare nel sogno della bambina del libro è come ritrovarsi in un paesaggio innevato, in cui tutto il bianco attorno può lasciar succedere le cose.
Si entra nel sogno scostando le tendine celesti, due pagine di risguardi, in apertura e chiusura, perché i sogni hanno una loro compostezza.
E poi succedono cose incantevoli. C’è un coniglio, una versione viva e gigante del pupazzo della bambina, che si fa immenso e che porta lei (e l’altro pupazzo cane) in una foresta. Si attraversano porte, si salta su tasti di legno sospesi, si salgono scale nel cielo, si fa conoscenza con un coniglietto con una camicia a scacchi (il sogno stesso che si sta vivendo) e poi – per me questa è la vetta emotiva del libro – si possono rivedere tutti i sogni dimenticati, il baluginio di tanti conigli nell’erba di un campo (che ti guardano).
Infine il (Bian)coniglio lascia la bambina e si allontana saltellando immenso ai piedi dei grattacieli di una metropoli, un King Kong batuffoloso e primordiale.
Ma i “peli” del sogno sono ancora nell’aria e quando la bambina dice: “Quele tristesse, une ville sans reves!”, le zampe del coniglio che s’intravedono dietro di lei sembrano un tocco alla Antony Browne.
Chi adesso non ha una voglia matta di fare un nuovo sogno? Di accettare proporzioni insolite, corse, magie, enigmi, simboli e forse anche po’ di ansie travestite?

Jimmy Liao, La fôret des songes, Bayard, 2008, Euro 12,90

Il post di Caterina  sull’unico libro di Jimmy Liao pubblicato in Italia.
A Fish with a Smile segnalato da Anna Castagnoli
Associazioni in libertà:
Il film Sogni di Akiro Kurosawa su Wikipedia
Il film della Collina dei conigli di Martin Rosen