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Orangeboy

17 Mar

Incalzante: è di certo il primo aggettivo che viene in mente pensando a questo romanzo, una sorta di cavalcata nella vita e nei pensieri di Marlon, sedicenne che si ritrova improvvisamente in mezzo a un mistero che affonda parecchi anni addietro. Se la ragazza più bella delle scuola viene a casa tua, ti ascolta parlare e sembra capirti, se ti invita per un pomeriggio al luna park e poi ti propone di calarti una mezza pasticca, anche se non l’hai mai fatti, riuscirai a rifiutare? No. Solo che è tutto un grande inganno: Sonya lascia alcune pasticche in consegna a Marlon e i poliziotti gliele trovano addosso poco dopo; intanto lei muore all’improvviso e tutto precipita. Chi era davvero questa ragazza con due nomi, che aveva una sorta di cellulare di servizio con pochi numeri in rubrica tra cui quello di Marlon reistrato come Orangeboy? Chi è che continua a chiamare il ragazzo con una sorta di messaggio in codice e poi comincia a minacciare sua madre e a mettere a soqquadro la casa? Forse centra il passato di Andre, il fratello maggiore di Marlon, che per sei anni ha fatto parte di una gang di strada e che ora si trova in un centro di riabilitazione dopo un grave incidente.

Improvvisamente il passato torna, come se i tentativi della made di ricostruire la famiglia e di fare di Marlon un ragazzo con un buon futuro possibile non avessero presa. Bisogna trovare una soluzione, anche quando la tentazione è di farcela da soli, di non dire nulla alla polizia, di cercare dii ngannare anche l’amica che ti conosce da sempre. Patrice Lawrence costruisce un giallo che non dà fiato, dove la trama si avvolge a spirale intorno ai protagonisti fino a non lasciare via di scampo, ambientato nei sobborghi di Londra, ricostruendo le dinamiche interne delle gang e i rapporti tra gruppi nemici.

E poi non possiamo non dirlo: che bella copertina! Finalmente, una copertina non fotografica nei romanzi per i più grandi, di forte impatto, con sapiente uso del colore.

Patrice Lawrence, Orangeboy (trad. di Isabella Maria), EDT Giralangolo 2019, 446 p., euro 18

La principessa e il drago

14 Mag

principessa_munchIo sono la princi, ha detto qualche pomeriggio fa Giosuè – due anni e mezzo – distribuendo i ruoli ai suoi fratelli maggiori e riservando a sé l’ambita parte della principessa. Probabilmente gli piacerebbe assai questa principessa Elisabeth, combattiva e indifferente all’etichetta che – vistisi bruciati castello e guardaroba da un drago che le ha rapito il promesso sposo – si avvia a recuperare il principe abbigliata con un sacchetto di carta.

Proprio la protagonista che serve per una nuova storia della collana Sottosopra – di cui vi abbiamo già parlato qui e qui – che illustra i vari stereotipi di genere. In questo libro persino il drago è un po’ fuori dagli schemi: alla fanciulla che bussa alla sua porta, si dice troppo impegnato e le chiede di tornare più tardi per farsi sgranocchiare. Quindi Elisabeth gioca d’astuzia: solleticandone l’ego, lo fa sfiancare fino a lasciarlo senza forze e senza fuoco. Il principe intanto si agita dalla finestra della sua prigione: non per esultare di contentezza di fronte all’impresa della principessa, ma per rimproverarle l’abbigliamento, i capelli arruffati e la puzza di bruciato. Perfetto: ad Elisabeth non serve altro per aprire gli occhi, abbandonare il damerino elegante alla sua racchetta da tennis e saltellare libera verso un orizzonte di sole.

Illustrazioni da fiaba classica per un contenuto che strizza l’occhio all’essere se stessi oltre tutti gli stereotipi. Con una “mancanza” che noteranno forse molti lettori con cui condividerete questo libro: tutte le classi con cui l’abbiamo letto ad alta voce hanno esclamato, davanti all’immagine del rogo del castello e dei vestiti: “Ma la principessa non ha le tette!”. In effetti…

Il sito di Munsch. Qualche notizia sull’illustratore.

Robert Munsch – Michael Martchenko, La principessa e il drago (trad. di Isabella Maria), EDT Giralangolo 2014, 28 p., euro 12

Tito Lupotti / La bambola di Alberto

19 Feb

titolupottiAltri due titoli della collana Sottosopra, dove EDT Giralangolo ha scelto di raccogliere storie che vanno contro gli stereotipi di genere. In questo caso gli stereotipi delle cose da maschio e quelle da femmine: il mestiere da fare da grande e i giocattoli.

Tito Lupotti è assolutamente convinto: avrà un negozio di fiori, pieno di margherite e tulipani, con grande disperazione del padre, che lo vorrebbe cacciatore come tutti i maschi della famiglia da ormai cinquanta generazioni. Il piccolo lupo spiega che non è questione di gusti, scelte vegetariane o simili: a lui la carne piace, ma vuole comprarsela coi soldi guadagnati lavorando come fioraio; a non piacergli è la crudeltà della caccia. Il padre cerca di giocare d’anticipo e convincere il suo ragazzo prima portandolo con sé a caccia, poi illustrandogli i pericoli del mestiere su cui si è fissato, infine preparandogli un mix di profumi per disgustarlo e nausearlo. Ma Tito ha la battuta pronta, le idee chiare, un’ottima capacità di difesa delle proprie idee e persino un nuovo mestiere da intraprendere.

bambola_alberto

Il signor Lupotti guarda al futuro del figlio pensando a se stesso: un erede fioraio l’avrebbe fatto morire di vergogna e dispiacere, proprio come il papà di Alberto si chiede perché il figlio debba avere una bambola per giocare, se già possiede un trenino, un pallone da basket e un meccano. Sarà la nonna a consolare Alberto dalle prese in giro dei compagni e a regalargli l’agognata bambola, spiegando al padre che semplicemente Alberto sta giocando al papà…

Il sito di Martine Bourre. Il sito di Charlotte Zolotow.

Marie-Odile Judes – Martine Bourre, Tito Lupotti (trad. di  Luisella Arzani), EDT Giralangolo 2014, 36 p., euro 12

Charlotte Zolotow – Clothilde Delacroix, Una bambola per Alberto (trad. di Isabella Maria), EDT Giralangolo 2014, 20 p., euro 12