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Oltre il giardino

4 Feb

Ho incontrato Chiara Mezzalama a Parigi, nel dicembre 2015; da poco era uscito per e/o il suo romanzo “Il giardino persiano” in cui raccontava l’estate del 1981 quando, con la madre e il fratello, raggiunse il padre diplomatico, nominato nel novembre precedente ambasciatore d’Italia a Teheran. La sua famiglia materna ha origine a pochi chilometri da dove son cresciuta e, quando le storie che conosci tornano e si fanno scritte, è sempre interessante vederle andare per il mondo.

Quella storia vera torna ora in un’edizione per bambini, una forma breve illustrata da Régis Lejonc e già vincitrice in Francia del Prix Sorcières 2018 nella categoria Carrement Beau Maxi. Sono gli anni successivi alla destituzione dello Scià, la rivoluzione islamica incombe, come la guerra con l’Irak. La nuova casa ha un grande giardino che diventa il palcoscenico delle giornate di Chiara e del fratello; è il dentro, un’oasi di pace e di bellezza, rispetto al fuori, una città nera di uomini barbuti armati fino ai denti. La contrapposizione tra dentro e fuori segue nelle pagine, dove grazie ai colori emerge ancora di più il contrasto che i bambini si trovano a vivere. Poi da fuori qualcuno si affaccia: un bambino scavalca il muro, salta nel giardino e tende la mano. Èil segno di quel che c’è fuori, ma è anche il segnale che non si possono mescolare le due parti di mondo che il muro separa.

Questa storia arriva oggi, in tempi di altri muri, con frasi corti e una limpidità narrativa che dice al lettore che le stesse sensazioni potrebbero essere applicate anche in altri tempi, in altri luoghi. Lejon sceglie vignette che danno ordine al testo e illustrazioni che rimandano giustamente alla cultura persiana, con cui delinea un regno quasi incantato, il regno di due bambini intorno a cui infuria la violenza della tirannide.

Chiara Mezzalama & Régis Lejonc, Oltre il giardino (trad. di Paolo Cesari), Orecchio Acerbo 2019, 32 p., euro 15

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Suonare il rock a Teheran

4 Nov

suona re il rock a teheran

Una formula sicuramente interessante quella offerta da questo romanzo dove l’illustrazione ha un peso notevole e dove si mescolano narrazione e informazioni storiche relative in questo caso alla storia dell’Iran, alla rivoluzione del 1979 e alle successive proibizioni che il regime ha messo in atto. Il gruppo dei ragazzi di cui seguiamo le vicende si scontra con i divieti imposti riguardo alla musica: se alle donne è proibito cantare in pubblico come soliste, anche le prove di una band sono sottoposte a rigide regole, sfidate suonando negli scantinati e nei garage, affittati sovente a caro prezzo e di cui il film I gatti persiani ci ha dato un assaggio su grande schermo.

Attraverso le storie dei ragazzi che fanno parte della band viene dato al lettore uno spaccato di quel che si vive in Iran, nello scontro quotidiano con le regole imposte (nell’abbigliamento, nelle forme di comunicazione sottoposte a censura, in quel che si può fare o meno in pubblico) e nel tentativo di aggirarle intelligentemente giocando sul filo del permesso/proibito. Li seguiamo nel confronto con la generazione dei genitori, quella che ha partecipato alla rivoluzione del 1979: chi è rimasto deluso, chi si è trasferito all’estero, chi ha seguito i precetti del regime a costo di rinunciare alla propria passione o alla propria professionalità. La ragazza del gruppo vive la contraddizione di aver vissuto a Parigi e di confrontare la libertà che è possibile avere in un altro Paese dove però si paga la nostalgia verso quella che si considera la propria casa. Al leader, musicista già affermato, viene offerta la possibilità di suonare in Svezia ed è la scoperta di un mondo nuovo e diverso, ma sovente – come chi parte per studiare all’estero – i ragazzi raccontano la difficoltà di partire che fa quasi il pari con la difficoltà del rimanere. Rinunciare al luogo dove sei nato, agli amici, alla vita a Teheran per essere liberi in un altro Paese non può essere una vera forma di libertà.

Il romanzo si spinge fino alle elezioni più recenti e alla vittoria di Rohani, descrivendo i cambiamenti successivi e la sensazione che la vita stia cominciando ad andare in una direzione migliore.

Il romanzo alterna appunto la vicenda narrata a pagine (riconoscibili perché su sfondo a pieno colore e dove si utilizza un font diverso) dove vengono spiegati in modo semplice ed efficace passaggi della storia dell’Iran. La narrazione può invece risultare in qualche passaggio più faticosa perché ripete alcune parti delle vicende dei ragazzi e non è così fluida come potrebbe essere. La formula vincente di questa intreccio tra storia e Storia è data dall’utilizzo delle illustrazioni che, con il loro colore, riempiono le pagine e ne fanno un testo che colpisce già dal punto di vista grafico i giovani lettori.

Il sito dell’illustratore.

Vanna Vannuccini – Benedetta Gentile – ill. Alessandro Baronciani, Suonare il rock a Teheran, Feltrinelli kids 2014, 123 p., euro 13