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L’ultima lezione di miss Bixby

30 Nov

Qualcuno di voi penserà che questo romanzo è l’ennesimo dove una malattia o una morte la fanno da fattore scatenante o, a un certo punto, che stanno succedendo davvero troppe cose in poche ore perché sia credibile. La storia in breve è quella di tre compagni di classe, due amici da sempre più un terzo aggiunto da poco in seguito a un trasloco, e della giornata in cui cercano di rendere memorabile e perfetto l’ultimo giorno della loro insegnante preferita, che sta per essere trasferita in un ospedale più lontano per tentare una cura per il cancro che l’ha colpita e di cui lei stessa ha dato notizia ai ragazzi. Poco tempo prima aveva chiesto agli alunni di immaginarsi il loro ultimo giorno sulla terra e aveva descritto il suo come un picnic al parco, con vino, cheesecake, patatine fritta, musica, amici e risate. La storia è quindi la cronaca dei preparativi dei tre per realizzare questo desiderio; le loro voci si alternano nei capitoli e così il lettore li conosce più da vicino: chi è informatissimo su statistiche, numeri e probabilità e soffre la perfezione della sorella maggiore; chi vive una situazione complessa a casa e condivide un segreto con l’insegnante; chi scopre con sorpresa che il suo talento è stato silenziosamente notato. Poi c’è Miss Bixby ed è lì che la storia in qualche modo vi frega, se non vi ha catturato con la trama, e vi ferma: l’insegnante con le ciocche rosa in testa e il sogno bambino di diventare una grande illusionista, è una persona che sa ascoltare con tutte se stessa chi ha davanti, che mette la giusta dose di anticonformismo in quello che fa, che sa dire le cose per quel che sono e il cui sorriso è così intenso che “avevi la sensazione che l’avesse riservato proprio per te, che quel sorriso portasse effettivamente il tuo nome sopra”. Ha una citazione adatta per ogni occasione, ma anche la consapevolezza che ci sono occasioni in cui innanzitutto serve un silenzio vivo. E legge ai suoi alunni alcune pagine de “Lo Hobbit” ogni mattina: da quello che i ragazzi dicono è una lettura così intensa e partecipata che è impensabile non finire quel libro insieme. Miss Bixby è una che rimane, per quanto gli anni, il tempo, la vita possano passare. Miss Bixby, ho pensato, avrebbe potuto essere una Stargirl o una Ida B. cresciuta, non credete?

Comunque, se non volete leggerlo per la storia in sé, leggetelo per la descrizione che fa degli insegnanti, divisi qui in sei tipi, ciascuno con descrizione e esempi. Sono pochi i libri in cui la classe insegnante fa degna figura: mi vengono in mente lo splendido ritratto del professore in Un pesce sull’albero  e poi un’altra insegnante fantastica che a Miss Bixby sarebbe piaciuta: la professoressa Olinsky de Un sabato di gloria di E. L. Konigsburg (chissà che prima o poi non torni in catalogo).

L’illustrazione di copertina è di Benedetta C. Vialli. Il sito dell’autore.

John David Anderson, L’ultima lezione di miss Bixby (trad. di Maurizio Bartocci), Mondadori 2017, 250 p., ero 16, ebook euro 8,99

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Gli occhi della libertà

20 Nov

Un storia di razzismo ambientata nella primavera e nell’estate del 1963, sullo sfondo la guerra in Vietnam, Martin Luther King, la marcia su Washington e il celebre discorso “I have a dream”. Pip, un orfano tredicenne  che deve il suo nome al protagonista di “Grandi speranze” amato dalla sua mamma, viene comprato in un orfanotrofio e portato in una malmessa fattoria nel Sud degli Stati Uniti non a caso chiamata Dead River. Mister Zachery è secco quanto i venti ettari di terra arida e polverosa che possiede; scorbutico, di pochissime parole, illustra al ragazzo il suo compito: gli serve un tipo robusto che fondamentalmente sappia leggere per aiutare in ogni necessità la moglie Lilybelle, costretta a letto dalla stazza imponente e amante delle storie. Pip arriva alla fattoria con un unico bagaglio: il libro di Dickens che la madre gli ha regalato, e un cumulo di ricordi: quelli della sua famiglia spazzata via in un incidente ferroviario. Scopre una donna enorme confinata in una stanza, ingenua e saggia insieme, una ragazza di origine indiane, muta e sfuggente, che prepara da mangiare e un incubo: il figlio degli Zachery, tornato provato e mentalmente instabile dal Vietnam, individuato dal Ku Klux Klan locale come elemento di facile convincimento, di enorme forza e di istinti violenti. Accanto a loro, in una villetta che dà sulla fattoria, vive un giovane insegnante irlandese, arrivato da un anno per portare avanti una ricerca alla locale università sull’ipnosi come strumento di controllo del dolore. Jack Morrow infatti viene da una famiglia di celebri ipnotisti e sta cercando di mettere a frutto il suo dono non in spettacoli in teatro come i genitori, ma al servizio della scienza. Tutta la vicenda ruota intorno al tema della violenza razzista, riportando episodi reali avvenuti in quei mesi, ponendo l’accento non solo sui divieti e sulla persecuzione della gente di colore, ma anche sui meccanismi sottili della società (il capo di Jack in università è uno dei membri più influenti del Ku Klux Klan e si aspetta che il giovane medico condivida le sue idee, pena la perdita del lavoro).

Anholt adotta l’escamotage del doppio registro narrativo: capitoli in terza persona a cui si affiancano altri in cui la voce  il punto di vista sono quelli del dottor Morrow, occasione anche per dilungarsi sull’ipnosi, sulle sue applicazioni e sulle sue potenzialità. Un punto di vista esterno permette all’autore di descrivere la situazione statunitense – la questione razziale e la guerra in Vietnam – dando informazioni, facendo paragoni con altre realtà, introducendo per bocca del medico tutta l’indignazione, lo sgomento e la paura che prova chi non avrebbe immaginato una situazione simile. La capacità di scrittura è alta e cattura subito il lettore, anche se la seconda parte è meno pregnante: forse l’affastellarsi di avvenimenti, la concitazione e un castello narrativo di incastri molteplici sono faticosi da rendere in modo lineare sulla pagina. Di certo però un romanzo che cala come pochi il lettore in un’epoca precisa, facendogliela assaporare nel quotidiano, grazie anche ad alcune immagini molto poetiche che ritroverete qua e là, quando si parla ad esempio dei genitori di Pip, di Lilybelle o di Pip stesso che scopre la bellezza di Hannah.

La bella illustrazione di copertina è di Lorenzo Conti; questa invece la copertina originale, di sicuro effetto.

Laurence Anholt, Gli occhi della libertà (trad. di Simona Brogli), Mondadori 2017, 300 p., euro 18, ebook euro 9,99

Un pesce sull’albero

4 Feb

un pesce sull'alberoAlly Nickerson adora il disegno, la matematica e “Alice nel Paese delle Meraviglie” che il suo nonno sempre le leggeva; odia invece andare a scuola, tanto che la domenica sera si sente pesante, molto più pesante del solito. Tutto dipende dalle difficoltà che incontra nel leggere e nello scrivere e che molti imputano alla sua bassa capacità di applicarsi o ai tanti traslochi che hanno implicato cambiamenti di classi. Siccome è intelligente nelle risposte e brava in alcune materie, gli insegnati credono che faccia apposta a comportarsi in modo sconsiderato e parecchi compagni la prendono in giro. L’arrivo di un supplente sarà la sua fortuna: il signor Daniels ha un approccio diverso alla classe, sfida i suoi studenti sottoponendo loro domande, richieste di definizioni e esperimenti, cambia i posti e consegna ad Ally le carte per giocarsi un cambiamento. A partire dalla possibilità di conoscere meglio alcuni compagni di classe e di diventare amica di Keisha e Albert, abbattendo quella solitudine che la ragazzina sa definire così bene.

Capita una mattina in cui scegli di dedicarti a romanzi appena usciti e ti ritrovi con l’imbarazzo addosso, deludenti letture di autrici che han saputo fare molto meglio; poi suona il campanello, il corriere consegna dei pacchi e uno contiene proprio questo libro, ti siedi e lo leggi tutto per riconciliarti con la buona narrativa. A dispetto del tema principale della dislessia che potrebbe far storcere il naso a qualcuno etichettandolo come l’ennesimo libro “ad argomento dato”, ecco invece un sapiente ritratto sulla scuola, sulle difficoltà, sulla famiglia, sui legami di amicizia e uno splendido ritratto di insegnante che sa vedere, sa coinvolgere, sa prendere parte; un ritratto che non nasconde realtà, aspetti positivi e negativi (ci sono anche insegnanti che non capiscono, che non hanno passione del proprio lavoro). Insomma, un libro divertente e saggio che – come si sarebbe detto nella famiglia di Ally – non è certo un gettone di legno, ma un prezioso dollaro d’argento.

Il sito dell’autrice.

Lynda Mullaly Hunt, Un pesce sull’albero (trad. di Sante Bandirali), Uovonero 2106, 264 p., euro 14

 

Adesso scappa

10 Nov

adesso scappaBello denso questo fumetto che parla di temi importanti come l’amicizia, l’innamorarsi e il bullismo e della difficoltà non solo di stare, ma anche di insegnare in una scuola dove la violenza pare essere all’ordine del giorno – anche quando è così sottile da non apparire, ma comunque fa male – e dove è più facile non vedere che intervenire.

Da un lato ecco Maddalena, che ci viene subito incontro in compagnia di Giorgio e della parola che li perseguita quotidianamente da quando è arrivata alle superiori: sfigati. In realtà è il lettore ad andare incontro ai due compagni di classe: li vede lì, contro il muro che non li inghiotte come loro sperano, e nemmeno può proteggerli; li vede dall’angolatura da cui li osservano le quattro ragazze capitanate da Zago che insultano, offendono, minacciano e ordinano. Ordinano a Maddalena di prender nota e riferire a proposito di Alessandro, il bello della scuola, che è finito con lei e Giorgio al corso di recupero di latino, e su cui Zago ha messo gli occhi considerandolo cosa propria. Anche Maddalena è innamorata di Alessandro e scoprirà con grande sorpresa di essere ricambiata di un sentimento che fa primavera ad ogni passo, che fa sentire forti, che fa bella ogni cosa intorno.

Al corso di recupero c’è il professor Rigilli che è lì per far lezione agli studenti, ma anche per recuperare in qualche modo, attraverso di loro, fiducia in se stesso, nella scuola e nel mestiere che ha scelto. Negli intervalli dei capitoli, il fumetto ci offre singole pagine a lui dedicate: lo osserviamo scrivere una lettera di richiesta di aspettativa e rimuginare sulle cause che lo hanno portato fino lì; lo vediamo ripensare al suo malessere e poi riprendere a insegnare ai ragazzi che comunque vale la pena. Vale la pena di raccontare, di affrontare quel che è scomodo, di prendere parte, di lottare.

Anche questo fumetto, come già i precedenti Cattive Ragazze e Pesi massimi, utilizza una font ad alta leggibilità, chiamata appunto LEGGIMIGRAPHIC e studiata appositamente per facilitare a tutti la lettura anche di questo tipo di narrazioni. Qua e là tra le pagine citazioni letterarie e cinematografiche che vi invitiamo a indovinare!

Il sito dell’autrice. Il sito dell’illustratrice.

Patrizia Rinaldi e Marta Baroni, Adesso scappa, Sinnos 2014, 62 p., euro 10

Come funziona la maestra

20 Feb

Più riguardo a La maestra

La maestra come un universo, come una sagoma su carta quadrettata, come il risultato di uno scan o di una lastra che ti fa vedere tutto quello che c’è dentro. Una maestra (o un maestro, ovviamente) è piena di numeri, lettere, tabelline, monti, fiumi, cinque sensi e tante altre cose che riesce a passare ai bambini senza perderne nemmeno un grammo.

Una maestra ha una voce che cambia come una canzone, può perder la calma e bloccare tutto (le addizioni, le moltiplicazioni, lo scorrere dei fiumi), puoi incontrarla fuori dalla scuola a far la fila o aspettare l’autobus, ma comunque prima o poi torna in classe. Una maestra ha antenate maestre primitive molto pelose e parla la lingua dei grandi, ma in una versione ancora più difficile. Se la incontri dopo tanto tempo ti sembra più piccola, proprio come la tua aula di allora. Con le maestre inoltre puoi fare tutte le operazioni matematiche: sarebbero importanti soprattutto le divisioni, cioè dividere tutti i maestri e le maestre del mondo per tutti i bambini del mondo.

E ricorda: “una maestra piccola non è una mezza maestra, così come una molto grande non vale doppio”.

Le illustrazioni efficacissime sono di Chiara Carrer. L’albo, di quella bellezza leggera e piccina che può stare dentro le cose di tutti i giorni, è da leggere ad alta voce alle classi che incontrate nella speranza che tutti possano avere dei maestri e delle maestre davvero magistrali.

Susanna Mattiangeli – Chiara Carrer, Come funziona la maestra, Il Castoro 2013, 28 p., euro 14