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Lo straordinario signor Qwerty

24 Dic

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Norman Qwerty vive in una casa disordinata e vitale, piena di invenzioni e di nuove idee che gli frullano in testa e che diventano scarabocchi, note, appunti. Poi Norman si calca in testa il cappello ed esce: un po’ perché le sue idee non scappino via, un po’ per paura che gli altri ridano dei suoi pensieri, un po’ forse perché ne è geloso. In realtà anche le persone che incontra per strada hanno idee e pensieri fuori dall’ordinario o comunque estranee al grigio dei loro abiti e alle forme per lo più anonime dei loro cappelli: ricordi, invenzioni, sogni, progetti.

Poi le idee di Norman scappano, come succede quando sono grandi, potenti o semplicemente più coraggiose di chi le porta in testa. Allora volano, si fanno materia, fanno scompiglio.

In questo albo, dove cenni di colore indirizzano l’occhio su alcuni particolari, si vede cosa portano davvero a spasso le persone sotto il cappello (nelle loro teste, nei loro progetti, nei loro cuori). Chissà cosa portano sotto il cappello le persone che incrociamo, imbacuccate e intirizzite, in questi giorni d’inverno…

Qualche pagina da sfogliare in anteprima.

Karla Strambini, Lo straordinario signor Qwerty (trad. di Sante Bandirali), Uovonero 2013, 32 p., euro 15

Montreuil 2013 / 2 – Da Montreuil con un po’ di furore

5 Dic

A Parigi, alle soglie di dicembre, ogni anno c’è una fiera di libri speciale e gli italiani che riescono ad andare si riempiono gli occhi di colori, novità, varietà, mode e – diciamolo – un po’ d’invidia e un po’ di sogno.
Ci si chiede cosa si può fare nel nostro paese per rendere il libro un varco e un’avventura come già accade per i bambini francesi.
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A Montreuil nel weekend i bambini scorrazzano, fiutano, sbirciano, esprimono preferenze d’acquisto, e durante la settimana sciamano con le maestre tra gli stand, partecipano a laboratori, spettacoli, proiezioni, esperimenti digitali ad hoc. Se la spassano e la città, il governo e gli editori li prendono sul serio.
Allora ecco alcune cose che mi piacerebbe smettere di invidiare e iniziare a immaginare in Italia:

– le “signatures”, o “dédicaces”, le dediche degli autori: generose, pazienti, sorridenti. Forse anche una torturina estenuante per i forzati della condiscendenza a tutti i costi, comunque meravigliose. Un’occasione preziosa per valorizzare l’Autore e riscaldare una relazione mediata dai testi (illustrazioni o storie che siano)… Se offrite una Golia a Kitty Crowther vi chiede ridendo se per caso ha l’alito pesante. Se pensate che a ottant’anni Kveta Pakovska si risparmi e faccia un autografo in quattro e quattr’otto, siete fuori strada.

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– mostre da leccarsi i baffi e sgranare gli occhi in cui convivono felicemente – solo per fare qualche nome – fumetto (Marguerite Abouet, Matthieu Bonhomme), acquerello (Francois Place) e animazione (Mylydy).

– gli editori che si celebrano con un certo understatement e grande orgoglio (Gallimard, 40 anni; Seuil, 20; Sarbacane, 10; Rouergue, 20), vestiti casual e anche un po’ spettinati. Guardate quello scarmigliato dandy di Olivier Dozou. Il suo motto è novità! Sempre e ancora.

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– i libri di testi teatrali con cui gli insegnanti più industriosi potrebbero lanciarsi in laboratori con più di coraggio. In Francia, immagino che quando un editore come Theatrales indica loro un sentiero, possono provarci…

– i giochi e gli oggetti di carta, elegante e supersemiotica la ormai “classica” collana Livre en jeu di MeMo, la ruvida bellezza delle produzioni de La maison es en carton.

– lo humour di alcune case editrici, come L’atelier du Poisson Soluble, Frimousse, e le attestate e Sarbacane e Thierry Magnier

– i ponti costruiti dagli editori che raccontano culture diverse e meticciato, come Rue du Monde o Hong Fei Cultures. Aspettiamo l’edizione delle mappe farcite di curiosità e informazioni di “Cartes” (a sua volta tradotto dal polacco) e una traduzione di “Veux-tu devenir betes?”.

– i libri con le forme in rilievo e scritte in braille realizzati da Circonflexe a colori da Sophie Bureau!

– le curatissime e stilose riviste per bambini come George o Bombek (in bocca al lupo alle nostre giovani Spazio, Gigi e Pupù di “Pubblico”)!

Certo, la cultura del libro non s’inventa con un salone, ma l’entusiasmo dei cugini d’oltralpe può alimentare il sogno. Diamoci dentro!