Tag Archives: Guido Sgardoli

Oltre il sentiero

30 Dic

Un racconto lungo, illustrato, in una bella edizione con copertina cartonata il cui formato dà respiro alle immagini e anche al teesto, che si distende sulla pagina in caratteri agevoli. Parlare di questo libro è l’occasione per mettere in luce la collana “I diamantini” di De Agostini apprezzabile proprio per queste caratteristiche; a prima vista i suoi libri assomigliano ad edizioni con copertina rigida di parecchi anni fa e bosogna dire che la scelta pare davvero buona anche quando il contenuto può essere diretto a lettori un po’ più grandi di quelli a cui la confezione potrebbe far pensare.

Questo romanzo breve di Sgardoli infatti parla di un ragazzo alle prese con l’imprevisto: una gita in montagna col padre si trasforma per Alberto nella necessità di far appello alle proprie risorse nascoste, al proprio coraggio, alla capacità di saprsela cavare da solo, di essere lui il “grande” della situazione. Il padre è scivolato e non può muoversi; tocca proprio ad Alberto rifare il percorso all’indietro, cercare la giusta direzione, non farsi ingannare da facili paure e rumori sospetti per andare a cercare aiuto. L’autore sintetizza in maniera efficace e reale la bellezza e il pericolo della montagna anche quando sei un esperto, la meraviglia della natura, il timore per quel che non conosci. Ad impreziosire la narrazione ci sono le illustrazioni di Alessandro Sanna che aggiungono poesia e fascino; una volta letto il libro, anche il lettore può tornare indietro e provare a gustarselo guardando solamente le immagini, per coprire quanto dicono, quanto efficace sia la dissolvenza del tratto per dire di alberi, di albe, di tramonti, di cieli alti e rocce.

Guido Sgardoli – ill. Alessandro Sanna, Oltre il sentiero, DeAgostini 2018, 92 p., euro 15,90, ebook euro 6,90

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Arrivano i fratelli Hood

29 Ago

Ci sono momenti in cui bisogna decidere da che parte stare, in cui non è più possibile subire passivamente le angherie, in cui bisogna agire anche se ti dicono che sei troppo piccolo, anche a costo di disubbidire, di diventare fuorilegge. La causa è giusta: è quella di Jesse e Frank Hood, due fratelli che vivono con madre e zio in una fattoria nel Midwest statunitense. Il padre è partito per combattere circa un anno prima, la guerra civile impazza e, nella contea di Orzak dove vivono, spadroneggia il tenente Mackenzie co i suoi soldati che malmenano i contadini, bruciano le fattorie, portano via il bestiame: credono così di ottenere informazioni su William Quantrill detto il Colonnello, a capo di un esercito irregolare filosudista che fa azioni di guerriglia contro i nordisti. Sarà una banda di ragazzini guidata proprio da Jesse e Frank a sfidarlo, nonostante i pericoli.

Guido Sgardoli ha la capacità della grande narrazione d’avventura e riesce a mantenere il respiro giusto per la storia anche per una misura breve come quella di questo libro; anzi, riesce a costruire un testo che è proprio giusto così, che si presta, col suo ritmo, ad essere letto ad alta voce, che porta dentro l’azione e cattura.

La nuova collana “Libri corsari. Piccole storie fuorirotta” segna l’esordio nella letteratura per ragazzi della casa editrice Solferino e propone grandi avventure ribelli, in un formato agile, testi illustrati con meno di novanta pagine che incontreranno il favore anche dei lettori che si spaventano di fronte a troppe pagine; danno imbeccate a scoprire mondi nuovi, a viaggiare almeno e intanto con la fantasia o a incuriosirsi alle epoche storiche in cui sono ambientati e a personaggi realmetne esistiti (come Quantrill, in questo caso)grazie anche agli approfondimenti finali e alla nota del curatore Pierdomenico Baccalario, che chiude ciascun tomo. Peccato non trovarci una minima nota su autori e illustratori.

Gli altri due titoli per ora disponibili sono “Il terribile testamento di Jeremy Hopperton” scritto da Davide Morosinotto e “Polvere nera” di Miriam Dubini, di cui parleremo a breve.

Guido Sgardoli – ill. Margherita Travaglio, Arrivano i fratelli Hood, Solferino 2018, 87 p., euro 10

L’isola del muto

29 Gen

Costruire una saga familiare non è sempre semplice; nonostante gli alberi genealogici iniziali di riferimento, non è da tutti mantenere una costruzione che non si incagli sul succedersi degli anni, ma tenga alta la fascinazione narrativa. Sgardoli ci riesce alla grande per almeno tre quarti del suo nuovo romanzo, grazie a una prosa che si presta alla lettura ad alta voce o a essere intesa, nella lettura solitaria, come il racconto che qualcuno sta facendo a te che sfogli le pagine. Ci sono immagini fortemente poetiche e frasi che avvolgono il lettore e lo immergono in un mondo distante, la Norvegia degli ultimi due secoli, di cui il libro ha il privilegio di svelare parti di storia sicuramente sconosciute ai più, come il movimento che appoggia l’indipendenza ideologica della nazione nonostante nell’Ottocento il suo passaggio alla Corona di Svezia e l’occupazione nazista.

Filo che lega il tutto lo scoglio infido e pericoloso che diventerà l’Isola del Muto, dopo la costruzione di un faro affidato alla cura di Arne Bjørneboe, nocchiere ustionato gravemente al volto in una battaglia tra un vascello britannico e una nave della flotta danese-norvegese nel 1812, che sceglie di non parlare più. Il ruolo di guardiano del faro lo salva dall’alcolismo e il matrimonio con l’unica persona che, ancora bambina, ha saputo guardare oltre le cicatrici ne segna la vita, nella felicità come nella durezza che nasce dal dolore. I suoi discendenti ereditano la funzione di guardiano del faro ed è attraverso alcuni di loro che l’autore ricostruisce in grandi capitoli le vicende della famiglia: chi parte, chi torna, chi scopre una famiglia di cui ha solo sentito raccontare, chi sceglie l’isola e chi la subisce. Sono donne e uomini di grande carattere, con aneliti di libertà che possono riflettersi nella natura che li circonda o nel tentativo di esprimersi altrove, nell’infrangere le regole come nel rifarsi a un’antica leggenda che vuole un tesoro nascosto sull’isola. Una storia di scelte e di sguardi, che dice dell’importanza dei nomi, della ricerca di se stessi, di come si ami non per i meriti, ma nonostante le colpe e di come tutto sia più facile di quanto sembri. Verso la fine, sull’isola si tiene una grande riunione di tutti i discendenti di Arne: ognuno citato con consorte e figli, in un intrico di nomi a cui può parere faticoso stare dietro; è probabilmente l’unico punto in cui la narrazione pare cedere, ma il lettore ha già avuto abbastanza storie di singoli per poter andare avanti tra le pagine, sostenuto dalle figure tratteggiate fino a quel punto.

Come già in The Frozen Boy, Sgardoli offre un romanzo che si presta a più piani di lettura e che diviene trasversale rispetto al pubblico di riferimento: ho sempre pensato che la storia del ragazzino riemerso dai ghiacci sotto gli occhi del ricercatore fosse un’ottima narrazione per parlare dell’importanza vitale delle seconde possibilità per chi le sa cogliere; anche qui, tra le righe, si intravede l’occasione per un’importante riflessione sulla vita, come sulla libertà e sul senso che si dà al proprio stare al mondo, adatta a un pubblico adulto che può far tesoro di questa lettura se non passa oltre pensandolo solo per giovani lettori.

L’illustrazione di copertina è di Cecilia Botta. L’autore presenta il suo libro in un video sul canale youtube dell’editore.

Guido Sgardoli, L’isola del muto, San Paolo 2018, 358 p., euro 18

Drangon Boy

3 Nov

4834-Sovra.inddVita mica facile per Max Stanghelli alle scuole medie. E manco prima a dir la verità: per i problemi che ha dalla nascita, Max porta ha un impianto cocleare con annesso apparecchio acustico, si appoggia ad una stampella e la sua colonna vertebrale pare avere un andamento da montagne russe. Se alla scuola primaria tutti lo conoscevano e in qualche modo lui si sentiva accettato e anche protetto (col senno di poi), alle medie cambia la musica: prese in giro, nessun amico e desiderio folle di essere invisibile. Più semplice chattare on line senza mettere nessuna immagine personale sul profilo e rimpiangere gli amici della vecchia scuola.

Un giorno però Max raccoglie per caso, nel cestino della carta della sala professori, un foglio accartocciato dove un fumetto racconta le imprese di Dragon Boy, supereroe antiprepotenze che non può essere sconfitto da nessuno. E nelle settimane seguenti, altre avventure del supereroe lo aspettano in un buco del muro che costeggia la strada che percorre per andare e tornare da scuola. Chi è l’autore del fumetto? E come mai le sue avventure assomigliano a situazioni che lo stesso Max si è trovato a vivere?

Quello che il lettore sfoglia è il diario di Max, comprensivo di segreti, cancellature, osservazione sul mondo, siparietti di vita familiare e quotidiana. Ovviamente sono inserite tra le pagine anche le varie puntate delle avventure di Dragon Boy (sì, lo ammetto, ho iniziato a leggere questo libro per i fumetti di Macchiavello. Capita… 😉 ). Suona stonata, almeno alle mie orecchie quell’esortazione su quanto siano  superpotere la diversità, l’immaginazione, l’amicizia ecc. di Jovanotti in quarta di copertina che compare anche nella fascetta sul libro; la narrazione di Max  è sufficiente, senza che nessuno gridi che “diversità è bello”…  sì, però ogni tanto dillo a Max, che conosce benissimo  la sua condizione. Mi ricorda un po’ quanto già notato per Wishgirl: se una narrazione è valida, è sincera e sentita da parte dell’autore e narra dei personaggi per quel che sono (e quindi anche le loro condizioni di diversità, di malattia, di condizione sociale in quel momento, e chi più ne ha più ne metta) non c’è bisogno di sottolinearlo. Si rischia l’effetto contrario, di testo costruito intorno a uno specifico argomento quando poi invece lo leggi e non è così, ma “suona” bene a prescindere.

Il sito di Sgardoli. Il sito di Macchiavello.

Guido Sgardoli con i fumetti di Enrico Macchiavello, Dragon Boy, Piemme 2015, 232 p., euro 16, ebook euro … (ebook disponibile, dice la quarta di copertina, ma a oggi non pervenuto)

Il giorno degli eroi

22 Apr

giorno degli eroiCome abbiamo già ricordato più volte nel recensire altri libri, gli anniversari storici si prestano ad essere ghiotte occasioni per autori ed editori; talvolta anche o meno per i lettori, a seconda dei risultati ottenuti. In questo caso, ecco la narrazione lineare, sommessa ed insieme potente, delle vicende della Grande Guerra viste attraverso la vita di una famiglia di contadini veneti che mostra al lettore gli effetti del conflitto nel quotidiano e la sua percezione da parte delle persone che subivano conseguenze e decisioni.

Il punto di vista è quello di Silvio Moretti, classe 1899, famiglia contadina, mai andato in città, due fratelli maggiori pronti ad arruolarsi e la rabbia di non poter partire anche lui, costretto a casa coi genitori e la sorellina. Attraverso i suoi occhi, si leggono le reazioni all’andamento del conflitto, i pensieri del padre, le apprensioni della madre e i cambiamenti di idee e di prospettiva: Carlo, il fratello maggiore, viene arruolato subito ed è il suo volto trasformato da ciò che ha visto e vissuto, a dare a Silvio la misura di quanto il suo iniziale entusiasmo sia in realtà assolutamente fuori luogo; Aldo invece, a causa di una frattura mal curata, viene riformato e si dà al mercato nero e al guadagno illecito. La storia osserva la famiglia che accompagna i propri figli in divisa al treno, in un progressivo spogliarsi di affetti, di fiducia, di resistenza: il terreno a lungo difeso dal padre dovrà giocoforza essere abbandonato quando, con l’avvicinarsi del fronte, quel che resta del nucleo famigliare verrà sfollato nella zona di Rovigo.

La narrazione procede alternando le giornate trascorse in trincea da Silvio, partito infine con la mobilitazione dei ragazzi del ’99, e i ricordi dei mesi precedenti: in questo modo l’autore affianca al racconto del quotidiano e della vita di famiglia lo spaccato del fronte, la vita e le paure dei soldati nel mese che corre tra novembre e dicembre 1917, immaginando una tregua di Natale con i nemici sulla scorta di quella famosa del 1914. Punteggiato di cadenze dialettali e di lettere, è un ritratto vivo e coinvolgente di chi ebbe a suo modo coraggio, laddove si trovava, in quei frangenti.

Guido Sgardoli, Il giorno degli eroi, Rizzoli 2014, 294 p., euro 15, ebook euro 7,99

Nemmeno un giorno

25 Set

9788880338376

Scorrono le ore al posto dei titoli dei capitoli in questo romanzo che si gioca tra le 16,21 di una giornata e le 9,05 del mattino successivo. Poco tempo, tutto di corsa, per il monologo del tredicenne Leon, scappato di casa alla guida di un’auto nel tentativo di raggiungere la sua vera casa. Perché Leon è stato adottato da una coppia italiana e si sente fuori posto, anzi quasi senza un posto nella sua nuova scuola, tra i suoi coetanei; vorrebbe tornare alla sua casa di origine anche se la madre non c’è più, la sorella vive altrove e il padre non faceva altro che picchiarlo ogni volta che era ubriaco. Leon guida e racconta al cane nero che gli fa da compagno di strada la rabbia, la paura, la voglia di essere altrove. Poi i chilometri filano via e la rabbia in qualche modo svanisce, lasciandolo a chiedersi quando lo troveranno e come sia davvero quel padre adottivo e com’è davvero lui stesso.

In realtà il libro non raccoglie solo il monologo di Leon, ma ce lo fa vedere anche dall’esterno, grazie alle voci delle persone che incontra per strada, all’autogrill, oltre il finestrino di un’auto in corsa, e che si interrogano giustamente su quel ragazzo che ha l’aria troppo giovane per avere la patente.

Ogni capitolo si apre col titolo di una canzone: le tracce della playlist che Leon ascolta durante il viaggio. Così, sulla scorta di tanti altri romanzi più o meno recenti (l’ultima volta ne parlammo per Crystal della strada), anche in questa lettura potete costruirvi la colonna sonora: da Neil Youg a Eric Clapton, dagli AC/DC ai Pink Floyd passando per Lou Reed, i Queen, i Rolling Stones e ancora e ancora.

Il sito di Guido Sgardoli. Qualche notizia e un’intervista ad Antonio Ferrara.

Antonio Ferrara – Guido Sgardoli, Nemmeno un giorno, Il Castoro 2014, 140 p., euro 14,50

The Frozen Boy

4 Apr

More about The frozen boySiamo nel 1946. Robert Warren, ricercatore scientifico, sta scontando tra i ghiacci della Groenlandia i rimorsi nati dalla sua attività a Los Alamos, dove ha contribuito alla costruzione della bomba atomica, usata nel conflitto in cui è morto il suo unico figlio. Lacerato dal dolore di una vita che non trova più senso, lascia improvvisamente il laboratorio dove lavora per allontanarsi su una motoslitta alla ricerca della morte per ipotermia. Ma il giovane assistente vede una luce diversa nei suoi occhi e lo segue per salvarlo, in una sorta di spedizione da cui porteranno indietro un blocco di ghiaccio in cui è racchiusa una forma umana. Dal ghiaccio però appare l’incredibile: la forma è un ragazzino, vestito con abiti antiquati, un corpo fragile, ma vivo. Sì, il ragazzino respira e piano piano Warren comincia ad affiancare il medico che lo tiene sotto osservazione, a passare ore al suo capezzale, a leggergli poesie, brani di libri, articoli. Finché il ragazzo apre gli occhi, articola suoni e agenti governativi vengono a portarselo via. Il medico convince però Warren a non abbandonare il ragazzo in balia di esperimenti scientifici,  persuaso tra l’altro del fatto che il corpo del ragazzo stia subendo un processo di deterioramento e invecchiamento molto rapido e Warren coglie la sua “seconda possibilità”: il tentativo di riportare il ragazzo da dove è venuto, nascondendosi con lui, cercando di comunicare attraverso i gesti, il silenzio. In un alternarsi di punti di vista del ricercatore e del giovane Jim, una sorta di educazione sentimentale che è per l’uomo maturo un ritorno all’essenziale e alla vita, per il ragazzo venuto dal passato la scoperta di un mondo che non gli appartiene e il ricongiungimento con il suo passato. Con alcuni passaggi estremamente toccanti, come il tentativo di Jim di camminare appoggiato alle stampelle, il pianto confortato da un abbraccio, lo scambio reciproco dei nomi.

Come ha scritto Anselmo Roveda sul numero di aprile di Andersen, “se il libro, oltre ad avere il titolo in inglese, avesse anche un autore di area anglosassone, lo troveremmo di certo tra i bestseller young adult di molti Paesi”. Effettivamente è così, un romanzo che sembra più rivolto agli adulti che ai ragazzi, con tutte le sue riflessioni sugli affetti, sulla famiglia, sulle seconde possibilità. Speriamo però che abbia una seconda possibilità all’estero e che sia apprezzato come merita.

Guido Sgardoli, The Frozen Boy, San Paolo 2011, 203 p., euro 15.

A.S.S.A.S.S.I.N.A.T.I.O.N.

27 Lug

MoreQuesto libro comincia dove finisce un’altra storia, qualla di Sherlock Holmes, che il suo creatore – sir Arthur Conan Doyle – fa scomparire durante un’escursione in Svizzera, probabilmente nelle cascate di Reichenbach. La pagina di giornale che riporta la notizia della sparizione del celebre investigatore arriva in un orfanotrofio a una ventina di miglia a sud di Londra E lì la legge il presunto figlio di Sherlock Holmes. Sì, perché David Pip è convinto che il celebre investigatore sia suo padre e persuade un altro orfano, Calum Traddles, a fuggire con lui verso Londra dove incontreranno il dottor Watson e poi raggiungeranno l’Europa per far luce sul mistero. L’avventura dei due ragazzi cavalca le pagine di celebri romanzi classici che l’autore ha voluto inserire anche per suggerirne la lettura: dalla Londra di Oliver Twist a Heidi, dai tre uomini in barca con un cane a Dracula, da Frankenstien a Poirot sull’Orient Express e molti altri… personaggi di carta che aiutano i ragazzi nelle loro avventure, fino ad un finale misterioso anch’esso.  Qual è la realtà e qual è la finzione di un romanzo?

Conoscendo i romanzi citati e i personaggi che via via appaiono leggere questo romanzo è un gioco a  riconoscerli; non mi rendo perciò conto di come fili la trama per ragazzi che non li hanno mai letti: sicuramente il certosino lavoro dell’autore può essere utile suggerimento per nuove letture.

Guido Sgardoli, A.S.S.A.S.S.I.N.A.T.I.O.N., Rizzoli 2009, 333 p., euro 18.

Eligio S. I giorni della Ruota

14 Gen

eligioComplice una giornata di fitta neve e il ricordo di quanto mi era piaciuto JJ contro il vento, ho letto questo romanzo che per qualche ora mi ha concesso di vivere a Venezia tra la fine dell’Ottocento e i primissimi anni del Novecento. La storia è quella di un bambino che viene esposto, come si usava fare un tempo, quando i piccoli che non potevano essere cresciuti dalle loro famiglie venivano lasciati nella ruota di un istituto che li avrebbe allevati. Il neonato in questione è ben curato, porta con sé una mezza medaglietta che come tradizione servirà a riconoscerlo se la madre o qualcuno della sua famiglia verrà a cercarlo (l’altra metà rimaneva a chi lo abbandonava) e un biglietto scritto dalla madre dice che il suo nome è Eligio S. Comincia così l’intreccio delle vicende di chi ruota intorno al bambino: in istituto, nelle calli di Venezia, intorno a sua madre. Storie che si sfiorano, che si legano, che si rincorrono. Se vi piacciono i romanzi storici, questo libro vi farà scoprire alcuni pezzi di un’epoca in cui i bambini lavoravano in fabbrica, le donne lottavano per la parità, il campanile di San Marco crollava “come un dolce tolto troppo presto dal forno”. Se vi piacciono le storie che hanno un finale lieto, che però non arriva troppo in fretta e la cui strada passa per avventure e colpi di scena; se credete che le coincidenze non esistano, vi consigliamo di leggerlo.
Questo è il sito dell’autore, in cui trovate notizie su di lui e sugli altri libri che ha pubblicato.

Guido Sgardoli, Eligio S.: i giorni della Ruota, Milano, Giunti, 2008, p. 431, euro 13,90.