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persidivista.com

19 Giu

Confesso: ho trovato la prima parte di questo libro di una fatica immane, penso a causa del continuo saltare da un personaggio all’altro nella costruzione di una trama che appare inizialmente più complicata di quel che è, viziata da ricercatezze a cui l’autrice si lascia andare e che possono anche risultare stucchevoli (all’ennesima ripetizione di Marie-Ève e Ève-Marie, nomi di due gemelle, non avete avuto voglia anche voi di gridare?). Poi si entra nel vivo del meccanismo del giallo, sale la tensione (anche se è abbastanza intuitivo individuare il colpevole), c’è più azione e tutto migliora.

In realtà, quel che evidentemente interessa all’autrice non è tanto costruire un giallo, ma piuttosto inserire su una trama di questo tipo l’attenta analisi sulle personalità, sui comportamenti e sui rapporti sociali a cui ci ha ben abituati, in particolare indagando sui legami famigliari e su quel che di sé ciascuno mostra o nasconde. Un altro punto di interesse analizzato è quello dell’utilizzo dei social, come Murail evidenzia anche nel diario che segue il romanzo in appendice, in cui tiene traccia di come siano nati l’idea prima e lo sviluppo poi di questa storia.

La quattordicenne Ruth si registra col nome del padre su un sito che permette di rintracciare i propri compagni di scuola, caricando le fotografie di classe. Su quella che ha scelto lei si vedono il padre e la madre al liceo: si tengono per mano tra i compagni della classe frequentata anche dalla sorella gemella di lei, morta annegata poco dopo. Le persone che si riconoscono però fanno notare uno sbaglio: a tenere per mano Martin non è la madre, ma la zia, sua fidanzata dell’epoca. Si riapre così il passato, tra un nonno che Ruth e sua sorella non conoscono, alcuni ex compagni di classe del padre, un presunto colpevole che in realtà non ha mai commesso l’omicidio, i sospetti mai sopiti e i depistaggi.

Il ritratto che l’autrice fa degli adulti coinvolti è spesso impietoso e crudo; a volte si piega ad accoglierli con la comprensione e la vicinanza che si può avere per le fragilità che finalmente si mostrano, dopo anni di maschere, di bugie, di adattamento a quel che gli altri si aspettano fino al punto di non sapere più essere se stessi.

Marie-Aude Murail, persidivista.com (trad. di Federica Angelini), Giunti 2017, 263 p., euro 14,90, ebook euro 8,99

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3000 modi per dire ti amo

2 Feb

3000 modiper dire ti amo

Nelle giornate del lettore si succedono talvolta infilate di inattese sorprese, a volte invece si collezionano incredibili pile di gettoni di legno; la scorsa settimana ho collezionato più gettoni di legno, per fortuna solo sul versante libri per ragazzi, ma già è stato sufficiente. I gettoni di legno lasciano una delusione che si avverte più forte di quel che in realtà è quando vengono da dove non te lo aspetti, o meglio da libri da cui ti aspettavi non proprio risultati splendidi, ma faticavi a ammetterlo ad alta voce, perché dagli autori che conosci, di cui hai apprezzato alcune storie che sono ormai dei classici per i lettori, ti attendi sempre tanto.

I gettoni di legno della scorsa settimana di lettura sono stati fondamentalmente due; cominciamo con l’ultimo romanzo di Marie-Aude Murail, dove si racconta l’amicizia, la crescita comune, l’intrecciarsi di sentimenti, vite, passioni e incertezze di tre ragazzi di diversa provenienza sociale che incrociano le loro strade al collège e poi un corso di teatro che apre loro le porte al mondo della recitazione, grazie anche alla figura di un carismatico insegnante capace di intuire le potenzialità di ciascuno, di vederne gli angoli nascosti e i reali modi di essere. Chloé, Bastien e Neville seguono le loro aspirazioni, balbettano sul palcoscenico come nella vita, si mostrano sfrontati per nascondere ferite e incertezze, condividono prove, domande sulla vita, tensioni nel momento di esami e prove di ammissione. Insieme crescono, costruendosi, guardando cambiare i loro corpi, i loro sentimenti, il loro atteggiamento verso la vita, in un ménage à trois con tanti rimandi (Jules et Jim il più ovvio; The Dreamers, tanto per citarne un altro; qualcuno forse ha visto À trois on y va di Jérôme Bonnell?).

Ovviamente ricchissimo di citazioni dal teatro classico, ma anche di autori recenti certo sconosciuti a chi non si intenda di teatro francese, scritto con la bravura solita della Murail, apre ogni capitolo con la citazione di una pièce di cui troviamo elenco nel finale e potrebbe per questi motivi essere un avvicinamento al mondo del teatro per chi non conosce, una chicca per chi già ha questa passione. Però. Però a me non convince. Forse perché già lo scorso romanzo della stessa autrice tradotto sempre da Giunti non era certo un libro che lasciava il segno, forse perché mi chiedo davvero quanto bisogno ci fosse di una traduzione italiana di questo testo. Vero, è un libro che ad esempio in biblioteca andrà molto in prestito: la scelta grafica della copertina e il titolo faranno sì che tante lettrici lo prendano dagli scaffali dedicati agli adolescenti, ma quante davvero arriveranno fino in fondo in una lettura che quelle citazioni rendono appesantita e poco scorrevole? Mi piacerebbe che chiedessimo pareri ai lettori che tornano restituendo il libro. Perché a me sembra che sì, sia bello avere tutti i testi di un’autrice importante come Murail tradotti in italiano, ma che in questo caso le scelte editoriali ci consegnino un romanzo che potrà interessare gli adulti appassionati della sua scrittura, devoti all’autore in sé più che alle sue opere nello specifico. Non lo so, insomma, la mia domanda finale è questa: i ragazzi lettori avevano davvero bisogno di un romanzo simile? E non è il solo caso in cui me lo chiedo; forse sento urgente una riflessione su quel che davvero si può offrire ai ragazzi lettori e quel che è invece (e qui potremo tirare in ballo anche tanti illustrati) piacere degli adulti per se stessi.

Marie-Aude Murail, 3000 modi per dire ti amo (trad. di Federica Angelini), Giunti 2016, 219 p., euro 12, ebook euro 7,99

Crack! Un anno in crisi

24 Giu

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Ritratto di famiglia in un interno, potremmo dire di questo nuovo romanzo di Marie-Aude Murail che ci presenta i quattro membri della famiglia Doinel come entità separate, ciascuno singolo durante la giornata, riuniti solo in occasione della cena e nel finale. Seguiamo i loro pensieri, le loro riflessioni, i sogni di una fuga e una vita diversa davanti alla fotografia di una yurta mongola piantata in Bretagna che campeggia sulle pagine di una rivista in cui tutti si imbattono in casa.

Charline si fa chiamare Charlie, ha quattordici anni e vive immersa nel mondo dei manga che divora, scoprire una certa affinità di letture e una complicità con lo strambo compagno di classe chiamato da tutti il kolchoziano dà una svolta alle sue giornate; il fratellino Esteban, vittima dei bulli a scuola per la sua bassa statura, inventa ingranaggi, modi di salvare il pianeta, metodi per mettere in crisi la psicologa da cui viene mandato; la madre è satura del suo mestiere di insegnante e il padre si trova a fare i conti con la riorganizzazione della ditta di cui è responsabile, assorbita da una più grande.

Il libro contiene uno spietato quanto veritiero ritratto del mondo del lavoro dei genitori dei protagonisti: quello del padre descrive la riorganizzazione di un’azienda attraverso  l’esternalizzazione dei servizi, il licenziamento dei dipendenti e la pressione esercitata su di loro in base ai loro problemi e a vicende del passato, senza praticamente calcolare il lato umano. Quello della madre, insegnante in una scuola materna, suona vero e quasi terribile nelle canzoncine, nelle attività fatte svolgere ai piccoli alunni, nelle schede di valutazioni pressanti che distribuiscono C e A in base a come vengono riempiti coi semi i vasetti dello yogurt. Nemmeno i nonni ne escono così bene, ma il tutto – la famiglia, i compagni di scuola dei ragazzi, i colleghi di lavoro dei genitori, le persone che incontrano – è il ritratto di una varia umanità nelle sue diverse sfaccettature, più e meno edificanti.

Marie-Aude Murail, Crack! Un anno in crisi (trad. di Federica Angelini), Giunti 2014, 253 p., euro 8,90

Una sottile linea rosa

28 Mar


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La linea del titolo non è una linea qualsiasi, nemmeno la linea di uno dei traguardi che la sportivissima sedicenne protagonista taglia in tempi straordinari in gara, ma semplicemente quella del test di gravidanza che Perla guarda, rinchiusa nel bagno della casa al mare delle sua amica di sempre. Perché Perla è incinta e ha subito a che fare con un’amica offesa per non saper nulla, curiosa (come dove quando?) e che sbotta in un assai sincero “Cazzo, Perla,  siamo cinture nere di educazione sessuale. È dalla seconda elementare che ci parlano di accoppiamenti tra umani e tu non arrivi nemmeno alla regola di base del preservativo? Dovevi proprio essere fuori di testa!”.

Perla era fuori di testa perché non le pareva vero che Cesare, uno dei ragazzi più popolari della scuola per cui lei ha una cotta fin da bambina, la degnasse di sguardi e presenza. Complice l’alcol a cui non è abituata e a cui cede per non sfigurare, Perla commette l’errore “di aprire le gambe con uno con cui avevo parlato troppo poco”. Si trova così ad affrontare gli altri: l’amica, Cesare, gli adulti di cui viene dato un ventaglio di reazioni e di modi di pensare diversi. Soprattutto ad affrontarlo dal suo punto di vista, rendendosi conto di aver condiviso il divertimento di un momento e nulla più, guardando chi la circonda e facendo le debite differenze ad esempio tra sua madre e la mdre di Arianna, sapendo che la decisione sarà solo sua, ma quale?

Questo è un libro sincero, che ha abbattuto per una volta tutti i miei pregiudizi sui libri a tema. Perché ha la capacità di non giudicare, di non prendere posizione e soprattutto di non fare moralismi o lezioncine, come spesso accade quando i romanzi affrontano un tema importante. Anzi, non fa proprio nulla di tutto questo. Fa quello che una buona storia deve fare: racconta. E per di più col linguaggio giusto, mai stonato, mai scimmiottato. Magari, se potete, evitatevi la cartella stampa che inanella percentuali di ragazze madri in Italia tra 14 e 19 anni, di padri assenti, di background familiari difficili e i successi del docu-reality “16 anni incinta”, del film”Juno” e del telefilm “Vita segreta di una teenager americana”. Ecco, “Juno” guardatelo perché merita, perché è un bel film, ma – fuori da questa logica molto lista di discussione NPL “a problema, libro” – leggete questo romanzo semplicemente come una buona storia. Che parla anche di un’adolescente incinta perché capita, perché è la vita. E la dice bene, molto bene, questa vita.

Annalisa Strada, Una sottile linea rosa, Giunti 2014, 160 p., euro 8,90 

I 10 mesi che mi hanno cambiato la vita

7 Ago

Più riguardo a Dieci mesi che mi hanno cambiato la vita

Per chi cerca filoni e temi ricorrenti tra i romanzi per ragazzi, eccone un altro da inserire tra la sick-lit, sempre presente e  in crescita negli ultimi tempi. Questa volta il racconto in dieci mesi viene fatto dal tredicenne Steven, non proprio un campione d popolarità a scuola (basti pensare che viene apostrofato come “Bif” , abbreviazione di Bifolco), la passione per la batteria e una certa tendenza a non farsi notare. Nel primo tema dell’anno scolastico, quando il titolo assegnato è “La cosa più noiosa del mondo”, sceglie di parlare del fratellino Jeffrey di cinque anni, raccontando di come la sua nascita gli abbia cambiato la vita. In peggio, ovviamente. Ma l’effettivo peggio deve ancora arrivare: si scopre che Jeffrey ha la leucemia e il romanzo prosegue con il racconto di come la malattia stravolga la vita della famiglia e quella di Steven. Che fa di tutto per tenere la cosa nascosta, che scopre di essere invisibile ai più (ma non a tutti!), che misura la potenza della rabbia e la velocità dei cambi di programma all’ultimo minuto.

Sonnenblick racconta, come al solito, con grandissima ironia anche passaggi dolorosi o faticosi, facendo innamorare il lettore del personaggio di Jeffrey prima ancora che del protagonista. Con qualche perplessità tecnica (tanto per fare i rompini-precisini, ma così è: non possono inserire un port-a-cath a Jeffrey, quello è un catetere, il port-a-cath già ce l’ha. Insomma, lo so che non ve ne accorgevate, ma quando noti le cose, poi le hai notate… 😉

Il sito dell’autore: in Italia lo abbiamo già apprezzato per “Una chitarra per due” (Mondadori) e per “L’arte di sparare balle” (Giunti extra); questo è stato il suo primo romanzo pubblicato.

Jordan Sonnenblick, I 10 mesi che mi hanno cambiato la vita (trad. di Sara Reggiani) Giunti Extra 2013, 186 p., euro 8,90

L’arte di sparare balle

16 Nov

More about L'arte di sparare balleJordan Sonnenblick è geniale: leggete ad alta voce le prime pagine di  Una chitarra per due (Mondadori, 2008) a un gruppo di tredicenni e il percorso di lettura successivo è tutto in discesa! In certi punti mi ricorda il Paulsen de Il mio amico Harold (ancora una volta, a quando la ripubblicazione dei magnifici libri di Paulsen, da anni ormai fuori catalogo?). Anche in questo L’arte di sparare balle, pubblicato nei nuovi extra Giunti non si smentisce e vi ritroverete in parecchi punti a ridere forte durante la lettura. Il protagonista arriva nell’ennesima nuova scuola: fa la terza media, si è già al secondo semestre e lui – campione di adattamento e adattabilità – cerca di costruirsi una nuova identità, stufo di essere come tutti gli altri, di vestirsi come loro, di praticare sport che non lo interessano. Vuole essere diverso, ma gli sembra di non avere nulla di unico: è povero, cinese, adottato da piccolo, ha la fobia degli insetti, un padre in prigione per truffa.

Essere unici era molto più difficile che seguire il branco. Per essere diversi, o almeno fingere di esserlo, bisognava essere creativi. E io evedentemente non lo ero, altrimenti non avrei nemmeno avuto bisogno di INVENTARE un modo per farmi notare.

San ha bisogno di trovare un modo per farsi notare anche da Woody, la compagna di classe che suona la chitarra alla mensa e che ha i capelli che sanno di arancia. L’occasione gliela offre senza volerlo un professore, con una domanda sul buddismo in Cina. San – un po’ per caso un po’ per gioco un po’ perché non gli par vera l’attenzione che comincia a catalizzare – si fa passare per un vero esperto zen, anzi un Maestro, come qualcuno comincia a dire in giro. Così San, nella ricerca di essere unico, comincia a recitare una parte, accorgendosi nel corso dei mesi di come una palla di neve possa diventare una valanga e finire anche in un burrone.

P.S. per i bibliotecari: per imparare in una notte il più possibile sullo Zen e mantenere le aspettative altrui, San va in biblioteca e prende in prestito tutto il prestabile sull’argomento. La ricerca tra gli scaffali e l’incontro con il Fantasma del Passato della Biblioteca sono davvero esilaranti. San scoprirà presto che una biblioteca può essere un posto molto più sorprendente di quanto si possa immaginare 🙂

Jordan Sonnenblick, L’arte di sparare balle (trad. di Sara Reggiani), Giunti 2011, 187 p., euro 10.

The Kissing Game

10 Nov

More about The kissing game. Piccole ribellioni quotidianeQuesto giorno è mio.

Oggi è per me.

La ribellione di Ursula, che in famiglia tutti chiamano Cindy e che trattano quasi fosse a loro servizio, comincia così: alzandosi un mattino e decidendo che quella giornata sarà tutta per lei, per quella che si sente veramente di essere. Sedici racconti brevi, in cui Aidan Chambers racconta di ribellioni quotidiane, quelle che passano in un gesto, in una frase, nel far valere la propria ragione, nell’essere se stessi e non come ci vogliono gli altri. Adolescenti che si intrufolano in lussuose stanze di albergo, che ottengono un contratto di lavoro per interpretare la parte del canguro al parco divertimenti, che vedono fantasmi, che soffrono di timidezza cronica, che scelgono uno stile di vita e cercano di portarlo avanti. Adolescenti che chiacchierano, che urlano, che stanno in silenzio, che si fanno domande. Adolescenti che scrivono, che telefonano, che si cacciano in situazioni estreme.  Che sanno quanto sia complicato crescere ed essere non chissachi, ma la maggior parte delle persone.  Che fanno progetti per quando conquisteranno il mondo. Che scelgono di fare cose, tipo vivere appunto.

Non perdetevi, tra tutti,  Una giornata tutta per sé, Rifiuti, Tipo vivere. Alcuni di questi racconti sono esempi di “flash fiction” che offre all’autore la possibilità di esercitare la sua abilità in un genere in cui si sono cimentati scrittori come Kafka e Calvino, un genere assolutamente moderno per la facilità con cui questi testi possono essere letti su piccoli schermi. Chambers si sta dedicando proprio a questo: a scrivere sul suo iPad racconti brevi da leggere su schermo.

Aidan Chambers, The Kissing Game. Piccole ribellioni quotidiane (trad. di Duccio Viani), Giunti extra 2011, 189 p., euro 10

Nodi al pettine

8 Nov

More about Nodi al pettineUn nuovo libro di Marie-Aude Murail, vestito della nuova veste grafica della collana extra di Giunti. Il protagonista è Louis, quattordici anni, famiglia borghese e benestante, con un padre molto attento alla forma, alle frequentazioni dei figli sia in temrini di ambienti che di scuola che di amici. Quando la scuola, che del resto non frequenta volentieri, obbliga il ragazzo a scegliere dove frequentare uno stage, Louis rifiuta, pur di non condividere del tempo con un compagno di scuola, la proposta del padre di passare una settimana in uno studio radiofonico e accetta senza farci nemmeno troppo caso l’idea della nonna. Una settimana in un salone da parrucchiere. Con sua grande sorpresa e con grande orrore del padre, scopre invece che quella professione gli va a genio e a quanto pare è davvero portato per inventare nuovi tagli e nuove colorazioni sulle teste dei clienti. In realtà gli va a genio anche l’ambiente, formato da persone così diverse tra loro, che nascondono un mondo di segreti al di fuori della porta del negozio, ma al tempo stesso persone legate tra di loro da vero affetto. Così Louis si troverà per la prima volta a sentirsi responsabile di se stesso e degli altri e a cercare di contrastare il volere paterno. Se il primo atto di ribellione è una vigliacca infilata di bugie, il ragazzo uscirà ben presto allo scoperto e affronterà la situazione. Narrazione un po’ slegata, ricca di vicende e con un finale posticipato di anni che forse non era così necessario alla storia in sè, ma nacessario a quel manifesto di ottimismo che sottosta sempre alle vicende narrate da Marie-Aude Murail: per quanto la vita possa essere complicata e disseminata di prove (dice l’autrice di scrivere romanzi di formazione e di crescita in cui i protagonisti crescono attraverso le prove), ce la puoi fare.

Condividiamo con voi il prologo all’intervento che Marie-Aude Murail ha fatto ieri a Torino durante il convegno “Adolescenti: lettura, lettori, linguaggi”, a cui ha partecipato con Aidan Chambers e Annie Rolland, nell’ambito della manifestazione Tante Storie. Marie-Aude ha ricordato a bibliotecari e insegnanti presenti che per far leggere i bambini e i ragazzi occorre – come in tutto – dare il “buon esempio”, essere lettori felici. E poi, quasi un imperativo,  leggere ad alta voce: è fondamentale e soprattutto è semplice, è gratuito e ai bambini piace… e la facilità di queste tre caratteristiche non deve essere un motivo per non leggere ad alta voce…

Marie-Aude Murail, Nodi al pettine (trad. di Federica Angelini), Giunti extra 2011, 157 p., euro 10