Tag Archives: Giulia Guasco

Correndo sul tetto del mondo

30 Giu

Tash vive con la famiglia in un villaggio del Tibet e ben conosce le regole e i limiti imposti dalla dominazione cinese. Sa di non poter indossare gli abiti tradizionali, di non poter cantare certe canzoni né di poter pronunciare il nome del Dalai Lama. Per di più, i genitori fanno parte della rete di resistenza e il padre, giornalista del giornale locale, scrive volantini e opuscoli distribuiti clandestinamente per far circolare notizie vere su quel che sta succedendo. Quando un uomo, in segno di protesta, si dà fuoco sulla piazza del mercato per attirare lo sguardo dell’opinione pubblica sulla situazione, le case del villaggio vengono perquisite e i genitori arrestati.

La ragazzina, in compagnia del suo miglior amico e di due yak, decide di passare le montagne per raggiungere l’India e incontrare il Dalai Lama, nella speranza che possa salvare i genitori. Nel libro che il padre le ha affidato è nascosto un messaggio cifrato che sarà rompicapo e aiuto lungo il cammino, costellato ovviamente di incontri con persone amiche, scontri con i soldati, imprevisti e perdite. Anche l’arrivo in India non corrisponde esattamente alle aspettative della ragazzina, che sarà invitata a tener viva la speranza, che spesso può portare all’inaspettato.

Un libro che con una bella scrittura coinvolgente e senza retorica porta il lettore in un mondo e in una cultura spesso poco conosciute, dando occasione per approfondire non solo la cultura, ma anche una parte di storia e di resistenza a regimi e imposizioni.

Jess Butterworth, Correndo sul tetto del mondo (trad. di Giulia Guasco), San Paolo 2018, 256 p., euro 18

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Aspettando Gonzo

22 Ago

Ha già prenotato il premio per la peggior copertina della stagione (a onor di cronaca ripresa da quella dell’edizione originale) questo romanzo che racchiude invece una buona storia di crescita e di sguardi sul mondo, come giá Dave Cousins ci aveva regalato in Quindici giorni senza testa, Premio Andersen 2013 per il miglior romanzo oltre i 15 anni.

Cosa può succedere di peggio a un adolescente cresciuto a Londra, abituato a passare il pomeriggio giocando a SlamShowdown con gli amici e ascoltando le ultime novità musicali, se non subire il passivo trasferimento in campagna, al seguito dei genitori entusiasti di vivere finalmente tra prati e colline? La scuola è a chilometri di distanza e quando si rompe l’autobus non ti resta che andare a piedi; la nuova casa è tutta da rifare, fredda e piena di spifferi; l’unico compagno di classe che si avvicina è un nerd che adora i Beatles e i fantasy e il primo giorno di scuola – oltre a guadagnarsi il soprannome di Mutanda – si apre con un incidente che scatena l’ira di un’inquietante ragazza soprannominata Psyco che pare promettere nulla di buono. Benvenuto Marcus detto Oz, in questo angolo di campagna piovoso, umido e a chilometri di distanza da qualunque forma di quella che intendi come civiltà.

Per fortuna il protagonista tredicenne ha un gran senso dell’umorismo ed è su questo che fa forza per raccontare le sue disavventure e i guai in cui inevitabilmente si caccia, scegliendo come interlocutore privilegiato la novità del giorno: leggendo di nascosto i messaggi sul cellulare della sorella diciassettenne, Oz scopre che è incinta. Prima ancora che lo sappiano altri – i suoi genitori, il padre del bambino che ignaro fa una comparsata da Londra – Oz battezza Gonzo il pargolo in arrivo e gli racconta quel che succede intorno: Psyco che viene a casa ogni giorno per aiutare la madre nel suo lavoro di artista, Ryan che cerca di convincerlo a leggere un fantasy e a partecipare a un Fight Camp travestito da Nyctal, i propositi di rapinare il pub del villaggio, gli episodi di bullismo a scuola.

Tra i tanti episodi, è sicuramente interessante l’avvicinamento di Marcus alla lettura: quando Ryan presta a Oz il primo volume de “Un viaggiatore ai cancelli del tempo”, il ragazzo non riesce ad andare oltre la terza pagina. Il libro è vissuto, consumato e amato da Ryan, ma Marcus riuscirà ad appassionarsi al romanzo solo ascoltando l’audiolibro della trilogia completa. A quel punto non riesce a credere di passare buona parte delle giornate ad ascoltare la storia, con “l’eccitazione che mi ronzava nelle budella”.

Il sito dell’autore da cui potete scaricare anche la colonna sonora del romanzo, che supporta la teoria di Oz sul potere curativo della musica. E il suo blog.

Dave Cousins, Aspettando Gonzo (trad. di Giulia Guasco), San Paolo 2014, 304 p., euro 18, ebook euro 8,99

Quindici giorni senza testa

28 Gen

quindiciUn segreto è come una borsa che devi sempre portarti addosso – ogni giorno ci metti dentro una nuova bugia, e diventa sempre più pesante e difficile da trasportare da soli.

La borsa è quella che cerca di trascinare Lawrence, quindici anni, un fratellino di sei da accompagnare a scuola, una madre che scompare improvvisamente. Sulle prime Lawrence cerca di non farci troppo caso, di dirsi che è ad uno dei due lavori tra cui si divide, che sta smaltendo la solita sbornia del mercoledì, poi non può fare a meno di pensare che li abbia abbandonati. Abituato a rapidi trasferimenti di città quando i servizi sociali si fanno pressanti; abituato a badare al fratello e alla casa; abituato a nascondere le difficoltà, Lawrence si imbarca nell’impresa di far finta che tutto vada come il solito. Il che implica mentire alla ficcanaso del piano di sotto e agli insegnanti; travestirsi per tentare di incassare i soldi sul conto che la nonna gli ha intestato; imbastire una sorta lavoro di squadra col piccolo Jay, prendendo spunto dai suoi adorati cartoni di Scooby Doo. Ma non a tutti si può mentire; non di certo a Mina, la ragazza che lo trova un po’ strano ma che sa leggergli dentro; non di certo quando ci si convince che la propria madre sia in realtà vicinissima, persa nei sensi di colpa e nel convincimento che i figli meritino altro.

Comincia allora un lavoro di squadra dove Jay ovviamente è Scooby (e morde proprio come il cane in questione), Lawrence è Shaggy e Mina Velma. Con una segreta missione speciale in più: per due settimane, tutte le sera, Lawrence partecipa a un quiz telefonico, utilizzando il nome del padre prematuramente scomparso, per tentare di vincere una vacanza gratis per tutta la famiglia.

In questo libro non si ha da mangiare, non si sa cosa fare, si ipotizza di rubare al supermercato e di raggirare la cassiera della banca, si scappa, si finge, si allaga la casa del vicino e si sa tutto degli scarafaggi perché si incontrano sul divano del salotto o nel lavandino della cucina. Eppure in questa storia si ride con il cuore e la si legge tutta d’un fiato per indovinare la risposta alla domanda cruciale. Quella di un quiz telefonico. Ma  anche quella di cosa meriti nella vita. E di cosa si è disposti a fare per quel che davvero merita.

Ecco il sito dell’autore

Dave Cousins, Quindici giorni senza testa (trad. di Giulia Guasco), San Paolo 2013, 325 p., euro 17,90

In trappola

18 Gen

More about In trappolaIn coda di questa settimana in cui il meteo preannunciava l’arrivo di temperature polari e neve spinte sul nostro Paese da un ciclone a cui è stato attribuito il nome di Morgana, in vetrina metto una tempesta vera, una tormenta che dura per una settimana, con la neve che non smette di cadere, fa muri alti più di due metri e rende bianco tutto l’intorno, tanto bianco da abbacinare.

Sette ragazzi e un insegnante rimangono a scuola mentre le lezioni vengono sospese e i pulmini partono nel tentativo di riportare tutti a casa. Qualcuno aspetta i genitori che sono già in viaggio; qualcuno invece vuole approfittare per rimanere nel laboratorio di tecnica e lavorare al suo go kart. Poi il professore esce a cercare aiuto e i sette rimangono veramente soli nel grande edificio scolastico costruito per servire tre diverse comunità cittadine e quindi isolato rispetto ai centri abitati. La neve non smette di cadere, toglie la luce coprendo le grandi vetrate e pesa sul tetto; manca l’energia elettrica; la fame si fa sentire.

Isolati nella scuola ci sono sette liceali: Scotty, che racconta in prima persona, coi suoi due amici di sempre; la più bella ragazza della scuola insieme alla sua migliore amica; il bullo della situazione e quello che tutti considerano un nerd. La convivenza forzata e la necessità di organizzarsi per mangiare, dormire, andare in bagno; il prendere delle decisioni che possano funzionare per tutti; mantenere la calma anche se tutti pensano quel che ad alta voce nessuno riesce a dire (Com’è il mondo fuori? Qualcuno sa che loro sono lì isolati? Dove sono i genitori partiti per venirli a prendere?) e insieme il vedere chi sono davvero gli altri, rendendosi conto di non aver mai pensato oltre la propria partita di basket o agli interessi del compagno un po’ schivo o che la bella della scuola fosse anche dotata di parola (e magari pure di intelligenza). Ci si dovrebbe unire; forse invece è più semplice cominciare a dividersi.

Finisci il libro e pensi che è davvero una bella storia (fin dalla copertina), scritta bene e che segue i pensieri e gli sguardi di Scotty, facendo sentire al lettore anche il non detto, anche quei pensieri che vengono tacitati perché altrimenti metterebbero in luce la tragedia. Persino la voce del dj che racconta cosa succede intorno e che per poco i ragazzi riescono ad ascoltare, sembra venire da un altro mondo, da un pianeta diverso verso cui però è inevitabile prima o poi che qualcuno debba mettersi in cammino. Il finale è aperto; lascia pieni di domande, di curiosità per quel che sarà successo dopo. Ma soprattutto ci si chiede cosa succederà quando torneranno a scuola quei ragazzi che hanno visto davvero gli altri, che sono rimasti nudi – nelle loro paure, in quel che pensano – e che sanno adesso molto di più di quei compagni che fino a quel momento avevano solo sfiorato nei corridoi.

Il blog dell’autore. Il libro ha ricevuto menzioni, premi ed inserimenti in liste speciali di insegnanti, bibliotecari, librai.

Michael Northrop, In trappola (trad. di Giulia Guasco), San Paolo 2011, 267 p., euro 17,90

Rose non è una tartimolla

2 Mar

Rose parla come una pappamolla e pensa che i suoi genitori la ritengano una tartimolla, cioé una sorta di dolce non molto buono. Per i medici è una ragazzina molto intelligente e molto emotiva e con enormi problemi di linguaggio: in sostanza nella sua mente le parole sono (quasi) tutte perfette, con le lettere in fila al posto giusto, ma spesso la lingua le si aggroviglia, la testa le si ingarbuglia e così escono frasi tipo la sua presentazione alla nuova classe: “Buona alba a tutti, la mia scheda di classe è Rose. Mia madre è una cerca-slogan e mio padre una matita”. Già perché Rose è nuova nella classe quinta e cerca di stare appartata per non avere problemi: nell’intervallo frequenta il muretto dei solitari, in classe si siede vicino a Momo che col suo cappuccio in testa pare innocuo. Al fondo del cortile però c’è un cancello che separa la scuola elementare dalla media e se ti avvicini troppo i grandi vengono a darti fastidio. Rose va contro le regole: armata del suo linguaggio speciale e dell’innamoramento per un numero 3 alto, bello e gentile, risponde a tono e guida una rivolta. Ben presto i bambini di prima (e non solo) le chiederanno di insegnar loro il rose, quel nuovo strano linguaggio che serve a dire che si è “allegri come una salta per aria” e che definisce i grandi “lampioni” (con la regola assoluta di mandarli a quel paese). Un libro di veloce lettura e di sorriso assicurato. A proposito, Rose non vi sembra una cuginetta di certi personaggi di Claude Ponti?

Colas Gutman, Rose non è una tartimolla (trad. di Giulia Guasco, ill. di Sara Benecino), San Paolo 2012, 83 p., euro 10