Tag Archives: Giovanna Scocchera

In viaggio verso di me

6 Lug

More about In viaggio verso di me– Perché hai una fissa per gli esploratori? – chiesi (…) – Mi hanno sempre affascinato. Fin da piccolo. Amavo l’idea che le persone potessero fare delle scoperte. Che si potesse essere la prima persona a vedere qualcosa. Oppure la prima persona a riconoscere qualcosa che nessuno aveva mai notato.

L’estate fa anche questo: ti fa disseppellire i libri accumulati da una pila e ti fa scoprire pagine che meritano. Ecco uno dei romanzi che ci eravamo persi per “eccesso di accumulo”, una buona storia che si legge tutta di fila, ben scritta, non scontata. Si apre con una pagella e due mail. Leggendo bene scopriamo che Amelia E. Curry, voti alti alla Raven Rock High School, cinque assenza per lutto, frequenterà il prossimo anno scolastico a Stanwich, dove è in procinto di trasferirsi con un viaggio in macchina in compagnia di tale Roger, con tappe fissate e alberghi prenotati da sua madre. Amy viene da mesi terribili: suo padre è morto in un incidente che ha coinvolto l’auto da lei guidata e la sua famiglia è andata in frantumi. Il fratello è in un centro di recupero e la madre ha deciso che la cosa migliore è trasferirsi, cambiare stato, lasciare i ricordi alle spalle. Ad Amy e a Roger, figlio di amici di famiglia che la ragazza non vede da anni, tocca il compito di chiudere la vecchia casa e portare l’auto della madre di Amy dalla California al Connecticut. Avventura on the road nel segno della ribellione: i due ragazzi infatti decidono di deviare dal percorso stabilito e di seguire l’istinto, il cuore e la curiosità, costruendo un loro proprio itinerario fatto di ricordi, ricerche, risate, imprevisti. Un modo per affrontare quello di irrisolto che si portano dietro, per dire addio, per chiudere porte e aprirne atre.

Costruito come un diario di viaggio, dove alla voce di Amy si alternano fotografie, scontrini, biglietti d’ingresso, curiosità sui vari Stati attraversati (e sui loro motti!) e con una serie di colonne sonore da non perdere!

La pagina ufficiale di Morgan Matson.

Morgan Matson, In viaggio verso di me (trad. di Silvia Papa e Giovanna Scocchera), Mondadori 2011, 375 p., euro 16.

Graffiti Moon

11 Gen

Io voglio collidere. Voglio scontrarmi con Shadow e lasciare che nell’urlo fuoriescano i nostri pensieri, per poi raccoglierli e scambiarceli come manciate di sassolini lucenti.

Lucy Derwish brucia nella prima pagina di questo romanzo. L’incendio che le corre sulla pelle e dentro i pensieri è la speranza di arrivare a tempo per vedere finalmente Shadow, il più originale e misterioso writer di Melbourne, che lavora in coppia con Poet: uno fa murales e l’altro ci mette i titoli, uno cerca l’azzurro giusto per il suo cielo, l’azzurro che squarci l’anima,  e l’altro scrive poesie. Lucy è convinta che Shadow sia il ragazzo giusto per lei: perché lei perderebbe davvero la testa per uno che disegna ragazzi con cespugli al posto del cuore e ragazze che bradiscono tosaerba, perché con lui potrebbe parlare di arte e andare al cinema senza che qualcuno le metta le mani addosso al primo appuntamento come le è successo, perché lui capirebbe la sua passione per il vetro che sta imparando a modellare. Ma Lucy manca Shadow per cinque minuti. L’unica speranza di conoscerlo diventa allora la serata con Jazz e Daisy, diventa l’aggregarsi a Dylan, a Leo, a Ed (sì, proprio quello del fallito appuntamento di mesi prima) visto che Ed conosce Shadow. Nello spazio di una notte, storie di adolescenti che sognano, che raccontano, che nascondono, che si nascondono, che guardano spaesati il mondo e  i loro genitori, che si cacciano nei guai perché a volte finirci dentro è l’unico modo per uscirne. Una notte in cui Lucy scoprirà che il primo disegno che Shadow ha fatto su un muro l’ha fatto proprio per lei. Come foto di adolescenti nelle notte, come quelle di Bill Henson che la professoressa J (uno degli adulti illuminati di questa storia) ha mostrato in classe (nel vederle – dice Ed – ho sentito che qualcuno aveva capito, che qualcuno aveva visto come ci sente, a essere pelle nuda che brilla nell’oscurità). Un libro a due voci che parla di arte, di quella che sta sui muri e di quella che sta nei libri, di quella che si guarda, di quella che si legge, di quella che si fa; della magia del vetro che diventa forma, delle forme che parlano di chi le ha create.

Lei mi dice che quest’auto sta andando nel deserto. Che non è così male, come posto. Che se guardassi bene vi vedrei segni di vita. Sono stanco di guardare. Voglio che le cose siano semplici. Voglio salire  in una di quelle auto e andare da qualche parte, dove posso dipingere nell’etere in modo che le persone sappaino cosa sto pensando senza doverglielo dire. Si avvicina e anch’io mi avvicino e sono tornato a quel muro, a dipingere il fantasma nel vasetto di vetro. La sto sfiorando. Lei mi sorride e io sono perso. Mi dice che il furgone su cui siamo seduti era azzurro, in una vita precedente. Voglio crederci.

Questo è il blog dell’autrice di questo libro pluripremiato, di cui qui vedete il booktrailer italiano.

Cath Crowley, Graffiti Moon (trad. di Giovanna Scocchera e Valentina Zaffagnini), Mondadori Shout 2011, 217 p., euro 17.

Ti giro intorno

18 Apr

More about Ti giro intornoEra rischioso e inquietante, eppure al tempo stesso bellissimo. Forse la verità è che essere straordinari non dovrebbe mai essere troppo semplice. Altrimenti lo sarebbe tutto. Sono le cose che si conquistano con impegno e fatica a valere di più. Quando qualcosa è difficile da ottenere, bisogna fare ancora di più per assicurarsi che sia più difficile – se non impossibile  – da perdere.

Dopo i primi due romanzi di Sarah Dessen che tanto mi avevano convinto, trovo questo terzo un po’ più faticoso rispetto ai precedenti: sempre scorrevole, sempre gradevole e mai banale, probabilmente però è il concentrato di temi a renderlo più macchinoso. La storia in realtà è molto semplice: Auden è stata la figlia perfetta per due genitori troppo impegnati a giocare agli intellettuali, la studente modello, la sorella adulta di un fratello maggiore troppo infantile. Auden è una che non va alle feste, passa l’estate a portarsi avanti sul programma scolastico dell’anno successivo, non ha dei veri amici, non combina guai, si porta appresso  il peso di non esser stata in grado di evitare il divorzio tra i suoi genitori. I nodi vengono improvvisamente al pettine nell’estate che trascorre in una piccola cittadina di mare, in casa col padre, la nuova moglie e una sorellina neonata. Un mondo nuovo totalmente differente dal suo nido, dove Auden improvvisamente non può più nascondersi. Dove impara che le persone possono cambiare col tempo, che l’apparenza inganna sempre, che gli schemi mentali non valgono nulla, che le regole che ci si impone prima o poi saltano a confronto con la vita e con le seconde occasioni. Dove comincia, nelle notti trascorse a girovagare con Eli, un recupero di tutto quello che non ha mai fatto, da andare in biciletta a lanciare giornali sulle verande altrui. Ecco, mi accorgo adesso che probabilmente non è il romanzo ad essere macchinoso, ma l’andamento della storia riflette la fatica di Auden a conquistare il posto nel mondo che sia suo e solo suo, a diventare se stessa e non quello che gli altri credono di vedere o si aspettano da lei.

Sarah Dessen, Ti giro intorno (trad. di Giovana Scocchera ed Elisabetta Spediacci), Mondadori 2011, 358 p., euro 16

Troppo vicino per starti lontano

28 Mag

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(…) una sorta di speranza. L’idea che si potesse ritrovare ciò che era andato perso. Mentre ci allontanavamo in auto, cercavo di immaginare come sarebbe stato aprire la porta e trovare una cosa a cui ormai avevi rinunciato. Magari era stata in posti sconosciuti, era stata imbarcata su un altro aereo ed era passata per un sacco di mani estranee, eppure, in un modo o nell’altro, aveva trovato la strada di casa ancor prima che spuntasse il giorno.

La vecchia vita di Ruby le sta tutta appesa al collo. Un laccio, e per ciondolo una chiave pesante, quella della casa gialla, l’ultima delle tante case in cui ha vissuto con la madre, in cui ha assistito ai suoi silenzi, alle sue ubriacature, alle sue ombre. Quella da cui un giorno la madre è sparita, abbandonandola, e lei ha cercato di farcela da sola, anche se le avevano staccato la corrente, perché in fondo mancavano solo sei mesi ai suoi diciotto anni. Poi i proprietari della casa se ne sono accorti (tutta colpa dell’asciugatrice che si è rotta) e hanno avvertito l’assistente sociale, la quale ha rintracciato Cora, la sorella che Ruby non vede da dieci anni. Così, all’inizio della storia, Ruby la troviamo lì: nella casa perfetta di Cora e James, in una stanza che non è la sua, in una nuova scuola per ragazzi ricchi distante trenta chilometri e centinaia di anni luce dalla sua. La prima notte Ruby afferra lo zaino con le sue poche cose e tenta la fuga, bloccata da quello che non si aspetta: uno che la copre, che la asseconda. Perché quando salta nel giardino dei vicini e il cognato la scopre, Nate la copre e le evita ogni spiegazione. Nate. Quello con cui deve andare a scuola ogni mattina. Quello gentile; l’onnipresente, il campione di nuoto, il compagno di scuola perfetto. E insieme a lui il terribile Garvais e l’insondabile Olivia e la nevrotica Harriet e la perfetta famiglia di James.
Un mondo. Nuovo. Che Ruby non vuole, ma che comincia improvvisamente a vedere con occhi diversi, scoprendo che nessuno è davvero ciò che sembra e che probabilmente lei non è l’unica a voler scappare. Ruby scopre anche una nuova verità sulla sua famiglia e sul rapporto con la sorella e poi, un mattino, pesca tra i bigliettini offerti dalla prof il tema per la sua ricerca scolastica. Ironia: il bigliettino recita LA FAMIGLIA. Che cos’è una famiglia?

Ma succedeva così, quando davi e ricevevi aiuto, o almeno stavo cominciando a capirlo: non si andava mai davvero in pari. Quel tipo di legame, una volta aperto, restava tale nel tempo.

– Quello che voglio dire è che al mondo c’è un sacco di gente. Non c’è nessuno che la pensi esattamente come te: è un dato di fatto. Perciò quando trovi una persona che ci azzecca su un paio di cose, specialmente se sono importanti… magari fai bene a tenertela stretta. No?
(…)  Era evidente che condividere qualcosa poteva portare molto lontano, o perlomeno in un posto diverso da quello che si era programmato. Come a un’amicizia o a una famiglia, o anche al semplice trovarsi sola su un cordolo di marciapiede, di sabato, cercando di raccapezzarsi.

Ecco, raccapezzarsi tra le cose che ti capitano. Quando scopri un’amica, un amore, una vita. Quando dovresti abbassare la corazza, aprire uno spiraglio nel guscio e lasciare che degli estranei non più estranei si infilino dentro. E non ci riesci.
Sarah Dessen si riconferma sicuramente all’altezza del precedente “Ti dedico una canzone”. Questo è il sito dell’autrice. Questa la canzone preferita dalla mamma di Ruby, che lei canticchia nel libro: 

Sarah Dessen, Troppo vicino per starti lontano (trad. di Giovanna Scocchera ed Elisabetta Spediacci), Mondadori 2010, 414 p., euro 16

Ti dedico una canzone

14 Dic

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Ma, di fatto, in Owen Armstrong c’era qualcosa di spaventoso: era sincero e si aspettava lo stesso da chiunque altro. E questo mi terrorizzava a morte.

Annabel è al centro di una bella famiglia dove è la più piccola di tre sorelle, al centro di un lavoro da modella per la pubblicità locale, è la ragazza bella della scuola, quella che sembra a tutti inavvicinabile. Ma in realtà Annabel è ai margini, anche se a casa nessuno se ne accorge. Dentro di lei cova il segreto di quanto è successo ad una festa estiva, la verità che si è rifiutata di confessare e le etichette altrui che si porta addosso.  Sta ben ai margini della vita scolastica dove quasi nessuno la saluta più e allora il primo giorno di scuola finisce in pausa pranzo seduta sul muretto del cortile, dove ci sono solo altri due ragazzi: Clarke, che alle medie era la sua migliore amica e con cui non si parla più, e Owen Armstrong, sospeso per rissa, tipo solitario con gli auricolari perennemente nelle orecchie. Owen è un appassionato di musica, di ogni tipo di musica e ha un singolare programma radio che va in onda su un’emittente locale alle 7 della domenica mattina. Owen è uno sconosciuto, ma è l’unico a tendere la mano ad Annabel il giorno in cui la rabbia e la vergogna la piegano vicino al muretto. E la terrorizza: perché si aspetta la sincerità, mentre lei non riesce a parlare a nessuno della festa e neanche delle sue sorelle, dei problemi della sua famiglia. Finché Owen non le regala 10 cd fatti apposta per lei, più uno che porta una sola scritta “Ascolta, e basta”: non pensare, non giudicare: “che si trattasse di una canzone, una persona o una storia, c’erano un sacco di cose che era impossibile cogliere da un solo spezzone, un’occhiata, o da un ritornello“.   Il titolo originale di questo libro infatti è Just listen… ascolta e basta, ascolta la musica, ascolta il tuo cuore, ascolta il silenzio che fa uscire allo scoperto tutto  quello che ti porti dentro. E poi ascolta anche tutta la musica che c’è in queste pagine e ascolta alcune delle “regole” che insegna: tipo che “cosa” è la peggior parola tappabuchi che esiste, puoi sempre trovare di meglio,  e poi ReR, cioé a volte è meglio se riformuli e ripeti 🙂

Questo è il sito dell’autrice.

Sarah Dessen, Ti dedico una canzone (trad. di Giovanna Scocchera ed Elisabetta Spediacci), Mondadori Shout 2009, p. 355, euro 15.

Questa è la canzone preferita di Owen: