Tag Archives: Giovani Adulti

The Giver – Il Donatore

22 Mar
Partiamo con un nuovo esperimento: il podcasting!
Al link di seguito la nostra recensione del romanzo.
The Giver – Il Donatore, (trad. Sara Congregati e Angela Ragusa), Lois Lowry, Giunti 2010, pp. 256, € 14,50

Argilla

19 Mar

More about ArgillaAspetto da due settimane di recensire questo libro di Almond. Ho voluto lasciarlo sedimentare un po’ dopo la lettura perché ha mosso dentro di me molte cose insieme, come ogni libro di quest’autore dove l’incontro col diverso, e in questo caso con la paura,  la cattiveria, il male  aprono una prospettiva particolare. Non esiste forma censoria nei libri di Almond, laddove altri si fermerebbero di fronte ad argomenti ritenuti “troppo” per i ragazzi a cui il libro si rivolge. Ma non esiste un “troppo”, esiste semplicemente la vita, il mondo con le sue diverse sfaccettature, con le sue domande, con la ricerca di risposte che a volte non arrivano, con quello che ci può far paura che spesso non è solo fuori, ma dentro di noi.

Anche in questo caso, tutto comincia con l’incontro del protagonista con un “diverso”: Strambo in modo bello o che ti fa venire i brividi?

Siamo in una cittadina inglese degli anni Sessanta. Davie ha tredici anni e assomiglia a tutti i tredicenni: ha un migliore amico – Geordie – con cui fa il chierichetto e raggranella mance ai matrimoni e ai funerali, fuma di nascosto, rivaleggia con una banda di cui fa parte il temuto quanto sbeffeggiato Mouldy e finge disinteresse per le ragazze. Finché arriva Stephen Rose, del quale le varie voci dicono che sia stato espulso dal seminario, che suo padre sia morto in circostanze poco chiare e sua madre sia rinchiusa in manicomio. Il fatto che David venga a vivere con una vecchia parente, da tutti conosciuta come Mary la Matta, non depone certo a suo favore. Quando Geordie decide di avvicinare il ragazzo e usare le strane voci riguardanti la sua espulsione dal seminario per incutere paura alla banda di Mouldy, Stephen sceglie di condividere con Davie il suo progetto. Bravissimo a creare statuette con l’argilla, vuole infondere – tramite una serie di rituali che compie in una caverna – la vita a una nuova creatura che da argilla diventerà reale: una creatura che dovrà essere bella, forte, senza difetti, con bacche e semi a delineare i particolari: Lo stiamo piantando come fosse un giardino – dice Stephen – Lo riempiamo delle sorgenti della vita. E questo… – Solleva il medaglione – Questo diventerà la sua anima.

Questo è il sito di Almond. In questo video l’autore stesso parla del suo libro.

David Almond, Argilla (trad. di Maurizio Bartocci), Salani 2010, 220 p., euro 13, ebook euro 9,99

Anche questa è promozione!!!

11 Mar

Scusate, ma non ho resistito!

Magari ci fosse una gara come questa all’interno di uno dei vari programmi televisivi italici!!!Ma ci vogliono pure togliere “Per un pugno di libri”!

Il mio corpo – Body Drama

9 Mar

More about Body drama. Il mio corpo

Cos’è questo libro? Un manuale? Una guida al “conosci te stessa”? Le informazioni che hai sempre voluto chiedere? Questo libro è: 32 modi per dire tette, 39 per dire vulva, 18 per dire ciclo; una serie di considerazioni (da “le mie cosce sembrano di stracchino” a “mi lavo tutti i giorni ma puzzo lo stesso”, da “il mio seno non rimbalza” a “ho i baffi”) e la domanda del secolo “e se gli altri se ne accorgono??????”.

Nancy Redd ha cominciato a pensare a questo libro quando è stata eletta Miss Virginia e si è resa conto in prima persona che non si può stare bene con se stesse se non si conosce il proprio corpo e che le ragazze non lo conoscono abbastanza. Con la consulenza scientifica della direttrice dell’Adolescent Health Center di New York, ha pensato a questo manuale colorato e divertente che con la giusta dose di serietà e di ironia affronta tutta una serie di quesiti e di problemi sul corpo femminile, dando indicazioni, suggerimenti, riferimenti medici. Insegna a verificare che un neo non cambi forma, a fare un’autopalpazione al seno, a costruire un assorbende di fortuna; parla dei diversi tipi di foruncolo, di come depilarsi, di dove farsi un tatuaggio, di quale medico contattare a seconda del problema che si ha. Sfata falsi miti e false credenze e soprattutto mette nero su bianco “i mille volti della normalità”: in una società che ragiona per immagini e per confronto, vuole dare dei corpi normali da usare a modello. E siccome le autrici sono perfettamente consapevoli che a volte le parole non bastano e serve qualcosa di più rassicurante (“un’immagine vale più di mille parole”), il testo è pieno di immagini, comprese quelle che vi fanno vedere come certi corpi siano ritoccati a computer; quelle a pagina 72/73 ci danno esattamente la misura del senso di questo testo: sono 24 immagini di vulve: sarebbe divertente vedere quanti adulti si imbarazzino davanti a una pagina del genere!!! Perché il senso del libro è proprio questo: il nostro corpo è una meraviglia, guai se diventa fonte di imbarazzo o di ossessione.

Come ha scritto un lettore su Anobii: “Magari ci fosse un manuale analogo per i maschi, farebbe del bene anche ai postadolescenti, tra i quali mi annovero”. Ecco, vero. Farebbe bene a tutt* 🙂

Sul sito Giunti Y potete vedere l’intervista di Camilla Raznovich a Nancy Reed a Tatami, il 7 febbraio scorso.

Nancy Amanda Redd – con la consulenza scientifica di Angela Diaz e le fotografie di Kelly Kline, Il mio corpo – Body Drama (trad. di Thomas Fazi), Giunti Y 2010, 256 p., euro 16,50.

Radio Niente

8 Mar

More about Radio niente

Se volete, a una prima occhiata,  potete anche chiamarla operazione commerciale: due libri scritti alcuni anni fa vengono rieditati all’interno di una nuova cornice immaginata dall’autore per unirli in un filo logico. Di fatto è questo: i romanzi sono L’astronave e Vil Coyote (del 2006) e Lupo Omega (del 1999, da tempo fuori catalogo), lo scrittore è l’apprezzato Francesco D’Adamo. Poi c’è Radio Niente che è il risultato di tutto. E che è bellissimo. Perché belli sono i romanzi di partenza, due storie essenziali, quasi magiche nel modo in cui sono raccontate, quasi epiche e nello stesso tempo crude: storie di vite ai margini, di adolescenti di periferia (quella milanese nello specifico), storie di disagio, malavita, degrado, dove si fa parte del branco per essere qualcuno. Dove ad un certo punto arriva qualcuno di diverso, un’Astronave o un Lupo Omega, che cambia le prospettive, che dice “no”, che riesce ad essere se stesso nonostante tutto, anche se poi dovrà andarsene. Sono storie perfette per essere lette ad alta voce, e qui la scelta vincente della cornice pensata dall’autore per riproporcele: una radio. C’è una radio, questa Radio Niente, Radio pirata e clandestina, Radio libera con una sola voce, Stella del Mattino, che nella notte traghetta i suoi pochi ascoltatori (forse nessuno) tra le storie che arrivano dall’altra parte del ponte, dal quartiere dove non va mai nessuno, da cui al massimo si fugge. E’ importante trovare il coraggio di attraversare i ponti, sapete? Si possono fare delle scoperte interessanti. Si possono trovare storie straordinarie (…) Salvare le storie, secondo me, è salvare il mondo. Il mondo è fatto di storie, non ve ne siete accorti? E la ragazza pirata che parla al microfono svela un mondo che le pare fatto di paura, dove la gente diventa isola brulla, dominata dagli Oscuri (che vogliono potere potere potere) e dagli Zombie (per cui conta solo comperare comperare comperare). Dal microfono della sua radio clandestina, Stella del Mattino racconta storie per chiedere ai ragazzi che la ascoltano di alzarsi in piedi, gridare, camminare sulle mani, battere i piedi, fare boccacce, fare casino, rompere qualcosa. Arrabbiarsi, insomma. E conclude così:

Due storie perfette per essere lette ad alta voce non possono che uscire da un radio. Sarebbe bello succedesse davvero 🙂

Francesco D’Adamo, Radio Niente, De Agostini 2010, 265 p., euro 12,90.

N.B.: a pagina 26 un ritratto del Lambro… parecchio attuale 😦

Il ragazzo che voleva arrivare ai confini del mondo

22 Feb

More about Il ragazzo che voleva arrivare ai confini del mondo

Il confine del mondo non esiste.

Termina con questo volume la quadrilogia che Mankell ha dedicato a Joel Gustafson, cominciata con Il cane che inseguiva le stelle, proseguita con Joel e le lettere d’amore e Il ragazzo che dormiva con la neve nel letto. Proprio in questo romanzo incontravamo Joel con i suoi sogni:  imparare a resistere al gelo e al caldo, vedere il mare per la prima volta, diventare il Re del Rock, vedere una donna nuda. Ora è passato un anno, è il 1960. Joel ha quindici anni, sta per concludere la scuola e si interroga su cosa ne sarà di lui, su cosa potrà fare. Il sogno a lungo covato è quello di diventare un marinaio come lo era suo padre prima di sbarcare e fare il taglialegna. Magari Joel e suo padre potrebbero lasciare la loro casa tra il freddo e i boschi e imbarcarsi insieme. Ma spesso arriva un imprevisto che devia il cammino: una lettera che fornisce l’indirizzo dove vive a Stoccolma la madre di Joel, andatasene quando lui era piccolo. Il ragazzo e suo padre partono verso la città per incontrarla, verso pochi giorni che cambieranno le loro vite e che permetteranno a Joel di prendere il volo. Con fatica e con slancio.

L’autore è famoso in tutto il mondo per la serie di libri per adulti dedicati al commissario Wallander. Oltre a scrivere per adulti e ragazzi, dirige il teatro Avenida a Maputo, dividendosi tra la Svezia e il Mozambico. Usa spesso come motto queste parole: “I stay with one foot in the snow and one foot in the sand”, con un piede nella neve e uno nella sabbia. Questo è il suo sito.

Henning Mankell, Il ragazzo che voleva arrivare ai confini del mondo (trad. di Laura Cangemi), Rizzoli 2009, 251 p., euro 16,50

L’innocenza di Sofie

11 Feb

More about L'innocenza di SofiePer una volta il titolo italiano mi sembra migliore dell’originale (Intet cioè Niente in danese), perché in questo romanzo (che viene presentato su diversi siti come libro per bambini, se non addirittura per l’infanzia) è di perdita di innocenza che si parla. Chiariamo subito che questo è un libro per ragazzi e per giovani, assolutamente non è un libro per bambini.

Quando un giorno Pierre Anthon, ragazzo di terza media, figlio di ex freakettoni, arriva a scuola e annuncia che l’abbandonerà perché non vale la pena fare nulla, poiché nulla ha un senso, scuote la vita di tutta la classe. Tutti i giorni infatti i compagni lo vedono abbarbicato su un susino urlare loro che nulla ha senso, tutto è privo di ogni significato. Fino a che non decidono di dimostrargli che un senso c’è e iniziano a raccogliere oggetti che sono importanti per ciascuno. Ma non basta, perché vengono portati solo oggetti secondari. Allora decidono che ognuno di loro stabilirà cos’è la cosa più importante per un altro e questo sarà costretto a portarla nella vecchia segheria, fino a quando la catena non sarà terminata e tutti avranno dato qualcosa di veramente significativo…così da convincere Pierre Anthon che un senso c’è. Ma il gioco che hanno iniziato li condurrà dove non pensavano di arrivare e il prezzo per scoprire il senso sarà davvero molto alto.

Un romanzo durissimo, a tratti macabro, blasfemo, ma che non lascia il lettore indifferente e solleva molte domande e altrettanti dubbi…Premio del Ministero della Cultura Danese e Le Prix Libbylit 2008 come miglior romanzo per ragazzi.

Janne Teller, L’innocenza di Sofie (trad. Marco Mazzilli), Fanucci 2004, 151 pp., 11€.

Il lottatore di sumo che non diventava grosso

1 Feb

More about Il lottatore di sumo che non diventava grosso

Ero lungo, magro e sottile, eppure, ogni volta che mi passava davanti, Shomintsu esclamava: “Sai, in te vedo un grosso”.

Jun ha quindici anni. Ha lasciato la sua città, la sua famiglia, ha cercato di cancellare il suo passato inventandosene un altro, vive per strada a Tokyo mantenendosi rivedendo la merce che si procura più o meno illecitamente e soffre di allergie: è intollerante al mondo intero e anche a se stesso. Un allergico universale. Un insoddisfatto universale che vuole recidere qualsiasi legame, compreso quello con la madre analfabeta che gli manda poetici messaggi quasi in codice: lei che non sa scrivere mette nelle buste un filo di lana per dire “ti stringo a me”, una macchia di rossetto per dire “ti bacio”, un ciottolo triangolare per dire “il mio cuore è pesante”, appelli a cui Jun è sordo. Finché una mattina un anziano comincia a passargli davanti dicendo al ragazzo magro come un’acciuga che in lui vede un grosso, un futuro lottatore di sumo. La scena si ripete più e più volte, fino a incuriosire il ragazzo, perché quel vecchio e le sue domande sono diversi da tutto ciò che ha intorno. Quando il vecchio lo invita ad assistere a un combattimento dei lottatori di sumo che allena, Jun si trova ad abbandonare tutte le riserve e i pregiudizi che nutre. Decide affascinato di credere al vecchio e comincia ad allenarsi, scoprendo che il raggiungimento della forza passa atraverso l’accettazione del sé.

Una storia ironica, rapida ed essenziale.

Eric-Emmanuel Schmitt, Il lottatore di sumo che non diventava grosso (trad. di Alberto Bracci Testagrossa), e/o 2009, p. 114, euro 10.

Adesso sono grosso, lo vedo anch’io. E capisco che grosso non è chi vince gli altri, ma chi vince se stesso. Il grosso è la parte migliore di me che mi cammina davanti, mi guida, mi ispira. Ce l’ho fatta, anch’io vedo il grosso che è in me.

Il bambino di Noè

27 Gen

More about Il bambino di NoèQuando avevo dieci anni, facevo parte di un gruppo di bambini che tutte le domeniche venivano messi all’asta.

Siamo in Belgio, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, e i bambini rimasti all’orfanotrofio Villa Gialla non vengono venduti: sfilano su una passerella in mezzo al pubblico nella speranza di essere riconosciuti dai loro genitori oppure scelti da una coppia che li vuole adottare. Tra i tanti bambini nascosti, anche Joseph aspetta il ritorno dei suoi genitori e racconta di quei tre lunghi anni passati insieme a altri bambini ebrei che Padre Pons ha accettato di nascondere e di salvare. In realtà Padre Pons non salva solo vite: una notte Joseph lo segue nella cripta della cappella abbandonata e scopre che il sacerdote sta collezionando opere in ebraico, costruendo una sorta di biblioteca e di piccola sinagoga per evitare che anche il patrimonio linguistico, culturale e sacro vada perduto. Una piccola storia intensa per ricordare oggi, Giorno della Memoria, quanti non tornarono, quanti non si salvarono. E tutti i Giusti che si adoperarono per loro.

– Molto tempo fa, sul mondo presero a cadere delle piogge che non finivano mai. L’acqua sfondava i tetti, spaccava i muri, distruggeva ponti, inondava le strade, ingrossava fiumi e laghi […] Un uomo, Noè, capì prima degli altri che il nostro pianeta sarebbe stato interamente coperto dalle acvque. Allora cominciò una collezione. Con l’aiuto dei suoi figli e delle sue figlie si dette da fare per trovare un maschio e una femmina di ogni specie vivente […]

– Lei ha preso Noè a modello?

– Sì. Colleziono come lui. […] In questo momento sto facendo due collezioni: la collezione zingara e la collezione ebraica. Tutte cose che Hitler vuole annientare. Ogni sera mi ritiro qui per meditare sui testi ebraici. E durante il giorno, nel mio ufficio, imparo l’ebraico. Se il duluvio continua, se nell’universo non resta più un solo ebreo che parli l’ebraico, io te lo potrò insegnare. E tu lo potrai trasmettere.

– Così sarà come se lei fosse Noè e io suo figlio!

Eric-Emmanuel Schmitt, Il bambino di Noè (trad. di Alberto Bracci Testasecca), Rizzoli 2004, 124, euro 5.

Ausländer – Straniero

24 Gen

More about Ausländer-StranieroAnna concluse: “Hitler… ha fatto un incantesimo. Sembra una fiaba dell’orrore. Ma alcuni di noi si stanno risvegliando. Anche se magari è solo per ballare lo swing”.

Polonia, 1941. Piotr ha tredici anni, vive in una fattoria nella campagna polacca, dove la sua famiglia è fortemente integrata ma pur sempre vista come estranea, se non straniera (il padre è originario della Prussia, la madre della Baviera). Durante l’invasione tedesca verso l’Unione Sovietica, i genitori muoiono in un incidente stradale e lui finisce in orfanotrofio a Varsavia, dove viene poi selezionato per essere cresciuto in Germania, grazie al suo aspetto: Piotr è alto, biondo, ha gli occhi azzurri, praticamente identico al ragazzino la cui foto campeggia sui manifesti della Hitelr-Jugend ed è considerato dai medici deputati alla scelta “un esemplare magnifico di gioventù nordica”. Così il suo nome viene cambiato in Peter, raggiunge Berlino e viene adottato dalla famiglia di un professore universitario che si occupa di studi di antropologia ed eugenetica. Il ragazzo viene così integrato in una famiglia fedele al regime e compie tutti i passi richiesti a un giovane della sua età, entrando nella Deutches Jungvolk prima e nella Hitler-Jugend poi. Su Peter aleggia sempre un’aura particolare: molti dei suoi compagni continuano a condsiderarlo polacco e non perdono occasione per schernire le sue origini. E Peter non riesce ad accettare la cieca fiducia che quasi tutti quelli che lo circondano hanno in Hitler e nel nazismo; non riesce ad essere cieco e sordo di fronte agli accadimenti reali. Grazie anche all’amicizia prima e alla storia d’amore poi con Anna Reiter, la cui famiglia è segretamente oppositrice del regime, Peter comincia a distaccarsi dalla sua famiglia e dall’entusiasmo verso il nazismo: entra a far parte della piccola ma forte rete di resistenti che proteggono le famiglie ebree nascoste nella città e arriva a dover fuggire verso la Svezia, insieme ad Anna e sua madre, per aver salva la vita.

Paul Dowswell mescola abilmente la grande e la piccola Storia e costruisce uno spaccato, alquanto accurato, della vita di allora sotto il regime nazista: scegliendo un protagonista che vive a Berlino, in una famiglia legata a doppio filo ai gradi alti del regime, ci fa vedere la guerra – gli anni dal ’41 al ’43 in particolare – con gli occhi dei tedeschi che appoggiarono Hitler e di quelli che invece scelsero di opporsi nei piccoli gesti di quotidianità. Seguendo passo a passo le giornate di Peter veniamo a contatto con la questione razziale, gli esperimenti scientifici, la gioventù nazista, i bombardamenti aerei, la propaganda, in un ritratto a tutto tondo della società tedesca dell’epoca, quella che decorava gli alberi di natale con le ghirlande luminose a forma di svastica, quella che distribuiva pacchi di cibo per sostenere gli ebrei nascosti e che ascoltava il jazz americano come forma di ribellione. Un lavoro di ricerca e di testimonianza storica assai accurato che sostiene una storia avvincente e intensa.

Paul Dowswell, Ausländer – Straniero (trad. di Marina Morpurgo), Feltrinelli kids 2010, 301 p., euro 14.