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Ollie e i giocattoli dimenticati

2 Mag

Se Joyce aveva già affascinato i lettori con “I fantastici libri volanti di Mr Morris Lessmore”, ecco ora un libro di formato più grande rispetto ai romanzi a cui sono abituati i ragazzi, illustrato con grande cura che intreccia Grandi Venture, come le chiamerebbe il protagonista. I capitoli si alternano su pagine di sfondo diverso, laddove il bianco racconta il quotidiano di Billy e Ollie, mentre il seppia è destinato a dar voce al regno dei giocattoli e ai suoi abitanti.

Quando è nato Billy, la mamma gli ha cucito un pupazzo di stoffa, all’interno del quale, proprio all’altezza del cuore, ha inserito un campanellino che apparteneva alla sua bambola preferita. Ollie diventa il migliore amico del bambino: gli parla, se lo porta ovunque, condivide con lui marachelle e scoperte. Ma esiste un regno in cui domina Zozo, un pupazzo di clown che nel tempo si è rovinato, intristito e ha covato tanto rancore che si scatena soprattutto contro i “Prefe”, i giocattoli preferiti dai bambini, per mano dei Grinfi, i suoi scagnozzi assemblati con pezzi di giochi rotti, che rapiranno Ollie. La grande ventura è allora per Billy quella di uscire da solo nella notte per andare a salvare l’amico, di incontrare aiuti inaspettati, di tornare stanchi e vincitori.

L’autore ricostruisce il filo dei pensieri di Billy a perfetta altezza dei suoi sei anni e mezzo, il suo rapporto speciale col pupazzo e il gioco a cui stanno i genitori, di parlare sempre ad entrambi. Il libro si presta alla lettura ad alta voce e ricalca un tempo quasi sospeso: la notte della grande ventura apre infatti uno spazio diverso dove i giocattoli si rivelano vivi e danno al lettore una fedele rappresentazione del mondo umano, dell’intreccio di sentimenti, del potere del ricordo, della possibilità di redimersi. La traduzione poi trova una felice soluzione per i nomi dei protagonisti del regno dei giocattoli che calzano davvero a pennello a ciascuno.

William Joyce, Ollie e i giocattoli dimenticati (trad. di Giuditta Capella), Rizzoli 2018, 294 p., euro 18, ebook euro 8,99

Il coniglio di velluto

28 Gen

coniglio di velluto[Questo post è arrivato in redazione al ritorno dalla pausa natalizia, ma esce ora per motivi di spazio e tempi. Ecco il perché del suo inizio :-)]

Momento post natalizio, post frenesia consumistica che, inevitabilmente, coinvolge noi e i nostri bambini. Leggiamo questa “guida” come un interessante excursus sul concetto di gioco, bisogno essenziale, e i bisogni indotti, soddisfatti a tempo, con prodotti scadenti, sempre più inutili e tuttavia onnipresenti.

In questo libro, semplicemente, si ricorda quanto sia necessario tornare alla fantasia perché al bambino sia consentito di esprimersi in libertà. Di quanto una banale scatola di cartone possa condurre su sentieri inesplorati. Il libro è ricco di riferimenti letterari, a molti classici della letteratura per ragazzi, a molti albi illustrati, divenuti classici anch’essi. A proposito di scatole, appunto, ci viene ricordato l’album pubblicato alcuni anni fa da Kalandraka “Non è una scatola”, a proposito di orsi l’Otto di Tomi Ungerer. Ci sono il cavallino di Majakovskij, Elmer e il Gruffalò; poi Max e i suo mostri selvaggi a testimoniare l’alto valore, non solo letterario, del gioco simbolico.

Si ha voglia di rileggere “Il mio letto è una nave” di Stevenson (Motta junior), libro di poesie e filo conduttore di una ricerca che riporta il bambino al centro delle proprie scelte, ludiche ma anche estetiche.

Viene dato spazio al gioco all’aria aperta e alla dimensione avventurosa, a quel pizzico di imprevisto che rende omaggio a Robinson, alla dimensione pratica, all’idea che l’esperienza diretta delle cose comporti per il bambino una riflessione su se stesso e su se stesso nel futuro.

La prima parte si conclude riproponendo la riflessione di Konrad von Lange che ne “L’educazione artistica della gioventù tedesca” sosteneva come vi fossero stretti collegamenti  tra il processo creativo dell’artista, la capacità dell’individuo di godere di un’opera d’arte e il gioco di fantasia del bambino, di cui egli è, nello stesso tempo, creatore e fruitore. Nonostante il libro sia stato scritto alla fine del XIX secolo emerge, come una necessità etica, il diritto dei bambini al bello, a godere di giocattoli, pochi, essenziali, ma esteticamente validi.

La seconda parte del libro invece, dopo aver presentato alcuni produttori, lascia spazio alle suggestioni di Manuela Trinci, Emilia Ficarelli, Grazia Gotti e all’intervista condotta da Francesco Desideri e Marella Terrusi a Roberto Farnè.

L’intervento di Manuela Trinci, psicologa ed esperta di libri per bambini, è davvero interessante e si muove tra citazioni di Benjamin e suggestioni personali, lungo il filo della memoria di giochi improvvisati e di giocattoli nati come objet trouvé. Interessanti spunti, tutti da approfondire, riguardano la bambola e il suo significato simbolico. Emilia Ficarelli ci racconta la nascita e la vita attuale del Castello dei Ragazzi di Carpi, luogo dove convivono, pur su due piani distinti, biblioteca e ludoteca e dove il bambino è letteralmente immerso nella bellezza.

Il libro si conclude con un ricco apparato bibliografico sul tema del gioco e con riferimenti ai musei e alle raccolte in ambito internazionale.

L’autrice si occupa di giocattoli per Hoffmann a Bologna.

Alessandra Valtieri, Il coniglio di velluto: guida narrata a giochi e giocattoli da 0 a 6 anni, Giunti, 2016, 176 p., euro 12, ebook euro 6,99