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Una ricetta miracolosa

22 Set

ricetta-miracolosaParlare di condivisione e di integrazione partendo dal quotidiano e dal vicinato, non guardando ai grandi flussi o ai casi del mondo, ma semplicemente ad un palazzo, un condominio a più piani e rendere visivo con le illustrazioni quanto si cerca di dire a parole. Dorémus costruisce una catena di personaggi che salgono in alto ad ora di cena: ognuno ha avuto la sua sua giornata, più o meno intensa, cominciando da Andrea, che si accorge di avere solo due carote per cena e allora decide di salire di un piano e bussare da Nicola, che a sua volta ha solo due uova e un po’ di formaggio nel frigo. E allora insieme salgono dai vicini di sopra: comincia un allegro peregrinare di pianerottolo in pianerottolo fino a casa di Rosina al quarto piano. Il segreto sta ovviamente nell’accomodarsi in salotto e unire le forze: con gli ingredienti di ciascuno si fa un bel tortino, anzi un pasticcio di pasta e verdure e, mentre si affetta, si aspetta che il forno faccia il suo dovere e poi si mangia, ecco che si condividono anche fette di vita. E non è solo un sogno!

Il colore riempie man mano le pagine, dal tortino passa a chi lo mangia per sottolineare l’allegria dello stare insieme, del mettere in comune, lo stare bene.

Lo sviluppo verticale di questa narrazione mi fa venire in mente Mon voisin, un albo di Marie Dorléans uscito per Les Éditions des Braques nel 2012, accompagnato da cd e trasformato poi in ebook da Tralalere, dando la possibilità di apprezzare come il digitale possa rendere la piena potenzialità di una storia costruita in questo modo: la possibilità di scorrere verso l’alto sullo schermo permette una continuità che il dover voltar pagina ovviamente interrompe e restituisce una forma completa alla storia. Allora immaginiamo, mentre leggiamo, che anche questo albo possa avere una continuità “visiva” e immaginiamo di salire piano dopo piano insieme ai suoi protagonisti.

Il sito dell’autore.

Gaëtan Dorémus, Una ricetta miracolosa (trad. di Rita Dalla Rosa), Terre di Mezzo 2016, 40 p., euro 12,90

Ça devait arriver e Frigo vide

6 Mag

Un giorno qualsiasi la follia può bussare alla tua porta. Anche a quella di tua mamma.
Sei pronto ad aprirle e a lottare?

Nell’album Ça devait arriver di Gåetan Dorémus non ci sono sconti.
Nella prima doppia pagina si apre una vista su una città: sulla sinistra c’è un ospedale, a destra tra le altre, una villetta. La vita scorre. Dentro la casetta una donna, che fino a quel mattino ha vissuto tranquilla con il marito e i figli, si accorge di avere paura, poi caldo: ha bisogno di aria fresca. E la va a cercare fuori. E’ sola, esce sul vialetto e comincia a vedere dei lupi. Li vede rossi (rabbia), in un mondo grigio (confuso) e blu (militare). Corre in casa a prendere un fucile ed esce indossando una divisa: è pronta a proteggersi. Comincia a fare le ronde, aggredisce il postino (un lupo anche lui), poi distrugge un ciliegio nel giardinetto della casa per farne una base di avvistamento, caccia via il lupo-marito, buca il pallone-proiettile di un lupo-bambino, poi si riposa, finché non vengono a prenderla tanti lupi. Deve difendersi! Ma per fortuna il fucile sputa fuori solo del fumo denso. La donna-generale, sola nella sua follia, disfa la base e dopo aver mangiato qualche ciliegia, sente freddo, davvero freddo, troppo freddo. E’ stato un microbo (?). I suoi familiari la portano in salvo e dieci giorni dopo tutto è rientrato nella normalità; i colori della casa sono vivaci. La donna è guarita e i vicini festeggiano con la famiglia. Ultima pagina: Madame parla con una donna. “Credo che i lupi se ne siano andati e non torneranno più.”

Un albo coraggioso, che fa venire i brividi e non risparmia la violenza delle emozioni e la potenza delle visioni di una donna in crisi (depressa, bipolare o solo “deragliata”). I colori comunicano lo stato alterato e rappresentano emozioni che forse i bambini vivono con altrettanta intensità. Feriscono la potenza distruttiva con cui la donna fa a pezzi l’albero, la furia con cui costruisce la capanna con la rete del pollaio, e la linguaccia dispettosa con cui fa il verso ai bambini-lupi che giocavano con il pallone.

In Frigo vide, dello stesso autore, si respira un’atmosfera più distesa e cittadina. Vite parallele in un condominio. Tutti gli abitanti del palazzo sono stati così indaffarati da non aver comprato niente per cena. Un vecchio che suona per la strada e trova rifugio nello scantinato ha solo qualche carota, al primo un ragazzo-ciclista ha delle uova e un po’ di formaggio, al terzo una famiglia, un peperone e dell’erba cipollina, Claire al quarto ha dei pomodori, all’ultimo la vecchietta della farina, latte e burro. Si può fare una torta insieme! E negli altri palazzi sembrano festeggiare allo stesso modo. E poi la grande convivialità tracima nelle strade, nei boulevards e migliaia di torte sono gustate e condivise tra le persone. Sembra un sogno, ma l’indomani… il vecchio suonatore viene davvero invitato a cena dal ciclista!
Nella scia di Jean-Jacques Sempé, Dorémus colora di vita il melting pot, ci trascina da un piano all’altro in un’escalation del possibile rincuorante e utopistica.

Gåetan Dorémus, Ça devait arriver, Editions Belize, 2007, 27×29 cm, 40 pp, 15,90 euro,
Gåetan Dorémus, Frigo vide, Seuil Jeunesse, 2009, 40 pp, 14,50 euro

Una bellissima intervista a Gåetan Dorémus.
Il sito personale dell’illustratore