Tag Archives: Freya Blackwood

Molly e Mae. Due amiche, un viaggio

29 Giu

Le illustrazioni di Freya Blackwood, nella loro leggerezza pastosa, sono sempre molto poetiche e in questo caso si accompagnano al testo integrandolo di significati e particolari. Danny Parker sintetizza l’andamento sì dell’amicizia, ma piuttosto della vita attraverso la metafora di un viaggio in treno intrapreso da due amiche. Prima in stazione, poi al binario, infine nel vagone: l’entusiasmo iniziale lascia il posto alla noia, a qualche battibecco, allo scegliere posti distanti mentre fuori piove, quasi a dire che il rapporto per un attimo si è raffreddato, come il tempo meteorologico.  All’inizio il lettore vede la vicinanza delle bambine farsi complicità, condividere caramelle e segreti, diventare appiccicate non solo a causa delle gomma da masticare, ma perché stanno bene così. Insieme. E insieme stanno anche nel disagio di guardare ciascuna da un finestrino differente, ma comunque nella stessa carrozza. Allora una di loro prende l’iniziativa e qui il testo davvero si fa vicino alla parabola alta di quel che è la vita o perlomeno che si auspica si sappia fare nella vita: “Molly prende le parole che non avrebbe dovuto dire e le nasconde. Poi trova alcune di quelle che avrebbe dovuto dire, e inizia a costruire un ponte tra di loro. Anche Mae aggiunge qualche parola, per renderlo abbastanza forte da reggerle entrambe”.

Noi non aggiungiamo altro, se non che la scelta del formato si presta particolarmente al racconto del viaggio e allo scorrere del paesaggio, dietro i finestrini o in alto sulla pagina ed è un paesaggio di montagne e di ponti che a noi ricorda un po’ le altezze e i chiaroscuri della linea ferroviaria Cuneo-Nizza, con i suoi paesaggi e la sua storia.

Il sito dell’illustratrice.

Danny Parker – ill. Freya Blackwood, Molly e Mae. Due amiche, un viaggio (trad. di Sara Ragusa), Terre di Mezzo 2017, 32 p., euro 15. 

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Tutta sua madre

25 Mar

Più riguardo a Tutta sua madreQuando qualcuno ci manca, e ci manca da tanto tempo perché non fa più parte del nostro orizzonte quotidiano e perché sappiamo che non c’è più la possibilità di incontrarlo, ne ricordiamo spesso episodi buffi, frasi, modi di dire. Ricordiamo il suo della sua voce, il suo modo di ridere, i particolari minimi di alcuni momenti passati insieme. Le piccole cose che magari anche ci sorprendono perché tra tutto quello che potresti ricordare, la tua memoria salva un colore o una sfumatura di voce. Ma non ricordiamo il suo volto. Questo è il dolore della ragazzina protagonista di questo albo, che ha preso la madre da bambina e a cui nessuno parla di lei, tanto meno suo padre. Nonostante la sua allegria, la sua piacevole compagnia, l’apprezzamento degli altri, la ragazzina è triste. E piange raccontando la sua tristezza a una donna che, sotto un grande albero del parco cittadino, la invita a guardarsi allo specchio e cercare la madre nei tratti del proprio volto.

Così la ragazzina cresce guardandosi allo specchio. Quello che gli altri cambiano per vanità o per giusto riconoscimento alla propria bellezza, è invece un tentativo di ricordo e insieme di costruzione dei tratti familiari – simili, ma non uguali ai suoi – della madre. Tratti che passano di generazione, che rimangono seminati insieme a certe frasi, a certi modi di dire che, da soli, bastano a scatenare racconti e ricordi e lacrime. Lacrime felici, quando finalmente si riconosce e si dice.

Il sito dell’illustratrice.

Roddy Doyle – ill. di Freya Blackwood, Tutta sua madre (trad. di Monica Romanò), Salani 2013, 32 p., euro 10.

I regali di Lulù

2 Nov

Torna la delicata poesia delle illustrazioni di Freya Blackwood, ancora per LO éditions, dopo “Matilde e Orso” e “Un libro!“. Ancora una volta il testo è assolutamente essenziale e lascia al lettore i pensieri che nascono da questa riflessione sul dare e sul ricevere, sul donare che a volte è difficile (che cosa per chi?), a volte è faticoso (me lo terrei per me), quasi sempre è soddisfacente (spesso più per l’abbraccio che si riceve in cambio che per l’oggetto che passa di mano).

In realtà, l’illustratrice australiana lascia la riflessione non solo al lettore, ma anche ai sorrisi, allo stupore, all’incertezza, allo stupore che passano negli occhi dei personaggi disegnati. Personaggi della famiglia di Lulù, che ama molto fare regali, anche quando non sono proprio adatti, anche quando son cose trovate lì per lì, e magari appartengono già a un terzo, am la sua intenzione è così disinteressata da essere proiettata sul sono e su chi riceve.

Il sito dell’autrice. Questo è invece il sito della casa editrice LO éditions: rifatevi gli occhi, è una meraviglia da vedere. Insomma, quando anche la scatola – e non solo il contenuto – è superbuono 🙂

Mentre scrivevo questo post, mi è apparso sotto gli occhi un album fotografico condiviso su FB dal Chrd – Centre d’Histoire de la Résistance et de la Déportation di Lione: oggetti confezionati nei campi di concentramento con quel poco di materiale a disposizione che poteva essere recuperato. Un paio di guanti, un mazzo di carte, un piccolo diario su cui scrivere. Confezionare questi oggetti in quelle condizioni ha sicuramente richiesto un’energia e un’ingegnosità straordinaria, usando tra l’altro tempo sottratto al sonno, tempo vitale per un deportato. Ma ciò che mi ha più colpito è che le descrizioni fanno giustamente notare che questi oggetti sono quasi tutti realizzati per essere donati a amici, compagni e familiari che condividevano la stessa tragicità. Il dono, la solidarietà come atto di resistenza. In attesa che il museo (in fase di rinnovamento) pubblichi sul sito notizie in più su questo progetto “Un object une histoire”, in questo video se ne parla già.

Freya Balckwood, I regali di Lulù (trad. di Paola Gallerani), LO éditions 2012, 24 p., euro 12.

Guarda, un libro!

3 Mag

Questo albo potrebbe essere un senza parole. Il testo è brevissimo, quasi corollario non indispensabile agli acquerelli di Freya Blackwood che ci guidano nella poesia di una storia che comincia ancor prima del frontespizio, nell’illustrazione in cui un’anziana signora con un grosso cane e un carrello della spesa perde il libro dalla copertina rossa che le scivola dalla borsa per rimanere aperto in mezzo alla strada. Lo trovano due bambini che lo raccolgono e fanno rifugio sul tetto di una baracca per sfogliarlo. Allora le indicazioni del testo (prendersi cura del libro, ripararlo dalla polvere, dal vento, dalla pioggia, dai morsi del cane) diventano nelle immagini possibilità di tutto quel che puoi vivere quando ti perdi nel libro: costruire una barca che vola, navigare in una tazza su un mare improvviso, partire a cavalcioni di una bottiglia . E leggere e leggere ancora, lasciando che le parole e l’immaginazione cambino i contorni della bidonville in cui i ragazzini vivono. Sì, perché è una bidonville lo spazio in cui il libro viene aperto e improvvisamente i rifiuti, gli accumuli, gli scarti si trasformano in una città onirica dove i pali della luce sono alberi della foresta, lattine e tetrapack alti edifici e le galline destrieri veloci lanciati all’inseguimento. Piccola meraviglia.

Il sito di Libby Gleeson. Il sito di Freya Blackwood, medaglia Greenaway per l’illustrazione di cui la stessa casa editrice propone Matilde e Orso, col testo di Jan Ormerod.

Libby Gleeson – Freya Blackwood, Guarda, un libro! (trad. di Paola Gallerani), Officina Libraria, LO éditions 2012, 32 p., euro 12