Tag Archives: fratelli

Dirk e io

2 Mag

Arriva in Italia il romanzo in cui Steinhöfel racconta episodi esilaranti della sua infanzia, condivisi con il fratello Dirk, di due anni più piccolo. Chi ha avuto l’opportunità di apprezzare la facilità di scrittura e l’ironia dell’autore nei libri della serie dedicata a Rico e Oscar, le ritroverà pari pari in questo libro, suddiviso in episodi così da renderlo appetibile anche per la lettura condivisa ad alta voce.

Un trasloco complicato, una vacanza in roulotte sotto la pioggia battente, la casa sull’albero, le canzoni di Natale, ma anche quella stupenda porcheria che è mangiare gli spaghetti senza forchetta, direttamente dal pentolone  col sugo che schizza da tutte le parti  mentre la cucina è ricoperta di fogli di plastica. Si racconta degli amici, delle prese in giro, delle bravate e dei fraintendimenti, della gita scolastica e del presunto omicidio avvenuto in casa dei vicini: tutte avventure per sbellicarsi dalle risate e tutte – eccetto una – veramente capitate all’autore.

Impreziosito dalle illustrazioni di Schössow ad ogni inizio di capitolo, il testo ha un’appendice finale con tanto di fotografie d’epoca in cui l’autore racconta com’è nato il romanzo, quasi per caso, e di come abbia avuto subito una grande presa tra i giovani lettori ; gli adulti invece hanno fatto qualche rimostranza nel corso degli anni, per il linguaggio o per il tono infantile, modificato poi nel corso delle edizioni. Probabilmente qualche adulto troverebbe a ridire ancora adesso, il romanzo è decisamente franco e caustico anche proprio nella descrizione che fa degli adulti; è sincero, è raccontato da un ragazzino che sa vedere e dire con estrema ironia: anche i lettori si piegheranno in due dal ridere, come il bambino che ha partecipato al primo incontro tenuto da Steinhöfel e di cui c’è traccia in appendice. Lì però l’autore diventa estremamente sincero anche sulla sua infanzia e parla della consapevolezza venuta a posteriori, quando si è reso conto della paura che il padre talvolta incuteva in lui e nei fratelli e di come, scrivendo, l’abbia eliminata.

Andreas Steinhöfel – ill. di Peter Schössow, Dirk e io (trad. di Alessandra Petrelli), Beisler 2017, 191 p., euro 14,90

Quattro ragazzi per due papà

31 Ott

quattro ragazzi

La famiglia Fletcher è affollata, rumorosa, affiatata e sempre alle prese con qualche nuovo accadimento. E tutti sono maschi: due papà; quattro figli adottati di diverse provenienze, culture, religioni; un gatto, un cane e pure un pesce rosso (ex, in realtà perché trapassato). Li conosciamo all’inizio di un nuovo anno scolastico e li seguiamo per tutti i mesi che portano all’estate, attraverso le vicende scolastiche, le feste che organizzano, gli scontri con il nuovo scorbutico vicino di casa, la routine di ogni giorno e gli imprevisti che complicano il tutto. C’è chi è alle prese con una nuova scuola scelta e voluta che non corrisponde esattamente alle aspettative, chi ha una nuova amica di nome Coccinella e tutti pensano che sia immaginaria (chissà come mai 😉 ), chi viene scelto per la recita scolastica e pensa che non sia il suo posto, visto che nessuno dei compagni di calcio ama i musical o si mette a danzare a scuola. Ci sono nonni, zie col freezer pieno di cupcakes, insegnanti più o meno simpatici, genitori commossi o sull’orlo dell’esaurimento da disordine, ragazze, amicizie che finiscono e altre che nascono. C’è un andamento narrativo che segue lo scorrere dei mesi e che intervalla al testo email, messaggi su bigliettini, articoli di giornale, lettere.

La copertina non è particolarmente felice e la trama può riuscire all’inizio difficile da seguire perché è in qualche modo necessario ambientarsi, prendere familiarità con l’affollamento di nomi, caratteristiche e differenze dei vari protagonisti, però si spera che il lettore superi agilmente il primo impatto e si legga la storia che poi non è altro che narrazione di quotidianità, di vita. Poco importa infatti la composizione della famiglia su cui il titolo in traduzione insiste anche senza motivo (l’originale “The misadventures of the Family Fletcher” suonava meglio) perché quel che conta è che i ragazzi lettori possono identificarsi e ritrovare vicini una serie di temi non da poco – la fatica di crescere, gli amici che cambiano e che ti sembra di non capire più, la difficoltà di ammettere una scelta sbagliata, il timore del confronto e del portare avanti le proprie idee – e non semplici da dire ad alta voce, per cui è importante potersi sentire meno soli anche grazie alle pagine di un romanzo.

Il sito dell’autrice.

Dana Alison Levy, Quattro ragazzi per due papà (trad. di Aurelia Martelli), Edt Giralangolo 2015, 259 p., euro 14

Guji Guji

8 Ott

Guji Guji

Un uovo rotola tra gli alberi, sull’erba, lungo il pendio fino a fermarsi nel nido di un’anatra che tutta presa dalla lettura manco se ne accorge e continua a covare. Quando si schiudono le quattro uova battezza i nati a seconda delle caratteristiche: Pastello per l’anatroccolo chiazzato di blu, Zebra per quello a strisce, Chiardiluna per quello giallo e Guji Guji il quarto che così verseggia e che è agli occhi del lettore ovviamente un coccodrillo, ma che viene cresciuto come gli altri fratelli, senza distinzione, imparando come si nuota, ci si tuffa e “incede con elegante dondolio”, sempre in mezzo a storie lette ad alta voce. Fino a quando tre coccodrilli affamati cercano di convincere Guji Guji a tradire la comunità starnazzante in cui è cresciuto per potersi riempire le pance e cercano di fare leva sul fatto che tra simili ci si spalleggia e si fa così, punto. Guji Guji capisce di non essere un pennuto, ma forse non è neanche un coccodrillo cattivo e quindi trova un’idea brillante per scacciare i tre e festeggiare lo scampato pericolo.

Tornano i temi dell’accoglienza, del modo di trattare la diversità, dell’inclusione; qui godetevi le illustrazioni del taiwanese Chih-Yuan Chen, le espressioni che dipinge sui musi dei protagonisti e la danza delle festa finale, su sfondo nero.

Una versione video della storia animata e letta (in inglese). Si possono sfogliare alcune pagine sul sito dell’editore.

Chih-Yuan Chen, Guji Guji (versione italiana di Alfredo Stoppa), Bohem 2015, 40 p., euro 15,80

Mio fratello notturno

16 Set

Più riguardo a Mio fratello notturnoIl protagonista di questa storia si chiama Jakob e sta per compiere dieci anni. Anche suo fratello si chiamava Jakob, è morto in un incidente il giorno del suo decimo compleanno e questo è il motivo per cui a lui non è stato permesso imparare ad andare in bicicletta. La mamma di Jakob dice che tra i suoi due figli non c’è poi molta differenza e ogni notte il fratello viene a trovarlo e gli suggerisce la musica da suonare durante le lezioni di pianoforte. A Jakob sembra che nessuno sia troppo affezionato a lui, addirittura che nessuno lo noti, finché non conosce Miranda, che suona il piano come lui, sembra non aver paura di nulla e fa a voce alta domande che da troppo tempo Jakob porta dentro. Così il bambino visita per la prima volta la tomba di suo fratello e incontra suo padre. Per la prima volta i suoi pensieri si fanno anarchici e ribelli e per la prima volta mette i piedi sui pedali di una bici. E Miranda gli dimostra che si può cambiare la storia, che il destino di Jakob è diverso da quello che le paure della madre gli prospettano, che uno scarto può modificare tutto.

Il sito dell’autrice svedeseche nella collana “Gabbie” ha già pubblicato per Logos i tre episodi della serie “Frances” e che torna con le sue illustrazioni a matita e con un testo di forte impatto, dove Jakob si chiede dove finisca lui e dove cominci quel fratello che incontra solo nei sogni, Jakob che tanto vorrebbe dire alla mamma che lei non lo possiede e che lui è lui e nessun altro.

Joanna Hellgren, Mio fratello notturno (trad. di Fabio Regattin), 100 p., euro 14

I 10 mesi che mi hanno cambiato la vita

7 Ago

Più riguardo a Dieci mesi che mi hanno cambiato la vita

Per chi cerca filoni e temi ricorrenti tra i romanzi per ragazzi, eccone un altro da inserire tra la sick-lit, sempre presente e  in crescita negli ultimi tempi. Questa volta il racconto in dieci mesi viene fatto dal tredicenne Steven, non proprio un campione d popolarità a scuola (basti pensare che viene apostrofato come “Bif” , abbreviazione di Bifolco), la passione per la batteria e una certa tendenza a non farsi notare. Nel primo tema dell’anno scolastico, quando il titolo assegnato è “La cosa più noiosa del mondo”, sceglie di parlare del fratellino Jeffrey di cinque anni, raccontando di come la sua nascita gli abbia cambiato la vita. In peggio, ovviamente. Ma l’effettivo peggio deve ancora arrivare: si scopre che Jeffrey ha la leucemia e il romanzo prosegue con il racconto di come la malattia stravolga la vita della famiglia e quella di Steven. Che fa di tutto per tenere la cosa nascosta, che scopre di essere invisibile ai più (ma non a tutti!), che misura la potenza della rabbia e la velocità dei cambi di programma all’ultimo minuto.

Sonnenblick racconta, come al solito, con grandissima ironia anche passaggi dolorosi o faticosi, facendo innamorare il lettore del personaggio di Jeffrey prima ancora che del protagonista. Con qualche perplessità tecnica (tanto per fare i rompini-precisini, ma così è: non possono inserire un port-a-cath a Jeffrey, quello è un catetere, il port-a-cath già ce l’ha. Insomma, lo so che non ve ne accorgevate, ma quando noti le cose, poi le hai notate… 😉

Il sito dell’autore: in Italia lo abbiamo già apprezzato per “Una chitarra per due” (Mondadori) e per “L’arte di sparare balle” (Giunti extra); questo è stato il suo primo romanzo pubblicato.

Jordan Sonnenblick, I 10 mesi che mi hanno cambiato la vita (trad. di Sara Reggiani) Giunti Extra 2013, 186 p., euro 8,90

Contro i cattivi funziona

5 Ago

Più riguardo a Contro i cattivi funziona

La voce narrante di questo libro è quella di Matteo, tredici anni e una passione per i supereori. Una voce sincera, cruda a volte, ma come dice giustamente lui: “Non sono sciocco. Dico solo la verità”. Questa è la risposta che dà a sua madre quando lei lo accusa di essere – appunto – sciocco perché il ragazzo ha appena detto che suo fratello maggiore Guido è scemo. Matteo ha usato la parola “scemo” perché per lui descrive la realtà in modo perfetto: Guido è ritardato, non sa gestirsi, ha bisogno di aiuto in tutto e non capisce.

Guido e il suo handicap dettano le regole alla vita di Matteo e di sua madre, alla disposizione degli oggetti in casa e ai ritmi delle giornate, alle vacanze, alle uscite nel tempo libero. Quando Matteo cambia quartiere e scuola, finge di fronte agli altri che suo fratello non esista, che la vita sia un po’ come le parentesi a casa del padre, quando c’è una signora che si occupa del fratello nell’altra stanza e Matteo ha un genitore tutto per sé. Così Matteo incontra Francesco, che detta legge a scuola e nel quartiere, ma anche Selene, che abita nello stesso palazzo, e Saverio.

Questo libro parla dei supereoi che incontri, anche se ci metti un po’ a capire; di Guido che ha la bava da supereoe, anche se poi ti tocca pulirla; del niente che senti dopo che ti hanno pestato a sangue. Dice le cose come sono viste da un ragazzino di tredici anni, molto arrabbiato e molto sincero. Senza giri di parole.

Massimo Canuti, Contro i cattivi funziona, Instar 2013, 137 p., euro 12