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Quattro stagioni – Quatre saisons

10 Gen

20130108-224418.jpgSe un marziano atterrasse e vivesse per un po’ di tempo all’equatore o ai tropici si farebbe una certa idea del mondo e delle stagioni. Se finisse da qualche parte in Europa e avesse bisogno di una lezione in quattro passi, si potrebbe mettergli in mano questo “libro” di Betty Bone. Oppure, ancora meglio, far accomodare il nostro ospite in una stanza dove su ogni parete è appeso uno dei poster delle stagioni. Per essere precisi precisi, l’ideale sarebbe che lui avesse dita lunghissime e la dedizione di un innamorato che strappa i petali da una margherita. Potremmo persino consentirgli di dire “stagione sì, stagione no” al posto di “m’ama non m’ama”.
Il marziano apprezzerebbe di sicuro il lavoro di Betty (di cui in Italia sono usciti per Gribaudo “Becco per aria” e per Fabbri “Le forme”) che ha reso i poster dei brevi libri-film a tinte piatte, brillanti.
“Quatre saisons” si apre come un cofanetto prezioso a quattro ante in cui ricorre un cerchio, simbolo evidente della ciclicità, colorato e contestualizzato diversamente di volta in volta.
Su un lato dei poster il film di ogni stagione è costruito con uno zoom out che permette dal dettaglio di arrivare a un campo lungo, in cui soggetti sono ben replicati e collocati. Una gemma, la corolla di un fiore, l’occhio di un uccello, un solicello invernale. Accoppiando il nero a un’altra tinta (insolita per la stagione).
Sull’altro lato, quello che il nostro amico preferirà, potrà trovare gli stessi animali e personaggi, tutti presi nelle cose della vita: dei palleggi con un pallone da calcio, la partenza per le vacanze, le commissioni in vespa, due passi sotto la neve. Forse il marziano avrebbe bisogno che gli raccontassimo qualcosina sulle nostre abitudini di terrestri, ma si accorgerebbe da sé che Betty si è data un altro vincolo per creare il suo mondo: ha deciso di usare solo dei retini e di giocare con la sovrapposizione delle lastre di ciano, magenta e giallo.
Nelle sue quattro stagioni comunque c’è sempre qualcosa che vola, è per questo che al nostro ospite, senza volerlo, scenderebbe una lacrima di nostalgia.

Il sito di Betty Bone in cui trovate anche video e installazioni presentate in modo insolito e curiosamente “imprevedibile”.
La casa editrice èditions courtes et longues
Un testo che presenta l’illustratrice

Betty Bone, Quatre Saisons, éditions courtes et longues, 4 poster, 12 euro.

Montreuil 2013 / 2 – Da Montreuil con un po’ di furore

5 Dic

A Parigi, alle soglie di dicembre, ogni anno c’è una fiera di libri speciale e gli italiani che riescono ad andare si riempiono gli occhi di colori, novità, varietà, mode e – diciamolo – un po’ d’invidia e un po’ di sogno.
Ci si chiede cosa si può fare nel nostro paese per rendere il libro un varco e un’avventura come già accade per i bambini francesi.
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A Montreuil nel weekend i bambini scorrazzano, fiutano, sbirciano, esprimono preferenze d’acquisto, e durante la settimana sciamano con le maestre tra gli stand, partecipano a laboratori, spettacoli, proiezioni, esperimenti digitali ad hoc. Se la spassano e la città, il governo e gli editori li prendono sul serio.
Allora ecco alcune cose che mi piacerebbe smettere di invidiare e iniziare a immaginare in Italia:

– le “signatures”, o “dédicaces”, le dediche degli autori: generose, pazienti, sorridenti. Forse anche una torturina estenuante per i forzati della condiscendenza a tutti i costi, comunque meravigliose. Un’occasione preziosa per valorizzare l’Autore e riscaldare una relazione mediata dai testi (illustrazioni o storie che siano)… Se offrite una Golia a Kitty Crowther vi chiede ridendo se per caso ha l’alito pesante. Se pensate che a ottant’anni Kveta Pakovska si risparmi e faccia un autografo in quattro e quattr’otto, siete fuori strada.

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– mostre da leccarsi i baffi e sgranare gli occhi in cui convivono felicemente – solo per fare qualche nome – fumetto (Marguerite Abouet, Matthieu Bonhomme), acquerello (Francois Place) e animazione (Mylydy).

– gli editori che si celebrano con un certo understatement e grande orgoglio (Gallimard, 40 anni; Seuil, 20; Sarbacane, 10; Rouergue, 20), vestiti casual e anche un po’ spettinati. Guardate quello scarmigliato dandy di Olivier Dozou. Il suo motto è novità! Sempre e ancora.

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– i libri di testi teatrali con cui gli insegnanti più industriosi potrebbero lanciarsi in laboratori con più di coraggio. In Francia, immagino che quando un editore come Theatrales indica loro un sentiero, possono provarci…

– i giochi e gli oggetti di carta, elegante e supersemiotica la ormai “classica” collana Livre en jeu di MeMo, la ruvida bellezza delle produzioni de La maison es en carton.

– lo humour di alcune case editrici, come L’atelier du Poisson Soluble, Frimousse, e le attestate e Sarbacane e Thierry Magnier

– i ponti costruiti dagli editori che raccontano culture diverse e meticciato, come Rue du Monde o Hong Fei Cultures. Aspettiamo l’edizione delle mappe farcite di curiosità e informazioni di “Cartes” (a sua volta tradotto dal polacco) e una traduzione di “Veux-tu devenir betes?”.

– i libri con le forme in rilievo e scritte in braille realizzati da Circonflexe a colori da Sophie Bureau!

– le curatissime e stilose riviste per bambini come George o Bombek (in bocca al lupo alle nostre giovani Spazio, Gigi e Pupù di “Pubblico”)!

Certo, la cultura del libro non s’inventa con un salone, ma l’entusiasmo dei cugini d’oltralpe può alimentare il sogno. Diamoci dentro!

Ça devait arriver e Frigo vide

6 Mag

Un giorno qualsiasi la follia può bussare alla tua porta. Anche a quella di tua mamma.
Sei pronto ad aprirle e a lottare?

Nell’album Ça devait arriver di Gåetan Dorémus non ci sono sconti.
Nella prima doppia pagina si apre una vista su una città: sulla sinistra c’è un ospedale, a destra tra le altre, una villetta. La vita scorre. Dentro la casetta una donna, che fino a quel mattino ha vissuto tranquilla con il marito e i figli, si accorge di avere paura, poi caldo: ha bisogno di aria fresca. E la va a cercare fuori. E’ sola, esce sul vialetto e comincia a vedere dei lupi. Li vede rossi (rabbia), in un mondo grigio (confuso) e blu (militare). Corre in casa a prendere un fucile ed esce indossando una divisa: è pronta a proteggersi. Comincia a fare le ronde, aggredisce il postino (un lupo anche lui), poi distrugge un ciliegio nel giardinetto della casa per farne una base di avvistamento, caccia via il lupo-marito, buca il pallone-proiettile di un lupo-bambino, poi si riposa, finché non vengono a prenderla tanti lupi. Deve difendersi! Ma per fortuna il fucile sputa fuori solo del fumo denso. La donna-generale, sola nella sua follia, disfa la base e dopo aver mangiato qualche ciliegia, sente freddo, davvero freddo, troppo freddo. E’ stato un microbo (?). I suoi familiari la portano in salvo e dieci giorni dopo tutto è rientrato nella normalità; i colori della casa sono vivaci. La donna è guarita e i vicini festeggiano con la famiglia. Ultima pagina: Madame parla con una donna. “Credo che i lupi se ne siano andati e non torneranno più.”

Un albo coraggioso, che fa venire i brividi e non risparmia la violenza delle emozioni e la potenza delle visioni di una donna in crisi (depressa, bipolare o solo “deragliata”). I colori comunicano lo stato alterato e rappresentano emozioni che forse i bambini vivono con altrettanta intensità. Feriscono la potenza distruttiva con cui la donna fa a pezzi l’albero, la furia con cui costruisce la capanna con la rete del pollaio, e la linguaccia dispettosa con cui fa il verso ai bambini-lupi che giocavano con il pallone.

In Frigo vide, dello stesso autore, si respira un’atmosfera più distesa e cittadina. Vite parallele in un condominio. Tutti gli abitanti del palazzo sono stati così indaffarati da non aver comprato niente per cena. Un vecchio che suona per la strada e trova rifugio nello scantinato ha solo qualche carota, al primo un ragazzo-ciclista ha delle uova e un po’ di formaggio, al terzo una famiglia, un peperone e dell’erba cipollina, Claire al quarto ha dei pomodori, all’ultimo la vecchietta della farina, latte e burro. Si può fare una torta insieme! E negli altri palazzi sembrano festeggiare allo stesso modo. E poi la grande convivialità tracima nelle strade, nei boulevards e migliaia di torte sono gustate e condivise tra le persone. Sembra un sogno, ma l’indomani… il vecchio suonatore viene davvero invitato a cena dal ciclista!
Nella scia di Jean-Jacques Sempé, Dorémus colora di vita il melting pot, ci trascina da un piano all’altro in un’escalation del possibile rincuorante e utopistica.

Gåetan Dorémus, Ça devait arriver, Editions Belize, 2007, 27×29 cm, 40 pp, 15,90 euro,
Gåetan Dorémus, Frigo vide, Seuil Jeunesse, 2009, 40 pp, 14,50 euro

Una bellissima intervista a Gåetan Dorémus.
Il sito personale dell’illustratore

Il Troun e…

27 Mar

“Au fond, quand on y pense, se dit-il, tout fait de sons! Si j’en faisai moi aussi?”

Se hai un marito musicista sperimentale che ti sottopone alle registrazioni di scricchiolii, cigolii, strani idiomi, muggiti, bramiti, cinguettii, passi su ogni genere di superficie e in ogni genere di contesto (chiesa, sentiero, casa di amici…), voci di bambini (possibilmente in lingue ignote e aspre); se hai accanto qualcuno che di fronte ai tuoi commenti spiccioli durante un matrimonio africano scuote le orecchie con incastonati i suoi microfoni binaurali perché gli hai guastato il field recording (del secolo), non puoi non chiederti:
che cos’è il rumore?
che cos’è la musica?
La musica non è un furto del tempo per parlare. Del tempo per dirsi le cose. La musica è una scoperta… che viene dopo il rumore. E un linguaggio che scherza con il disegno. La musica è un codice della bellezza.

Ecco il regalo che ci fa Elzbieta, con la complicità delle éditions du Rouergue.
Prendete un pennino sottilissimo e un’artista. Seguite il suo tratto delicato su una pagina quasi bianca e andate dietro a una creatura magica (il Troun) che viene dal mare su una bicicletta (se non avete mai prestato attenzione ai rumori filtrati dall’acqua è ora di fare un tuffo nella vasca di casa)… e poi ascoltate/guardate questa creatura con due orecchie, che assomigliano a delle enormi cuffie, esplorare un universo sonoro.
Se ci siete riusciti (o se vi ho instillato un briciolo di curiosità), forse anche voi state passando con il dito sulle pagine di questo albo. C’è molto spazio molto bianco e un pentagramma corre al piede, come fosse un sottopancia televisivo.
Per chi sa leggere la musica, “Le troun et l’oiseau musique” ha un altro piano di significati, a me ignoto… Ma per chi come me vede e legge a un livello base, le note (i simboli e ciò che sente il protagonista) sono semi da gettare, fieno da portare al mercato, steli da brucare, gocce di pioggia, tronchi di una foresta selvaggia e finalmente… il canto di un uccello da imparare a memoria. Con questa musica il troun può tornare a casa dai suoi compagnucci e condividere ciò che ha udito cercando di replicarlo (facendo casino) e aizzando le ire dei vicini.
Imperdibili in queste pagine anche le chiappe all’aria di uno di loro che protesta inferocito di fronte ai piccoli guastafeste che hanno scoperto la “musica” (più o meno come vostro figlio quando il nonno gli ha regalato la batteria giocattolo). E’ musica il grido di una folla arrabbiata? sembra chiederci Elzbieta.
E’ ora di cambiare musica per i piccoli protagonisti e di cantare insieme, di raccogliere tutte le note, fare un po’ d’ordine e suonare la festa! E nel silenzio, quando tutti dormono l’uccello continua a fischiettare e il pentagramma è un nodo che stringe l’umanità e unisce i linguaggi.

Un meraviglioso albo fatto soltanto di contorni esilissimi, senza inciampi, senza interruzioni, una musica impeccabile in un segno fluido che si srotola nel tempo delle pagine.
Le Troun et l’oiseau musique è stato pubblicato in una prima edizione nel 1984 dalle èditions Duculot, ed esce nel 2012 con un nuovo “adattamento musicale”. Elzbieta è un’artista di origini polacche, naturalizzata francese, che ha vinto con il suo Flon-Flon e Musetta (Aer)  il premio Andersen 1996 per il miglior albo illustrato.

Quindi, malgrado io debba trattenermi dal commentare ad alta voce i colori dei vestiti degli invitati al matrimonio africano, dovrei accorgermi che gli invitati stanno cantando, festeggiano oltre le parole e in questa musica balla la vita, si nasconde la melodia, si libra e si incanta il tempo, si esprime la bellezza (canonica o meno).

Elzbieta, Le troun et l’oiseau musique, Rouergue, 2012 (conception musicale de Sharon Kanach), pp 48 , euro 14,44

Link in libertà
Sonorizzazione dell’albo: qui.

Se ti è piaciuto, ti piacerà anche “Diapason” (di cui abbiamo parlato qui)

A proposito di storie e uccelli
Storybird – inventare storie, associare illustrazioni e spedirsele (con una sorta di piccione viaggiatore)
Cowbird (un po’ mucca, un po’ uccello, un grande bacino di storytelling)

Aya

25 Feb

Chez nous, il y a un proverbe célèbre qui dit : «lorsque un bébé est dans le ventre, il appartient à la mere. Lorsque il naît, il appartient à tout le monde».

Quando mia sorella faceva l’università e io le medie, guardavamo Beautiful dopo pranzo distese sul tappeto della sala, lontane dallo sguardo bonariamente severo di mia madre. Qualche anno dopo, ho seguito, come ogni adolescente intruppata dell’epoca, Beverly Hills 90210 e per un po’ io e mio marito non ci siamo persi le Desperate Housewives. Non ho ancora comprato un cofanetto di dvd con nessuna serie… Con Aya de Yopougon, invece, mi accingo a collezionare l’intera saga fino al sesto volume, pubblicata in Francia da Gallimard.
Vediamo perché è un peccato che sia stato solo pubblicato il primo volume da Rizzoli Lizard in Italia di questo libro pluripremiato (300.000 copie, tradotto in 12 lingue)… Come potreste altrimenti ficcarvi in un quartiere popolare di una città della Costa d’avorio tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli ottanta, prima che la guerra civile dilaniasse la nazione?
Chi mai potrebbe mostrarvi di cosa sono capaci le carismatiche donne di Yopougon?
Come potreste godere di un brillante frullato di feuiletton+soap opera+McCall Smith se non nelle pagine di un coloratissimo fumetto made in France?
Buffo, tenero, sensuale e ironico, lo scenario di Yopougon sembra un cortile di paese e allo stesso tempo un luogo immaginario incredibile. Diamo un’occhiata al cast della saga: le protagoniste sono tre diciannovenni: Aya (una sorta di Madonna laica, saggia, inarrivabile per bellezza e virtù), Bintou (determinata e disinibita alla ricerca di presunti riccastri che la portino via dall’Africa) e Adjoua (una “gatta morta”, mamma di Bobby – nome ispirato da Dynasty – e sogna di aprire un bar).
Ma tra le dramatis personae di Aya compaiono anche parrucchieri gay, sarti sotto pressione dal concorso di Miss Yopougon, uomini di potere e figli sfaccendati, seconde mogli tenute nascoste in paesini, padri che vorrebbero sposare seconde mogli, ragazzotti buoni venuti dal villaggio che tengono i soldi sotto al cuscino…
Guardando le tavole, Oubrerie ha recentemente illustrato Zazie dans le métro per Gallimard, ci si accorge come anche lui, piano piano, è diventato di casa laggiù in Africa. Ha messo radici tra i cavi della luce sospesi, i tramonti e le strade di terra battuta. Forse molto materiale iconografico originale ha acceso la sua immaginazione (i ringraziamenti al II e al III volume lo lasciano intendere). Nelle sue vignette, dal secondo libro, si sente la polvere tra i denti, si mettono le mani tra le pieghe dei vestiti colorati, si sente gridare e chiamarsi.
La vita ordinaria è piena di sorprese? A Yopougon non finiscono mai. Perché in fondo ai libri ci sono anche Le bonus ivorien: glossario, proverbi, ricette e istruzioni… per fare un marsupio o una gonna da un pezzo di stoffa.

 Marguerite Abouet – Clément Oubrerie, Aya de Yopougon,Gallimard-Bayou (voll. 1-6)

Il booktrailer dell’edizione italiana
L’edizione francese
Sezione del blog di Clément Oubrerie dedicata alla saga
Un’intervista televisiva all’autrice
A luglio 2012 dovrebbe uscire in Francia un film d’animazione Aya de Yop City prodotto da Autochenille Productions.

Au même instant, sur la Terre…

24 Gen

Nel 2010 Ridley Scott ha prodotto un film epico  sollecitando l’invio di filmati da ogni paese per raccontare una giornata nel mondo, un 24 luglio. Il film è ora disponibile in dvd e su YouTube. Qualcun altro forse ricorda il drammatico e sconvolgente Babel di Iñárritu.
L’albo a fisarmonica di Clotilde Perrin Au même instant, sur la Terre è una gioiosa versione cartacea di questa idea e conduce i giovani lettori in una passeggiata attorno al globo attraverso i fusi orari. Assomiglia a un planisfero animato in ventiquattro tappe. E rende elettrizzante il pensiero che stanno battendo i cuori di altri 7 miliardi di persone.
È un libro che va fatto respirare appoggiato sul tavolo o a terra, magari vicino a un orologio. Dev’essere impugnato o additato da qualcuno che si colloca su un fuso collocato su una delle 24 tavole. (Non posso garantire che piacerebbe agli alieni.) Magari un bambino di Parigi si sentirà più a suo agio a Samoa dove stanno abbrustolendo un pesce sul fuoco alle soglie della notte che a casa sua.
I lettori non chiederanno: “E perché quelli che vivono sotto alla Terra non cadono?” ma “Dov’è Noronha?”
Con una magistrale capacità di fondere gli ambienti si susseguono mari pescosi, cantieri, città, foreste, deserti, fiumi, distese di ghiaccio, aurore boreali e tramonti, oceani notturni. Mangrovie, bambù, cactus, abeti-piume di pavone, palme. È un mondo che nasconde una febbricitante operosità, l’irregolare scorrere del tempo e uno strabiliante senso del possibile.
Senza cuciture tra le “tavole”, che sono rettangoli fortemente sbilanciati in verticale (siamo tutti sotto lo stesso cielo), seguiamo curiosi il volo di un uccellino bianco, gli strizziamo l’occhio egiziano e facciamo un walzer guidati da Chagall. Saltiamo da un circo di Shangai a un bacio al chiaro di luna a San Francisco.
Sulle tavole si possono toccare temperature diverse e le densità della luce. Le sue onde si sposano con tutti i colori della Terra e ci accompagnano dalle spiagge di Dakar all’oceano Atlantico. Sulle pinne dei pesci sembrano accavallarsi gli istanti della vita, pronti a dare un colpo di reni.

Clotilde Perrin, Au même instant, sur la Terre…,  Éditions Rue de Monde 2011, a fisarmonica, 24,50 euro,

Le prime tavole del libro nel sito dell’illustratrice. Sul numero di gennaio di Andersen, un ritratto di Clotilde Perrin a cura di Walter Fochesato.

Une nuit loin d’ici

9 Gen

Cosa serve per osservare meglio qualcosa?
Una lente d’ingrandimento (uno strumento).
Una carrellata lentissima (del tempo in più).
Una guida (qualcun altro che ci mostra qualcosa).
La risposta di Une nuit, loin d’ici a questa domanda è: uno strip tease! Di pagine, s’intende.
Questo albo, pubblicato dalla giovane e innovativa Hélium, è un bestiario che si svela mostrando una selezione di superbi ambienti selvaggi: di notte, all’alba e sotto la piena luce del giorno. Sfogliandolo si può ritrovare ciò che i documentari del National Geographic ci hanno (involontariamente) sottratto: la meraviglia dell’esploratore, il piacere del simbolico. I bambini che si immergono nella lettura possono ri-vedere degli ambienti “esotici” con grande attenzione, e – forse – con uno sguardo animato da un rinnovato spirito scientifico sensibile  alla bellezza.
L’autrice ci porta ai quattro angoli del globo: in una savana africana, in una taiga russa, nel profondo della giungla amazzonica, nel blu dell’oceano e infine… in un luogo poco lontano da qui, per gente che, come noi, abita a latitudini temperate. Gli ambienti e la superba fauna che li popola sono presentati partendo dalla notte, una pagina blu di acetato con delle delicatissime silhouette riempite dai colori delle pagine successive. Farfalle, pipistrelli, civette, ragni, meduse, pesci notturni si danno tutti un gran da fare. Niente è inoperoso in natura, anche quando resta fermo immobile. La seconda doppia pagina che racconta ogni habitat corrisponde invece all’alba e sul successivo foglio di acetato alcuni elementi della vegetazione nascondono qualcosa e portano in primo piano altri elementi della tavola trionfale che ha modo di esplodere nella doppia pagina successiva.
Attraverso le sovrapposizioni di fogli l’autrice suggerisce che per  riconoscere tutti gli animali, e per imparare a guardare, dobbiamo escludere qualcosa per poi riscoprirlo. Nel nascondere le tavole “piene”, ricchissime di dettagli, esse diventano leggibili e piacevoli: una ricompensa.
Gli animali non parlano, non chiacchierano: cacciano, fuggono, si nascondono a loro volta,  genuinamente selvaggi, mimetici e a volte un po’ dispettosi. Il testo (paratattico) che introduce e accompagna le illustrazione svolge il ruolo un po’ di guida, e un po’ di lente d’ingrandimento: chi di voi conosce i nomi esatti di tutte le creature e può descrivere propriamente i loro comportamenti? Può essere fantastico poi sentirselo leggere dalla mamma. Une nuit loin d’ici è un inno alla biodiversità e alla natura… che rientra a pieno titolo nei libri “lussuosi” per formato e fattura, ma merita l’investimento per allenare i piccoli esploratori che si nascondo là fuori.

Julia Wauters,  Une nuit, loin d’ici, Hélium éditions, cartonato, 26×31 cm, 40 p.,  euro  16,90

Quand ils ont su… (Quando l’hanno saputo…)

27 Dic

Quand ils son su… è uno strabiliante libro-passeggiata, libro-mondo, libro-gioia. Èd è un’opera di grande design, con un formato particolarissimo. Come tutti i libri per bambini che non sanno ancora “leggere”, il testo è progettato per essere fruito in coppia, ma non come la intendiamo di solito − cioè con l’adulto che legge ad alta voce per il suo piccolo aiutante girapagina. No, in quest’opera di Malika Doray, i lettori possono entrambi sfogliare la propria “metà” di libro, perché esso è rilegato in modo da sostenere una narrazione in parallelo. Infatti, pagina dopo pagina, ha luogo un’avvincente sfilata di personaggi che fanno qualcosa di festoso, mossi dalla notizia. (Adesso brucerò la sorpresa ai lettori…) Alla fine, nel “fondale” del libro, scopriremo che cosa ha reso tutti così partecipi e volitivi: alla coppia di ranocchie è nato un ranocchietto. E tutti gli amici della foresta non potevano stare a guardare con le mani in mano. Gli orsi hanno fatto dei pacchetti, gli elefanti dei mazzolini, i coccodrilli hanno nascosto i denti, i caimani hanno brontolato e i lupi hanno trascinato i piedi per andare a vedere… Insomma, amici più o meno affettuosi si uniscono alla festa.
Il formato del libro studiato per la lettura affiancata, però, rischiava di generare caos appaiando tavole troppo diverse o fasi della narrazione incomprensibili se non sequenziali, ma l’artista si è abilmente sottratta a questa trappola, in due modi geniali:
Primo. Ha congelato la narrazione in poche fasi, cioè
• l’averlo saputo (la storia inizia in copertina e innesca la suspence fino alla fine del libro)
• ciò che tutti hanno fatto (sequenza di azioni sullo stesso piano temporale)
• la festa e la rivelazione della notizia.
Secondo. Ha rappresentato i personaggi con una tecnica compositiva minimale e potente fa pensare a una moderna arca di Noè! I personaggi, tutti colorati a tinte piatte − sembrerebbe con un pennellone − sono composti in modo quasi geometrico: c’è il corpo, costituito da un rettangolo colorato come un vestito che non ha niente a che fare con la pelliccia (la perfezione dei colori fa chiedere se sono venuti prima o dopo il disegno), una zampa appoggiata a terra, ci sono le due “braccia” e la testa con gli occhi. Questi personaggi nella loro elementarità riescono a essere estremamente espressivi. Sebbene lo schema compositivo sia frontale, l’essere in equilibrio su una gamba li rende ballerini e dinamici, gli occhi (chiusi, ammiccanti, curiosi, sorridenti) fanno rimbalzare lo sguardo e godere del bianco della pagina, le teste sono inclinate o voltate (alla cubista). Un’altra finezza è che le pagine dei due lati del libro, se letti voltandole insieme, ospitano coppie di animali che hanno relazioni extratestuali (per esempio i topi e gli elefanti) e le combinazioni delle loro occhiate sono sempre curiosamente divertenti. Bello, no? Non lo state già comprando? Ma il libro non finisce qui! Perché adesso comincia la vera festa, che è sul retro interamente stampato. Il libro si apre, si srotola la fisarmonica e inizia la festa, senza parole, perché pieno delle chiacchiere, dei giochi e dei versi di tutti gli amici venuti a bisbocciare, a mettersi in equilibrio sugli alberi e a innamorarsi.

N.B. In casa mia non avevo abbastanza superficie per guardarlo tutto insieme. Peccato! Un presepe di animali lieto, speranzoso e ingegnoso.

La scheda del libro con breve video che mostra in 20 secondi tutto quello che ho  impiegato una vita a scrivere.

Selezionato dal Conseil géneral du Val-de-Marne per essere regalato ai neonati del dipartimento nel corso del 2012.

Malika Doray, Quand ils ont su…, Editions MeMo, 60 pp. a fisarmonica con un pop up, 24 x 32 cm, 20 euro

Il biblioburro di Luis Soriano

7 Dic

L’originale è lo statunitense Waiting for the Biblioburro (Random House, 2011); noi mettiamo in vetrina la traduzione francese appena riportata da Montreuil per ricordare l’esperienza vera di Luis Soriano Bohòrquez , insegnante, bibliotecario volontario, che nella regione di La Gloria, sulle montagne della Colombia, visita ogni sabato dal 1990 una quindicina di villaggi isolati, in compagnia di due asini carichi di libri da dare in prestito.

Il testo di Monica Brown, con le illustrazioni di John Parra, racconta la storia della piccola Ana che, mentre aiuta la sua famiglia nelle faccende della fattoria, sogna di poter rientrare a casa per leggere il suo libro. Il suo unico libro, quello che la sua maestra le ha regalato per premiare il suo impegno nell’imparare a leggere e a scrivere. L’autunno precedente, l’insegnante ha lasciato l’incarico e nessuno l’ha rimpiazzata: i bambini del villaggio non hanno più una scuola da frequentare e Ana non ha altri libri da leggere. Finché un giorno, al suono degli zoccoli d’asino, appare quest’uomo ricco di libri che legge, racconta, insegna l’alfabeto e poi lascia che i bambini scelgano dei libri da tenere in prestito finché tornerà. Finalmente Ana ha nuove storie e, nell’attesa del ritorno del biblioburro, legge e rilegge, poi scrive, disegna e racconta lei stessa una storia speciale. Una storia speciale che ci ricorda di tutte quelle biblioteche nel mondo che si spostano su otto zampe (come questo biblioburro), ma anche sulla schiena di cammelli, sulle ruote delle motociclette, in barca o sui bibliobus. Che si spostano per portare storie ai lettori e mettere in moto la loro fantasia, per tenere loro compagnia, per farli sentire meno isolati, per rendere il mondo più vicino e meno sconosciuto.

Questo è il sito della Fundación Biblioburro, con tutte le informazioni sulla sua attività. Qui un video con Luis e i suoi asini. Qui  il booktrailer dell’albo.

Monica Brown – ill. Joh Parra, La bibli des deux ânes (trad. di Corinne Giardi et Alain Serres), Rue du Monde 2011, 36 p., euro 15

P.S. : col ricavato della vendita di questo libro, Rue du Monde contribuisce all’incremento del patrimonio di questa biblioteca che conta ormai più di cinquemila titoli.

Da grande prenderò le mosche con le mani

26 Ott

Questo libro viene dall’Ungheria e dagli anni Sessanta col loro grafismo così retrò e così moderno. Noi lo leggiamo nella traduzione francese de la Joie de Lire e ve lo proponiamo come folle folle folle coup de coeur che ci ha conquistato appena aperto. Pubblicato per la prima volta nel 1965, è uno dei frutti della collaborazione tra Éva Janikovszky  e l’illustratore  László Réber che ci regalano una buffa quanto realistica riflessione sul rapporto piccolo-grande, bambino-adulto. Il piccolo protagonista fa giustamente notare come essere bricconi sia assai più divertente che essere saggi o obbedienti. Infatti a star tutto il giorno seduti fermi ti vengon le formiche ai piedi, se mangi la carne con coltello e forchetta quella vola dal piatto e finisce in bocca al cane e se ti lavi per bene le mani sfregandole come si deve, arrivi inevitabilmente ultimo e in ritardo a tavola. Gli adulti poi non fanno che dare ordini e ripetersi e intanto si concedono un sacco di cose divertenti, tipo affacciarsi alla finestra quando suona la sirena dei pompieri, vestirsi come gli pare, bere appena mangiata la frutta. Per cui il piccolo protagonista elenca, in un discorso di saggia ribellione, tutto quel che farà quando sarà grande: tra il resto, stare in ginocchio sulle sedie, mangiare una tavoletta di cioccolato prima dei pasti, far crescere una palma nel bicchiere dello spazzolino da denti, indossare solo polo a maniche corte, camminare all’indietro per strada. Elenca tutti i giochi, le pazzie e i divertimenti che metterà in atto coi suoi bambini che saranno fieri del loro papà. Certo, perché lui da grande sposerà una ragazza divertente che saprà  fare le bolle di sapone e dei nodi ben stretti al suo aquilone; staranno a quattro zampe tutto il giorno, avranno posto in casa per non buttar mai via niente e anche per i ricci feriti e i loro vicini saranno simpaticissimi. Con un unico dubbio: ma perché i suoi genitori, se son grandi e posson far quel che vogliono, si ostinano a lavarsi le mani, mattersi il maglione e guardare dove mettono i piedi?

Politicamente scorretto, deliziosamente sovversivo, educatamente irriverente,  il libro è stato pubblicato in Italia da Bompiani nel 1965… lo aspettiamo di nuovo 🙂

Éva Janikovszky – ill di László Réber, Moi, si j’étais grand (trad. dall’ungherese di Joëlle Dufeuilly), La Joie de Lire 2011, 40 p., euro 12