Tag Archives: Frances Hardinge

La voce delle ombre

10 Ott

Ancora una volta Frances Hardinge costruisce un romanzo in crescendo che precipita il lettore in un mondo dove si mescolano fantasmi, spiriti dei morti e le ombre nere e scure dell’Inghilterra di metà ‘600. Makepeace – che deve il suo nome all’arrivo nella comunità puritana di Poplar – possiede infatti il dono, o forse la maledizione, di poter ingoiare le anime di chi sta morendo e di continuare a farle vivere dentro di sé, sentendo le loro voci nella sua testa o prestando loro mani e gambe.  Per lungo tempo ha chiesto alla madre notizie del padre, della famiglia di origine da cui pare siano scappate per trovare accoglienza presso i parenti puritani. Solo in punto di morte, la madre si lascia sfuggire il nome di Grizehayes, la dimora nobiliare da cui è fuggita nel tentativo di proteggere la bambina. Makepeace infatti è figlia illegittima di un Lord Fellmotte e condivide con fratellastri e cugini la fossetta sul mento che caratterizza i membri della famiglia; il suo sangue nobile le consente di mangiare pane bianco e ricevere un’adeguata istruzione, ma il fine per cui viene tenuta a bada è un altro e ha a che fare appunto con il suo dono, comune anch’esso ai membri della famiglia.

La vicenda della protagonista, il suo tentativo di sfuggire al terribile destino e di salvare il fratello James dal diventare un Anziano Rampante posseduto dai demoni ingeriti, si inseriscono in un’altra ambientazione altrettanto cupa: l’Inghilterra del 1641/42, durante la lotta tra re Carlo e il Parlamento e la successiva guerra civile sfociata dalle tensioni politiche e religiose. Tra famiglie aristocratiche che fanno doppi giochi, spie che si infiltrano a corte e facili accuse di stregoneria, mentre infuriano il vaiolo e la febbre tifoide, Makepeace si trova a cambiare nomi e travestimenti e ad attraversare lande desolate e città come Londra o Oxford, incontrando le miserie dei ceti più poveri e le falsità della nobiltà. Il tutto portando dentro di sé una combriccola di fantasmi non da poco: un medico sperimentatore, una scostante nobildonna, un soldato puritano e un orso, spirito a cui si sente indissolubilmente legata.

Ancora una volta, come nei precedenti dell’autrice, il romanzo prende, man mano che la vicenda procede, un andamento a spirale che cattura il lettore portandolo dritto nell’azione, in questo caso nella testa della protagonista e nell’alternarsi delle voci, rese attraverso la scelta di font differenti.

Frances Hardinge, La voce delle ombre (trad. di Giuseppe Iacobaci), Mondadori 2018, 432 p., euro 17, ebook euro 8,99

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Una ragazza senza ricordi

11 Set

Torna Frances Hardinge e torna con una storia – scritta precedentemente a L’albero delle bugie – che ancora una volta avvolge il lettore in una spirale di avvenimenti e di sensazioni che lo fanno aderire a quel che sta vivendo il personaggio principale, di cui conosce angosce e tentativi di chiarire i misteri che lo circondano. In questo romanzo incontriamo Triss Crescent, undicenne alle prese con una nuova versione di se stessa: dopo esser caduta nel fiume vicino alla casa di villeggiatura (episodio di cui per altro non ricorda nulla) non si sente più se stessa, fatica a trovare persino la sua camera, sente strane voci, trova al risveglio il letto invaso da foglie, le sue vecchie bambole prendono vita quando le guarda, una fame inarrestabile la tormenta. La spiegazione sta nel fatto che la vera Triss è stata rapita; quella che il lettore conosce è una “bambola dei sette giorni” creata a sua immagine dall’Architetto, un uomo che ha carpito la fiducia del padre e che – con la complicità di Penn, la figlia minore – sta tentando di punirlo per un patto spezzato. L’Architetto vive nell’Altrove, un mondo abitato da Latenti, un mondo parallelo alla società inglese degli anni Venti che fa da sfondo al romanzo.

L’autrice descrive perfettamente una società in evoluzione dopo gli avvenimenti della Prima Guerra Mondiale, dove cambiano mode, gusti e modi di vivere; c’è tanto jazz in questo romanzo in cui Hardinge  non rinuncia, come nel precedente, a parlare del ruolo della donna e a rivendicare una parità di genere, delineando la splendida figura di Violet Parish, la fidanzata del fratello di Triss, morto appunto in guerra. Il dolore per la perdita del figlio ha spinto il padre di Triss, brillante architetto, a stringere un patto infernale con l’uomo che lo perseguita anche psicologicamente, facendo recapitare in casa da un misterioso uccello meccanico lettere del ragazzo dichiarato morto. Lo stesso dolore che si fa concreto nel gelo e nella neve che circondano Violet, che rappresenta  l’unica possibilità per Triss e per la sorella minore di essere credute, in quel che pare una follia. Anche il lettore potrà forse chiedersi come sia credibile una somma di tante vicende al limite dell’assurdo: ci sembra appunto un romanzo che può appassionare e spingere a una lettura compulsiva per scoprire dove porta, oppure che viene abbandonato per strada. Non ha mezze misure, come non ne hanno i suoi protagonisti principali, da qualsiasi parte del mondo – reale o Altrove – stiano, qualunque sia lo scopo del loro incedere.

Il sito dell’autrice.

Frances Hardinge, Una ragazza senza ricordi (trad. di Giuseppe Iacobaci e Claudia Lionetti), Mondadori 2017, 444 p., euro 18

L’albero delle bugie

7 Set

albero-delle-bugieUn perfetto ritratto della società vittoriana e una straordinaria protagonista che non potrà non far pensare alla Calpurnia, amata da tanti lettori. Anche Faith ha una passione per le scienze e il desiderio di condividere col padre gli studi archeologici e la passione per i fossili, eppure ha imparato a nascondere la curiosità, l’intelligenza viva e quel che già sa sotto la maschera della brava bambina dalle buone maniere, quella che per caso su una spiaggia ha permesso il ritrovamento di un reperto eccellente che ha dato la fama al padre, il reverendo Sunderly. Ma Faith non è la bambina che tutti ricordano, sbiadita sullo sfondo del racconto di un ritrovamento scientifico, non è una comparsa casuale sulla scena della scienza: Faith è ormai una quattordicenne che non vede l’ora di indossare un corsetto da adulta, che osserva le persone intorno con la stessa efficacia e puntigliosità con cui si dedica alle scienze, che vorrebbe poter far vedere al mondo la propria intelligenza e i propri desideri di studiare. Invece è costretta costantemente a non stare al suo posto: confinata in salotto a bere il tè con le signore, mentre gli uomini fumano sigari e discutono di scoperte scientifiche; a bada del fratellino, quasi bambinaia e governante. Faith freme, soprattutto nel momento in cui la famiglia si trasferisce su un’isola in seguito a uno scandalo che ha coinvolto il padre e lei riesce ad arrivare a documenti e carte segreti; soprattutto nel momento in cui il padre muore e lei è l’unica a non credere al suicidio. Sarà la scoperta del tesoro paterno, un albero che si nutre di bugie per rivelare segreti a offrirle lo spunto per addentrarsi ancora di più nel mistero.

Un romanzo che difende i valori della parità tra generi, che offre una buona trama di mistero e un lato oscuro e fantastico rappresentato dall’albero, ma nel contempo porta il lettore ad affrontare temi importanti: innanzitutto la condizione della donna nella società dell’epoca, la considerazione dei suicidi, ma anche l’esplorazione di un mondo chiuso come può esserlo un gruppo di persone che vive nell’ambiente ristretto di una piccola isola, dove tutti si conoscono, dove i segreti corrono più velocemente che altrove, dove si tenta di nascondere il proprio passato o la propria natura quando essa non si adatta alle convenzioni del momento.  Per non dire del conflitto interiore che vive la protagonista nel suo voler compiacere il padre ad ogni costo per guadagnarsi un briciolo di affetto e di stima, ritratto non scontato di quanto di se stessi sia possibile soffocare per desiderio di essere amati. Un romanzo che offre senza dubbio una galleria di ritratti dell’umanità: della bassezza, della violenza psicologica, della cattiveria di cui possono essere capaci gli esseri umani, ma anche nel contempo della libertà e della capacità di volare alto che molti di loro vivono quotidianamente, senza paura di scontrarsi con stereotipi e giudizi altrui.

Il libro ha giustamente vinto lo scorso anno il Costa Book Award, primo romanzo per ragazzi a ricevere questo premio rivolto ad autori che statunitensi e irlandesi. La sua scrittura alta ci viene restituita in una traduzione  di grande qualità che penso restituisca appieno la complessità e la varietà lessicale utilizzata dall’autrice, la costruzione del marasma interiore della protagonista e insieme la ragnatela della trama che porta il lettore sempre più in profondità: gli scavi  che tanta parte hanno nel libro, lo scendere nelle viscere della terra, nelle gallerie e nei pozzi scavati per scoprire qualcosa di nuovo che viene dal passato rimandano in parallelo al percorso di Faith che scava non solo nella storia del padre e della famiglia, ma anche in se stessa, per portare alla luce la sua vera essenza e ribadire quanto vuole davvero essere se stessa sotto la luce del sole.

Il sito dell’autrice.

Frances Hardinge, L’albero delle bugie (trad. di Giuseppe Iacobaci con la collaborazione di Claudia Lionetti), Mondadori 2016, 415 p., euro 17, ebook euro 8,99