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La mia estate con i Ruberson

16 Lug

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Mi rapirono nella seconda settimana di giugno. E fu una gran bella cosa, perché l’estate stava andando a rotoli comunque.

L’estate di Vera non si prospetta esattamente esaltante: svaniti tutti gli altri programmi e progetti, si sta dirigendo con i genitori e l’insopportabile sorella maggiore a casa della nonna in campagna, quando ecco che viene rapita insieme ai bagagli della famiglia da Karlo il Terribile, capofamiglia di una combriccola di pirati. Tre adulti e due ragazzini a bordo di un furgone che mette in bella mostra una serie di Barbie-pirata impiccate e che ha molle propellenti per facilitare l’assalto, una banda che assalta non per ottenere denaro, ma per procurarsi il necessario: tubetti di senape, costumi da bagno, giornali e riviste; insomma “rapina” per come la intendono loro, ovvero un trasferimento di proprietà in eccesso da un’altra persona a se stessi.

Gli umani non sono previsti, quindi Vera sarebbe d’impiccio se non si dimostrasse rapida di calcolo e astuta; impara presto che per essere predoni al volante occorrono buon fiuto, aspetto fisico adeguato, buona reputazione e che la colazione è il pasto più importante della giornata. E siccome i suoi genitori non impiegano troppa foga nel reclamarla a casa, decide di trascorrere un’estate in compagnia dei pirati, affinando le tecniche d’assalto e scoprendo cosa si nasconde davvero sotto la loro scelta di vita. E per finire, come dice lei stessa, “so essere rude e so fischiare tra i denti”.

Un libro davvero divertente, da cui verranno tratti un film e un videogioco (che sicuramente conterrà sgommate col furgoncino, molle propellenti e ricognizioni col binocolo, oltre a scorpacciate di caramelle) e che ha in originale anche un seguito.

Siri Kolu, La mia estate con i Ruberson (trad. di Delfina Sessa), Feltrinelli kids 2013, 233 p., euro 14

Storia di semi

4 Giu

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L’ambientalista indiana Vandana Shiva racconta in questo libro come si è appassionata alla causa della libertà del seme e ha fondato per questo Navdanya, movimento per la salvaguardia delle varie specie vegetali e per la conservazione e la condivisione delle sementi tra agricoltori. Parla delle Rivoluzione Verde, della pericolosità delle monocolture e dei semi geneticamente modificati che non si rigenerano; racconta le esperienze dei contadini, i semi preziosi; insegna ai ragazzi cosa fare nel piccolo di tutti i giorni.

Mette in fila storie di semi per seminare un inizio di storia di speranza. Per l’agricolutra, per i contadini, per il cibo che mangiamo ogni giorno.

Il sito di Navdanya Italia. Il deposito globale dei semi, che allora è anche un po’ biblioteca e catalogo di tutti i semi del mondo. Un sito per scambiarsi i semi on line, oltre che coi propri vicini di orto e giardino.  E un po’ di Guerrilla Gardening che ci sta sempre bene!

Vandana Shiva – ill. di Allegra Agliardi, Storia di semi (con la collaborazione di Marina Morpurgo; trad. di Gianni Pannofino), Feltrinelli kids 2013, 103 p., euro 13

Mio padre è un PPP

27 Mar

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Torna Polleke, che ci ha affascinati lo scorso anno con il suo folle inseguire i pensieri e la sua vena poetica in Per sempre insieme, amen. Con l’ironia e la leggerezza profonda a cui ci ha abituati, Polleke guarda il mondo intorno e si fa domande. Questa volta è alle prese in particolare con suo padre, che ormai non ha più una casa e che deve in qualche modo convincersi a ricoverarsi e a dissintossicarsi. Intorno ci sono bugie e domande e pensieri improvvisi, anzi quelli che lei definisce “primizie”, cioè i pensieri lampanti che precedono di un attimo quel che poi realmente accade o viene detto.

Questa volta ci sono attese e paure e una lunga lettera di suo padre che spiega di non aver talento poetico e di avere insieme paura di non essere niente, mentre Polleke riesce a trovare le poesie nelle sue parole, proprio quelle che lui non sa vedere. Per fortuna c’è sempre Mimun, col Marocco nella voce e la mano nella sua; e anche il Maestro, che sa vedere lontano e capire, anche se porta le mutande di lana.

Questa volta c’è una domanda grande: che cosa si deve fare al mondo?

Guus Kuijer – ill. di Alice Hoogstad, Mio padre è un PPP (trad. di Valentina Freschi), Feltrinelli kids 2013, 106 p., euro 10

Il pianeta di Standish

20 Mar

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Nonno mi faceva sempre sentire al sicuro (…) Era astuto, lui, una vecchia volpe argentata. Stava ritto in piedi alto e fiero, mi diceva sempre che non possedeva niente se non la sua dignità e non intendeva cederla a nessuno.

Questo è un libro difficile. Perché Standish, il protagonista, è un quattordicenne con l’ingenuità e le capacità di un bambino, reagisce e pensa in un modo tutto suo, viene ovviamente preso di mira a scuola, segue i suoi ritmi. Perché Standish vive nella Zona Sette di un mondo in guerra che ci è alieno e che dobbiamo imparare, ma che ci è familiare in tante delle sue caratteristiche:la Zona Sette è dove la Madrepatria segrega i dissidenti e gli avversari politici, dove si fa la fame, dove non si può neanche possedere un televisore, dove la polizia può fare irruzione in casa all’improvviso, dove ai ribelli viene tagliata la lingua. E intanto la Madrepatria prepara la conquista della luna per dare avvio ad una nuova era.

Questo è un libro semplice. Perché racconta la storia di un’amicizia (quella tra Standish ed Hector, il nuovo vicino che è di “uno stampo speciale” rispetto agli altri ragazzi), ma anche della solidarietà tra famiglie in difficoltà; della resistenza silenziosa e segreta di molti difronte ad un regime che sta solo fabbricando una messinscena; della ribellione che si attua in piccoli gesti quotidiani e poi nella scelta di un singolo che sa esattamente quel che deve fare.

Questo è un libro bello. Che non nasconde, non tace, non mette zucchero a velo sulla crosta bruciacchiata della torta. Un libro folle come i pensieri di Standish e insieme onesto, perché dice ai ragazzi lettori le cose come sono. Mi fa pensare a tanti libri letti in questo anno che in questo senso gli somigliano (come “Voglio essere punk”, “Che cosa è successo a Barnaby Brocket”, “Colpa delle stelle” , ma anche il finalmente riedito “13”). Libri che dovremmo proporre di più, inserire nei percorsi di lettura e premiare. Perché non è che se le cose non le guardi o non le leggi, non esistono. Anzi.

Ecco il sito dell’autrice, di cui sicuramente molti lettori avranno apprezzato “La figlia del mercante di seta”, edito da Salani nel 2008.

Sally Gardner, Il pianeta di Standish (trad. di Delfina Vezzoli), Feltrinelli kids 2013, 206 p., euro 13.

Lo specchio dei desideri

3 Ott

More about Lo specchio dei desideriDell’ultimo romanzo di Jonathan Coe si è molto parlato in particolare con la presentazione dell’autore al festival Pordenonelegge dello scorso settembre. Abituati alla sua scrittura ironica e amara, troviamo tra le pagine un racconto lungo sospeso nel tempo: corre veloce col crescere della protagonista e nello stesso tempo ci regala una vicenda che un po’ si comprime un po’ si dilata, come un respiro irregolare che deve trovar la propria misura (e non è detto che alla fine la trovi). In un’intervista apparsa su La Stampa in occasione del suo viaggio in Italia, l’autore dice che a  volte le cose migliori sono dove meno ce le aspettiamo. Come in una discarica.

Infatti è proprio in una discarica che la protagonista, all’età di otto anni, trova un pezzetto di specchio dai contorni irregolari e dalla capacità di riflettere il mondo intorno in maniera differente dalla realtà: prima quasi oniricamente, poi con la crescita di Claire in modo sempre più realistico, ma mai reale. Come se lo specchio avesse il potere di far vedere una realtà migliorata, esattamente come può fare l’immaginazione delle persone, che le spinge a pensare, a sperare, a agire per un quotidiano migliore. Claire scoprirà infatti di non essere la sola a possedere un frammento di specchio…

Il testo è accompagnato da una serie di tavole con le illustrazioni di Chiara Coccorese che mescola fotografia e illustrazione per creare delle vere e proprie scenografie (ma se ne sentiva tanto il bisogno?).

Il sito di Coe. Il sito di Chiara Coccorese.

Jonathan Coe – ill. di Chiara Coccorese, Lo specchio dei desideri (trad. di Delfina Vezzoli), Feltrinelli kids 2012, 96 p., euro 12.

Per sempre insieme, amen

19 Lug

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Tutto dev’essere così com’è:
un pesce nell’acqua,
un uccello nel cielo,
una mano nella mia,
la sua.
La mano di Polleke e la mano di Mimun. Il pianto, il coraggio, le domande stupide, le parole che vorresti sentir ripetere tanto sono belle, il silenzio degli occhi. Polleke ha undici anni, vive in Olanda e vuole essere poeta. Le sue piccole poesie corrono sulle pagine, qua e là tra il testo, ma anche sul filo dei suoi pensieri, nel suo modo di guardare il mondo, nelle urla di rabbia che talvolta le escono di bocca. Perché l’età e la leggerezza di Polleke le permettono da un lato di guardare il mondo con una certa ironia e un certo distacco; dall’altro, fanno sì che si renda perfettamente conto di come gli adulti siano spesso impossibili, a volte privi di decenza e non capiscano mai cosa si può fare e cosa no. Sua madre e il suo maestro di scuola sono innamorati e pare si sposeranno (ma non è carino incontrare il tuo maestro in pigiama a righe nel corridoio di casa), il suo papà vorrebbe essere il poeta e andare ai confini del mondo, ma passa per la prigione e finisce per chiedere un prestito proprio a lei.
Ho solo undici anni, non mi dispiacerebbe avere ragione meno spesso.
Perché Polleke guarda il mondo e lo vede. Vede la rabbia innamorata scambiata per razzismo, vede quanto è difficile mediare con gli adulti, vede quanto è nuda a volte la realtà: che a volte si perdono tutte le parole, che a volte sei costretta a spiegare a tuo padre che l’hai aspettato tanto e adesso basta. Ma anche che consola avere una vitellina col tuo stesso nome che ti aspetta alla fattoria e un Mimun che scappa di casa per poterla venire a vedere con te. Che si può rimanere calmi e stringere una mano appena più piccola della tua.
Guus Kuijer ha vinto il Premio Astrid Lindgren 2012: ecco il discorso che ha pronunciato durante la cerimonia di consegna del premio, il 28 maggio scorso a Stoccolma, concluso con questo augurio: “Once a boy told me that to him reading was like bungee jumping inside his head. I therefore wish you all a great bungee jumping season”. In Italia Salani ha pubblicato Graffi sul tavolo e Il libro di tutte le cose. Questo libro invece è il primo di una serie dedicata a Polleke, che nel 2003 è diventata anche la protagonista di un film.
Guus Kuijer, Per sempre insieme, amen (trad. di Valentina Freschi, ill. di Alice Hoogstad), Feltrinelli kids 2012, 92 p., euro 11

Sganciando la luna dal cielo

29 Nov

More about Sganciando la luna dal cieloLo faremo my way, a modo mio.

Ci sono momenti in cui chiudo il libro che ho letto e so già, ancor prima di pensarlo, che sarà molto difficile scriverne. Ho avuto la medesima sensazione con Come una bolla di sapone di Marie Chartres (Salani 2011), di cui infatti non ho scritto nulla, ma questa volta non posso non consigliare questo libro che è nato per essere letto ad alta voce, per essere condiviso (e anche per essere messo in versione cinematografica). Che lo leggiate a qualcuno o che ve lo godiate nel silenzio di una lettura solitaria, sicuramente riderete molto, riderete “ad alta voce”, forte e vi sentiranno dalla stanza accanto e verranno a vedere che state combinando. Oppure – come è successo a me per la Mina di Almond – la persona seduta davanti a voi in treno prima di scendere vi chiederà il titolo del libro che avete in mano, perché la vostra faccia e le vostre risa durante la lettura l’hanno incuriosita. Questo libro allora lo racconto a modo mio, dicendovi subito che è pieno di cose tragiche e pieno di cose ridicole. Che ci sono morte, pericoli,  malattia, pedofili (la protagonisti apostrofa così tutti i cattivi, poi qualcuno lo è davvero). Che ci sono due protagonisti eccezionali. Bob che racconta in prima persona, Bob sull’orlo dell’adolescenza, Bob protettivo e serioso. E il Ratto, ovvero sua sorella Marie-Claire, irritante, irriverente, inarrestabile, irresistibile. Dieci anni, senza pudori e senza peli sulla lingua e la spavalda sfrontatezza di chi non ha nulla da perdere. I due ragazzi vivono nella piatta campagna canadese insieme al padre che li sveglia ogni mattina con le canzoni di Sinatra: Bob è innamorato della sua insegnante e non vede l’ora di compiere quattordici anni, il Ratto sogna di fare l’attrice, impara lo spagnolo nel sonno, bippa tutte le canzoni del suo rapper preferito e dice cose che poi si avverano. Quando trovano il padre morto e scoprono di avere uno zio sconosciuto (probabilmente uno spacciatore di droga) a New York, il Ratto convince il fratello ad andare a cercarlo nella Grande Mela, perlustrando il Bronx. Lì scoprono la grande città e la sua umanità (un ritratto imperdibile a pp. 120-121) e incontrano una serie di singolari personaggi che cercano di aiutarli a modo loro.

Inutile dire che ho amato fin dalla prima pagina il Ratto: è della schiera di Calpurnia, Eloise, Olivia e Rita. Ha qualche parentela con Mina e una tendenza Ida B. Insomma, è una tipa che non sta mai zitta ma che non porta mai rancore, che dice e fa quel che le passa in testa, che trovi insopportabile ma anche irresistibile. Il Ratto però è più di tutte loro e di tutto questo. Il Ratto straborda, il Ratto è troppo, troppo in fretta, troppo forte, troppo subito. Perché il Ratto non ha tempo. Non ha tempo da perdere e non ha tempo da sprecare. E lo sa.

Mi sentii triste allora, ma non era una cosa brutta. Ero triste come quando si riflette sulle cose. Se qualcuno mi avesse detto la settimana prima che mi sarei trovato a New York, ad abbracciare mia sorella davanti al fiume Hudson, avrei riso. Invece ero lì e mi rendevo conto che non aveva alcuna importanza. Perché preferivo essere lì con il Ratto che in qualunque altro posto da solo.

Gragory Hughes, Sganciando la luna dal cielo (trad. di Michele Foschini), Feltrinelli kids 2011, 270 p., euro 15.

Quando mi troverai

23 Nov

More about Quando mi troveraiCi sono giorni in cui tutto cambia, e quello fu uno di quei giorni.

Credete nella possibilità e alla capacità di viaggiare nel tempo? Di poter vivere certe cose anni prima che succedano? Perché è di questo che si interroga Miranda, dodici anni, newyorkese, che vive insieme alla sua mamma in un appartamento con le piastrelle esagonali e la chiave di riserva dietro la manichetta dell’estintore e che improvvisamente non capisce perché Sal, il suo amico di sempre, non le voglia più parlare. Il viaggio nel tempo è anche il tema preferito del libro che Miranda legge e rilegge (Nelle pieghe del tempo, di Madeleine L’Engle, da cui è stato tratto il film Viaggio nel mondo che non c’è) ed è la passione di Marcus, un ragazzo che frequenta il suo stesso anno a scuola e che un giorno, senza apparente motivo, picchia Sal. Poi Miranda comincia a ricevere dei misteriosi bigliettini che parlano di avvenimenti che si verificano solo nelle settimane successive e che le chiedono di scrivere una storia.

In questo libro però non c’è solo il mistero del viaggio nel tempo e dei bigliettini. C’è tutta la vita di Miranda, che è fatta di scuola, di amicizie che si formano e si disfano, della capacità di vedere, del saper fare i nodi, dei sogni, del mondo che le ruota intorno in quei mesi tra il 1978 e il 1979. Ci sono un senzatetto, della neve, un quiz televisivo, un ascensore fantastico, un dentista, il modo per fare un taglio a V perfetto a un panino. Ci sono cose, insomma. Proprio come ci dicono i titoli dei capitoli del libro: cose che si annodano, che si macchiano, che spariscono, che desideri, che saltellano, che scosti, che fingi, che si spaccano. Cose che non dimentichi, cose che ti tieni strette.

Questo è il sito dell’autrice, protagonista di un vero e proprio caso editoriale negli Stati Uniti (il libro ha conquistato il primo posto nella classifica del NYTimes il giorno stesso in cui è uscito) e vincitrice del Newbery Medal.

Rebecca Steal, Quando mi troverai (trad. di Flavio Santi), Feltrinelli kids 2010, 191 p., euro 12.

Ausländer – Straniero

24 Gen

More about Ausländer-StranieroAnna concluse: “Hitler… ha fatto un incantesimo. Sembra una fiaba dell’orrore. Ma alcuni di noi si stanno risvegliando. Anche se magari è solo per ballare lo swing”.

Polonia, 1941. Piotr ha tredici anni, vive in una fattoria nella campagna polacca, dove la sua famiglia è fortemente integrata ma pur sempre vista come estranea, se non straniera (il padre è originario della Prussia, la madre della Baviera). Durante l’invasione tedesca verso l’Unione Sovietica, i genitori muoiono in un incidente stradale e lui finisce in orfanotrofio a Varsavia, dove viene poi selezionato per essere cresciuto in Germania, grazie al suo aspetto: Piotr è alto, biondo, ha gli occhi azzurri, praticamente identico al ragazzino la cui foto campeggia sui manifesti della Hitelr-Jugend ed è considerato dai medici deputati alla scelta “un esemplare magnifico di gioventù nordica”. Così il suo nome viene cambiato in Peter, raggiunge Berlino e viene adottato dalla famiglia di un professore universitario che si occupa di studi di antropologia ed eugenetica. Il ragazzo viene così integrato in una famiglia fedele al regime e compie tutti i passi richiesti a un giovane della sua età, entrando nella Deutches Jungvolk prima e nella Hitler-Jugend poi. Su Peter aleggia sempre un’aura particolare: molti dei suoi compagni continuano a condsiderarlo polacco e non perdono occasione per schernire le sue origini. E Peter non riesce ad accettare la cieca fiducia che quasi tutti quelli che lo circondano hanno in Hitler e nel nazismo; non riesce ad essere cieco e sordo di fronte agli accadimenti reali. Grazie anche all’amicizia prima e alla storia d’amore poi con Anna Reiter, la cui famiglia è segretamente oppositrice del regime, Peter comincia a distaccarsi dalla sua famiglia e dall’entusiasmo verso il nazismo: entra a far parte della piccola ma forte rete di resistenti che proteggono le famiglie ebree nascoste nella città e arriva a dover fuggire verso la Svezia, insieme ad Anna e sua madre, per aver salva la vita.

Paul Dowswell mescola abilmente la grande e la piccola Storia e costruisce uno spaccato, alquanto accurato, della vita di allora sotto il regime nazista: scegliendo un protagonista che vive a Berlino, in una famiglia legata a doppio filo ai gradi alti del regime, ci fa vedere la guerra – gli anni dal ’41 al ’43 in particolare – con gli occhi dei tedeschi che appoggiarono Hitler e di quelli che invece scelsero di opporsi nei piccoli gesti di quotidianità. Seguendo passo a passo le giornate di Peter veniamo a contatto con la questione razziale, gli esperimenti scientifici, la gioventù nazista, i bombardamenti aerei, la propaganda, in un ritratto a tutto tondo della società tedesca dell’epoca, quella che decorava gli alberi di natale con le ghirlande luminose a forma di svastica, quella che distribuiva pacchi di cibo per sostenere gli ebrei nascosti e che ascoltava il jazz americano come forma di ribellione. Un lavoro di ricerca e di testimonianza storica assai accurato che sostiene una storia avvincente e intensa.

Paul Dowswell, Ausländer – Straniero (trad. di Marina Morpurgo), Feltrinelli kids 2010, 301 p., euro 14.

Il pinguino che voleva diventare grande

21 Gen

il-pinguino-che-voleva diventare grandeUna storia sulla famiglia, nei suoi diversi modi di essere, nei rapporti che si creano all’interno, nei satelliti che ci ruotano intorno (zie, tate, parenti, amici), nelle difficoltà di crescere. Il tutto raccontato attraverso il mondo dei piguini: Otto è un piccolo pinguino contestatore e saputello che si interroga sul mondo intorno. Fa parte dei pinguini imperatore, che si prendono cura gli uni degli altri: in modo particolare i grandi si avvicendano nella cura dei piccoli mentre si cerca il cibo. Capita così che ci siano papà diversi a prendersi cura di Otto, e zie e zii e ognuno di loro sappia qualcosa di interessante e sia indubbiamente diverso dagli altri. Poi ci sono le piccole foche, ognuna delle quali ha un grande tutto per sé. Allora anche Otto dice al suo papà Claudio: “Io ti voglio tutto per me”. La storia di Jill Tomlinson è accompagnata dalle belle illustrazioni di Anna Laura Cantone. A rendere il libro ancora più apprezzabile è il formato: una sorta di albo grande con la copertina rigida. Ci sembra una buona scelta, visto che questa è una storia per crescere ed è dedicata ai lettori di quella fascia d’età in cui si sta a cavallo tra gli albi e i libri di formato più tascabile. In cui si è a metà, né carne né pesce, e allora è bello sapere che qualcuno ha fatto un libro proprio per te: non per i più grandi, non per i più piccoli,  sapere che il libro si adatta a te lettore e non viceversa.

Jill Tomlinson, ill. Anna Laura Cantone, Il pinguino che voleva diventare grande (trad. di Chiara Gandolfi), Feltrinelli kids 2008, 83 p., euro 15.