Tag Archives: Federica Angelini

persidivista.com

19 Giu

Confesso: ho trovato la prima parte di questo libro di una fatica immane, penso a causa del continuo saltare da un personaggio all’altro nella costruzione di una trama che appare inizialmente più complicata di quel che è, viziata da ricercatezze a cui l’autrice si lascia andare e che possono anche risultare stucchevoli (all’ennesima ripetizione di Marie-Ève e Ève-Marie, nomi di due gemelle, non avete avuto voglia anche voi di gridare?). Poi si entra nel vivo del meccanismo del giallo, sale la tensione (anche se è abbastanza intuitivo individuare il colpevole), c’è più azione e tutto migliora.

In realtà, quel che evidentemente interessa all’autrice non è tanto costruire un giallo, ma piuttosto inserire su una trama di questo tipo l’attenta analisi sulle personalità, sui comportamenti e sui rapporti sociali a cui ci ha ben abituati, in particolare indagando sui legami famigliari e su quel che di sé ciascuno mostra o nasconde. Un altro punto di interesse analizzato è quello dell’utilizzo dei social, come Murail evidenzia anche nel diario che segue il romanzo in appendice, in cui tiene traccia di come siano nati l’idea prima e lo sviluppo poi di questa storia.

La quattordicenne Ruth si registra col nome del padre su un sito che permette di rintracciare i propri compagni di scuola, caricando le fotografie di classe. Su quella che ha scelto lei si vedono il padre e la madre al liceo: si tengono per mano tra i compagni della classe frequentata anche dalla sorella gemella di lei, morta annegata poco dopo. Le persone che si riconoscono però fanno notare uno sbaglio: a tenere per mano Martin non è la madre, ma la zia, sua fidanzata dell’epoca. Si riapre così il passato, tra un nonno che Ruth e sua sorella non conoscono, alcuni ex compagni di classe del padre, un presunto colpevole che in realtà non ha mai commesso l’omicidio, i sospetti mai sopiti e i depistaggi.

Il ritratto che l’autrice fa degli adulti coinvolti è spesso impietoso e crudo; a volte si piega ad accoglierli con la comprensione e la vicinanza che si può avere per le fragilità che finalmente si mostrano, dopo anni di maschere, di bugie, di adattamento a quel che gli altri si aspettano fino al punto di non sapere più essere se stessi.

Marie-Aude Murail, persidivista.com (trad. di Federica Angelini), Giunti 2017, 263 p., euro 14,90, ebook euro 8,99

Una vacanza quasi perfetta

11 Lug

 

vacanza perfetta

Godibilissimo romanzo estivo di formazione, andamento brillante e veloce, un’infilata di battute e di serie riflessioni proposte con ironia sull’adolescenza, sulla famiglia, sulla vita.

Il diciassettenne Maxime Mainard si fa forte della sua età che costringe i genitori a consultarlo e chiederne l’opinione: si rifiuta pertanto di andare a fare trekking in Corsica sul GR20. A onor del vero si rifiuta anche la sorellina di nove anni che propone di esser mandata in colonia in Bretagna con la miglior amica, mentre Maxime ripiega sulla sua vacanza preferita da bambino: a casa delle nonna, in periferia, in una casetta con tanto di gatto, libreria fornitissima di gialli, pc a disposizione e albero di ciliegie in giardino. Peccato che la nonna finisca in ospedale dopo un incidente domestico e che il ragazzo constati la propria solitudine: nessun amico stretto, nemmeno una ragazza. Una grande passione per la musica, una chitarra a disposizione, film piratati dalla rete e chat on line: è così che Maxime incontra e si scontra con Pika, misteriosa e intrigante.

Peccato per quel “doccie” plurale di “doccia” con tanto di i, refuso che compare subito subito alla seconda pagina di testo.

Il romanzo è la prima traduzione italiana tra i testi per ragazzi (anche se l’autrice non ama la distinzione adulti/ragazzi per quel che scrive) di Anne Percin, apprezzata scrittrice francese di cui aspettiamo altre pubblicazioni in lingua italiana. Nel 2013 Hop! aveva pubblicato Felicità perduta.

Anne Percin, Una vacanza quasi perfetta (trad. di Federica Angelini), EDT Giralangolo 2016, 204 p., euro 14,50

3000 modi per dire ti amo

2 Feb

3000 modiper dire ti amo

Nelle giornate del lettore si succedono talvolta infilate di inattese sorprese, a volte invece si collezionano incredibili pile di gettoni di legno; la scorsa settimana ho collezionato più gettoni di legno, per fortuna solo sul versante libri per ragazzi, ma già è stato sufficiente. I gettoni di legno lasciano una delusione che si avverte più forte di quel che in realtà è quando vengono da dove non te lo aspetti, o meglio da libri da cui ti aspettavi non proprio risultati splendidi, ma faticavi a ammetterlo ad alta voce, perché dagli autori che conosci, di cui hai apprezzato alcune storie che sono ormai dei classici per i lettori, ti attendi sempre tanto.

I gettoni di legno della scorsa settimana di lettura sono stati fondamentalmente due; cominciamo con l’ultimo romanzo di Marie-Aude Murail, dove si racconta l’amicizia, la crescita comune, l’intrecciarsi di sentimenti, vite, passioni e incertezze di tre ragazzi di diversa provenienza sociale che incrociano le loro strade al collège e poi un corso di teatro che apre loro le porte al mondo della recitazione, grazie anche alla figura di un carismatico insegnante capace di intuire le potenzialità di ciascuno, di vederne gli angoli nascosti e i reali modi di essere. Chloé, Bastien e Neville seguono le loro aspirazioni, balbettano sul palcoscenico come nella vita, si mostrano sfrontati per nascondere ferite e incertezze, condividono prove, domande sulla vita, tensioni nel momento di esami e prove di ammissione. Insieme crescono, costruendosi, guardando cambiare i loro corpi, i loro sentimenti, il loro atteggiamento verso la vita, in un ménage à trois con tanti rimandi (Jules et Jim il più ovvio; The Dreamers, tanto per citarne un altro; qualcuno forse ha visto À trois on y va di Jérôme Bonnell?).

Ovviamente ricchissimo di citazioni dal teatro classico, ma anche di autori recenti certo sconosciuti a chi non si intenda di teatro francese, scritto con la bravura solita della Murail, apre ogni capitolo con la citazione di una pièce di cui troviamo elenco nel finale e potrebbe per questi motivi essere un avvicinamento al mondo del teatro per chi non conosce, una chicca per chi già ha questa passione. Però. Però a me non convince. Forse perché già lo scorso romanzo della stessa autrice tradotto sempre da Giunti non era certo un libro che lasciava il segno, forse perché mi chiedo davvero quanto bisogno ci fosse di una traduzione italiana di questo testo. Vero, è un libro che ad esempio in biblioteca andrà molto in prestito: la scelta grafica della copertina e il titolo faranno sì che tante lettrici lo prendano dagli scaffali dedicati agli adolescenti, ma quante davvero arriveranno fino in fondo in una lettura che quelle citazioni rendono appesantita e poco scorrevole? Mi piacerebbe che chiedessimo pareri ai lettori che tornano restituendo il libro. Perché a me sembra che sì, sia bello avere tutti i testi di un’autrice importante come Murail tradotti in italiano, ma che in questo caso le scelte editoriali ci consegnino un romanzo che potrà interessare gli adulti appassionati della sua scrittura, devoti all’autore in sé più che alle sue opere nello specifico. Non lo so, insomma, la mia domanda finale è questa: i ragazzi lettori avevano davvero bisogno di un romanzo simile? E non è il solo caso in cui me lo chiedo; forse sento urgente una riflessione su quel che davvero si può offrire ai ragazzi lettori e quel che è invece (e qui potremo tirare in ballo anche tanti illustrati) piacere degli adulti per se stessi.

Marie-Aude Murail, 3000 modi per dire ti amo (trad. di Federica Angelini), Giunti 2016, 219 p., euro 12, ebook euro 7,99

Crack! Un anno in crisi

24 Giu

murail_crack

Ritratto di famiglia in un interno, potremmo dire di questo nuovo romanzo di Marie-Aude Murail che ci presenta i quattro membri della famiglia Doinel come entità separate, ciascuno singolo durante la giornata, riuniti solo in occasione della cena e nel finale. Seguiamo i loro pensieri, le loro riflessioni, i sogni di una fuga e una vita diversa davanti alla fotografia di una yurta mongola piantata in Bretagna che campeggia sulle pagine di una rivista in cui tutti si imbattono in casa.

Charline si fa chiamare Charlie, ha quattordici anni e vive immersa nel mondo dei manga che divora, scoprire una certa affinità di letture e una complicità con lo strambo compagno di classe chiamato da tutti il kolchoziano dà una svolta alle sue giornate; il fratellino Esteban, vittima dei bulli a scuola per la sua bassa statura, inventa ingranaggi, modi di salvare il pianeta, metodi per mettere in crisi la psicologa da cui viene mandato; la madre è satura del suo mestiere di insegnante e il padre si trova a fare i conti con la riorganizzazione della ditta di cui è responsabile, assorbita da una più grande.

Il libro contiene uno spietato quanto veritiero ritratto del mondo del lavoro dei genitori dei protagonisti: quello del padre descrive la riorganizzazione di un’azienda attraverso  l’esternalizzazione dei servizi, il licenziamento dei dipendenti e la pressione esercitata su di loro in base ai loro problemi e a vicende del passato, senza praticamente calcolare il lato umano. Quello della madre, insegnante in una scuola materna, suona vero e quasi terribile nelle canzoncine, nelle attività fatte svolgere ai piccoli alunni, nelle schede di valutazioni pressanti che distribuiscono C e A in base a come vengono riempiti coi semi i vasetti dello yogurt. Nemmeno i nonni ne escono così bene, ma il tutto – la famiglia, i compagni di scuola dei ragazzi, i colleghi di lavoro dei genitori, le persone che incontrano – è il ritratto di una varia umanità nelle sue diverse sfaccettature, più e meno edificanti.

Marie-Aude Murail, Crack! Un anno in crisi (trad. di Federica Angelini), Giunti 2014, 253 p., euro 8,90

Picnic al cimitero e altre stranezze

7 Feb

In genere, prima di diventare famosi, i grandi uomini sono stati ragazzini.

Il 7 febbraio ricorre il bicentenario della nascita di Charles Dickens. Giunti manda in libreria la biografia romanzata che dello scrittore, il suo preferito, ha scritto alcuni anni fa Marie-Aude Murail. Murail mette in fila – con la leggerezza e l’ironia che la contraddistinguono – gli anni di Dickens, dalla vigilia della sua nascita quando la madre decise di andare al ballo fino all’ultima lacrima. Passano così sotto i nostri occhi la sua fame di lettura e la passione per il teatro a cui, bambino, accompagna il cugino, gli spostamenti della famiglia da Chatham e Rochester fino a Londra dove, caduta la famiglia in disgrazia, Charles smette di frequentare la scuola a beneficio invece di una frequenza sempre maggiore del monte di pietà dove impegna via via tutti gli oggetti rimasti in casa. Pagina dopo pagina scopriamo vicende così vicine e così simili a quelle che l’autore ha poi narrato nei suoi libri. Incontriamo Bob Fagin, il lavoro in una fabbrica di lucido da scarpe, le strade di Londra, il primo feuilleton, i viaggi, i traslochi. Scopriamo che il destino può dipendere da un raffreddore e che i passi sono importanti (infatti in tutti i romanzi, i personaggi camminano assai). “Diventerò l’eroe della mia vita?” scrive Dickens in David Copperfield, a cui aveva regalato le sue stesse iniziali. Forse non una vita eroica, ma sicuramente una vita feuilleton…

Marie-Aude Murail, Picnic al cimitero e altre stranezze (trad. di Federica Angelini), Giunti 2012, 160 p., euro 8,50

Nodi al pettine

8 Nov

More about Nodi al pettineUn nuovo libro di Marie-Aude Murail, vestito della nuova veste grafica della collana extra di Giunti. Il protagonista è Louis, quattordici anni, famiglia borghese e benestante, con un padre molto attento alla forma, alle frequentazioni dei figli sia in temrini di ambienti che di scuola che di amici. Quando la scuola, che del resto non frequenta volentieri, obbliga il ragazzo a scegliere dove frequentare uno stage, Louis rifiuta, pur di non condividere del tempo con un compagno di scuola, la proposta del padre di passare una settimana in uno studio radiofonico e accetta senza farci nemmeno troppo caso l’idea della nonna. Una settimana in un salone da parrucchiere. Con sua grande sorpresa e con grande orrore del padre, scopre invece che quella professione gli va a genio e a quanto pare è davvero portato per inventare nuovi tagli e nuove colorazioni sulle teste dei clienti. In realtà gli va a genio anche l’ambiente, formato da persone così diverse tra loro, che nascondono un mondo di segreti al di fuori della porta del negozio, ma al tempo stesso persone legate tra di loro da vero affetto. Così Louis si troverà per la prima volta a sentirsi responsabile di se stesso e degli altri e a cercare di contrastare il volere paterno. Se il primo atto di ribellione è una vigliacca infilata di bugie, il ragazzo uscirà ben presto allo scoperto e affronterà la situazione. Narrazione un po’ slegata, ricca di vicende e con un finale posticipato di anni che forse non era così necessario alla storia in sè, ma nacessario a quel manifesto di ottimismo che sottosta sempre alle vicende narrate da Marie-Aude Murail: per quanto la vita possa essere complicata e disseminata di prove (dice l’autrice di scrivere romanzi di formazione e di crescita in cui i protagonisti crescono attraverso le prove), ce la puoi fare.

Condividiamo con voi il prologo all’intervento che Marie-Aude Murail ha fatto ieri a Torino durante il convegno “Adolescenti: lettura, lettori, linguaggi”, a cui ha partecipato con Aidan Chambers e Annie Rolland, nell’ambito della manifestazione Tante Storie. Marie-Aude ha ricordato a bibliotecari e insegnanti presenti che per far leggere i bambini e i ragazzi occorre – come in tutto – dare il “buon esempio”, essere lettori felici. E poi, quasi un imperativo,  leggere ad alta voce: è fondamentale e soprattutto è semplice, è gratuito e ai bambini piace… e la facilità di queste tre caratteristiche non deve essere un motivo per non leggere ad alta voce…

Marie-Aude Murail, Nodi al pettine (trad. di Federica Angelini), Giunti extra 2011, 157 p., euro 10

Mio fratello Simple

15 Apr

Immagine di Mio fratello Simple

Dopo un’ora di gioco, la stanza era in avanzato stato di confusione, con giochi e abiti sparsi sul pavimento e una vera baraonda in fondo al letto. Kléber andò a recuperare il fratello, accompagnato da Enzo. “Ma Simple, cosa stai facendo?” Si guardò intorno , con aria vagamente colpevole. “Faccio che casino”. (p. 35)

Quando Marie-Aude Murail ha cominciato a pensare a questo libro aveva in testa una scena: un gruppo di ragazzi e, in mezzo a loro, un ragazzo diverso, con un dono particolare, qualcosa di simile a un contatto con gli elfi, con le fate. Questo è Barnabé Maluri, ventidueanni di corpo e tre anni di cervello, un i-dio-ta come si definisce lui stesso. Di qui parte il nuovo romanzo dell’autrice di Oh, boy!, la storia di due fratelli che si trasferiscono a Parigi dove il più piccolo – Kléber, 17 anni – è stato accettato in un prestigioso liceo e dove il destino ha voluto che sia proprio il più piccolo di età a doversi occupare del più grande, affetto da un ritardo mentale. La ricerca di un appartamento, la vita comune con altri ragazzi, lo scollamento tra la realtà di Simple (semplice, il nomignolo che usa Barnabé) e il mondo che lo circonda proseguono sul filo sottile che permette di sorridere e di ridere spesso anche di ciò che in apparenza non farebbe ridere. Il tutto filtrato dagli occhi di un coniglio, il signor Pinpin (diventato il signor Migliotiglio nella traduzione italiana), un coniglio di pezza che prende vita quando è solo con Simple e che – come la tigre in Calvin & Hobbes – è prodigo di consigli e ricco di iniziativa. Kléber ha promesso al fratello di tenerlo con sé e di non rimandarlo mai più in istituto, ma ha solo diciassette anni ed è alle prese con la scuola e con il primo amore e anche i coinquilini si trovano spiazzati davanti all’arguta semplicità di Simple che svela ciò che è sotto gli occhi di tutti, ma che spesso nessuno vede. Sono pagine tenere e buffe, di amicizia, amore, sentimenti, diversità. E la voce disincantata di un coniglio che spiega come va il mondo, come si cresce, come si cambia.

P.S.: Marie-Aude Murail non usa mai a caso nomi e cognomi, come dice anche la nota finale. Maluri, il cognome dei due ragazzi, è l’anagramma del suo stesso cognome e i loro nomi di battesimo sono un omaggio a due personaggi di Charles Dickens, in assoluto il suo scrittore preferito.

Marie-Aude Murail, Mio fratello Simple (trad. di Federica Angelini), Giunti 2009, 185 p., euro 10.