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La gamba di legno di mio zio

26 Nov

“E tu, a chi appartieni?” mi chiese molti anni fa un anziano pescatore al porto di Forio d’Ischia. Non gli tornava quella ragazza nordica, sull’isola fuori stagione, scalza sotto la manta, che portava le reti in un pomeriggio di cielo nero e gocce insistenti che annunciavano burrasca e temporale. Dovevo appartenere per forza alla famiglia dal cui gozzo di legno, usurato dal tempo, ero appena scesa o almeno al ragazzo che portava il timone. Fu il modo di quella lingua a farmi pensare per la prima volta(a me, già pronta a rispondere “A nessuno” se non a me stessa)  al verbo appartenere usato in quel senso: ciascuno appartiene a una famiglia, a una discendenza e dunque alla sua storia. Ed è così mi resi conto dell’appartenere, io che ero cresciuta ascoltando tutte le storie intrecciate dei diversi rami della mia famiglia (gli episodi buffi e quelli tragici, i personaggi imperdibili, le persone partite a cercar fortuna lontano).

La stessa domanda la fa lo zio Amerigo, barba bianca e gamba di legno, al ragazzino protagonista di questo albo, nel tentativo di capire dove piazzarlo nella famiglia. Una famiglia grande, dove la nonna a Natale apparecchia anche per i fantomatici zii d’America, partiti tanto tempo prima, che per il ragazzo sono solo posti vuoti a tavola e bicchieri di vino che nessuno svuoterà. Sono storie, fotografie, imprese, tracce che si perdono, aneddoti che si ricordano. Poi improvvisamente uno di loro arriva a casa, assomiglia al capitano Achab e innesca nel protagonista una trama affascinante sulle sue vicende e su come abbia perduto la gamba, dove la fantasia e il fascino di quello zio si fondono con le suggestioni dei romanzi d’avventura letti. Lo zio ricorda che partire è perdere qualcosa: una gamba concretamente e metaforicamente ben altro lasciato indietro, dando spunto così a una riflessione sulla migrazione, sul partire , su chi è partito di qua tempo fa, su chi qui arriva arrivando da altre terre.

Fabio Stassi – ill. Veronica Truttero, La gamba di legno di mio zio, Sinnos 2019, 36 p., euro 14

La leggenda di Zumbi l’immortale

23 Dic

zumbiConfesso: quest’estate ho letto, in una limpida notte stellata di montagna, Fumisteria, il breve romanzo di Fabio Stassi edito da GBM nel 2006 e ripreso  ora da Sellerio, e ho avuto l’impulso immediato di leggerlo ad alta voce perché suona perfetto nella sua costruzione. Così, trovare quest’autore  nella collana di graphic novel di Sinnos, come sempre con caratteri ad alta leggibilità, mi fa un grande piacere tanto più che è accompagnato dal tratto di Federico Appel. Stassi riprende la leggenda fondativa dell’identità multiculturale brasiliana, narrando al lettore la figura di Zumbi, il grande guerriero dai poteri magici che – nato nell’ultimo lembo di terra brasiliana rimasta libera nel corso del XVII secolo – guida la ribellione contro i portoghesi in una lotta di resistenza che dura anni.

Ripercorrendo la vita di Zumbi, dall’infanzia al rapimento e all’indottrinamento da parte dei gesuiti, dal ritorno alla sua gente fino alla presa del comando e alla guida nella lotta, si permette al lettore di individuare i tratti caratterizzanti la colonizzazione portoghese, ponendo l’accento sulla difesa della libertà, della terra, ma di riflettere sullo schiavismo. Una parte importante la gioca la natura stessa: gli alberi della foresta alleati di Zumbi, la violenza degli invasori che arriva a distruggere e a seminare morte ovunque, compromettendo l’ecosistema e la vita non solo delle persone, ma anche degli animali e della vegetazione.

Il fumetto gode di una cornice narrativa vincente che dice proprio del fascino del racconto, delle storie: all’inizio di tutto, fuori dalla storia di Zumbi, c’è infatti un’altra storia, quella di un uomo e una donna che ballano su di un piroscafo che risale il Rio San Francisco, esibendosi nella samba per i turisti occidentali . Alla musica si mescolano i rumori della giungla, le stelle brillano e la richiesta della donna fa scaturire il racconto. A brevi capitoli – tra una samba e l’altra, nella notte, sul nascere della loro storia d’amore – Zelia fa promettere a Jorge che non smetterà mai di raccontare storie, di avvolgerla tra parole e suggestioni di un tempo proprio come fa con le sue braccia. La storia della ricerca della libertà diventa così epopea condivisa nell’intimità della notte, la storia di singoli che si fa storia di tutti quelli che sognano di essere liberi, di vivere in pace, a testa alta, di coltivare nuovi amori e sogni grandi.

Il video dedicato a Zumbi dos Palmares nella serie “constutores do Brasil”.

Fabio Stassi – Federico Appel, La leggenda di Zumbi l’immortale, Sinno 2015, 64 p., euro 10