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Canituccia (e le altre Pulci nell’Orecchio)

4 Apr

Canituccia ha per amico un maiale, il suo unico e più caro amico, il compagno da cercare fino allo sfinimento quando lo si perde, quello con cui fantasticare nelle ore di libertà e con cui condividere i borbottii della pancia vuota. Canituccia viene dalla penna di Matilde Serao e arriva nelle mani dei lettori grazie a una nuova collana, curata per Orecchio Acerbo da Fabian Negrin: sono le “pulci nell’orecchio” ovvero delle storie che saltando in testa lasceranno il prurito contagioso della lettura e il gusto della scrittura di autori classici che raccontano di bambini a misurarsi col mondo adulto.

Accanto a Canituccia ecco, in queste prime uscite, Rex di Lawrence, col racconto di un indomito fox terrier affidato a una famiglia per ricevere la giusta educazione, e l’imperdibile storia narrata in Lo zio del barbiere e la tigre che gli mangiò la testa di Saroyan nella traduzione di Vittorini col ragazzino che ascolta un racconto strabiliante nella bottega del barbiere che gli sta per tagliare i lunghi capelli.

I racconti sono accompagnati, in apertura e chiusura, da due immagini a doppia pagina di Negrin, che racchiudono il testo, ciascuna a sua volta presentata anche da un particolare ingrandito, che segue nel primo caso e precede nel secondo, l’illustrazione di riferimento. Le scelte sono azzeccate e sicuramente l’editore fa un gran regalo a chi cerca testi brevi e pregnanti che possano catturare e creare condivisione nella lettura nel tempo breve di un incontro. Non aiuta forse il formato, specie se pensiamo ad una biblioteca, dove i libri, date le dimensioni ridotte (11 x 18 cm), rischiano di perdersi a scaffale e dove bisogna addomesticare il giovane lettore alla copertina scevra di parole e dotata di immagine a tutto campo, mentre autore e titolo seguono in quarta. Basterà avere pazienza di farli vedere, questi libri, di metterli in vetrina, di farne apprezzare le storie. Del resto, la scelta della copertina risulterà positiva perché può incuriosire, addirittura inchiodare: è così per Canituccia, splendida e regale nel suo sguardo che pare lontano mentre in realtà è ignaro di chi la guarda, lettore o adulto della sua storia, e ben fisso sul maiale Ciccotto, l’unico che merita la dignità velata di lacrime che traspare da quegli occhi azzurri.

Matilde Serao – ill. Fabian Negrin, Canituccia, Orecchio Acerbo 2017, 40 p., euro 8,50

D. H. Lawrence – ill. Fabian Negrin, Rex (trad. di Damiano Abeni), Orecchio Acerbo 2017, 40 p., euro 8,50

William Saroyan – ill. Fabian Negrin, Lo zio del barbiere e la tigre che gli mangiò la testa (trad. di Elio Vittorini), Orecchio Acerbo 2017, 40 p., euro 8,50

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La bambina, il cuore e la casa

5 Apr

9788804626428_copertinaMaria Teresa Andruetto ha vinto il premio Hans Christian Andersen nel 2012. Nel discorso di accettazione del premio (pubblicato sempre da Mondadori in un opuscolo a cura di Ibby Italia insieme a un’intervista e ad altri contributi) ha ricordato la sua storia e di come la provenienza da una famiglia di emigranti e l’essere figlia di genitori che amavano raccontare abbia contribuito non poco alla costruzione del suo essere lettrice e nel contempo, con la presa di coscienza che non tutti avevano lo stesso facile accesso ai libri, alla sua decisione di lavorare alla costruzione dei lettori, con l’attribuzione di senso all’esperienza.

Ha ricordato anche come l’esperienza dell’emigrazione paterna e la lacerazione della partenza sia passata dal cuore di suo padre al suo, impregnando il suo modo di raccontare di una certa maliconia che è diventata col tempo tratto distintivo della sua scrittura. Di questa malinconia è impregnato il primo romanzo tradotto in Italia, che vede protagonisti due fratelli che condividono solamente il tempo famigliare della domenica. Tina ha cinque anni e vive in città col padre e con la nonna, nella casa accanto all’amica Carlotta. Pedro invece vive in paese, in una grande casa col prato, insieme alla mamma. Pedro e i suoi occhi “cinesi” che lo fanno diverso e che segnano la frattura al’interno della famiglia, il vivere quasi al riparo della madre che protegge il cucciolo finché la sorella non decide di rompere il patto tacito per cui la sera della domenica le tocca ritornare indietro verso la città, finché non decide di dare una risposta sua a quella domanda che i grandi lasciano cadere e rimane in quella casa che sceglie anche per il resto della settimana.

Il sito dell’autrice.

Maria Teresa Andruetto – copertina di Fabian Negrin, La bambina, il cuore e la casa (trad. di Ilide Carmignani), Mondadori 2013, 110 p., euro 15

Frida e Diego. Una favola messicana

9 Dic

Immaginate Frida Kahlo bambina che va a comprare in pasticceria dei dolcetti dalla forma di teschi per la Festa dei morti. Pensate alla tensione dentro le sue trecce quando incontra Diego, il suo già amato Diego − un bimbo goffo e pienotto con un cappellino e l’aria di chi la sa lunga − che sta sgranocchiando qualcosa. Il loro appuntamento è al cimitero, quella notte stessa. 
In Messico, con i morti, si festeggia nel senso canonico del termine: si banchetta, si accendono candele, si sparano fuochi d’artificio e si ricordano i cari estinti facendo piramidi di dolcetti-teschi e raccontando aneddoti e ricordi. Per Frida, però, la festa si trasforma presto in (piccola) tragedia perché, proprio come nella vita “reale”, Diego la tradisce. E per inseguirlo finirà a un’altra festa che rischia di durare davvero troppo.
Con il suo talento magistrale Fabian Negrin prende i bambini per mano e li porta tra le sopracciglia di una delle personalità artistiche più carismatiche e travagliate dell’America latina del Novecento. Chi più di Frida festeggia la vita con lo sguardo fisso sulla morte? L’autore dipinge un universo latino, dispiega il tripudio dei colori messicani, nei vestiti delle donne, nella rigogliosità della vegetazione (irresistibili le piante grasse), nella gioia sgangherata delle mascelle dei teschi nella anti-festa al “piano di sotto”. Avete mai visto uno scheletro andare in bici? Sapete qualcosa di José Guadalupe Posada e della sua Calavera de la Catrina? Fabian Negrin ci fa volare in una dimensione onirica e ci spinge a farci un giro nell’aldilà. A scandagliarne ogni volume e sfumatura.
Finale scoppiettante in cui Diego dà conferme che continuerà a saperla lunga e far impazzire Frida d’amore…
Frida e Diego potrebbe essere un primo assaggio delle atmosfere Kahlo, o dei murales di Diego Rivera, un viatico per scoprire qualcosa del Messico, un ambizioso tentativo di esorcizzare della morte (ma non l’amore).

Fabian Negrin, Frida e Diego. Una favola messicana, Gallucci, 2011, 40 pp., euro 17

Chiamatemi Sandokan!

20 Mag

Quando facevo la scuola elementare la mia amica Federica ed io passavamo insieme tantissimo tempo: pomeriggi, estati, sere calde nel giardino della sua o della mia casa. Federica aveva uno svantaggio/vantaggio: un fratello di due anni più grande di noi, Marco. Nonostante la differenza d’età, nonostante fossimo femmine, probabilmente per l’essere maschiacci anche noi (con grazia, ma maschiacci!) avevamo spesso il privilegio di essere ammesse a giocare nella banda di Marco, Simone, Stefano, Matteo, Davide che giocavano regolarmente … a Sandokan. Il giardino sul retro diventava un mare da solcare, l’orto in fondo con le alte piante di pomodoro una foresta, il fico l’albero maestro su cui arrampicarsi per guardare l’orizzonte e Buck, il cane dei cugini, la bestia feroce che cercavamo invano di ammaestrare perché balzasse dal cespuglio – lui palla di pelo gigantesca – a tempo debito. A questi miei pomeriggi bambini mi fa pensare l’omaggio che Fabian Negrin ha voluto fare a Emilio Salgari, ricamando intorno alle vicende di Sandokan un racconto che parla di lui stesso bambino e di tutti i ragazzini che hanno respirato avventura e libertà leggendo le pagine di quei romanzi (il che – ha detto Roberto Denti presentando il libro al Salone del Libro di Torino – fa di Sandokan un “ladro di bambini” nel senso migliore del termine, nel senso di averli rapiti verso certe avventure).

Una ragazzina che  si annoia durante le vacanze a casa della nonna scova in un armadio dei libri di Salgari appartenuti al padre e li divora. Non appena arriva il cugino gli propone di giocare a Sandokan, ma a quel tonto bambino che nulla sa deve spiegare tutto, leggere brani di libro per farlo entrare in atmosfera e soprattutto assicurargli che è davvero un  gioco pericolosissimo… così i due si calano nella parte e le illustrazioni ci portano nella Malesia, tra i pirati, sulle navi.

Il libro è dedicato ai due zii dell’autore che, come dice lui stesso, gli comprarono i libri giusti. E a tutti i lettori che si fecero Sandokan e Yanez e, inutile dirlo, Marianna!

Fabian Negrin, Chiamatemi Sandokan! Omaggio a Emilio Salgari, Salani 2011, 64 p., euro 13

Il cavolo, la pecora e il lupo

26 Ago

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Una nuova versione del classico indovinello popolare:  come attraversare un fiume portando dall’altra parte un cavolo, una pecora e un lupo, evitando che uno mangi l’altro? Questa volta ce lo racconta un albo quadrato scritto e illustrato da Fabian Negrin per Fatatrac. Vogliamo sia l’occasione per ricordare, tra le tante versioni passate, qualla di Philippe Corentin per Babalibri, dove un orco in tenuta coloniale si trovava alle prese con lo stesso problema, ma con materiale assai più complicato: un lupo, una terribile bambina e un bigné. Per Corentin un improbabile, surreale, ironico finale. Per Negrin una saggia decisione: il contadino andrà al mercato a barattare cavolo, pecora e lupo con… una barca più grande!!!

Fabian Negrin, Il cavolo, la pecora e il lupo, Fatatrac, 2009, euro 13,50.

Philippe Corentin, L’orco, il lupo, la bambina e il bigné, Babalibri, 2004, euro 12,50.