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Mio padre il grande pirata

10 Lug

Padre_pirata

Il padre del protagonista, che narra in prima persona, è un pirata: per questo vive lontano e quando torna racconta storie di mare, di tesori, di compagni di ciurma e di avventura e di una nave chiamata Speranza “come la speranza di tornare a casa”. Il protagonista raccoglie regali, ricordi, tracce di viaggi su una mappa e le immagini del tatuato col suo pappagallo Centesimo, del Barbuto, di Figaro, Libeccio e tutti gli altri. Finché tocca a lui partire insieme alla mamma e sognare la nave e il porto: ma non c’è mare quando scendono dal treno; c’è la pioggia di un paese che si chiama Belgio dove il padre lavora in miniera e dove ha appena rischiato la vita in un crollo che ha provocato la morte di molti compagni.

In una stanza d’ospedale dove se lo aspetta morto, il bambino ritrova vivo un padre che non conosce, che vive nelle baracche di legno, che torna per sempre al paese per raccontargli di aver desiderato e sognato di essere marinaio. Poi un giorno un nuovo viaggio per salutare la “nave” che finisce la sua attività, un incontro di uomini invecchiati tornati là dove hanno coltivato la speranza di tornare nel posto in cui erano nati e partiti senza averne manco un grammo. I loro volti ossuti e spigolosi, i loro occhi persi lontano in ricordi e pensieri a compagni perduti portano dentro le storie di emigrazione, i sogni segreti, le speranze che le hanno supportate.

A proposito di storie di miniera e emigrazione italiana, recuperate in biblioteca “Morte di un cane” di Gudule, pubblicato nel 1994 dalla E.Elle nella collana Ex Libris.

Il sito di Davide Calì. Il sito di Maurizio Quarello.

Davide Calì – illustrazioni di Maurizio A.C. Quarello, Mio padre il grande pirata, Orecchio Acerbo 2013, 48 p., euro 16

Totò va al Nord

29 Mag

totoTra i libri per ragazzi che raccontano di epoche storiche più o meno vicine, si inserisce questo romanzo di Renata Mabelli che affronta un’emigrazione molto più prossima nello spazio di quelle che si raccontano spesso ai ragazzi: l’emigrazione Sud-Nord che vide in Italia, nel secondo dopoguerra, tante persone e tante famiglie lasciare le loro case e i loro luoghi d’origine per trasferirsi nel nord del Paese alla ricerca di lavoro nelle fabbriche o nei cantieri edili.

Così capita anche al giovane protagonista della storia che lascia la Sicilia insieme alla nonna per raggiungere i genitori a Milano. O meglio, a Cologno Monzese “che non è Milano”. Per scoprire un mondo totalmente diverso da quello che lui ha conosciuto fino a quel momento, un mondo “che non è”. Non è casa, ma non è nemmeno “miele per le strade”, come dice suo padre. Un mondo dove viene mandato a lavorare senza che gli venga chiesto se è d’accordo, dove non si frequenta la scuola, dove si vive accampati in una casa senza armadi e con le tende a dividere le stanze.

La nostalgia di casa, degli amici, della vita di prima, unita alla fatica del quotidiano e alla rabbia, ma anche alla paura mettono Totò in fuga: sulla sua strada un orfano dell’alluvione del Polesine che cerca di cavarsela vendendo mazzetti di fiori pur senza licenza. I due ragazzi camminano insieme, tra analogie e differenze, tra paure e speranze, saggiando la vita dei “napoli” presi in giro dagli altri ragazzi, scappando, nascondendosi, trovando conforto persino in un sussidiario tanto familiare quanto mai avrebbero immaginato.

Renata Mambelli – ill. di Matteo Piana, Totò va al Nord, Piemme junior 2013, 137 p., euro 8