Tag Archives: Elena Rolla

Minimalario

4 Dic

Un centinaio di animali raccontati in poche righe, ritratti giocati sul filo dell’assurdo, del nonsense e dei giochi di parola, tutti raccolti in un libro dal formato di buon respiro e dalla copertina rigida che renderanno ancora più piacevole la lettura. Ci sono i testi di Carlos Lopez a braccetto con le illustrazioni di David Pintor, che lavorano insieme dal 1993 e già conosciuti nel catalogo Kalandraka con Racconti per bambini che si addormentano subito. Sono storie che fanno ridere, a volte in modo amaro; che dicono di come talvolta sia l’uomo a esser più bestia; che in alcune pagine si legano tra loro grazie a un particolare del testo o dell’illustrazione. Alcune poi paiono quasi degli incipit, delle situazioni che inventano a immaginare il seguito, a inventare il dopo.

Alcune sono decisamente esilaranti, come quella del maiale che non avendo soldi per un vestito per il ballo in maschera rimediò una striscia di fango sulla schiena per travestirsi da salvadanaio ; altre danno dignità pure al povero criceto condannato alla ruota; altre ancora respirano di sollievo rispetto agli stereotipi (la trasformazione del rospo in principe dopo un bacio per fortuna era solo un brutto sogno).

A me i bestiari, fantastici o surreali che siano, fanno sempre venire in mente quella chicca che è Urbuq di Andrea Sottile, con le illustrazioni di Lucia Scuderi: andatelo a riprendere in biblioteca (è fuori catalogo da tanto ormai) e leggetelo insieme a questo, per ritagliarvi un tempo di meraviglia e di sorrisi.

Pinto & Chinto, Minimalario (trad. di Elena Rolla), Kalandraka 2017, 119 p., euro 15

Annunci

Il puzzle infinito

2 Apr

Ci sono facce e musi che si rincorrono sulle pagine, che si interfacciano tra sinistra e destra seguendo i dialoghi: si sorridono, c’è chi parla e chi ascolta, ci si guarda e così via… tutti notano quanto sono diversi l’uno dall’altro, ma all’invito ad accostarsi (“ancora un po’ di più” dice il testo), ecco che si vede che è questa diversità a fare il mondo. Una diversità che l’artista ottiene in un gioco di puzzle, di scambi di pezzi che riflettono la metafora di come ognuno possa avere qualcosa di uguale agli altri e qualcosa di diverso ed essere semplicemente unico e se stesso. L’albo, che ha ricevuto una menzione speciale lo scorso anno alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, non è solo un libro-gioco che invita a riflettere sull’inclusione in modo originale e mai scontato, ma anche una proposta di laboratorio: nelle pagine finali infatti, Bianki svela come ha costruito le immagini fotografate e invita il lettore – grande o piccolo, o meglio grandi e piccoli insieme – a fare lo stesso. Sono tutte scatole riciclate, colorate, poi accostate; sulla superficie così ottenuta si disegna, poi si girano le scatole e si compongono altri disegni finché tutte le facce portano un segno: a questo punto è un “gioco di scatole” appunto, un comporre infiniti puzzle per far apparire qualcosa di nuovo., partendo dai suggerimenti che vengono offerti.

Le immagini del testo intanto si restano a un gioco di rimandi, tra personaggi che ricompaiono (primo tra tutti, l’uomo col cappello, che fa un po’ da guida), tra pezzi che ritornano: cosa compone chi? E poi dove lo ritrovi di nuovo? Buon divertimento!

Il sito di Bianki.

Diego Bianki, Il puzzle infinito. Recuperare, riciclare e riutilizzare (trad. di Elena Rolla), Kalandraka 2017, 56 p., euro 17

 

Le tre principesse pallide

13 Gen

portada PRINCESASSe un re ha tre figlie a cui lasciare il regno e a scegliere l’erede della corona è il popolo che si deve basare solamente sulla faccia che hanno quando si affacciano al balcone, ecco che nessuna va bene perché son troppo pallide. Ma nemmeno l’ingegno delle due maggiori risolve la questione: a bere la notte stellata o a lasciarsi avvolgere con troppa foga dalla natura, si diventa blu o verdi… nemmeno a parlarne! Così la più piccola piange per una notte intera fino allo sfinimento: non ha alcuna intenzione di governare e manco può pensare all’idea di sostituire il padre, visto che ciò significherebbe che lui sta per morire. Sarà il sole a trovare la soluzione, infondendo coraggio e forza.

In questo albo illustrato tutto è pallido come le principesse: i colori sono quasi velati, vivi ma lievemente opachi per riportare nelle immagini il senso del testo. Le illustrazioni sono essenziali quanto pregnanti: aprite la pagina in cui il sole veglia il risveglio della principessa minore e rimanete incantati dalla semplicità del tutto.

Come spesso segnaliamo, un albo perfetto da leggere ad alta voce.

Il sito dell’illustratrice.

Maria José Martín Francés – Carole Hénaff, Le tre principesse pallide (trad. di Elena Rolla), Kalandraka 2016, 36 p., euro 14

Il viaggio della mamma

26 Mag

il-viaggio-della-mamma-ItC’è un gran bisogno di libri che trasmettano modelli femminili non stereotipati. Non eroine, non donne eccezionali, ma semplicemente mamme che lavorano e di libri che parlino di famiglie in cui la reale condivisione della genitorialità è un fatto naturale e non una questione di genere.
Per questo “Il viaggio della mamma” è un libro che racconta una storia semplice, ma speciale, che parla di quando una mamma (in questo caso è una mamma elefante, specie matriarcale ma è solo un dettaglio) parte per lavoro. Non è un dramma, ma un fatto naturale “la mamma parte per un viaggio […], io e papà resteremo a casa”.
Non arrivano orde di nonni a assistere il bambino, non bussano vicini a consegnare lasagne o offrirsi di lavare i panni, anche il papà sa fare tutto quello che serve per fare stare bene e divertire, ma senza la necessità di scimmiottare la mamma ed il suo modo di fare.  Ed è perfetto così, anche se la casa non profuma di fiori ma di piedi scalzi, anche se si sta in giardino a giocare fino a che diventa buio, anche se il cibo è più piccante, anche vengono gli amici e si suona la musica più forte del solito fino a tardi.
La mamma  la  si sente la sera attraverso il computer, quando ci racconta quello che ha fatto, ci racconta dei suoi impegni, ma ci fa piacere sapere che ha saputo anche godersi un bicchiere di vino e un buon libro nelle pause, che ha fatto turismo e compere, che se alla sera è stata colta da malinconia nel suo letto, non vi ha indugiato troppo. Poi il viaggio finisce, la mamma torna a casa, si ritorna a essere vicini e ci si scopre sempre più famiglia, quelle famiglie dove non è necessario stare sempre assieme, ma è bello ritrovarsi.

Un bel libro che racconta le mamme senza retorica e i padri senza chiamarli “mammo” e lo racconta dal punto di vista di un bambino, perfettamente felice e a suo agio, anche con una mamma che viaggia e non sta in casa a sfornare biscotti.

Il blog dell’illustratrice.

Mariana Ruiz Johnson, Il viaggio della mamma (trad. di Elena Rolla), Kalandraka 2016, 32 p., euro 14,o0

Buffa Bestia

27 Ott

bicho cover.fh11Potrei scrivere a occhi chiusi di questo libro che da quando è entrato in casa è stato letto un numero infinito di volte, è stato portato al nido e messo a nanna sotto le coperte.

E’ la magia della buffa bestia, quell’animaletto che, una sera, si trova sotto il letto. Quell’esserino strano, fatto come un uovo che guardandolo bene, ha tanti altri particolari,  ma in essi c’è sempre qualcosa di strano e stonato in un crescendo di bizzarrie che lo portano a…. sedersi sulle orecchie! Ma basta girare il libro e si scopre che è un topino, che però alla pagina successiva viene colpito da un fulmine e, pezzo dopo pezzo, ritorna l’uovo dell’inizio in una piacevole circolarità infinita.
Una storia da leggere a alta voce, cullandosi nella piacevolezza del ritmo, un testo in stampatello per i primi lettori, un libro che si gira e si rigira diventando ogni volta più divertente.

Il sito di Villàn.

Mon Daporta – ill. Oscar Villàn, Buffa Bestia (trad. di Elena Rolla), Kalandraka 2015, 14 p., euro 10.

Stormo

26 Ott

stormo-It_01-miniPensando a Stormo, il bellissimo albo che esce per Kalandraka, vincitore del Premio Compostela 2012, mi è venuto in mente il discorso del professore di letteratura delle superiori sull’immortalità delle storie. Una storia, mi disse, diventa un classico quando tocca temi universali. E aprire Stormo ha suscitato in me un turbinio di reminiscenze letterarie cui Stormo occhieggia, a partire dall’incipit che sa di miti greci e genesi bibliche:

Un giorno, gli uccelli rivolsero lo sguardo oltre i rami e le foglie
e immaginarono una vita diversa.
E così ebbe inizio una nuova era.

Gli uccelli si interrogarono sul mondo e trasmisero la loro conoscenza sperimentando e creando. Ma bastò un attimo e peccarono di superbia, cercando le strade più facili e cadendo negli eccessi. Sino a quando smisero di rispettare gli altri esseri viventi e loro stessi. Ma anche quando tutto sembra perduto, per fortuna, c’è sempre un cucciolo che vuole spiegare le ali e imparare a volare.
In una storia semplice, quasi didascalica come le favole di Esopo, i mille temi di grandi libri: la superbia umana, il mancato rispetto per gli altri (e qui come non ricordare “La fattoria degli animali”?), la rinascita grazie a chi conserva le memorie di cosa era una volta (a me è venuto in mente il finale di “Fahreneit 451”).

Una grafica delicatissima, senza colori, dove i toni del grigio esprimono sia la tristezza e l’abbruttimento della decadenza, sia la gioia della rinascita. E siccome ogni tavola é un piccolo quadro, l’immagine di copertina è diventata una tavola da appendere, un piccolo regalo per ricordarsi questa piccola grande epopea animale.

Marìa Julia Dìaz Garrido, David Daniela Alvarez Hernàndez, (trad. di Elena Rolla), Kalandraka 2014, 32p., euro 16

Voglio essere punk

15 Gen

More about Voglio essere punkInterrompiamo la trasmissione per alzare il volume delle vostre radio, affinché tutta la nostra angoscia vi entri nelle orecchie.

Succede che arrivi un libro per posta e che dalla pila di quelli da leggere scivoli dietro, finendo nascosto contro il muro. Poi un amico cita un titolo e allora riaffiora il ricordo di una copertina, mattoni rossi e salto di ragazza in All Star e gonna leggera. Così ho ritrovato questo libro dopo mesi dal suo arrivo e in due ore mi sono innamorata di questa storia adolescente che taglia come il vetro e grida come il volume della radio spinto al massimo.

Martina ha sedici anni ed è in cerca della propria musica perché immagina che, siccome avere una musica è come avere un codice, allora trovare la propria significa appartenere ad un posto, sentirsi a casa. Martina scarta improvvisamente dai bei voti a scuola, dalle regole dei suoi genitori. Martina cerca adulti che ci sappiano fare, come il padre della sua amica Vera, che è appena morto, ma che sapeva guardare, vederti e aveva un suo codice e una sua musica ed era sincero quando spiegava che una parte di noi rimane triste per sempre come nell’adolescenza e sarà quella parte che chiunque, anche chi ci amerà tantissimo, non riuscirà mai ad abbracciare. Cerca un posto dove stare e pensa che sarebbe bello se ci fossero dei locali dove i ragazzi tra quindici e vent’anni potessero stare insieme, parlare, stare zitti, suonare, guardare un video in compagnia, ritrovarsi quando sembra che tutto vada male e fermarsi per aggiustare chi si è rotto; e poi consegnare quel posto a nuovi quindicenni. Cerca il modo per parlare con suo padre che è appena stato licenziato, di sorridere con la sua amica, di farsi sentire. Martina cammina per le strade della sua Spagna pensando alle proteste della Grecia, facendosi raccontare da suo padre della rivoluzione dei garofani, tentando di dire a gran voce un sogno: quello di resistere, di non farsi abbattere. Martina va su e giù sugli ascensori, non risponde al telefono, scrive a mano un lungo quaderno ad Adrian: il quaderno che leggiamo noi, un fiume in piena di pensieri e riflessioni, con una colonna sonora che il lettore si può ricostruire- da Johnny Cash agli AC/DC, da Bonnie Tyler a Iggy Pop, da Crosby ai Foo Fighters – ed ascoltare. Dove si rincorrono il rock a cui aspira e le canzoni dei tempi dei suoi genitori, dove c’è posto per la musica di ciascuno che si mescola e che fa la vita.

Io ho impiegato mesi a scoprire questa storia. Che dovremo inserire in ogni percorso di lettura per la scuola secondaria di secondo grado. Perché l’autrice fa esattamente quel che Martina dice: “Se un tizio comincia a raccontarmi qualcosa e mi convince, resto con lui anche se il suo libro ha cinquecento pagine. Quando leggi, qualcuno è lì con te a raccontarti delle cose. E se quel qualcuno ci sa fare, o almeno si impegna, lo ascolti. Non ho bisogno che mi raccontino cose dell’altro mondo. Nascere, morire, la rabbia, le cose belle, le cazzate di questo mondo sono sufficienti” (p. 62).

Belén Gopegui, Voglio essere punk (trad. di Elena Rolla), Atmosphere libri 2012, 159 p., euro 15.

Il sorriso di Daniela

24 Mag

Un sorriso contagioso che vola da un personaggio all’altro. Questo il segreto di Daniela che rallegra la giornata dell’ippopotamo Roberta, triste perché sempre a dieta ma che, grazie al sorriso che la colpisce, si fionda in pasticceria a divorare una meringata e uscendo, si specchia nella vetrina vedendosi finalmente bella (sì, lo ammetto mi identifico in questo personaggio 😉 ). E, come in una catena di Sant’Antonio, il sorriso di Roberta colpisce Aniceto, vecchio scimpanzé brontolone che torna a innamorarsi. E il sorriso di Aniceto vola su Camilla, elefantessa annoiata, il cui sorriso vola su Andrea, lo struzzo che voleva portare la sua tartaruga in ospizio e invece si ritrova a comprare cappelli e il suo sorriso vola su Marziale, sciacallo generale dell’esercito del Paese di Possotutto. Ma anche Marziale, colpito dal sorriso di Andrea come da un proiettile, si taglia i baffi, abbandona la guerra e si dedica a coltivare orchidee. E così anche Daniela riceve un sorriso in cambio, quello di Marziale che le si posa sul cuore come “un colibrì in primavera, una farfalla multicolore, un raggio di sole, una pioggerellina di maggio, o una brezza carezzevole.”

Un libro prezioso, un testo surreale ed evocativo, che lascia tanto spazio alla potenza dell’immaginazione dei bambini, illustrazioni realizzate grazie a dei collage coloratissimi ma mai chiassosi, un White Ravens 2008 meritatissimo e, nei fogli di guardia, due foto di bambine sorridenti a cui vorremmo dare un nome (Carmen e Rebeca?)

Carmen Gil – ill. Rebeca Luciani, Il sorriso di Daniela (trad. di Elena Rolla), Kalandraka 2011, 40 p., euro 16.

Io e il ragno

14 Dic

Un bel giorno, d’improvviso, un ragno grasso e brutto… saltò giù dal cielo e atterrò sul mio corpo.

Mi torna in mano dopo qualche mese questo albo di Kalandraka, tutto speciale: perchè mette in fila delle fotografie (e non delle illustrazioni), perché sceglie un ragnetto dalla zampe lunghe (animale non proprio popolare) che si arrampica tappa a tappa sulla pelle di una bambina. Il suo alluce è tondo come un kiwi, le caviglie rugose come scorza di mandarino… e così via. Anche i frutti scelti non sono così banali e quotidiani: ci sono kiwi, papaya, mango, cocco, melone (quello verde, pelle di rospo) e la delicatezza delle immagini permette di giocare come si giocava con le poesie della Mamma cannibale di Letizia Cella, per finire a farsi il solletico dopo aver passato in rassegna il lettore dai piedi alla chioma.

Fran Alonso – Manuel G. Vicente, Io e il ragno (trad. di Elena Rolla), Kalandraka 2011, 48 p., 14 euro.

Pina la mosca

18 Dic

Un testo divertentissimo giocato tutto sul bagno che la mosca Pina vuol fare per rinfrescarsi. Così si arma di tutto ciò che serve per andare in spiaggia, tasta l’acqua e infine si tuffa, ma proprio mentre sta facendo il bagno ecco il cielo oscurarsi e…

Non possiamo svelarvi il seguito, ma vi diamo il consiglio di rilassarvi e godervi la prima lettura di questo testo con un finale assolutamente non scontato, che non può non fare venire voglia di leggerlo e rileggerlo a alta voce.

Gusti Gustavo Ariel Rosemfett, Pina la Mosca, (trad. di Elena Rolla), Il Castoro, 2010, 36 p., euro 13,50