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Il viaggio straordinario di Avis Dolphin

3 Giu

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La storia vera di Avis Dolphin, dodicenne canadese scampata all’affondamento del Lusitania, raccontata attraverso un diario che ripercorre la settimana di viaggio in cui la nave, partita da New York il 1° maggio 1915 verso Liverpool, attraversa l’oceano per essere affondata da un siluro lanciato da un sottomarino tedesco il 7 maggio. La ragazzina,buona osservatrice, racconta la nostalgia per la vita che si lascia alle spalle, la mancanza dell’amica del cuore, la vita sulla nave e gli intrecci tra persone sconosciute che si trovano a dividere per alcuni giorni un mondo a sé; racconta le voci, le paure per la guerra in corso e per gli eventuali pericoli, la scoperta delle differenze sociali con l’esplorazione della prima e della terza classe. Racconta l’amicizia con il professor Ian Holbourn che coglie la sua curiosità e le racconta della nave, del mondo in guerra e di Foula, una delle più remote isole delle Shetland scozzesi di cui è laird: la bellezza selvaggia, le leggende. Proprio la storia del gigante e dell’uomo nero che pare abitassero l’isola fa da legame tra i giorni, centellinata dal professore, attesa da Avis, viva agli occhi del lettore grazie alle illustrazioni che arrivano sulla pagina quando viene evocata.

L’intersezione di un diario di viaggio e di una parte illustrata che corrisponde alla leggenda che riguarda l’isola di Foula è sicuramente un esperimento da tenere in considerazione, che permette di presentare ai ragazzi modalità narrative differenti che corrispondono in questo caso a piani diversi del racconto; forse potrà non piacere a tutti, ma fa di questo libro un’opera originale e non scontata tra le tante che arrivano in libreria in questi mesi narrando di episodi e suggestioni legati al periodo della Prima Guerra Mondiale.

Il sito dell’autrice. Il sito dell’illustratrice.

Frieda Wishinsky – Willow Dawson, Il viaggio straordinario di Avis Dolphin (trad. di Egle Costantino), Mondadori 2015, 173 p., euro 15, ebook euro 6,99

Il bambino di Schindler

24 Gen

Pi\'f9 riguardo a Il bambino di SchindlerPer venti anni Leon Leyson si è chiamato Leib Lejzon e per quarant’anni ha praticamente taciuto il suo nome originario come la sua storia. Nato nel 1929 in un villaggio di campagna nel nordest della Polonia, arrivato a otto anni a Cracovia – dove il padre lavorava da un po’ di tempo – con in testa tutte le avventure che una grande città avrebbe potuto riservargli, conosce dopo un anno appena la durezza della guerra, viene rinchiuso nel ghetto con la sua famiglia e vive l’orrore del campo di Plaszów.

La fortuna sua e di parte della sua famiglia sta nell’essere assunti uno dopo l’altro da Oskar Schindler, alle cui dipendenze già il padre lavorava. Leon diventa il più giovane degli operai che il ricco industriale nazista protegge nella sua fabbrica, ottenendo di poter costruire un campo apposito dove trasferire operai ebrei e produzione in Cecoslovacchia. Così Il bambino, i suoi genitori, un fratello e una sorella si salvano e nel 1993, quando Spielberg consacra quella storia sullo schermo nel film “Schindler’s List”, viene alla ribalta anche la storia di Leon, che – trasferitosi in California nel 1949 insieme ai genitori, diventato insegnante – fino ad allora non ha raccontato nulla se non alla moglie e ai figli già adulti. Da quel momento comincia a raccontare e a testimoniare la sua esperienza in pubblico, in particolare nelle scuole, seguendo la medesima traccia che il libro ripropone, raccogliendone il racconto in prima persona.

Io oggi ho incontrato Leon Leyson. L’ho incontrato nonostante lui sia morto un anno fa. L’ho incontrato nel suo modo di raccontare, così semplice e sincero da catturarti come se ce l’avessi davanti, cosa che ne fa (grazie anche al buon lavoro di traduzione) un testo perfetto per la lettura ad alta voce. Perché queste pagine raccontano dal vivo e raccontano la storia di chi le ha vissute, partendo dall’infanzia, restituendo modi di vivere e sfumature di un’epoca lontana, osservando dalla prima fila la discesa agli inferi degli ebrei polacchi. Chi legge prende rischi col protagonista; piange il fratello di cui non si hanno notizie e quello messo a forza su un treno; sta in bilico su una cassetta per poter arrivare ai comandi della macchina alla fabbrica; esce dalla fila per gridare e farsi portare in salvo; incrocia gli occhi di Oskar Schindler, apprezza il suo modo di ascoltare.

Leyson non lesina nulla all’uomo che lo ha salvato; non nega le contraddizioni della sua figura come non nasconde le terribili atrocità di cui è stato testimone e il dolore che non ha più lasciato la sua famiglia. Insieme racconta i modi di resistere, nel ghetto e nei campi, nei rifugi e nelle fughe: mantenendo un minimo di normalità; facendo scuola di nascosto; allestendo commedie; innamorandosi; imparando ad andare in bicicletta; rispettando l’orario dei pasti anche se di cibo non c’era traccia. E mantenendo il proprio nome: Schindler aveva, ricorda l’autore, la capacità di ricordare il nome di ogni ebreo della sua fabbrica; li chiamava per nome mantenendo vivi la loro umanità e il rispetto per le loro persone, portandoli fino alla libertà.

La storia di Leon sul sito dedicato agli ebrei di Schindler e una sua videointervista. La copertina dell’edizione italiana è di Sonia Maria Luce Possentini.

Leon Leyson, con Marylin J. Harran ed Elisabeth B. Leyson, Il bambino di Schindler (trad. di Egle Costantino), Mondadori 2014, 189 p., euro 14, ebook euro 6,90

Quello che ho dentro

14 Mag

Quello che io ho dentro non è esattamente quello che tu vedi da fuori e forse nemmeno quello che immagini.

Questo sembrano dire i ragazzi che intrecciano le loro storie in questo veloce romanzo, sei compagni di scuola che stanno crescendo e che sperimentano la difficoltà e la bellezza del cambiamento. Quattro di loro sono amiche inseparabili, che pian piano si rendono conto di come, pur parlando tra di loro in continuazione, ci siano cose che non riescono a dire. Jordan sta elaborando la separazione dei suoi genitori, Meredith è la guascona del gruppo che nasconde dietro la risata il dolore per l’abbandono da parte della madre, Cecilia si punisce nel tentativo di essere perfetta a scuola come a danza come in famiglia, Lee si sente anonima, banale, invisibile agli occhi di tutti. Accanto a loro Jack, il  vincente della scuola, quello ammirato da tutti, la cui sicurezza ostentata però non corrisponde affatto al vero e Sam che digita su internet le domande che non osa fare a nessuno. Accanto a loro poi un’ulteriore presenza, anonima fino alle ultime pagine, che dal suo angolo – privilegiato perché marginale, da cui si può guardare perché non si viene mai visti pur stando alla luce del sole – osserva, si interroga, intuisce e davvero vede quel che sta succedendo. Un bel romanzo di facile lettura sul diventare grandi e sulla fatica di poter essere se stessi.

Chrissie Keighery, Quello che ho dentro (trad. di Egle Costantino), Mondadori Gaia 2011, 158 p., euro 9.

La forza dell’amore

27 Apr

forza amorePerché per dire innamorarsi si usa quell’espressione, “prendere una sbandata”? Perché non si dice invece “uscire di strada” o “perdere l’equilibrio” come fa uno sciatore alle prime armi? Cosa c’è di bello nel “prendere una sbandata”? L’eccitazione del pericolo, il non sapere come va a finire? Era da poco capitato anche a me di “prendere una sbandata”, ma poi ero andata fuori strada e le cose si erano messe malissimo.

A volte le cose si mettono malissimo davvero e non solo per colpa di una sbandata. Lucy, ultimo anno di liceo nella piccola cittadina di Sweetbay, annota i grandi cambiamenti che si registrano intorno a lei: tutto sta cambiando, tutti stanno cambiando. Non solo arriva in città un pittore deciso ad aprire una galleria d’arte, non solo suo figlio è un ragazzo interessante dotato di genio musicale, non solo il nuovo professore decide di coinvolgere la città nella messa in scena di uno spettacolo da Shakespeare, ma anche le sue due migliori amiche e i suoi genitori e la zia (sempre uguale, sempre rassicurante, sempre lei) paiono comportarsi in modo diverso. Sembra che tutti si innamorino, e spesso – secondo Lucy – non delle persone giuste. E lei? Lei che vorrebbe solo che le cose non cambiassero? Come si fa a rimettersi in carreggiata? Nonostante il titolo abbastanza banale e la copertina, una splendida storia di amicizia e di amore, per la collana Gaia Junior. Questo è il sito dell’autrice.

Diane Les Becquets, La forza dell’amore (trad. di Egle Costantino), Mondadori 2009, 303 p., euro 8,90.