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Qui ci sono le altalene

2 Gen

Questo albo nasce in un contesto particolare: un reparto di neonatologia, a contatto con i bambini nati prematuri e con chi di loro si prende cura, genitori,medici, infermieri… La ballata sul cui testo è costruito il libro nasce proprio per questi piccoli e viene dalla voce di altri bambini che l’autrice ha interrogato. Racconta il mondo, quel che c’è fuori da quelle stanze, quel che i bambini possono fare; utilizza il potere delle parole che non guariscono certo, ma curano, incoraggiano, sostengono, fan venire voglia di guardare al di là.

Non ve lo dico cosa c’è in quelle parole, le leggerete voi. Vi dico invece che accanto alle parole ci sono le illustrazioni dell’artita catalana Eva Sánchez Gómez, che prendono piede man mano che si sfoglia, prima figure appese qua e là, poi a piena pagina, come se il testo, le parole dunque potessero dare il la, lo slancio per la corsa in bicicletta, per un tuffo, una ridda festosa, un inizio di cammino. Anche per questo, per la testimonianza della forza che le parole possono avere e nel contempo della capacità delle illustrazioni di dire e bastare a se stesse, per il tutto il senso di vita che si porta appresso, è bello avere questo libro a inizio di un nuovo anno di letture.

Nell’ultima pagina c’è un QR Code per ascoltare direttamente la ballata, per voce di Monica Morini e musica di Gaetano Nenna.

Monica Morini – ill. Eva Sánchez Gómez, Qui ci sono le altalene, Edizioni Corsare 2018, 2 p., euro 18

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L’attesa

16 Feb

lattesaUn bambino chiede un cane; i genitori, consapevoli di cosa comporti accudire un animale e come esso non sia equiparabile a un giocattolo, temporeggiano. Fine della storia. Questo ovviamente se la storia l’avessi pensata e illustrata io. Ma siccome l’ha fatto una illustratrice e scrittrice talentuosa, il risultato è un albo delicatissimo e dai mille piani di lettura.

Il tema scelto é, per tanti genitori, un dilemma di vita vissuta: come comportarsi quando il cucciolo di casa chiede un altro cucciolo? E come negarglielo se, per di più, come il bimbo dell’albo sembra suggerire (a volte mi sentivo solo), è figlio unico? La decisione di prendere un animale va ponderata seriamente, permettendo al bambino di capire se realmente è un desiderio o un capriccio fugace, influenzato da qualche fattore esterno più che da un bisogno di amore, condivisione, compagnia.

E i genitori del libro fanno proprio così, mese dopo mese ascoltano pazienti la petulante richiesta del bimbo, rinviando la decisione a un futuro possibilista. Non negano, mettono alla prova, ascoltano, permettono di gioire del piacere e dello struggimento dell’attesa, dando al bambino il tempo per desiderare, sognare, bramare. E così dopo un anno, quando ormai la domanda non veniva nemmeno più posta, inaspettato e improvviso arriva il compagno di giochi. Ed è subito intesa e promesse di inverni mai più freddi.

Il gioco delle illustrazioni è complesso e stratificato. Le tavole sono ricche di riferimenti all’arte e al design, il bambino viene rappresentato prima in una conchiglia, poi dentro una sedia uovo (ed è subito egg chair di Jacobsen), poi sull’uovo stesso mentre regge una maschera, con la testa prima a lucciola, poi ricoperta di ali di farfalla, infine avvolta da un serpente per poi concludere, anche iconicamente sfiduciato, senza più nulla in testa.

Ma la metafora che fa da filo conduttore al tema dell’attesa è quella del filo d’erba che accompagna tenace il bambino nel susseguirsi delle stagioni, rinvigorisce, muta forma, si fa “soffione” al quale affidare desideri e diventa infine la rigogliosa pianta d’appartamento davanti alla quale passeggia felice il cane sulla quarta di copertina.

Avevo coltivato un dolce desiderio,
una verde speranza,
verde come l’erba che cresce cocciuta
e silenziosa ai bordi delle strade.

[…] L’erba sembrava non fosse mai esistita,
ma sonnecchiava sotto la candida coltre.

Daniela Iride Murgia, L’attesa, Edizioni Corsare 2015, 32 p., euro 16

TaNa liberAtutti

17 Giu

tana-libera-tutti copertina Estate: tempo di scuole chiuse e liste di libri da leggere, ma anche tempo di giochi e lunghe giornate fuori casa. Estate: tempo di scuole chiuse e bambini da intrattenere.
Estate: tempo di libri belli per stare insieme.
Ci sono cose che rimangono nella testa per sempre, che ritrovi a 50 anni come a 70 e ti scopri a cantilenare come fosse ieri l’ultima volta che le hai pronunciate per giocare. Io ho una passione per filastrocche e conte, per i giochi da cortile e i momenti di condivisione.
E così mi piace tanto questo TaNa liberAtutti, una raccolta di filastrocche per giocare assieme, riscoprire campana, un due, tre stella (stellone!), ma anche per divertirsi con l’italiano con le filastrocche della sezione Giocare con le parole.
Una raccolta  con illustrazioni vagamente d’antan di Massimiliano di Lauro, nella quale, oltre il libro, vedo tanti giochi condivisi, tante possibilità per gli insegnanti di fare una didattica divertente, tanto potenziale per prendersi i tempi lenti dell’estate per giocare a lungo coi propri figli.
E ora metto il libro in valigia e scendo a giocare a mosca cieca. 🙂

Massimiliano Maiucchi– ill. di Massimiliano di Lauro, TaNa liberAtutti, Edizioni Corsare 2015, 55 p., euro 12,50

La mia invenzione

14 Mar

la_mia_invenzione

Con questo albo ho provato a fare un gioco: a guardarlo innanzitutto nelle illustrazioni, a immaginare la morbidezza del maglione rosso della protagonista, il respiro pesante del fratellino addormentato sul divano; a pensare cosa ci fosse intorno: chi nella stanza accanto a quella dove i due giocano e leggono, cosa oltre il muretto del giardino, quale panorama davanti a loro e al loro cane abbracciati nella pace del pomeriggio. Ci ho messo insomma quel di cui il libro parla: il silenzio. Non viene nominato se non alla fine, il protagonista; nelle pagine precedenti è evocato descritto attraverso le sue caratteristiche e i gesti da fare per ottenerlo: spegnare qualcosa, dividerlo con qualcuno. Il silenzio può far paura la notte se non hai nessuno con cui condividerlo; può far crescere la rabbia se sei già arrabbiato, ma può anche pacificarti col mondo davanti alla bellezza della natura; precede grandi annunci, si riempie se hai a disposizione un libro o una finestra.

Ecco allora l’invito al lettore: osservare le immagini e far scattare la propria fantasia, dando voce e azione ai bambini che abitano tra le pagine, ai loro giochi, alle loro risate e immaginare per loro parole, situazioni, dita che si  muovono a disegnare sui vetri appannati di un’automobile.

Inutile dire che, tra le tante, una delle illustrazioni è davvero perfetta a rendere il silenzio ovattato che la natura ti restituisce quando si copre di bianco e nasconde tutto, quando ti dice che intorno ci sono animali, persone, bulbi, pensieri, ma intanto tutto è perfettamente silente: la bambina se ne sta a naso in su, in campo bianco, a sentire sul viso, sugli occhi, sul naso i fiocchi di neve che cadono e carezzano. Ecco, la neve è la consistenza lieve del silenzio.

Il blog dell’autrice. Il sito dell’illustratrice e il suo blog che parla catalano, oh sì!

Silvia Vecchini – Maria Girón, La mia invenzione, Edizioni Corsare 2015, 40 p., euro 15

Album per i giorni di pioggia

21 Dic

album-copE’ arrivato l’ultimo giorno di vacanza e, per giunta, piove e a quella sensazione di fine di tutto si aggiunge la malinconia di non potere uscire. Ma si dà il caso che questo giorno sia per qualcuno anche un compleanno in cui si viene festeggiati con una corona di carta e si riceve un regalo speciale: una macchina fotografica. E, magicamente, dopo avere spento le candeline ecco che torna il sole. Allora tutti fuori a divertirsi.
La spenseratezza dell’ultimo giorno viene immortalata da chi, macchina alla mano, inquadra le cose da una prospettiva differente, fissando la spensieratezza e la lievità di chi è grande, grosso e fa il vigilantes ma in questo ultimo giorno di mare brandisce la ciambella come fosse un tutù e viene ripreso  come fosse una graziosa ma nerboruta ballerina di Degas. Chi scatta le immagini di questo album per i giorni di pioggia, quei giorni in cui saremo tutti assorti nelle incombenze quotidiane, le scatta da una sedia a rotelle, ma questo è solo un dettaglio.

E riguardando l’album per i giorni di pioggia

Ricorderemo le impronte sulla sabbia
e i gabbiani sul mare, e allora vedremo chiaramente
che le cose veramente preziose, più di tutti i soldi del mondo,
sono quelle che abbiamo fatto oggi.

Storia delicata, poetica, lieve che si legge in un clic e rimane fissata nelle sue delicatissime illustrazioni piene di allegria e luce.

Dani Torrent, Album per i giorni di pioggia, Edizioni Corsare, 2014, 28 p., euro 15.

Esco così mi perdo

5 Lug

ESCO Metterò questo libro nello scaffale Libri per Dolci Sogni, perchè ha tutti gli elementi di una storia che ti posa come un guanto in una notte piena di immagini fantastiche: c’è una soffitta errante, due personaggi francesi di nome Baul e Trombon, il principe Pedalino, il bambino che, deus ex machina, risolve tutto.
Baul è un “cercatore di oggetti desueti e raccontatore di storie” e vive con Trombon in una soffitta errante, circondato dagli oggetti che raccoglie. Una volta all’anno si dedica alle grandi pulizie e fa emergere dalla coltre di polvere che ricopre la soffitta un oggetto di cui racconta la storia.

E così ci porta nel regno di Calcea dove tutti i sudditi sono scarpe e il Re (che aveva i calzini bucati) e la Regina aspettano con trepiazione la nascita dei regali Principi Calzini. Ma, com’è come non è, invece di un paio di calzini nasce solo il Principe Pedalino. Un calzino spaiato? Non è possibile! Così nel Regno scoppia il parapiglia e si decreta la creazione immediata di un sosia. Ma il Principe Pedalino (“Io sono io, non lo voglio un altro me!“) decide di fuggire da “quello che tutto era, fuorché il suo posto”, lasciando un biglietto che recita:

Esco così mi perdo. So di essere unico. Troverò il mio posto nel mondo. Non cercatemi…e tanti saluti a tutti.”

Nessuno lo cercò e lui si perse veramente arrivando alla Collina dei Rattoppi, entrando nel terribile Bosco degli Spilloni finché una bolla di sapone…

Calzini che fuggono da genitori da cui non si sentono compresi, che attraversano luoghi impervi in un bildungsroman fantastico, soffitte che viaggiano e personaggi buffi che raccontano storie. Tanti gli elementi di una fiaba classica in una storia che ha meritatamente vinto il Premio Andersen Baia delle Favole 2010. Dal libro è stato tratto anche uno spettacolo teatrale.

Qui il sito dell’illustratrice e qui quello dell’autore.

Matteo Razzini – illustrazioni Sonia Maria Luce Possentini, Esco così mi perdo, Edizioni Corsare 2014, 32 p., euro 16

A ritrovar le storie

6 Giu

a ritrovar le storie copertinaDevo a questo libro la più bella partita di gioco dell’oca mai fatta. E adesso vi racconto perché.
Il paese di Tarot ha perso la capacità di raccontar storie, le persone non parlano più tra loro come facevano tempo prima, “quando i pesci volavano e le rape crescevano sugli alberi”.
Un giorno arriva nella piazza del paese un Saltimbanco, con un’oca sotto il braccio e alla sera fecero un giro per il paese, su una piccola bicicletta, issando un cartello con scritto Bicicletta. E a poco a poco Tarot riprese a raccontare. Raccontò la donna di una bicicletta rossa che aveva visto passare, aggiunse il bambino che ci sapeva andare anche senza mani, arrivò il vecchio che coglieva funghi e riparava orologi a cucù e la bimba che ha paura di inghiottire le midolle delle ciliegie “sennò scoppia la pancia e muori”. E fluirono le parole, i ricordi e le storie, storie di biciclette, paure, alberi, morte e vita. E ogni storia diventa una casella del gioco dell’oca che chiude il libro. Tira i dadi e racconta di te, delle tue paure, dei tuoi ricordi e desideri. E, come in ogni gioco che si rispetti, vince chi arriva per primo all’ultima casella, quella della vita che nasce, celebrata all’interno del libro con queste parole.

VITA
Quando nasci non lo sai perchè vivi.
Vivi per parole di latte e miele di storie
per collezionare rospi e lumache
per il pane caldo
per respirare il mare
pedalare in discesa nelle sere di maggio
sentire le voci del vento
nascere di nuovo, nelle storie.

E se i dadi capitano su nascita sappi che per vincere devi rispondere a questa domanda “Quando incominciano le cose? Cosa accade all’inizio? Lo sai?”

Il libro nasce da un progetto di racconto anziani-bambini ed è diventato anche uno spettacolo teatrale.
Nella mia libreria ha un posto d’onore nella sezione: Libri che insegnano le emozioni

Anna Maria Gozzi,- Monica Morini – illustrazioni di Daniela Iride Murgia, A ritrovar le storie, Edizioni Corsare, 2014, 32 p., euro 18.

Yoga piccolo piccolo

28 Gen

yoga[Disclaimer: questo post parla di un libro ma anche di maternità e di eventi personali, se non interessati passare direttamente alla fine quando parliamo SOLO del libro :)]

Sono legata particolarmente a questo libro che è arrivato in un momento particolare della vita. Quando l’ho trovato nella buca delle lettere ho provato a leggerlo al mio Giulio però questo non è un libro da leggere, ma da fare e con la pancia piena di… Adele proprio non ci riuscivo. Ora che Adele non è più nella pancia questo libro è per noi un gioco (e anche un modo per mamma per cercare di rimettersi un po’ in forma).
Cosa mi ha colpito di questo libro? La nicchia di mercato in cui si va a posizionare. Mi spiego meglio. Chi ha a che fare con dei bambini (suoi o come caregivers) sa che ci sono quei giorni in cui sei costretto a casa e non sai più che pesci pigliare. Hai giocato, guardato la tv, letto, magari fatto pure un’attività manuale (e hai pezzi di pasta al sale da pulire per i prossimi mesi) ma sono solo le 4 del pomeriggio. Ci vorrebbe uno sfogo fisico che non distrugga casa. E così apri un libro, un libro come questo. Un libro che non è solo una storia da leggere ma è un libro del fare. E non una serie di istruzioni per lavoretti, ma un modo per fare stare genitori e figli insieme alla scoperta della corporeità.

Lo yoga del titolo non è un personaggio ma la pratica dello yoga declinato per i bambini (e così scopro che c’è anche un’associazione italiana Yoga per bambini). Il testo prende lo spunto da una visita al giardino zoologico di un bambino che frequenta un corso di yoga e che, tornato a casa, vuole provare le posizioni che prendono il nome dagli animali che ha visto. E con questo pretesto via ad allenarsi con la posizione del leone, della tartaruga (difficilissima per me, brutta roba la vecchiaia!), il cobra, il gabbiano (questa è la più facile) e la mia preferita, la tigre (che mi sa che rassoda e tonifica un sacco). Leggere ai bambini fa bene al rapporto genitori figli e crea una relazione, questo lo sappiamo da tanto tempo e Nati per leggere esiste proprio per ricordarcelo e io da sempre associo il momento della lettura alla coccola sulle ginocchia della mamma, alla favola della buonanotte. Ecco adesso associo il momento del leggere insieme anche al fare insieme un’attività che coniuga il corpo e la parola.

Lorena V. Pajalunga, – illustrazioni di Anna Forlati, Yoga piccolo piccolo, Edizioni Corsare 2013, 32 p., euro 14

Più libri più liberi 2013 / 1

19 Dic

Novità editoriali non fiction per ragazzi a “Più libri più liberi” 2013 (1)

La dodicesima edizione della Fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi” di Roma si è conclusa l’8 dicembre con oltre 54 mila presenze e tra queste molti piccoli lettori. Negli anni è divenuta un appuntamento ormai consolidato e imperdibile anche per soffermarsi sui cataloghi e le novità dell’autunno e dell’inverno presentate dalle piccole case editrici indipendenti per bambini e ragazzi.Ci siamo concentrati in particolare sulle novità che ci sono sembrate più stimolanti nel settore non fiction che spesso finiscono in secondo piano. Continua a leggere

Fridolin

13 Nov

A UmbriaLibri per parlare di nativi digitali e lettura, mi incanto sfogliando questo albo nello spazio NPL allestito dalla Regione Umbria e trascino istantaneamente chi mi accompagna in libreria perché devo portarmelo a casa. Lo scovo nell’espositore che presenta di piatto gli illustrati, nascosto in triplice copia dietro una serie di albi più grandi, e mi prendo il piacere di sovvertire l’ordine costituito della Feltrinelli di Perugia e sitemarlo davanti ben in vista.

La storia è qualla di un giallo canarino che vive in una gabbietta con letto, tavolo e sedia a cui ogni giorno si accomoda per mangiare i semi che gli porgono gli esseri giganteschi e senza piume che vivono attorno. Quando in primavera la gabbieta viene spostata sul balcone, scopre un mondo che lo emoziona tanto da faticare ad addormentarsi. Impara a cantare dagli altri uccellini e sogna ogni notte volo e libertà. Un giorno poi la gabbia rimane aperta: eccolo ruzzolare e poi volare, circondato da amici che gli insegnano di bacche, semi, fiori nutrienti, di fronde tra cui dormire, di suoni per concertare insieme. Fino all’autunno. Qualcuno vola lontano; altri hanno sentito di un giardino dove un albero ospita graziose casette di legno in cui trovare riparo.

Seguite la storia nelle illustrazioni lievi e delicate; inutile dire che la mia preferita è la nanna notturna, dove sul grande albero un solo uccellino tiene accesa la luce per leggere… E poi guardate bene Fridolin, col muso tondo e il becchetto spalancato. In Veneto, di un bambino in carne si dice che è un “canarin da casòn”; in occitano, i bimbi con la boccuccia affamata e protesa al cucchiaio sono degli uslin, degli aucelin. Ecco, Fridolin ha quell’espressione lì, di un bambino proteso a scoprire tutte le novità e i sapori del mondo.

Il sito dell’illustratrice. Il sito delle edizioni corsare.

Sara Welponer, Fridolin, edizioni corsare 2012, 32 p., euro 14