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Io e mio fratello

29 Ott

simo

Questo libro vi travolge con la parlantina di Mercè, protagonista dodicenne, che descrive il suo quotidiano alle prese col fratello Pol, ventinovenne affetto dalla sindrome di Down. In casa si fa decisamente affidamento su di lei per gestire il tempo in cui Pol non è impegnato al laboratorio che frequenta con profitto e impegno. Pol è dolce, attento agli umori della sorella, conscio di certi propri limiti. Ma è anche irritabile, testardo come un mulo, con la risposta pronta all’occorrenza e deciso a difendere ciò a cui tiene. La situazione a casa esplode quando Pol si innamora di Maria, la figlia della nuova domestica, anche lei affetta – pur in maniera più lieve – dalla sindrome di Down: un innamoramento reciproco e forte, pronto a combattere contro i pregiudizi e con chi pensa che la loro relazione sia impossibile. L’autrice affronta così il nodo della vita autonoma dei ragazzi affetti da questa disabilità e quello della loro vita sessuale (a proposito, se vi capita guardatevi The special need di Carlo Zoratti), con uno sguardo non scontato che mette sulla pagina le diverse posizioni dei famigliari: l’intransigenza del padre di Pol e il suo cadere nella più bieca volgare scontatezza;  le perplessità della madre (che prima incoraggia le uscite di Pol e Maria quasi trattandoli come bambini dell’asilo per poi accorgersi di non saper gestire la situazione), la soluzione della madre di Maria, i pregiudizi della società, il punto di vista dei ragazzi stessi che portano la testimonianza di chi ha una vita indipendente e autonoma.

Intanto Mercè cresce, si confronta con una compagna di classe (lunghezza delle gambe, volume del seno, numero di amici in compagnia), affronta la preparazione della parte principale per il saggio teatrale della scuola. E fa l’insolente, come dice sua madre, e il lettore la comprende: metodo di difesa nei confronti del cinismo dei genitori e unica possibilità di risposta a volte per riuscire a sopravvivere nella giungla familiare.

Questo libro vi tocca perché Mercè racconta quel che vive senza sconti: quanto è difficile a volte supportare e sopportare Pol, quanto i genitori siano insensibili di fronte a certe situazioni, quanto sia duro il confronto con le amiche adolescenti. E davvero c’è tutto il dolore crudo del rendersi conto della leggerezza con cui i genitori affrontano certi argomenti o dell’abilità con cui svicolano o nascondono, nello scoprire parti di storia familiare a lei sconosciuti, nel descrivere la mancanza di rispetto che il padre e i colleghi militari hanno nei confronti di Pol. Ed è piena di dignità la voce decisa, senza balbettii, con cui Pol dichiara di non essere subnormale – come invece era appena stato definito dal padre – abbandonando la sala da pranzo “sdegnoso come un gatto con la coda alzata, che esprime il suo disprezzo per noi semplici esseri umani”.

Questo libro vi fa ridere, vi commuove e poi vi secca con quella pagina finale che vi inchioda a guardare dritta negli occhi la realtà. Come dice Mercè rifacendosi alle opere del teatro classico che sta studiando “il destino è pronto a entrare in scena”.

A proposito dell’autrice catalana. Qua e là tra le pagine emerge la questione della lingua: il catalano che si parla in casa, mentre il padre tenta timidamente di usare lo spagnolo, con tutti i significati che vengono attribuiti all’uso dell’una o dell’altra; il numero di lingue che parla la madre; la scelta del lavoro teatrale a scuola in una classe trilingue (catalano, spagnolo, inglese).

Isabel-Clara Simó, Io e mio fratello (trad. di Patrizio Rigobon), Atmosphere libri 2014, 123 p., euro 14

Mia sorella è un quadrifoglio

9 Lug

More about Mia sorella è un quadrifoglioI quadrifogli sono rari e sono diversi. Sono rari perché sono diversi. Sono diversi perché sono rari. Tutti vorrebbero trovarne uno, ma ci riescono in pochi. I quadrifogli portano fortuna. Noi abbiamo la fortuna di averne uno tutto nostro: Mimosa il quadrifoglio.

Chissà se i genitori di Viola, voce narrante di questo libro, avrebbero mai pensato di voler trovare questo raro quadrifoglio che hanno in famiglia. Probabilmente no, perché Mimosa, la loro figlia minore, è affetta dalla sindrome di Down e l’inizio di questo libro ci racconta le difficoltà di accettare la cosa fin dall’inizio : un papà che guarda fuori dalla finestra dell’ospedale, una nonna che piange, l’altra che manco si presenta al reparto maternità. Il problema di solito sono i grandi, sentenzia Viola. I grandi che non sanno come fare, che ripetono che ci vuole coraggio, ma anche i grandi come te che ti prendono in giro a scuola per la tua sorella diversa. Che Mimosa sia diversa Viola lo impara subito e ce lo dice col suo sguardo da bambina, incantato e insieme realistico. Mimosa parla poco, fa fatica a tenere in mano i pastelli, ha un problema al cuore e necessiterà di un’operazione. A volte sembra che venga da un altro pianeta, dove tutti fanno le cose piano, sorridono e si abbracciano. Però è anche una sorella più piccola, quindi è complicata perché ruba spazio, perché vuole giocare con te mentre tu hai di meglio da fare, vuole le tue cose. Insomma, è una sorella. Punto.

Un albo delicatissimo che ci dice che non si può mica chiedere scusa per come si è, ma anche che non siamo tutti uguali, che ci sono sì dei quadrifogli, ma che quel che conta è andare al di là non solo delle diversità, ma anche di tutte queste “specialità” che spesso vengono sottolineate di fronte alle disabilità. Mimosa è Mimosa e basta. Se proprio vogliamo darle un’etichetta, quella di sorella basta e avanza.

Il sito della torinese Fondazione Paideia e quello del CEPIM, Centro Persone Down-Torino, coinvolti nella realizzazione del libro.

Beatrice Masini – Svjetlan Junaković, Mia sorella è un quadrifoglio, Carthusia 2012, 32 p., euro 15,90