Tag Archives: differenze

Il puzzle infinito

2 Apr

Ci sono facce e musi che si rincorrono sulle pagine, che si interfacciano tra sinistra e destra seguendo i dialoghi: si sorridono, c’è chi parla e chi ascolta, ci si guarda e così via… tutti notano quanto sono diversi l’uno dall’altro, ma all’invito ad accostarsi (“ancora un po’ di più” dice il testo), ecco che si vede che è questa diversità a fare il mondo. Una diversità che l’artista ottiene in un gioco di puzzle, di scambi di pezzi che riflettono la metafora di come ognuno possa avere qualcosa di uguale agli altri e qualcosa di diverso ed essere semplicemente unico e se stesso. L’albo, che ha ricevuto una menzione speciale lo scorso anno alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, non è solo un libro-gioco che invita a riflettere sull’inclusione in modo originale e mai scontato, ma anche una proposta di laboratorio: nelle pagine finali infatti, Bianki svela come ha costruito le immagini fotografate e invita il lettore – grande o piccolo, o meglio grandi e piccoli insieme – a fare lo stesso. Sono tutte scatole riciclate, colorate, poi accostate; sulla superficie così ottenuta si disegna, poi si girano le scatole e si compongono altri disegni finché tutte le facce portano un segno: a questo punto è un “gioco di scatole” appunto, un comporre infiniti puzzle per far apparire qualcosa di nuovo., partendo dai suggerimenti che vengono offerti.

Le immagini del testo intanto si restano a un gioco di rimandi, tra personaggi che ricompaiono (primo tra tutti, l’uomo col cappello, che fa un po’ da guida), tra pezzi che ritornano: cosa compone chi? E poi dove lo ritrovi di nuovo? Buon divertimento!

Il sito di Bianki.

Diego Bianki, Il puzzle infinito. Recuperare, riciclare e riutilizzare (trad. di Elena Rolla), Kalandraka 2017, 56 p., euro 17

 

Io sono Marcello Fringuello

9 Feb

Marcello Fringuello

Tante impronte digitali rosse a cui pochi tratti di penna aggiungono ali, becchi e zampe a formare un nutrito stormo di fringuelli, quello rumorosissimo di cui fa parte il protagonista, dove tutti si salutano, si augurano la buonanotte, cinguettando qua e là senza mai tacere, a meno che all’orizzonte si profili l’orrenda, pericolosa bestia. Una notte Marcello si sveglia; è solo, intorno buio e silenzio: ecco che finalmente sente i propri pensieri, così belli da generarne altri, fino a montarsi la testa e decidere di lanciarsi contro la bestia. Che ovviamente lo ingoia. Ma proprio nella pancia altrui, tra borbottii di stomaco e intestino, il fringuello prende coscienza di non essere solo la cena di qualcun altro, ma di poter pensare così forte da indurlo a spalancare la bocca.

Una buffa irriverente riflessione sull’essere se stesi e non branco, sul tentare, sul pensare e poi sperimentare, sul punto di vista, sulla capacità di dire no, sulla bellezza e sulla necessità del silenzio. E che dire della doppia pagina che schematizza – bianco su nero – il ciclo della vita? 🙂

Se poi siete in vena di poetiche storie di volatili e sapete il francese, potete gustarvi l’ebook Il suffit parfois d’un cygne, realizzato da La souris qui raconte, che gioca proprio sulle varietà ornitologiche applicate alla dolcezza, al dolore, alla levità della vita.

Il blog dell’autore. Il sito dell’illustratrice.

Alexis Deacon – Viviane Schwarz, Io sono Marcello Fringuello (trad. di Paola Gallerani), LO editions 2015, 40 p., euro 14

Piccole pesti

10 Dic

piccole pesti

Un nuovo titolo per la collana “Sottosopra” curata da Irene Biemmi che ha debuttato in primavera per EDT Giralangolo proponendo testi orientati al principio della identità di genere e all’interscambiabilità dei ruoli maschili e femminili. In questo caso il racconto illustrato da Manuela Olten gioca sull’assunto che i maschi siano meglio delle femmine e perché; sembra quasi di sentire i gruppetti di bambini che giocano divisi per genere e ci vorrebbe – vien da dire – un titolo analogo dove le femmine fanno comunella escludendo i maschi.

Qui ci sono due bambini sbruffoni, pronti ad andare a letto, che dissetano su quanto siano noiose e lagnose le femmine, sempre a giocare con le bambole, a vestirle e pettinarle e poi a circondarsi di pupazzi all’ora della nanna perché hanno paura di tutto, dal buio ai fantasmi e addirittura si fanno la pipì addosso. Loro invece saltan sul letto pronti a calarsi i calzoni e a far vedere il sedere al lettore, tanto non han paura di nulla, figurarsi. Ecco, appunto, figurati che ti figuri, finisce che i due spacconi cominciano a interrogarsi sui fantasmi (sei poi sicuro che non esistano sul serio?) e poi decidono di andare a fare pipì, per rintanarsi infine nel letto ben ancorati ai loro pupazzi preferiti. Insomma, la paura è la stessa per tutti. E anche le ancore di salvataggio 😉

Grandi illustrazioni ideali per essere mostrate a chi ascolta la lettura ad alta voce.

Degli altri albi della collana “Sottosopra” abbiamo parlato qui e qui e qui. E anche qui e qui.

A proposito di Manuela Olten. Qui invece potete vedere una presentazione dell’edizione inglese del libro.

Manuela Olten, Piccole pesti, EDT 2014, 28 p., euro 12

Tito Lupotti / La bambola di Alberto

19 Feb

titolupottiAltri due titoli della collana Sottosopra, dove EDT Giralangolo ha scelto di raccogliere storie che vanno contro gli stereotipi di genere. In questo caso gli stereotipi delle cose da maschio e quelle da femmine: il mestiere da fare da grande e i giocattoli.

Tito Lupotti è assolutamente convinto: avrà un negozio di fiori, pieno di margherite e tulipani, con grande disperazione del padre, che lo vorrebbe cacciatore come tutti i maschi della famiglia da ormai cinquanta generazioni. Il piccolo lupo spiega che non è questione di gusti, scelte vegetariane o simili: a lui la carne piace, ma vuole comprarsela coi soldi guadagnati lavorando come fioraio; a non piacergli è la crudeltà della caccia. Il padre cerca di giocare d’anticipo e convincere il suo ragazzo prima portandolo con sé a caccia, poi illustrandogli i pericoli del mestiere su cui si è fissato, infine preparandogli un mix di profumi per disgustarlo e nausearlo. Ma Tito ha la battuta pronta, le idee chiare, un’ottima capacità di difesa delle proprie idee e persino un nuovo mestiere da intraprendere.

bambola_alberto

Il signor Lupotti guarda al futuro del figlio pensando a se stesso: un erede fioraio l’avrebbe fatto morire di vergogna e dispiacere, proprio come il papà di Alberto si chiede perché il figlio debba avere una bambola per giocare, se già possiede un trenino, un pallone da basket e un meccano. Sarà la nonna a consolare Alberto dalle prese in giro dei compagni e a regalargli l’agognata bambola, spiegando al padre che semplicemente Alberto sta giocando al papà…

Il sito di Martine Bourre. Il sito di Charlotte Zolotow.

Marie-Odile Judes – Martine Bourre, Tito Lupotti (trad. di  Luisella Arzani), EDT Giralangolo 2014, 36 p., euro 12

Charlotte Zolotow – Clothilde Delacroix, Una bambola per Alberto (trad. di Isabella Maria), EDT Giralangolo 2014, 20 p., euro 12

Va bene se…

30 Dic

vabene_copCi sono tanti albi rivolti ai lettori più piccoli che dicono, attraverso storie o immagini eloquenti, che ciascuno ha delle caratteristiche positive, qualcosa che lo contraddistingue, una potenzialità che deve essere accolta, amata e non modificata dalle esigenze o dai gusti altrui (uno su tutti il sempre verde “La cosa più importante” di Antonella Abbatiello, Fatatrac)

Le colorate illustrazioni di Francesca Cavallaro regalano un catalogo particolare di bambini, animali e anche extraterrestri (!) che “vanno bene” così colti nelle loro peculiarità che il disegno spesso svela, al di là di quello che la brave descrizione di accompagnamento dice. Così come ci sono tratti somatici, vestiti, gusti personali differenti – come risalta dalla copertina del testo – c’è chi va bene con le ruote (e non è un monopattino), senza capelli (e non è un nonnetto calvo), in molteplici composizioni famigliari, da solo o in coppia.

Per provare, leggendo insieme, a trovare altre caratteristiche belle, altre peculiarità che fanno speciale chi ci sta vicino. Per dirla insieme alla Panzanella – e così suggeriamo anche una lettura sempre valida per i più grandi:

“Entro nello spogliatoio e mi fisso dentro lo specchio.
Io sono io. Questi sono i miei occhi, questo è il mio naso e questa è la mia bocca. Sono felice di essere qui, e non in un qualsiasi altro punto del passato, del presente o del futuro. In nessun’altra vita e in nessun altro corpo.
Io sono io e sono qui” (Giulia Villoresi, La panzanella, Feltrinelli, 2009).

Una sola perplessità sull’albo: dice il testo sul finale che si va bene come si è: è vero, è vero legato alle peculiarità suggerite nelle pagine precedenti; una lettura superficiale invece potrebbe mettere l’accento sul fatto che si va bene così e non c’è bisogno di cambiare. Mentre al contrario ciascuno può sempre migliorare, cambiare certi atteggiamenti negativi, limare certi difetti.

Il blog di Francesca cavallaro. Il sito e il blog di Isabella Paglia.

Isabella Paglia – Francesca Cavallaro, Va bene se… , Zelig 2013, 32 p., euro 9,90

Anche tu!

26 Apr

Alzi la mano chi pensa che gli svizzeri siano sovversivi.
Quanti là fuori leggono nelle limitazioni uno stimolo anziché una penalizzazione?
Et porquois pas tu? di Madalena Matoso, pubblicato presso le éditions Notari, è un libro svizzero che parla del senso del possibile.
Si tratta di un méli-mélo senza parole, un libro le cui pagine sono tagliate a metà, “rilegate” in una spirale metallica in modo che possano essere sfogliate in combinazioni diverse.
Chi abita le pagine?
Una carrellata di personaggi (stra)ordinari che fanno cose (stra)ordinarie – spesso in compagnia di bambini.
Ci sono 24 soggetti e 24 attività.
A questo punto potreste chiedervi: quali sono le limitazioni? Quelle che guidano lo stile di Madalena Matoso.
Giallo, rosso, rosa, marrone, nero, celeste, blu, verde, nero, bianco. 10 colori. Tinte rigorosamente piatte. Nessun bordo. Eppure c’è così tanta vita nelle sue storie che viene voglia di trasferirsi là dentro e accettare persino la perdita della tavolozza per godersi tutti quei sorrisi e l’atmosfera delle cose in movimento. Delle cose che cambiano, che possono cambiare facilmente.
Qual è il contrario del méli-mélo? Il puzzle. Avete presente le ore e ore passate a ciecarsi per trovare la tessera giusta? Ecco, tra queste pagine non esiste nessuna combinazione giusta ma moltissime perfettamente possibili. Un’analista finanziaria può prendere la tavola da surf sotto il braccio, un nonno può stendere il bucato, un nonno può suonare la chitarra elettrica… Variabili (provenienza, sesso, età per i personaggi; professioni, tempo libro, prendersi cura degli altri per l’ambientazione) tante.
Badate che non mancano le limitazioni anche nelle pagine di questo libro. Per esempio chi medica gli animali sarà sempre solo nell’ultima pagina come chi porta la carrozzina nella prima. Il chitarrista resterà sempre con qualcuno che legge da solo un giornale bevendo caffè e chi stende i panni avrà accanto qualcun altro che medica un bambino con il gomito sbucciato.
Perché potreste restare ore sul divano a sfogliare avanti e indietro questo libro sul divano?
Per la magia dei colori che sono perfettamente equilibrati nelle tavole “provvisorie” delle pagine (sui bordi c’è sempre un elemento colorato di continuità, il colore del vestito e una sagoma dell’ambientazione).
Per l’atmosfera infantile nel migliore senso del termine che possiate immaginare, quel senso di primavera e la vibrazione di ciò che verrà senza volerlo anticipare.
Per le situazioni buffe che potete creare: per esempio si può andare in giro con la tavola da surf con i cavalli che ti stanno a guardare, fare un comizio con uno skater che va imperturbabile sulla rampa alle spalle, guidare un trattore con una collana di perle al collo, guardare nel microscopio all’aperto con una mongolfiera che vola alle tue spalle o sciare sullo snowboard con una palma gialla a bordo pista.
Il gioco è capire che cosa lega i personaggi e come inventare le loro storie.
Se potessi, io vorrei essere nella pagina dove ci si bagna i piedi nel fiume.
Come sarebbe il nostro paese se la didattica fosse un po’ più méli-mélo?

Un post di Anna Castagnoli sul libro

Chi è Madalena Matoso
Dans mon rêve,  l’app méli-mélo che ha vinto il Bologna digital Award

Madalena Matoso, Et pourquoi pas tu?, Notari 2011, euro 12

C’era tante volte una foresta

12 Mar

More about C'era tante volte una forestaTante foreste… all’inizio c’è un albero dove c’è un uccello solitario con la sua corona; quando se la toglie per andare a cercare compagnia, trova un albero dove tutti hanno la corona e dove non lo accettano finché non presenta la sua. Ma poi c’è un’altra foresta dove tutti gli uccelli portano il cilindro e quando l’uccello col cappello torna alla foresta originaria, tutti sono disposti a farlo re. Finalmente lui getta cappello e corona, tutti lo imitano e nasce una foresta dove democraticamente si trovano uccelli di tutti i tipi e, tanto per stare in tema di copricapi, anche un gatto col passamontagna!! Una lunga strada su cui stanno l’incontro, l’intolleranza, la diffidenza, l’imitazione, le novità, quelli che seguono la massa come pecore, il sovvertimento del prestabilito (e da chi poi?), un posto per tutti. Disegni minimali e colorati. Ci è piaciuto davvero tanto 🙂

N.B. Questo libro è scritto in stampatello, perfetto allora per chi sta imparando a leggere e può finalmente leggere anche a lui un libro ad alta voce a tutti quanti!!

Elisa Géhin, C’era tante volte una foresta (trad. di Elisa Tramontin), La Nuova Frontiera junior 2010, 36 p., euro 14.