Tag Archives: Davide Rondoni

Best della grande palude

23 Apr

Quando uscì nel 2015, salutammo con gioia Se tu fossi qui per il respiro alto della scrittura di Rondoni, per la prosa asciutta ed essenziale. Vincitore del Premio Andersen quell’anno nella categoria Miglior romanzo oltre i 15 anni, l’autore confermò l’altezza di quel risultato con un discorso, nel momento del conferimento, in cui non si parlava di “libri per ragazzi”, ma di letteratura e basta, come direbbe María Teresa Andruetto.

Ecco ora il seguito di quel romanzo, un testo veloce in cui tornano gli stessi personaggi e in cui si riprende la storia come voltata la pagina finale del precedente: se allora Best e Rosa erano arrivati al faro dove era guardiano il papà del primo, ecco che qui si racconta dei loro giorni al faro, del rapporto padre-figlio e del rapporto tra gli abitanti cane compreso e compresa l’ombra del ritorno necessario. L’idillio del paesaggio e dei giorni trascorsi su quel lembo di terra che guarda il mare, oltre la palude, viene interrotto dall’arrivo di una nave con le vele nere, dal farsi concreto del pericolo annunciato dal vecchio guardiano. Ecco i marinai-contrabbandieri che vengono a chiedere conto degli avvisi dati dal padre di Best alla capitaneria di porto ed ecco anche arrivare, inaspettato, lo zio di Best, che già nel primo romanzo era un’interessante quanto enigmatica figura che ora viene a completarsi, a farsi tonda. Ecco il momento di fare delle scelte, di decidere da che parte stare, di prendersi le conseguenze del voler essere uomini in piedi, decisi a essere giusti e non comodi.

Ancora una volta Rondoni ha, pur forse non con la pregnanza del primo volume, la capacità di creare una narrazione quasi sospesa nel tempo che parla di lontananza, affetti, modi di fare e di essere.

Davide Rondoni, Best della grande palude, San Paolo 2018, 143 p., euro 14,50, ebook euro 9,99

Annunci

Se tu fossi qui

23 Mar

rondoni

Il cuore delle persone è di due tipi: tristi come sacchi di patate abbandonati o animati come aiuole di fiori sempre vivi. Uno può essere anche tutti e due i tipi di cuore, a seconda dei giorni. Ma non è il massimo. Il massimo è avere il cuore che fiorisce sempre, e gli occhi vivi.

Una prosa asciutta ed essenziale che contribuisce a conferire a questa storia una sorta di atmosfera sospesa: sappiamo di essere negli Stati Uniti, sappiamo che è terra di migranti, che è terra difficile, paludosa, estrema. Potremo essere a fine secolo scorso o nei primi decenni del Novecento; rimane comunque una sorta di dilatazione del tempo, che regala alla storia la possibilità di svolgersi ovunque ci sia un anelito di ricerca, di desiderio di scoprire, di avvicinarsi, di riconoscersi dopo tanto tempo, come quello che il protagonista undicenne prova nei confronti del padre, di cui conserva pochi ricordi, l’ultimo dei quali risale all’età dei suoi tre anni.

Best vive in un paesaggio che potrebbe sembrare brutto, ma che può essere bellissimo, con le sue albe, i cieli tersi di febbraio, le nuvole pazze di primavera; dipende tutto da come si guarda, da come si usano i propri occhi, e purtroppo – ci dice – “di poveracci coi topi morti al posto degli occhi ce ne sono”. Vive con lo zio, un uomo di poche parole che ama creare similitudini e metafore e sentirsene ricco, impegnato nella difesa del suo terreno e della sua baracca dall’esproprio da parte dell’amministrazione comunale e dell’azienda del gas; questa battaglia fa da sfondo alla vicenda del protagonista e ci fa percepire l’angolo di mondo in cui si svolge esattamente come lo vive Best: succedono molte cose (la lotta a difesa dei terreni, le difficoltà a scuola, la durezza della vita degli abitanti della cittadina), ma a spiccare vivida su questo fondale è la ricerca di suo padre, guardiano del faro la cui luce brilla nella notte. Nonostante l’insistenza del nipote, lo zio continua a rimandare il viaggio ad un tempo giusto che non arriva mai fino a quando, complice una sospensione non meritata a scuola, organizza una sorta di viaggio di scoperta nelle parole e nelle descrizioni di chi lo ha conosciuto. Best incontra persone diverse: un assassino appena uscito di prigione, una donna arrabbiata, il sindaco disperato, n uomo che sa vedere figure nella pietra prima di scolpire. Ognuno di loro racconta frammenti che non bastano; allora Bart decide di partire e di accettare la compagnia di Rosa, ragazzina indisponente e coraggiosa, che ama da sempre. Sotto il sole, in mezzo al fango, a fianco degli alligatori, tra la paura e il coraggio che la condivisione regala, Best raggiunge il faro e lì rimane, accanto al padre a guardare il mare: sono due uomini ed è il silenzio a segnare il loro incontro, le parole vengono dopo, faticose perché sottolineano come a volte si sia deboli proprio in ciò che si ama di più. Ma quell’amore puro tra figlio e padre permette che il genitore spieghi il motivo del loro mancato tempo insieme: un motivo fisico, un’impossibilità che brucia perché ha impedito quello che il cuore avrebbe desiderato. Poi è tutto possibilità: la bravura dell’autore è anche questa, lasciare il lettore nel momento in cui una nuova pagina si apre.

Davvero una piacevole sorpresa: non neghiamo quanto sia raro di questi tempi trovare, nella narrativa italiana,  un respiro ampio come quello della scrittura di Rondoni in questo testo; ecco, “pare un romanzo straniero” verrebbe da dire ed è un compimento davvero. Godetevi la lettura e auguratevi quel che Best suggerisce tra le righe: occhi vivi, magie che fanno sperare e l’amare solo persone che sorprendono (dice lo zio: Ehi, Best, hai capito? Solo donne che stupiscono!”).

Il sito dell’autore.

Davide Rondoni, Se tu fossi qui, San Paolo 2015, 160 p., euro 14