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Chiedimi cosa mi piace

22 Ott

chiedimi-cosa-mi-piaceC’è da chiedersi cosa sia venuto prima in questo libro, se il testo o le illustrazioni, dato che la protagonista è inevitabilmente sorella di quella che abbiamo conosciuto negli albi precedenti di Suzy Lee e intanto cammina in accordo perfetto col testo, in un’interpretazione danzante che fonde quel che viene detto e il modo in cui è rappresentato, per non dire poi dei giochi di rimandi tra il testo e quel che viene suggerito nella pagina. Tutto sembra accordarsi perfettamente senza stonare, in un albo che mi verrebbe da dire è semplicemente naturale o naturalmente semplice perché riprende con specchiata fedeltà il rapporto tra un papà e la sua bambina: lei scanzonata e incalzante nelle sue domande, lui che ben volentieri si presta al gioco del ripetere le domande che gli vengono suggerite perché la piccola possa dire ad alta voce quel che ha in mente.

Il tempo è quello della condivisione di una passeggiata in un’atmosfera autunnale dove i rossi e i gialli la fanno da padrone regalando scorci naturalistici di pura bellezza, grazie anche ai cambi di prospettiva e di punti di vista. Il tempo è quello dell’affetto che permette il ritmo del gioco; quello del dialogo che asseconda dicendo così l’affetto, la bellezza dello stare insieme che basta a se stessa. Al lettore vengono regalate una serie di suggestioni che partono appunto da quel che alla bambina piace: un elenco fatto di orsi, stelle marine, bestioline luminose,storie; un elenco in cui c’è posto per la voce di entrambi e per dire anche il piacere di sentir raccontare.fullsizerender

Per un’analisi più approfondita del libro e del lavoro sia di Waber che di Lee, vi rimando al post di Carla Ghisalberti su Lettura Candita; io mi limito ad invitarvi a prendere in mano questo albo che mi è particolarmente caro perché sa di casa e di affetto: sono stata una bambina ciarliera che tanta natura ha condiviso col suo papà, che ha imparato i nomi degli alberi, ha osservato bestie grandi e piccole e ascoltato i segreti delle stagioni e delle piante. Per cui non posso non amare la veste di alta qualità nelle illustrazioni e nelle parole che viene data riprendendo fedelmente la spontaneità di un momento di affetto condiviso e non forzando in nulla la situazione, ma semplicemente restituendo al lettore la forza vivida del quotidiano, il punto di vista del piccolo, il mettersi a livello in modo intelligente dell’adulto. E intanto guardo dalla finestra i medesimi colori.

Il sito dell’autore. Il sito dell’illustratrice.

BernardWaber – ill. di Suzy Lee, Chiedimi cosa mi piace (trad. di Davide Musso), Terre di Mezzo 2016, 40 p., euro 15

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La stagione dei frutti magici

18 Feb

frutti magiciIl primo albo di Pinfold arrivato in Italia, Cane nero, ci conquistò per la storia, le modalità narrative attraverso l’illustrazione e il tocco di irriverenza e speranza che portava con sé. Questo nuovo albo, in rima, dai toni onirici di storia sospesa, ci conquista più per le illustrazioni, sempre così precise, ricche e insieme lievi.

La storia è presto detta: il signor Orzodoro trova nel proprio campo, là dove una volta c’era un laghetto, una sorta di grande fiore, dal colore di cavolo luccicante e dalla forma di peonia, all’interno del quale c’è un bambino, verde pure lui, forse un folletto. Lo raccoglie quasi come un frutto e lo porta a casa dove, nonostante i rimbrotti e l’insofferenza della moglie, comincia a prendersene cura, ad annaffiarlo, a fargli giacigli di terra. e a farsi dimentico di tutto perché il bambino diventa quel che c’è di più importante. Intorno intanto, in salotto come in cucina o in garage, crescono zucche, erbe, piante da frutto, girasoli; l’invasione verde presto tracima per conquistare anche la scarpata della ferrovia vicina alla casa e offrire cibo – ma anche nuovi orizzonti e nuovi modi – a tutti.

L’invito al lettore è quello di lasciarsi incantare dalle illustrazioni, in particolare dai contrasti seppur sabbiati dei colori quasi polverosi degli umani contro i verdi, i gialli e gli arancioni della natura e soprattutto poi dalla luce: quella che entra dalla finestra e disegna ombre sulle preti, sui letti; quella che illumina un cono di stanza, che fa brillare i petali, che sottolinea la solitudine consapevole nella notte; quella che suggerisce la fresca ombra leggera degli alberi che si spingono verso la ferrovia. Questo incanta: la resa della luce che entra nelle stanze, che sottolinea sempre e comunque la presenza della natura al di fuori, che non chiude l’orizzonte tra le mura ma segna la presenza del “fuori”. Ecco, appunto più le immagini del testo.

Il sito dell’autore. Sul suo blog potete vedere alcuni as-saggi di illustrazione urbana di cui già in questo libro si apprezzano le aderenze alla realtà (con quella casa di legno lungo la via ferrata che sa un po’ di periodo di Grande Depressione).

Levi Pinfold, la stagione dei frutti magici (trad. di Davide Musso e Giulia Genovesi), Terre di Mezzo 2016, 40 p., euro 15