Tag Archives: David Almond

La diga

24 Dic

Nella mia valle, su in alto intorno ai 1600 metri, c’è un lago artificile bellissimo, nato intorno agli anni ’40 del Novecento per alimentare una centrale idroelettrica. Da bambini, suggestionati da racconti di tragedie, immaginavamo come sarebbe stato salvarsi dalla rottura della diga, noi e pochi altri nei tre villaggi a monte. Il lago è suggestivo, circondato da boschi i cui alberi si specchiano nell’acqua, da cascate di ghiaccio celebri, da pascoli. Per la sua costruzione, è stata distrutta una frazione del comune in cui ha sede: quando fa particolarmente caldo e il livello dell’acqua si abbassa o quando puliscono il findo come successo di recente, è possibile camminare tra i resti delle case, vedere i tracciati delle fondamenta, intuire la posizione del campanile. Così puoi camminare e pensare alle figure che ti sono state raccontate: le case lasciate da chi ha subito accettato i patti; le case mai difese perché da anni nessuno dei loro abitanti tornava dalla Francia dove era emigrato; le posizioni ferme di chi non si è lasciato piegare finché l’acqua non ha cominciato a entrare in cortile e a bagnare gli zoccoli dei suoi animali.

Anche la storia che racconta David Almond è vera: un lago artificiale nel Northumberland settentrionale terminato nel 1981; a fargliela conoscere un cantautore e una cantante folk all’epoca bambina e l’autore sceglie proprio la musica come filo conduttore delle sue parole. Non c’è una vena eccessivamente negativa, piuttosto l’eco del ricordo, del fare memoria di quello che è stato (case, paesaggi, animali) e di tramandarlo attraverso le tradizioni che vengono mantenute vive, in primis appunto la musica che permette di stare insieme, di cantare, di ballare, di far risuonare dentro i ricordi.

Le illustrazioni di Levi Pinfold ben lo accompagnano: sfumano nei toni dell’ocra a cui aggiungono tocchi di azzurro e si declinano in formati diversi, a piena pagina sì ma anche in quadrati e rettangoli che fanno pensare a fotografie, flash catturati da portare nel cuore. Belo il gesto del padre che porta la bambina a fare una ricognizione, a osservare i fiori, le pecore , a entrare nelle case ormai disabitate perché li possa custodire e tramandare e quindi tenerli vivi comunque.

David Almond – ill. Levi Pinfold, La diga (trad. di Damiano Abeni), Orecchio Acerbo 2018, 32 p., euro 16

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Klaus e i ragazzacci

2 Nov

Klaus-e-i-ragazzacciUn racconto breve dove la maestria di Almond condensa in poche righe argomenti importanti come il bullismo e l’integrazione, raccontando della banda dei ragazzacci, composta dalla voce narrante e da altri quattro ragazzini, tutti dello stesso quartiere, tutti nella stesa scuola e agli ordini di Joe, un o’ più grande, che arriva con idee “geniali” a dare ordini. Si tratta di suonare ai citofoni, fare false chiamate alla polizia e bravate simili, in un crescendo sottile però che comincia ad infastidire i ragazzi, anche se nessuno si ribella o osa dire la propria. Fino a prendere di mira il signor Eustace, un insegnante che ha oltremodo pagato la scelta di obiettore di coscienza durante la seconda guerra Mondiale. Poi arriva Klaus, un ragazzino della Germania dell’Est, la cui madre è scomparsa, il padre è in un campo di prigionia in Russia, mentre lui ha lasciato il suo Paese nascosto nel bagagliaio di un’auto. Klaus sta spesso da solo, canta ed è un asso a giocare a calcio; siamo nell’Inghilterra degli anni Settanta e i ragazzini sognano di essere George Best, Pelé, Gerd Müller.

Sarà proprio Klaus a rompere il silenzio del gruppo, a chiedere ad alta voce la domanda che ciascuno si pone in silenzio: perché continuare a fare quello che dice Joe? Sarà lui a spiegare in modo chiaro e semplice di essere libero, e cosa possa essere davvero la libertà.

Racconto tutto al maschile, il che non guasta tra le tante proposte che si possono fare ai ragazzi. E in più col carattere leggimi! adatto a chi ha difficoltà di lettura.

Il sito di Almond. Il sito di Marianna Coppo, che ha illustrato il testo.

David Almond – ill. Marianna Coppo, Klaus e i ragazzacci (trad. di Laura Russo), Sinnos 2015, 61 p., euro 9

Topo uccello serpente lupo

27 Gen

topo uccelloAd un certo punto, dopo aver creato in buona parte il mondo, gli dei si misero a contemplarlo e a complimentarsi a vicenda a proposito di quanto fossero stati bravi, di quanto fossero venute bene le magattere, gli zovetti, le brante e così via, brindando, gozzovigliando, sbadigliando fino ad assopirsi soddisfatti. Ma il mondo non era completo: c’erano buchi, spazi vuoti e tanto ancora da fare. Cosa di meglio per tre ragazzini in un vuoto pomeriggio che giocare a farsi creatori, dando vita a quel che riescono a vedere negli spazi vuoti? Nella testa di Ben prende forma un topo, che poi si fa concreto in un mucchietto di petali, lana e gusci di noce, fino a diventar vivo e correr via squittendo grazie alla forza di volontà del ragazzino. Sue pensa invece ad un uccello e Harry a un serpente. Poi l’improvviso bisogno di una cosa chiamata lupo: denti enormi, lunghe zampe e tanta fame, fame di ragazzi. Rimasto solo Ben prova a sentirsi come gli dei quando distruggono qualcosa che hanno creato dopo averne visto le conseguenze. Eppure l’idea di lupo, un lupo vero fatto di carne e pelo e occhi rossi, non solo di foglie e rami ed erba, rimane e prima o poi, come le idee che girano in testa, come i sogni che covano a lungo, troverà la maniera di farsi strada nel mondo.

Un nuovo racconto breve da leggere insieme, gustando le illustrazioni di McKean e provando a immaginare a cosa si potrebbe dar vita. Con un avvertimento: non pensate a Il selvaggio mentre lo aprite. Questo libro ci ammonisce a non fare confronti, a prendere ogni racconto per sé. E comunque è una buona occasione per riprendere in mano quell’altro testo di Almond- McKean (di nuovo disponibile in catalogo), per leggerlo insieme ai ragazzi, per proporlo nei percorsi; lì la forza della rabbia di Blue è davvero forza creatrice: di un racconto, di un mondo, di una speranza che si fa tangibile, che esce dalla carta ed entra nel mondo vero.

Il sito di Almond. Luna, l ‘ultimo film di McKean.

David Almond -ill. Dave McKean, Topo uccello serpente lupo, edizioni BD 2014, 80 p., euro 12

Il bambino che si arrampicò fino alla luna

19 Set

More about Il bambino che si arrampicò fino alla lunaNon si preoccupi – disse Benjamin – Un ragazzo come questo non può cadere, non con delle idee come le sue e un amore come il vostro

A volte si comincia con un’aspettativa, anche senza volerlo, anche senza dirselo. Semplicemente ci si aspetta di trovare “una cosa così”, senza manco sapere bene come sia. Sfogliando le prime pagine di questo romanzo, o forse meglio lungo racconto, di David Almond, mi portavo dietro tutti gli spigoli e le meraviglie dei suoi precedenti romanzi, in particolare La storia di Mina e così sono rimasta spiazzata. Tutta un’altra cosa, surreale e visionaria, tanto che vorrei al più presto sentire il parere di qualche ragazzino lettore.

Un mattino un ragazzino timido e solidario di nome Paul, che vive nel seminterrato di un grande palazzo, sale al ventinovesimo piano per andare a toccare il cielo. Incontra gli strani abitanti del palazzo, finisce nel giardino di Benjamin (che ha vissuto a lungo con un sacchetto di cartone in testa e ha conosciuto la guerra) e, spinto a dire qualcosa, sostiene che la luna non sia una luna ma un buco nel cielo. Teoria tanto apprezzata da dover essere verificata. Così via, risalita del palazzo muniti di lunga scala, arrampicata fino a sedersi sul bordo del buco e a scivolarci dentro, per tornare in compagnia e con gli occhi pieni di tutto quel che c’è di là.

Oggi facciamo tris: il sito dell’autore, la pagina dell’illustratore e il sito della traduttrice!

David Almond – ill. Federico Appel, Il bambino che si arrampicò fino alla luna (trad. di Guia Risari), Salani 2012, 109 p., euro 11, ebook euro 7,99

David Almond Al Salone del Libro

13 Mag

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David Almond ha presentato il suo ultimo romanzo La storia di Mina.

La storia di Mina

9 Apr

More about La storia di MinaLa prima volta in cui abbiamo incontrato Mina in Skellig la sua testa sbucava dal muro che dava sul vicoletto e la sua voce domandava a Michael “Sei tu quello nuovo?”. In quel libro Mina era la bambina stramba che non andava a scuola, che spiegava a Michael a cosa servono le scapole, che lo chiamava dolcemente “uomo misterioso” e che condivideva con lui il segreto di Skellig nella rimessa. Ora David Almond ci regala un prequel in cui parla di questa ragazzina nelle poche settimane che precedono la sua conoscenza con Michael (il “Sei tu quello nuovo?” chiude infatti questo nuovo romanzo) e lo sguardo sulle case di Falconer Road cambia prospettiva, restituendoci lo sguardo di Mina sull’intorno, sulla casa sfitta, sui nuovi arrivati. Il libro è un diario, un grosso quaderno in cui la protagonista esordisce dicendo Mi chiamo Mina e adoro la notte e continua lasciando che il diario cresca come crescono i pensieri, gli alberi, gli animali e la vita. Mina racconta episodi della sua vita, riflette sulla natura e sul mondo che la circonda, riporta gli epiteti con cui i compagni la sbeffeggiano e la etichettano, mette in fila le domande che le frullano in testa. Mina scrive sul tavolo della cucina mentre le sue sculture di creta cuociono nel forno insieme ai dolci. Scrive sull’adorato albero su cui si arrampica e su cui passa moltissimo tempo. Scrive di giorno e scrive di notte. Ci dice del nido dei merli e del suo unico giorno alla scuola speciale, delle passeggiate con la sua mamma e della nostalgia del suo papà, della difficoltà di farsi degli amici e del coraggio che bisogna darsi qualche volta; ci descrive persone e sensazioni e gli uccelli di cui è appassionata. Balla la ridda con Max (sì, uno dei suoi libri preferiti di sempre è proprio Nel paese dei mostri selvaggi!!!). Mette in fila poesie, racconti in cui compare in terza persona, un fantastico buffissimo nonsense e di tanto in tanto suggerisce delle attività straordinarie come “scrivere una frase che riempia una pagina intera” oppure “portate a spasso una linea” o ancora “fermatevi sotto un lampione. Danzate e brillate sotto il cono di luce”. C’è chi dice che Mina sia matta. Mina è paradossale, assurda, così attenta e sensibile alla bellezza del mondo (quella dei minimi particolari, quella della voce degli alberi, del colore azzurro delle uova dei merli, dello splendido suono di certe parole) da gridare al suo lettore: Fermati a guardare la sconvolgente strabiliante fantastica incredibile magnifica sbalorditiva meravigliosa stupenda bellissima bellezza del nostro mondo.

Ecco, una così probabilmenteo la ami o la detesti. O ne rimani affascinato o pensi che sia pazza e passi ben lontano dal suo albero. Una così non sai dove aspettartela, ti sembra folle come Eloise quando corre tra i corridoi del Plaza, come Olivia con i suoi vestiti tutti rossi. La leggi e ti dici che un giorno anche lei si pettinerà davanti a una finestra lasciando cadere i suoi capelli nel vento perchè le cince li possano usare per costruire il nido, come Stargirl. La leggi e pensi ai lunghi discorsi o ai lunghi silenzi intrisi di tutto che si possono scambiare lei e Ida B., con il loro comune amore e dialogo con gli alberi. Mina è semplicemente disarmante. Perché dice quello che pensa. Perché sa leggere negli altri e sa che non è affatto necessario sapere tutto di una persona per amarla e capirla. Mina è uno sguardo a cui non puoi sottrarti, davanti a lei non puoi negare quanto certe cose siano vere, quanto altre siano fantastiche, basta uno sguardo e ti mette a nudo e tutto appare per quel che è. Mina è la voce che chiama la primavera, che ti sussurra la bellezza del mondo. Mina è fantasticamente illogica, e siccome  – come ha scritto Marcus Sedgwick – tutti incontriamo una Mina almeno una volta nella vita, l’augurio è che sappiate salire sul suo albero e conquistare la vostra illogicità.

David Almond, La storia di Mina, Salani 2011, 300 p, euro 14, ebook euro 9,99

Argilla

19 Mar

More about ArgillaAspetto da due settimane di recensire questo libro di Almond. Ho voluto lasciarlo sedimentare un po’ dopo la lettura perché ha mosso dentro di me molte cose insieme, come ogni libro di quest’autore dove l’incontro col diverso, e in questo caso con la paura,  la cattiveria, il male  aprono una prospettiva particolare. Non esiste forma censoria nei libri di Almond, laddove altri si fermerebbero di fronte ad argomenti ritenuti “troppo” per i ragazzi a cui il libro si rivolge. Ma non esiste un “troppo”, esiste semplicemente la vita, il mondo con le sue diverse sfaccettature, con le sue domande, con la ricerca di risposte che a volte non arrivano, con quello che ci può far paura che spesso non è solo fuori, ma dentro di noi.

Anche in questo caso, tutto comincia con l’incontro del protagonista con un “diverso”: Strambo in modo bello o che ti fa venire i brividi?

Siamo in una cittadina inglese degli anni Sessanta. Davie ha tredici anni e assomiglia a tutti i tredicenni: ha un migliore amico – Geordie – con cui fa il chierichetto e raggranella mance ai matrimoni e ai funerali, fuma di nascosto, rivaleggia con una banda di cui fa parte il temuto quanto sbeffeggiato Mouldy e finge disinteresse per le ragazze. Finché arriva Stephen Rose, del quale le varie voci dicono che sia stato espulso dal seminario, che suo padre sia morto in circostanze poco chiare e sua madre sia rinchiusa in manicomio. Il fatto che David venga a vivere con una vecchia parente, da tutti conosciuta come Mary la Matta, non depone certo a suo favore. Quando Geordie decide di avvicinare il ragazzo e usare le strane voci riguardanti la sua espulsione dal seminario per incutere paura alla banda di Mouldy, Stephen sceglie di condividere con Davie il suo progetto. Bravissimo a creare statuette con l’argilla, vuole infondere – tramite una serie di rituali che compie in una caverna – la vita a una nuova creatura che da argilla diventerà reale: una creatura che dovrà essere bella, forte, senza difetti, con bacche e semi a delineare i particolari: Lo stiamo piantando come fosse un giardino – dice Stephen – Lo riempiamo delle sorgenti della vita. E questo… – Solleva il medaglione – Questo diventerà la sua anima.

Questo è il sito di Almond. In questo video l’autore stesso parla del suo libro.

David Almond, Argilla (trad. di Maurizio Bartocci), Salani 2010, 220 p., euro 13, ebook euro 9,99

Click. Dieci voci, una storia

23 Mag

Le fotografie sono una forma di sopravvivenza alla morte che anche i ragazzi possono capire, dice Nick Hornby a margine di questo lavoro. La fotografia è il mestiere del protagonista di questa storia, George Keane, fotoreporter che ha ritratto i grandi avvenimenti e i personaggi importanti del secondo Novecento. Un protagonista assente perché la vicenda si apre sulla sua morte, un protagonista in senso assoluto perché il suo sguardo, le sue fotografie, i suoi viaggi sono l’essenza della storia stessa. Una macchina fotografica e una scatola di conchiglie lasciate in eredità ai due nipoti permetteranno loro di imparare a vedere.
Un romanzo singolare nato dalla penna di dieci famosi autori (in ordine, Linda Sue Park, David Almond, Eoin Colfer, Deborah Ellis, Nick Hornby, Roddy Doyle, Tim Wynne-Jones, Ruth Ozeki, Margo Lanagan, Gregory Maguire)che hanno scritto ciascuno un capitolo della storia dove è possibile rintracciare lo stile e le peculiarità di ciascuno: in alcuni casi, l’intreccio è curato al punto che quasi non si sente il passaggio da una penna ad un’altra.
Parte dei diritti del libro saranno devoluti ad Amnesty International, proprio perché si parla di diritti umani.

Click. Dieci voci, una storia, Rizzoli 2008, 267 p., 16 euro.