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Lo scrigno incantato

9 Nov

scrigno-incantatoCi piacciono le storie dal sapor di leggenda, quelle che funzionano bene nella lettura ad alta voce e che abbracciano il lettore col loro ritmo e lo tengono lì, insieme alla storia e alla voce di chi legge e a chi ascolta con lui. In più il formato grande dell’albo e le illustrazioni a piena pagina di David Sala, dal sapore klimtiano, permettono di godere appieno di questa narrazione, ancora una volta di gran fascino, come sempre capita quando Chabas e Sala lavorano a quattro mani.

Qui si narra del ritrovamento di uno scrigno magnifico e pesante da parte di un pescatore che subito deve consegnarlo all’imperatore perché così vuole la legge. L’imperatore è potente e tiranno, ma nulla può di fronte alla serratura del prezioso forziere: nessuno riesce ad aprirlo, né il miglior fabbro del regno né l’alchimista e manco la fattucchiera; ad ogni tentativo fallito, fioccano le scudisciate sugli inermi sudditi. Finché si fa chiamare la lince, che ha il dono di vedere attraverso ogni cosa. E la lince, furba come una volpe, si farà gioco del re a proprio vantaggio, lasciandolo ignaro, ignorante e convinto di possedere chissà cosa.

Un libro lussuoso, dal punto di vista delle illustrazioni e nel testo, con la sua riflessione sulla ricchezza, su quel che si possiede, su quel che si pensa di possedere e su come lo trattiamo.

Il sito di David Sala.

Jean-François Chabas – David Sala, Lo scrigno incantato (trad. di Cristina Scalabrini), Gallucci 2016, 32 p.,euro 15

 

I cinque sensi

28 Dic

Un altro capolavoro “matto” di Tullet che ci trascina questa volta nel mondo dei sensi, con immagini che danno lo spunto per altre attività che si possono inventare insieme ai bambini sfogliando questo libro. Elencando i sensi uno per uno, l’autore ci fa percorrere una galleria di sensazioni da immaginare e da ricreare. Innanzitutto la vista: cosa guardo ma anche chi mi guarda, esercizi per gli occhi, i colori, le illusioni ottiche, i modi di dire, l’invisibile, gli specchi. Poi l’udito:  il rumore, il silenzio, il suono dei segreti. L’olfatto ci travolge con profumi e odori che vengono dalla città, dalle stagioni: sono più o meno buoni, più o meno cattivi, ma nessuno – dice la mamma – è come l’odore del mio bambino. Il tatto è la mano colorata che lascia un’impronta sul foglio, è quella che si appoggia sulla fronte per vedere se hai la febbre. Sono le schegge, le cose che tagliano, quelle che non si toccano, ma anche il modo di sfiorarsi delle persone che si amano e tutti i modi per fare il solletico. Il gusto è mangio e non mangio, mi piace e non mi piace, ma anche lavarsi i denti, dare un morso e … dove va a finire quello che mangio??? E poi c’è il sesto senso. E anche la tua immaginazione, lettore, chiamato in causa nelle ultime pagine.

Perdetevi nel sito di Hervé Tullet oppure ascoltate una sua intervista.

Hervé Tullet, I cinque sensi (trad. di Cristina Scalabrini), Rizzoli 2010, 140 p., euro 16.