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Cane Puzzone

22 Set

Per i bambini francesi Chien Pourri è diventato un’istituzione; la serie ideata da Colas Gutman e Marc Boutavant è molto amata dai lettori e ci fa ben piacere che queste dissacranti storie arrivino anche in Italia. Cane Puzzone è nato in un bidone dell’immondizia, puzza di sardine, viene scambiato per moquette e gira accompagnato da un fedele fan club di mosche. In più è anche un po’ tonto, un po’ lento, confonde la destra con la sinistra, la testa con la coda, non ha malizia, non sa cogliere la cattiveria che c’è intorno, è sempre speranzoso e gentile, specie col suo amico Spiaccigatto.

Le sue avventure stanno in libri dal formato agile e dalla giusta misura per lettore di 6/7 anni, in cui le illustrazioni fanno da accompagnamento e complemento al testo, e permettono un duplice livello di lettura: c’è l’avventura pura, un po’ assurda, che fa ridere e anche prendere un po’ in giro il protagonista; c’è la presa d’atto del mondo descritto ed esasperato, dove pare esserci davvero poco posto per la bontà o per la gentilezza: la bambina che aiuta i ladri con le polpette avvelenate, il cuoco che sceglie chi tritare per i suoi mini hot dog… Una lettura dolce amara dove spicca Cane Puzzone,che si sente come un gufo senza albero, una pecora nera senza pastore, un barattolo senza apriscatole, ma sotto il cui pelo nauseabondo spicca un cane dal cuore tenero e generoso, che vorrebbe aiutare gli altri e trovare una famiglia.

E grazie a chi ha scelto di portarlo in Italia, senza fermarsi davanti alle possibili storture di naso di chi guarda perplesso al titolo puzzone o a una trama che parla degli sconfitti della vita; Cane Puzzone è un buon antidoto alle letture buoniste e preconfezionate, i suoi lettori sapranno fare come lui: scavare fin che si sente un odore diverso e uno spiraglio di luce.

Colas Gutman – Marc Boutavant, Cane Puzzone (trad. di Francesca Novajra), Terre di Mezzo 2018, 55 p., euro 12.

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Rose non è una tartimolla

2 Mar

Rose parla come una pappamolla e pensa che i suoi genitori la ritengano una tartimolla, cioé una sorta di dolce non molto buono. Per i medici è una ragazzina molto intelligente e molto emotiva e con enormi problemi di linguaggio: in sostanza nella sua mente le parole sono (quasi) tutte perfette, con le lettere in fila al posto giusto, ma spesso la lingua le si aggroviglia, la testa le si ingarbuglia e così escono frasi tipo la sua presentazione alla nuova classe: “Buona alba a tutti, la mia scheda di classe è Rose. Mia madre è una cerca-slogan e mio padre una matita”. Già perché Rose è nuova nella classe quinta e cerca di stare appartata per non avere problemi: nell’intervallo frequenta il muretto dei solitari, in classe si siede vicino a Momo che col suo cappuccio in testa pare innocuo. Al fondo del cortile però c’è un cancello che separa la scuola elementare dalla media e se ti avvicini troppo i grandi vengono a darti fastidio. Rose va contro le regole: armata del suo linguaggio speciale e dell’innamoramento per un numero 3 alto, bello e gentile, risponde a tono e guida una rivolta. Ben presto i bambini di prima (e non solo) le chiederanno di insegnar loro il rose, quel nuovo strano linguaggio che serve a dire che si è “allegri come una salta per aria” e che definisce i grandi “lampioni” (con la regola assoluta di mandarli a quel paese). Un libro di veloce lettura e di sorriso assicurato. A proposito, Rose non vi sembra una cuginetta di certi personaggi di Claude Ponti?

Colas Gutman, Rose non è una tartimolla (trad. di Giulia Guasco, ill. di Sara Benecino), San Paolo 2012, 83 p., euro 10