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Il terzo figlio del signor John

17 Lug

Non so che albero si usi piantare nella vostra famiglia quando nasce un bambino. Nella mia noci e noccioli e a me è toccato un noce, che nella cultura di questa terra è una pianta preziosa. Anche nella tradizione famigliare del signor John si piantano degli alberi quando nascono i bambini e così fa lui per i suoi tre figli e – siccome siamo in una storia – addirittura pianta i semi che crescono insieme ai suoi ragazzi: un abete per il primo, una quercia per il secondo e poi per il terzo un seme di non si sa cosa che dà un albero senza forma di cui John si vergogna tanto da spostarlo sul retro della casa. Gli alberi crescono  insieme ai loro corrispettivi ragazzi: un abete verde e dritto per un bambino felice che ride e urla e si arrampica; una quercia folta e tonda per un ragazzino intraprendente che fischetta, sega e martella costruendo nidi per uccelli e case tra i rami; quel tronco storto (quasi un salice piangente molto piegato e molto piangente!) il cui bambino canta e recita poesie sottovoce.

Poi il tempo passa, i figli crescono e i primi due prendono le loro strade: il papà è molto orgoglioso di loro, anche se si sente solo senza le risate e il martellare: è allora che sente la voce del terzo e scopre dietro casa un albero bellissimo che non somiglia a nulla che a se stesso; è allora che si sente orgoglioso.

Un albo per dire che non sempre gli alberi (e i bambini) crescono nella direzione che si era immaginata o che si desidererebbe; per dire della bellezza della scoperta e dell’accettare la forma e il destino di ognuno. Nadine Brun-Cosme ci ha abituato alla delicatezza con cui sa dire la vita fin dalla trilogia di Lupo & Lupetto, qui è affiancata da Christine Davenier, altrettanto brava a far delicatezza col suo tratto.

Un albo da non mancare.

Nadine Brun-Cosme – Chstine Davenier, Il terzo figlio del signor John, Clichy 2019, 32 p., euro 17

Una nave di nome Mexique * In mezzo al mare

5 Apr

Il mare è un posto che non finisce mai: dice così a un certo punto la bambina protagonista di questo albo. E chissà quante persone che il mare attraversano cercando salvezza pensano la stessa cosa. Qui si racconta la storia della nave Mexique che salpò da Bordeaux nel 1937 carica di 456 bambini da portare a Veracruz che poi col treno raggiunsero Morelia, in Messico: erano figli di repubblicani spagnoli che i genitori misero in salvo promettendo una “vacanza” che sarebbe durata tre o quattro mesi. In realtà quei bambini  – complici la sconfitta repubblicana in Spagna e la guerra mondiale che seguì – rimasero per sempre in Messico, cercando di integrarsi, e in rari casi provarono a tornare in patria anni dopo con esiti non facili. Il libro dà voce a una di loro, una piccola che racconta i giorni in nave, le lacrime, il tentativo di immaginarsi il posto dove andranno (“Morelia è un colore, un frutto, un animale morbido”), lla quasi filastrocca che dice quanto di importante hanno imparato a casa (“La Repubblica è una casa, un pugno che si alza, un passero”). Ana Penyas ha scelto di integrare alle sua illustrazioni (grigi, bianchi e neri puntinati da qualche nota di rosso) i tratti dei veri bambini che salirono sulla nave Mexique, ripresi dalla fotografie che immortalarono quel momento. Penso che sia originale anche la scelta di Maria José Ferrada di raccontare un episodio storico da pochi conosciuti per dire di tutti coloro che devono lasciare la loro casa distrutta dalla guerra, e di raccontare di una nave carica di speranza allora come tante ogni giorno solcano il mare immaginando possibile una vita senza paura.

La guerra è una mano enorme che ti scuote e ti sbatte su una barca, dice ancora quella bambina. E sono le guerre e le persecuzioni a determinare il partire di cinque ragazzi, protagonisti, con le loro storie vere, nel testo in cui Mary Beth Leatherdale riesce con grande capacità di sintesi a parlare di loro come rifugiati e del contesto che li ha visti partire e arrivare: Ruth in fuga dalla Germania nazista; Phu dalla guerra del Vietnam; José dalla dittatura di Castro; Najeeba dall’Afghanistan; Mohamed dalla Costa d’Avorio. In modo efficace – con cronologie, cartine, glossari, numeri e box che spiegano il momento storico – cinque testimonianze in cinque epoche diverse: di loro si dice perché sono partiti e cosa è successo, durante il viaggio e dopo. Un altro libro che ci ricorda come quello che oggi molti vivono ha a che fare con quello che molti hanno vissuto in anni precedenti.

Maria José Ferrada – Ana Penyas, Una nave di nome Mexique (trad. di Maria Pia Secciani), Clichy 2019, p. 32, euro 17

Mary Beth Leatherdale – Eleanor Shakespeare, In mezzo al mare. Storie di giovani rifugiati (trad. Mariella Bertelli coi ragazzi volontari biblioteca Ibby Lampedusa), Il Castoro 2019, 64 p., euro 15,50

Su nel cielo con gli uccelli

14 Gen

I talenti di Yeoman e Blake si uniscono ancora una volta per dar vita a un albo di giusta misura per essere guardato inzieme e condiviso nella lettura ad alta voce che prova a dare una spiegazione al come gli uccelli volino in cielo.

Un tempo, “molto prima che tu nascessi” dicono gli autori al lettore”, gli uccelli impararono a volare grazie alla famiglia Volavia che abitava in una piccola città e si trovava sempre tra i piedi questi uccelli ficcanaso: non solo intralciavano il traffico o beccavano le gomme delle bici, ma si infilavano in casa, curiosi, appena c’era una porta aperta e, trovando particolarmente confortevole casa Volavia, si accomodavano. Risultato: piume dappertutto, poca concentrazione e guai di vario genere. Fino al giorno in cui il papà Volavia decide di costruire un’Aero-bici perché gli umani possano spiccare il volo e lasciare la strada agli uccelli. Il giorno in cui la famiglia prova la novità, sollevata grazie a palloncini colorati, sarà mica che gli uccelli stanno a guardare: ecco allora che Blake regala ai lettori un cielo punteggiato da volatili, ciascuno ancorato al suo palloncino e poi incredibilmente consapevole di poter battere le ali e volare. Quando le bestiole si accorgono di quel che san fare, Yeoman regala loro una riga di poesia: “Il suono di quell’estasi cinguettante era assordante”.

Un bell’albo anche per imparare a nominare i volatili, a riconoscere le diversità e magari incuriosirsi al loro mondo. Allora si potrà approfondire con Uccelli dal mondo di Robert Hunet, edito da Editoriale Sceinza nella collana I suoni della natura: approfondimenti e notizie corredate da canti e richiami di oltre 60 uccelli da ascoltare premendo gli appositi tasti.

John Yeoman – Quentin Blake, Su nel cielo con gli uccelli ( trad. di Maria Pia Secciani), Clichy 2018, 36 p., euro 17

Un lupo nella neve

10 Dic

Così, senza parole, con la semplice forza delle immagini di Matthew Cordell, di cui Clichy yha già pubblicato “Sogno”. Vincitore del Caldecott Medal 2018 questo albo riprende canoni classici nel visivo e nella narrazione: c’è una bambina vestita di rosso, ci sono dei lupi, c’è lo stereotipo della diffidenza tra umani e lupi, c’è il sentimento condiviso. Una storia circolare che si apre e si chiude col lettore che sbircia dalla finestra di una casa di legno nel bosco: la mattina due genitori che bevono l caffé e una bambina che saluta il suo cane prima di andare a scuola; la sera tutti e quattro a scaldarsi davanti al camino. In mezzo c’è la storia di un pomeriggio: la bambina esce da scuola mentre comincia una copiosa nevicata e si perde, senza tracce da seguire, esattamente come il piccolo lupo rimasto in coda al branco per poi staccarsene. Si addomesticano, il lupetto si lascia prendere in braccio e la bambina procede tra ghiaccio e rumori sinistri fino a ritrovarsi muso a muso con un lupo adulto che a sua volta, insieme agli altri, riuscirà a salvare la bambina, a farla ritrovare dai suoi genitori, a far sì che la giornata si concluda bene, esattamente speculare.

Un albo dalla semplicità disarmante per raccontare tensione e gioia.

L’autore il suo libro in un video.

Matthew Cordell, Un lupo nella neve, Clichy 2018, 48 p., euro 19

La grande storia di un piccolo tratto

22 Lug

Il tratto inconfondibile di Serge Bloch (autore, tra gli altri de Il nemico e Io aspetto) ritorna in questo libro, che già nel titolo evoca la cifra stilistica dell’autore: scarno, essenziale, minimal eppure pienissimo di contenuti. Ritorna la grafica, ritorna la poesia, quella legata alla narrazione della quotidianità che si arricchisce di esperienze piccole, marginali eppure in grado di determinare l’esistenza di chi racconta.

Un bambino raccoglie un pezzettino di lapis, di filo o di legno, un materiale indefinito che è l’idea, l’ispirazione destinata a farlo crescere, accompagnarlo, renderlo migliore, forse. Sono l’ispirazione, la creatività, la fantasia che lo portano a scegliere, disegnare, cancellare, dare spazio all’immaginazione, insieme alla forza vitale che fa nascere amori, porta un’idea di famiglia, amicizie e condivisione di idee. Arte e vita che si intersecano e diventano inscindibili. Come se Bloch stesso ci stesse dicendo, scrivendo la sua autobiografia disegnata, che la vita senza l’arte è inconcepibile.

L’elemento centrale del libro è ancora una volta l’infanzia, che subisce la folgorazione creativa iniziale, senza la quale non esisterebbe l’adulto. E l’infanzia riprende il testimone con una nuova presenza, alla fine del libro, attraverso un passaggio di testimone, raccolto da una bambina.

Il libro è stato scritto nel 2014, oggi finalmente è arrivato in Italia. Fa parte della collana “Carrousel”, la piazza in cui sorge la piramide in vetro del Louvre e che, in origine, ospitava una grande giostra a cavalli. Obiettivo della casa editrice Clichy, attraverso questa collana, è quello di dare spazio ai migliori illustratori del mondo, scelti in base al carattere inconsueto o alla storia avvincente, per offrire ai giovani lettori un punto di vista diverso e originale sul mondo.

Il sito dell’autore. Dal libro è stata tratta un’applicazione per iOS e GooglePlay che permette di essere direttamente protagonisti, leggendo e disegnando, dando vita alla storia.

Serge Bloch, La grande storia di un piccolo tratto (trad. di Tommaso Gurrieri), Clichy, 2017, 88 p., euro 19

Il lupo e la zuppa di piselli

15 Feb

lupo-zuppa-piselliFrançoise Diep ha amato i racconti tradizionali da lettrice bambina, poi da bibliotecaria per diventare, dall’inizio degli anni Novanta, una raccontatrice di storie per professione; storie da tutto il mondo, che lei stessa ha raccolto e sovente presentato in molte edizioni francesi accompagnate da cd.

Qui ritorna su una storia classica, conosciuta per lo più come “La scala dei lupi”, diffusa in Europa, in Russia, in India e anche in Africa, dove a volte al posto dei lupi ci sono i conigli o addirittura un leone. Una storia dalla struttura ripetitiva e dall’andamento adatto alla lettura ad alta voce, a cui il tratto di Magali Le Huche conferisce ulteriore espressività (godetevi le espressioni, degli umani e dei lupi!).

In un inverno lungo e freddo, nell’ennesima giornata di neve, nella casa in mezzo al bosco è finita la legna da bruciare. Allora Pietro si avventura malvolentieri verso i ceppi preparati e accumulati in fondo alla valle, allietato solo dalla sua zuppa preferita che la moglie sta preparando: piselli spiaccicati e pancetta affumicata a cuocere a fuoco lento sulla stufa. Al rientro, ecco uno, due, tre… dieci lupi che lo inseguono e uno, più temerario, entra addirittura in casa e si ritrova addosso l’intero pentolone di zuppa bollente usato come arma. Quindici giorni dopo, all’ennesimo rifornimento di legna, il lupo medita vendetta, ma ecco che Pietro sarà ben più ingegnoso di lui!

Il sito dell’autrice e il suo blog.

Françoise Diep – Magali Le Huche, Il lupo e la zuppa di piselli (trad. di Tommaso Guerrieri), Clichy 2016, 32 p., euro 15

La cena di Natale

24 Dic

cena di natalePer tutti voi che stasera festeggerete il Natale con una succulenta cena della vigilia, ecco una storia divertente e irriverente che mette sottosopra la base di partenza. Un trio di furboni – un lupo, una volpe e una donnola – decide di rapire una tacchina da cucinare per il cenone. Ma la Signora Tacchina, anzi quella che nella versione originale francese è la Dame Dinde, non si fa certo mettere i piedi in testa da un trio di patatoni in realtà facili da governare e comincia subito a dettare legge rimproverando la volpe perché, prima di invitare a casa una fanciulla, è necessario mettere un po’ d’ordine. E alla protesta delle volpe – “Non sei mia ospite. Sei la mia Cena di Natale!” – rigira prontamente la frittata suggerendogli che è ancor peggio: la cena di Natale è così importante che bisogna averne massima cura.

Cesarina tiene saldo tra le zampe il comando delle operazioni e comincia a dare ordini: fare le pulizie, arieggiare, lavarsi le zampe quando si entra in casa, andare a raccogliere cibo perché lei deve essere messa all’ingrasso, appendere le decorazioni, addobbare il pino, tenere acceso il fuoco nel camino e intanto divertirsi, giocare tutti insieme; insomma, l’atmosfera natalizia – scoprono gli animali che non avevano mai preparato nulla – non è affatto male, e nemmeno starsene in compagnia. Così accettano di buon grado la proposta di Cesarina di rimandare il festino di un anno in modo che lei possa ancora ingrassare un po’. E intanto ecco i vizi e le abitudini: l’aperitivo servito mentre ci si trastulla sull’amaca, la lettura della buonanotte e tanti altri particolari da scoprire nelle illustrazioni.

Cesarina è irriverente, divertente, ha sempre la risposta pronta e riesce a spiazzare i suoi interlocutori, che rimangono spesso a bocca aperta (e asciutta!) e obbedienti, un po’ allocchi. Le illustrazioni di Magali Le Huche ancora una volta regalano particolari e proprio lì c’è il la minuzia che dice di come va a finire davvero la storia. Perché a Natale mica è obbligo essere buoni, ricordatevelo 😉

Il blog di Nathalie Dargent.

Nathalie Dargent – Magali Le Huche, La cena di Natale (trad. di Tania Spagnoli), Clichy 2015, 32 p., euro 15

I segreti di Fern Grove

3 Giu

agnesAgnes è una ragazzina dall’aria vagamente “famiglia Addams” che vive a Plankton, una cittadina la cui mappa ha la forma di un cranio. Agnes è orfana, vive con la nonna (una vecchietta al di sopra delle righe che adora cantare e ascoltare musica) ed è circondata da segreti: di quelli degli altri approfitta per guadagnare qualche extra, coi suoi deve farci i conti tutti i giorni. Cosa c’è di misterioso nella storia della sua famiglia? Perché tutte le fotografie sono state rovinate tagliando la testa del nonno? Partendo dalla biblioteca dei genitori e da alcune lettere, la ragazzina cerca di risalire all’arcano, incrociando la strada di una zia sconosciuta, altrettanto misteriosa anche lei.

Agnes, coi suoi occhi rotondi e cerchiati, è sempre all’erta; si sente pronta per grandi missioni (non solo per innamorarsi del bullo della scuola); scopre di potersi appassionare all’opera lirica e naturalmente – come tutte le ragazzine terribili che si rispettino – ha sempre la battuta pronta (compreso quando il bullo torna alla carica proponendo una passeggiata e un’Agnes da applausi risponde: “Grazie, ma semmai ci vado con le mie gambine”).

Leggete le prime pagine del libro sul sito dell’editore. Il sito dell’autrice.

Kati Närhi, I segreti di Fern Grove (trad. di Marjo Paakkola), Clichy 2013, 127 p., euro 15

Il viaggio dell’asino

15 Lug

Un nuovo album Didier jeunesse pubblicato in italiano da Clichy e una nuova piacevole sorpresa. Formato quadrato per una storia dal sapore vacanziero, fin dalle carte di guardia che mettono in fila bagagli diversi e oggetti essenziali da portarsi dietro, come un sacco di fieno, un binocolo, una chitarra, un libro di avventure. Siamo in Borgogna, nel dipartimento della Nièvre, in una grande fattoria dove un asino si annoia finchè decide di riparare il vecchio furgoncino che giace abbandonato. Uno alla volta i compari di fattoria – annoiati quanto lui – vengono a fornire il loro aiuto in cambio di un passaggio: c’è chi è bravissimo a leggere le cartine, chi è abbastanza forzuto per spostare i bagagli, chi è disposto ad alternarsi al volante, chi ad allietare tutti col canto. Partono così l’asino, il gallo, il maiale, il coniglio e la capra. Viaggiano, visitano e scoprono posti nuovi, fino a trovare ciascuno il proprio posto: la capra si ferma sulle montagne del Gard, il coniglio si dà alle corse a Nogaro, il maiale rimane estasiato al Guggenheim di Bilbao, il gallo si dedica al flamenco a Siviglia. E l’asino riparte verso la costa per trovare chi – con le idee ben chiare: pedalo a sinistra e comando il timone – lo accompagnerà nella traversata verso l’Africa. Fine della noia, vista la compagnia 😉 E anche dell’irrequietezza.

Le illustrazioni di Irène Bonacina invitano a scoprire i particolari, come l’interno del furgoncino su cui l’asino è rimasto solo, ma in buona compagnia delle tracce degli altri viaggiatori, con cartina, diario di bordo, libri, musica, scorta di cibo e cassetta degli attrezzi. E via! E buona vacanza.

Isabelle Grelet – Irène Bonacina, Il viaggio dell’asino (trad. di Tania Spagnoli), Clichy 2013, 32 p., euro 14

I musicanti della Nuova Brema

19 Giu

Più riguardo a I musicanti della Nuova Brema

“I musicanti di Brema” era da piccola la mia storia preferita; una sorpresa ritrovarla in versione di “Nuova Brema” con colonna sonora jazz visto che i quattro animali protagonisti hanno la musica nel sangue e partono alla ricerca di fortuna per seguire la loro passione, a dispetto dei loro simili che non fanno che domandar loro perché non possono essere come tutti gli altri. Perchè nessun caribù ha mai sognato di diventar cantante; nessun castoro è mai stato re delle percussioni; un orso lavatore non suona lo swing e i grizzly non sculettano al ritmo del jazz…

Così i quattro, in stagioni diverse e da differenti punti cardinali, partono verso la Nuova Brema, la città che ama i musicisti, ciascuno portando nella borsa o nel fagotto l’essenziale: bambù e Charlie Parker, sciroppo d’acero e Frank Sinatra, legnetti e Clifford Brown+Max Roach, miele e Charles Mingus. Non avranno bisogno di andare lontano; coalizzati contro i contrabbandieri che si preparano alla nuova caccia dopo aver appeso pelli e mutandoni ad asciugare, li cacceranno, come da favola classica, guadagnandosi un locale per aprire La Cabane au Sucre dove esibirsi ogni sera. Che meraviglia.

Da leggersi ovviamente con la colonna sonora di Sinatra, I’ve got you under my skin, che i musicisti canticchiano lungo tutta la storia.

Il sito di Pierre Delye, coi suoi spettacoli di narrazione. Il blog dell’illustratrice.

Pierre Delye – Cécile Hudrisier, I musicanti della Nuova Brema (trad. di Tania Spagnoli), Clichy 2013, 36 p., euro 15