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Che sport, lo sport!

21 Feb

Un albo dal grande formato, copertina morbida e tutte le caratteristiche dell’alta leggibilità a cui si aggiunge l’ironia di Könnecke che traccia, a questo giro, una carrellata di tanti sport diversi per dire che ce ne sono per ogni tasca, molto conosciuti o più di nicchia, ma che comunque fare sport “rende belli e spazza via la malinconia”. Con una garanzia del genere non resta che sfogliare e scegliere il proprio oppure godersi le descrizioni punteggiate da illustrazioni buffe dove gli animali sono, come sempre, assoluti protagonisti. Dalla ginnastica ritmica alle discipline dell’atletica, dal bob al lancio del tronco, dal surf al rugby all’arrampicata.

Ideale per i primi lettori, diventa una galleria che, ancora una volta ci fa pensare a Richard Scarry e a certi titoli di Mauri Kunnas. Ci si può divertire a seguire i vari personaggi, addirittura a cucir loro addosso storie e narrazioni, dando voce ad alcune espressioni davvero impagabili. Ovviamente il lettore scoprirà l’esistenza di sport che ignora o imparerà regole e curiosità di quelli già conosciuti; magari potrà cimentarsi anche a trovare quelli che non sono citati (a caso, ci vengono in mente short track e biathlon dato il momento olimpico, ma siamo sicuri che ne conoscete altri!).

Ole Könnecke, Che sport, lo sport! (trad. di Chiara Belliti), Beisler 2018, 60 p., euro 15,90

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Rico, Oscar e il Ladro Ombra

22 Gen

More about Rico, Oscar e il ladro ombra

Io invece mi confondo, guarda un po’. E se tu sei intelligente come dici saprai che nel mondo ci sono tante persone che si confondono, proprio come me.

Che piacevole sorpresa questo romanzo preso per caso tra la pila di quelli da leggere. Si ride con una piacevole leggerezza nell’affrontare argomenti come la diversità, l’handicap, il rapimento di minori, la malattia. Si ride e si trova piacevole questa storia perché si sente che nasce per urgenza dell’essere raccontata così dal suo autore; non per insegnare qualcosa; tanto meno per affrontare di proposito uno dei tanti temi che si ritrovano tra le pagine.

In un quartiere di Berlino, Rico si muove con sicurezza solamente tra le poche strade intorno a casa che gli sono familiari e in cui rischia di non perdersi, dato che – come lui stesso ammette – riuscirebbe a smarrirsi anche nella corsia di un supermercato. Rico, sempre per sua definizione, è un bambino “meno intelligente”, ha un lieve ritardo nell’apprendere, nell’imparare parole nuove (ma ci si applica, riportando definizioni puntuali e buffe nel suo diario che costituisce il testo del romanzo), nel ricordarsi destra e sinistra e nord e sud. Ha anche una predilezione per gli appartamenti altrui: nel suo condominio tutti lo sanno e lo ospitano volentieri, tranne il bisbetico e trasandato signor Orsi. Così ogni tanto Rico va a fare quattro chiacchiere coi ragazzi del secondo piano; innaffia le piante dei vicini in vacanza; passa le serate del venerdì e del sabato a vedere film con la signora Dolci; sogna che sua madre si innamori del nuovo inquilino.

Poi incontra un bambino strano, che gira con un casco in testa perché vede pericoli ad ogni angolo, che sa qualsiasi cosa e che pare anche abbastanza triste. Oscar diventerà suo amico, ne è sicuro, specie quando decidono di trascorrere una giornata insieme lungo il canale. Ma Oscar non si presenta all’appuntamento, anzi viene rapito dal famigerato ladro di bambini che da mesi è l’incubo dell’intera città. Rico allora somma una serie di indizi e cerca di salvare il suo amico.

Dove non tutto è quel che sembra; dove chi sa tante cose ha l’aria infelice; dove molti hanno sensazioni grigie; dove c’è chi inventa storie, ma ha il coraggio di raccontarle solo a un sordomuto; dove a guardar bene si notano molte cose.

Andreas Steinhöfel è l’autore de Il principe meccanico (Salani); questo libro è il primo di una trilogia incentrata sul personaggio di Rico.  E un plauso alla traduzione dove finalmente si legge una parola come “tette” in un libro per ragazzi, non per scriverla per forza, ma perché è così e ci sta bene (e siamo solo a pagina 17 e sono quelle della mamma del protagonista. Se avete problemi, siete avvertiti).

Andreas Steinhöfel – ill. di Peter Schössow, Rico, Oscar e il Ladro Ombra (trad. di Chiara Belliti), Beisler 2012, 211 p., euro 13

Da oggi sono felice

10 Dic

weeksFino ad allora non mi ero mai chiesta se di punto in bianco la bomba a orologeria nascosta nelle mie viscere sarebbe esplosa. Il giorno del diploma di quinta elementare ebbi chiaro che le cose semplici non esistono.

Annunciato da mesi col titolo “Ubriaca di nascita”, ecco l’ultimo libro di Sarah Weeks, edito in Italia da Beisler con un titolo forse più felice per il pubblico, anche se effettivamente Verbena, la protagonista undicenne, soffre di un lieve ritardo e di alcuni difetti fisici proprio per la costante ubriachezza della madre in gravidanza.

Verbena sta crescendo, dentro di lei qualcosa ruggisce e a volte le fa paura: paura di se stessa, paura del suo nuovo modo di essere, paura delle rispostacce che dà alla mamma, dell’allontanamento della sua migliore amica. Le cose non migliorano certo quando Verbena scopre che i suoi lievi difetti derivano dal fatto di essere figlia non di quelli che ha sempre creduto essere i suoi genitori, ma degli zii di cui ha sentito parlare in storie sussurrate in famiglia e in paese. Gli indizi per capire c’erano tutti, ma lei non li aveva mai guardati prima. Allora tutto il suo quotidiano le dà ancora più fastidio, soprattutto il fatto che per sua madre lei sia sempre la figlia perfetta (un’accezione tutta materna di “perfetta”, direbbe Verbena e qui ci sarebbe da imparentarsi col Barnaby Brocket di Boyne recensito qualche giorno fa qui e fare un ritratto di genitori vari, quelli che ti vogliono, quelli che non ti vogliono, quelli che devi sembrare perfetto comunque, quelli che – evviva – vai bene così come sei). Finché in una giornata di ribellione non incontra Pulce, bambino arrivato in vacanza, convinto che lei sia un fantasma, allergico a qualsiasi cosa si possa immaginare. L’avventura più grande sembra quella di rimettere a posto una vecchia barca e allontanarsi sul lago senza che nessuno lo sappia. E dire che nessuno dei due ragazzini sa nuotare…

Il sito di Sarah Weeks, di cui Beisler ha già pubblicato qualche anno fa “La ragazza Chissachì” e “il ragazzo che non mangiava le ciliegie”: se non li conoscete, cercateli subito!

Sarah Weeks, Da oggi sono felice (trad. di Chiara Belliti), Beisler 2012, 166 p., euro 11,80