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La strana storia di Cappuccetto Blu

15 Feb

Che bello che arrivi in Italia questo testo di Guia Risari edito da Le Baron Perché nel 2012; a giocare con le fiabe della tradizione si cimentano volentieri autori e illustratori, qui però l’operazione parte dalla volontà di sottolineare come quella di Cappuccetto sia una storia al femminile sulla crescita, la capacità di giudizio e di scelta e su come ci si possa salvare grazie alle storie che si sanno raccontare e all’amicizia in cui si crede. Qui non ci sono cacciatori, il lupo è un ragazzino che si rivela empatico e pronto a farsi coinvolgere nel gioco, la nonna è una noiosa vecchietta ipocondriaca. E poi ci sono fantastiche note a piè di pagina per un gustoso divagare, per andare oltre; ci sono i molti riferimenti che sia il testo che le immagini fanno ad altre storie, ad altre fiabe. E c’è il gioco in cui viene tirato dentro il lettore che a volte una cosa legge e un’altra ne vede, che segue il filo delle storie che già conosce e il filo di questa che si nuova per ribadire, per tirare fuori l’essenza del personaggio.

Molto interessante e sicuramente azzeccatissimo per accompagnare questo testo lo stile dell’illustratrice francese Clémence Pollet (già conosciuto ai lettori italiani in “Dimmi cosa mangi…” e “Dimmi da cosa nasce…” editi da La Margherita, e “La treccia” uscito per Salani col testo di Laetitia Colombani) così come la sua scelta dei colori.

Guia Risari – Clémence Pollet, La strana storia di Cappuccetto Blu, Settenove 2020, 

Cappuccetto e il viaggio in autobus

8 Set

cappuccetto autobusMarianne Dubuc, illustratrice dal tratto delicato ma riconoscibile, torna con una declinazione di Cappuccetto, albo illustrato, quasi silent-book. La narrazione, favorita anche dal formato del libro, è cinematografica e consente di organizzare una lettura da proporre anche a un gruppo nutrito di bambini. Il momento del distacco dalla mamma e la prima esperienza di un viaggio in solitudine sono, apparentemente, descritti con leggerezza, quasi con distacco.

Alcuni topoi (il cesto della merenda e la mantella) e una narrazione che si preoccupa di descrivere la sequenzialità del tempo e dello spazio, introducendo diversi personaggi (animali umanizzati) all’interno dell’abitacolo. Ci sono “comparse” che scendono subito, altri che resteranno fino alla fine e nuovi arrivi in corso. Alcuni animali si muovono molto (le talpe), altri sembra dormano sempre (la tartaruga e il bradipo). Dai finestrini, il paesaggio cambia e il bosco si infittisce.

Sale una famiglia di lupi. Ma il lupo più giovane fa amicizia con la bambina protagonista; condividono la merenda messa a disposizione da lei. Poi l’autobus entra in galleria e succede qualcosa. Il lupo scende, la bimba gli grida dietro il suo indirizzo, la promessa del rivedersi.

E’ con la luce che troviamo un nuovo personaggio e una nuova, impercettibile inquietudine. L’autobus si riempie, poi, verso la fine è quasi deserto e la storia si avvia, lentamente, verso la conclusione.

Possiamo leggere questo libro come un albo che sollecita l’osservazione dei particolari, la scoperta dei cambiamenti, il nominare diverse situazioni. Ma possiamo anche vedervi una delicata metafora onirica, una narrazione molto più sofisticata di quella che appare in superficie.

Possiamo giocare o farci portare in giro dall’autobus in territori sconosciuti, dove Cappuccetto non è quella a noi nota, il lupo tanto meno.

Il sito dell’illustratrice e il suo blog.

Marianne Dubuc, Cappuccetto e il viaggio in autobus, La Margherita 2015, 40 p., euro 14

Quando il lupo incontrò la bambina

13 Mar

couv ceci poeme guerit poissonsUna bambina e un lupo in una storia non fanno per forza un Cappuccetto, ma ne rimandano assonanze in una bambina anticonformista che cammina sul sentiero alla ricerca di spazio libero. Ha un quaderno delle frasi zitte, un topo anziano e voglia di crescere. La città in cui vive le sembra troppo piccola per i suoi sogni di pace e di musica e così parte in una sorta di ritorno alla natura tra piante antiche e cielo stellato. Lì la incontra il lupo, che l’assaggia mentre dorme: una bambina che profuma di fragole, panna, terra, salvia, latte merita un morso almeno.

Dopo il morso la bambina torna alla sua casa, che la protegge dal lupo e dalle paure, mentre l’animale rimane solitario a rimpiangere l’occasione perduta di poter cambiare vita. A guardarli così, nell’immagine finale, paiono sconfitti entrambi: lei che torna indietro nella città arroccata troppo piccola per i sogni; lui che rimane al margine del bosco a rimpiangere. Vien da pensare invece che forse quel morso, di cui uno porta in bocca il gusto e l’altra sulla guancia un segno, possa essere ciò che rimane a ricordare che tutto può essere diverso e che tutto si può cambiare; grano di memoria seminata nella carne che prima o poi, inconsapevolmente, fa germogliare la necessità di assaggiare ancora di quel diverso così buono. Perché quando hai assaggiato, visto, conosciuto qualcosa che ti cambia, non puoi più far finta che non ci sia.

Il sito di Arianna Papini.

Arianna Papini, Quando il lupo incontrò la bambina, Lapis 2013, 32 p., euro 13,50