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Come può essere la democrazia

19 Lug

Becco Giallo fa una scelta particolare e particolarmente felice: riprende – sulla scorta di quanto fatto da Media Vaca – i quattro titoli della collana che originariamente si chiamava “Libri per Domani”,scritti dall’Equipo Plantel ed editi da La Gaya Ciencia di Barcellona tra 1977 e 1978 e li ripropone ai bambini di oggi per parlar loro di temi importanti: la democrazia, la dittatura, le classi sociali e donne e uomini (diritti, diseguaglianze, discriminazioni). Gli editori sottolineano nella pagina di apertura l’attualità di quei testi scritti nel periodo della transizione spagnola, a cui non hanno dovuto cambiar nulla se non qualche virgola; l’essenzialità del testo si presta a una forma chiara che mette sulla pagina concetti base che possono essere approfonditi insieme all’adulto che propone o accompagna la lettura.

Nel caso del volume dedicato alla democrazia, i collage di Marta Pina riprendono immagini da abecedario d’antan che non stonano affatto, anzi accompagnano bene un testo che si pone come universale, senza tempo. Un testo che spiega quali sono i fondamentali della democrazia, come funzionano le lezioni, cosa sono i partiti politici. Un testo che ricorda che per essere democratici “bisogna essere tolleranti, egualitari, giusti, bravi vincitori e buoni perdenti”. Ecco, essenziale. E di questi tempi non sarebbe male che un testo così semplice finisse nella mani di chi la democrazia ha il dovere di rappresentarla in quanto ricopre un ruolo politico…

Equipo Plantel – ill. Marta Pina, Come può essere la democrazia (trad. di Gabriele Ba), BeccoGiallo 2017, 48 p., euro 15

Gli altri titoli sono: “Così è la dittatura”, “Le classi sociali” e “Le donne e gli uomini”, illustrati rispettivamente da Mikel Casal, Joan Negrescolor e Lucí Gutiérrez. Vi invitiamo a sfogliarli già solo per apprezzare le scelte grafiche (e poi ovviamente i contenuti!).

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L’argine

18 Apr

l-argineL’argine come terrapieno che contiene e acque di un fiume, come riparo, come difesa, ma anche in un certo senso come confine. L’argine che dà titolo a questo fumetto prezioso è quello del fiume Senio, che nasce in Toscana e va a buttarsi nel Reno, qui nel suo tratto nella bassa ravennate, vicino a Cotignola, nel preciso momento storico dell’aprile 1945. Da una parte il paese e dall’altra i campi; da una parte gli abitanti rimasti e le case abbandonate e dall’altra il fronte della guerra che non avanza, gli Alleati che non passano e mandano aerei a bombardare. Ma l’argine può anche essere inteso come atto di resistenza, come argine contro la violenza e l’assurdo (nel gesto estremo di un prete e un capo partigiano uniti da un lenzuolo bianco per chiedere di risparmiare gli abitanti sopravvissuti ai precedenti bombardamenti), come difesa a favore della vita: non si raccontano solo la guerra, gli scontri, la fucilazione dei partigiani, ma anche la generosa ospitalità della comunità di Cotignola che nascose  e salvò tanti ebrei, grazie al coinvolgimento corale orchestrato da Vittorio Zanzi, macellaio antifascista che ricopriva il ruolo di commissario prefettizio.

La storia della comunità cotignolese viene raccontata attraverso gli occhi di un bambino, il piccolo Frazchì che deve attraversare l’argine con la capra Ninetta, unica ricchezza della famiglia, per portarla a ingravidare qualche chilometro più in laà, lungo l’argine appunto, e che si porta appresso i segnali che coglie, le minacce fasciste, il segreto degli ebrei nascosti. Ed è un altro bambino ad ascoltare, il nipote a cui il nonno Frazchì racconta l’episodio dell’infanzia, la grande paura, mediandolo attraverso la tradizione di paese della festa della Segavecchia, carnevale di Quaresima.

La particolarità del fumetto, che ne segna una felice riuscita grafica e narrativa, è la capacità di mescolare due stili differenti: quello morbido, dai colori leggeri di Marina Girardi, e quello dalle linee nette di Rocco Lombardi, quasi a segnare aspetti diversi del quotidiano di Frazchì, l’irrompere della violenza (quella quotidiana della lotta vicina, fatta di minacce e di fucilazioni, di parole e di spari, e quella improvvisa dei bombardamenti), la scelta di mescolare realtà e sogno. Ne nasce un racconto che avvolge il lettore come la nebbia col piccolo protagonista e le tavole dove i due stili si intersecano sono davvero imperdibili.

Arrivate fino in fondo alla lettura, fino alla postfazione di Massimiliano Fabbri del Museo Civico Luigi Varoli, che sottolinea, ricorda, fa memoria e insieme dice anche dell’utilizzo del linguaggio del fumetto, del linguaggio grafico, della possibilità di sguardi e linguaggi plurimi anche nel fare memoria.

Il blog di Marina Girardi. Il blog di Rocco Lombardi.

Marina Girardi  – Rocco Lombardi, L’argine, Becco Giallo 2016, 135 p., euro 15

Primavere e autunni

19 Ott

primavere-e-autunniUna storia autobiografica per scoprire una storia affascinante e vicina, eppure penso sconosciuta ai più. Matteo Demonte parte infatti dalla storia della propria famiglia e di suo nonno in particolare per raccontare la storia dello sviluppo della comunità cinese a Milano, partendo dal 1931, l’anno in cui Wu Li Shan arriva a Milano, via Parigi e Amsterdam, partito da un villaggio di montagna della Cina Orientale. Ha ventisei anni e un indirizzo che lo porta al “burg di sciugulatt”, la zona definita “borgo degli ortolani” dove i primi cinesi si sono inseriti nella comunità e sono attivi nel commercio di cravatte di seta e bigiotteria. Anche Wu comincia con le cravatte per arrivare ad aprire un proprio laboratorio e a diversificare la produzione specializzandosi nel cuoio: cinture e poi borse, portafogli, cartelle, zaini.

La narrazione intreccia la storia personale del protagonista (il matrimonio con un’italiana venuta dalle campagne cremonesi a far la lavandaia, la nascita dei figli, i soci, la comunità cinese) con la storia italiana e quella cinese: è un testo diviso per decenni che non lascia sullo sfondo gli avvenimenti storici perché toccano direttamente le persone narrate tra le pagine, e che non tace fatiche, scelte difficili come quella del ’69 tra la Repubblica Popolare Cinese o Taiwan rinunciando così alle possibilità di rimpatrio, situazioni singolari come quelle di bambini nati da matrimoni misti, cresciuti come italiani ma privi di cittadinanza. Intanto descrive parallelamente i cambiamenti della città di Milano, la sua crescita industriale, i cambiamenti strutturali ed urbanistici e anche i cambiamenti all’interno della comunità cinese in città, le tensioni della fine degli anni Sessanta.

Dagli anni Trenta agli inizi degli anni Ottanta, la stratigrafia di racconti parte dal singolo per farsi in qualche modo universale, riflettendo nella vita del signor Wu gli accadimenti della città che ha scelto come propria e quelli a livello mondiale. Sicuramente un argomento originale e una felice scoperta per chi poco ne conosce; uno sguardo su un mondo che fa parte della vita del nostro Paese e che lo fonda al pari di tante altre vicende e persone che lo scelgono per viverci; un modo originale per destare curiosità, dare informazione e fornire spunti verso ulteriori approfondimenti.

Ciaj Rocchi – Matteo Demonte, Primavere e autunni, Becco Giallo 2015, 162 p., euro 18

Aspettando il vento

8 Gen

aspettando-il-vento

C’è un bambino di nome Arturo e c’è un paese di nome Serranova, che Arturo abita per via del mestiere di suo padre, ferroviere che di tanto in tanto cambia stazione e la famiglia via, al seguito. C’è una manciata di cose a Serranova, in provincia di Brindisi: una fontana, una chiesa, una posta, un alimentari e – poco più in là – un mare bellissimo, quello di Torre Guarceto, con la sua torre saracena, la spiaggia lunga e la palude. In realtà a Serranova c’è anche Caterina, ragazzina che non sta mai zitta, che vuole fare l’ornitologa e che sa tutto su qualsiasi specie di uccello. Arturo invece sta zitto volentieri, così maschera il suo balbettare e anche tutto quel che vorrebbe fare, ma che la madre non gli permette. Allora si rompono le regole: Arturo si sfida a raggiungere da solo la palude e scopre, dove le canne sono più fitte a nascondere uno stagno, un ragazzino magro e spettinato di nome Andrea che gradisce i suoi panini, la sua compagnia e il suo aiuto per costruire una zattera mimetizzata da cui osservare gli uccelli dal centro dello stagno senza spaventarli.

Arturo cominia ad andare ogni giorno allo stagno e persino la notte, sfidando il buio in sella alla bicicletta. Arturo dialoga con quell’amico misterioso, forse reale, forse frutto della sua fantasia, che sta rannicchiato con lui sulla zattera, quasi un nido da cui sporgersi fuori piano piano, mettendo fuori la testa a tratti, annusando il mondo, aspettando il vento giusto per uscire finalmente dal proprio guscio e crescere. Mentre osserva gli uccelli infatti e incamera nozioni e informazioni (dal mito dell’Orsa maggiore e dell’Orsa minore alle caratteristiche del barbagianni a quanti chilometri vola in un anno un colibrì), Arturo acquista senso di sé, perde la balbuzie, pedala forte sui pedali verso il tempo che viene.

C’è silenzio in questo fumetto, c’è vento che scompiglia piume e capelli, c’è la capacità di provare stupore e avere pazienza, di osservare i minimi cambiamenti, di attendere il momento propizio, il vento giusto. Se lo guardate lì rannicchiato in copertina, del resto, vi sembra proprio che stiano per aprirsi anche le ali di Arturo, con gli occhi pieni di cielo e di attesa.

Lo spettacolo teatrale da cui è nato questo fumetto.

Il sito dell’autore.  Il diario di viaggio di Luigi D’Elia, dove si cammina, si fanno nuovi incontri, si piantano alberi. Il blog dell’illustratore. La cooperativa Thalassia che a Torre Guarceto si occupa di sviluppo sostenibile, educazione ambientale e cittadinanza attiva nelle sue diverse forme e linguaggi.

Francesco Niccolini – Luigi D’Elia – Simone Cortesi, Aspettando il vento. Una fiaba verso sud, Becco Giallo 2014, 111 p., euro 14