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Batti il muro

6 Apr

More about Batti il muroIn una città in cui passo per lavoro, il carcere sta in pieno centro, proprio al limitare tra le stradine del centro storico e il parco. Quando cammini vicino ai suoi muri puoi vedere le mani dei carcerati, ascoltare le loro voci, i loro richiami, immaginare i loro volti, le loro vite. A questo ho pensato leggendo di Caterina che nel tragitto verso la scuola passa invece accanto a un manicomio, dalle cui finestre i matti le gridano “Batti il muro!” e ridono contenti quando lei picchia col palmo della mano sui mattoni ruvidi. Anche la mamma di Caterina a volte sparisce in ospedale per alcuni giorni, a curare quella pazzia che in alcuni pomeriggi la spinge a chiudere la figlia maggiore nell’armadio di legno e lasciarcela per qualche ora. Nel chiuso di quella sorta di prigione forzata che accetta per anni senza farne accenno con nessuno, Caterina si salva leggendo e fantasticando, si salva perdendosi tra le pagine dei libri, nelle pieghe dell’immaginazione, lasciandosi portare altrove in luoghi che escono dalle pagine illuminate dalla torcia. Caterina cresce, cammina per la città, guarda il mare, osserva la sua famiglia, trova lavoro in una libreria e riesce a dare voce finalmente a tutto ciò che porta dentro. Non so esattamente a quale lettore si possa proporre una storia come questa che ripercorre la vita e la crescita della protagonista, che si fa spigolo e buio e luce. Di una cosa però sono certa: sono pagine che meritano di essere affontate per le immagini che Ferrara ci semina dentro, alle quali ci ha abituato nei libri precedenti, e che spesso incantano: dai soffitti bianchi come coltre di neve alla felicità improvvisa che è scabrosa e traballante, dalla luna che guarda con volto di madre al sentirsi come il pane e la notte.

Antonio Ferrara, Batti il muro. Quando i libri salvano la vita, Rizzoli 2011, p. 175, euro 10,90, ebook euro 6,99

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