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L’isola dei Liombruni

8 Set

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Ridono senza una ragione e senza sentirne il bisogno. Ridono perché la stessa immagine di loro due con una pistola nei jeans e una sigaretta in bocca fa ridere.Ridono perché sono soli sul lungomare;perché nell’aria c’è un profumo di gelsomini e il cielo è azzurro come gli occhi di Smiccio;e infine semplicemente ridono perché è bello, il suono del loro ridere in quel silenzio.

Un’isola abitata solo da ragazzi e ragazze. Un’isola dove l’estate non finisce mai e dove nessun adulto ti può dire cosa devi fare. Un luogo che sembra incantato, dove la libertà dagli adulti è il risultato del loro annientamento. Niente padri, niente madri. Parole bandite, parole che fanno ribrezzo in quest’isola senza limiti. E il sogno. Il sogno di Primo, il bambino che ha creato l’isola e ha dato ai ragazzi poteri da divinità. Se si muore o si diventa Dei o ci si sveglia senza più ricordo dell’isola e di quello che si è stati. Perché sull’isola si è diversi da prima.I nomi  propri cambiano, non c’è più Samuele, c’è Zenzero, e descrivono la vera natura dei ragazzi, forse quella che il mondo “reale” soffoca, fa marcire.

Un romanzo molto intenso, con una scrittura potente, evocativa, poetica. Il paragone con Peter Pan regge fino ad un certo punto. C’è la selvatichezza di Peter che aleggia, quella particolare atmosfera che si trova anche  nel Pan di Francesco Dimitri, dove era enfatizzato appunto il lato selvaggio e ancestrale del personaggio creato da Barrie. C’è molto del Signore delle mosche, e di altri romanzi che parlano di isole e di ragazzi confinati. Ma c’è anche molto di più. C’è una dimensione onirica, riflessiva e dolce amara che rende perfettamente il passaggio tra infanzia e adolescenza, tra questa e l’età adulta. Il tutto narrato con molta sensibilità.

Il sito del libro con molto materiale aggiuntivo.

Giovanni De Feo, L’isola dei Liombruni, Fazi 2011, pp. 350, €18,50