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Mio fratello è un custode

15 Lug

Autodafeurs1-coverLe ammissioni di concorso innanzitutto: ho letto la trilogia aperta da questo pluripremiato romanzo poco più di un anno fa, incuriosita dalle file di ragazzi lettori che la acquistavano al Salone di Montreuil 2014 e convinta dalle loro parole. Mi era bastato chiacchierare un po’ con loro per capire che garantiva un alto tasso di coinvolgimento e fin dalle prime pagine sono “caduta” nella storia e mi sono innamorata della protagonista. Mi chiedevo però se la sua descrizione, le sue trovate esilaranti e profonde, il suo modo semplice e caustico di guardare il mondo fossero del tutto compatibili con il suo essere autistica; non conoscendo a fondo la questione, ho chiesto a due esperti come Enza Crivelli e Sante Bandirali della casa editrice Uovonero. Risultato: Uovonero ha comprato i diritti della trilogia e voi potete cominciare a leggerla in italiano.

La vita del quattordicenne Augustus Mars, detto Gus, cambia irreparabilmente alla morte del padre in un incidente automobilistico; lui, la madre e la sorella minore si trasferiscono alla Commanderia, la casa di campagna dei nonni. Nuova scuola, nuovi amici e nuovi nemici, ma soprattutto l’inizio di una nuova pagina di vita: come infatti il lettore sa fin dall’inizio, il padre è stato ucciso da uomini che parlano tra loro in latino e fanno parte di una società segreta chiamata la Lega degli Autodafé; lui, come i membri della sua famiglia prima di lui, fa parte della Confraternita che si batte per mantenere libera la forma più antica di sapere depositato: i libri. Ora anche Gus ne è coinvolto, insieme alle nuove persone che incontra a scuola: gli è affidato il ruolo di Custode che deve trovare il tesoro, difendendolo dai nemici.

Nella battaglia tra le due fazioni, che dura da secoli, Gus deve cercare di capire i ruoli, scoprire i motivi dell’assassinio del padre, portare avanti il suo compito. Il tutto però avviene nel quotidiano e ha a che fare con la scuola, con la sua famiglia e con quelle che vivono nello stesso paese. La narrazione alterna il racconto del ragazzo, che viene fatto in prima persona, alle pagine di diario di Césarine, che descrive quel che capita a modo suo. Questa sorella adorata fin dall’inizio, geniale, che calcola come un computer ma non sopporta di essere toccata, che prende tutto alla lettera e che non sa sorridere, che viene definita “artistica” perché così ha capito Gus quando le hanno parlato della sua diversità, è il vero motore di tutto il romanzo. Non solo perché possiede una sorta di chiave per avanzare nella ricerca del tesoro, ma perché il suo modo di guardare alle cose e di dirle risulterà esilarante al lettore e insieme terribilmente veritiero; la sua descrizione, parallela a quella del fratello, è fatta apparentemente di piccole cose, ma è fondamentale per capire i meccanismi e gli ingranaggi non tanto della Confraternita e della Lega, ma della vita. Il tutto in un romanzo che, con la suspense dell’avventura, dice anche molto altro: dei rapporti tra le persone, dell’amicizia, del principio dello stampo (con cui Gus illustra il principio su cui si basa generalmente la scuola), di cosa sia veramente un libro.

Peccato però per la copertina che – a prima vista e dalle prime impressioni dei ragazzi a cui l’abbiamo mostrata – non funziona, sa in qualche modo di rouergue_doado_montreuildatato e allora è necessario (come per altri libri del resto) accettare la sfida e farsi promotori davvero di questo testo, raccontarlo così bene da far venire voglia di leggerlo al di là della confezione. Quello delle scelte grafiche di copertina è un tasto spinoso che abbiamo più volte toccato; sicuramente in giro si vedono esempi molto accattivanti, come succede nel caso della collana doado di cui fa parte la versione francese del romanzo di cui vi abbiamo parlato. La scelta dell’editore è stata di fare copertine fotografiche di sicuro impatto: vedere i due grandi tavoli che vengono dedicati alla collezione nello stand Rouergue al Salone di Montreuil è sempre una gioia per gli occhi!

Un’intervista all’autrice sulla trilogia, di cui per altro sta per uscire in Francia il primo volume di una nuova trilogia. La pagina FB dedicata alla trilogia.

Marine Carteron, Mio fratello è un custode (trad. di Sante Bandirali), Uovonero 2016, 302 p., euro 14

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Siate gentili con le mucche

10 Lug

siate genitli con le muccheTemple Grandin è una bambina speciale. Seria e silenziosa. Tra le onde del mare, racchiusa nel suo giubbotto salvagente, non strilla, non ride, non si diverte a spruzzare l’acqua, si limita a rimanere lì, immobile, spenta e silenziosa. Non cerca gli occhi degli altri, gli abbracci. È persa in un mondo tutto suo, si dondola e gira su se stessa se sente rumori troppo forti. A due anni ancora non parla, emette solo grida strozzate. La prima risata arriva a quasi tre anni. Il papà è furibondo, per lui la bambina è ritardata e sua moglie fa fatica ad ammetterlo. La mamma sa solo che la sua strana bambina richiede di essere richiamata continuamente nel mondo dove ci si relaziona agli altri; sa che deve tentare e ritentare all’infinito, anche se si graffia cercando di avvicinarsi a lei e se soffre nel continuare a non capire.
La diagnosi di uno specialista arriva a pochi anni: Temple presenta i sintomi dell’autismo. Siamo negli anni Cinquanta, si ritiene che alla base della malattia ci sia una eccessiva freddezza emotiva delle madri che spinge i bambini a isolarsi dal mondo. La madre non si arrende a quello che comporta questa visione. La bambina non è lasciata sola, una tata provvidenziale la aiuta con la sua regola del fare, fare, fare; è coinvolta in un’attività continua, frequenta la scuola, comincia a imparare, è brava nelle attività pratiche, ama e detesta alcune cose e lo manifesta con urla e strepiti esplosivi, fa capricci, ma si impegna anche molto; alla fine viene cacciata dalla scuola media e iscritta a una scuola speciale in campagna, dove si fanno molte attività all’aperto a contatto con gli animali, qui scopre la sua capacità di pensare come loro e la gioia che le dà il loro contatto. Uno straordinario professore, Mr. Carlock, crede in lei, la incoraggia e l’abitua a ricercare nei libri il perché delle cose; Temple è sempre una persona bizzarra, però ha una tenacia eccezionale ed è una ricercatrice instancabile di soluzioni: si costruisce una macchina per gli abbracci, è attirata da porte e barriere, anche se ha paura di ciò che potrebbe trovare al di là delle soglie non esita ad attraversale; non sa che cosa sia l’amore, però conosce bene la gentilezza, sa che se la si diffonde questa torna indietro. Il suo approccio diverso al mondo le permette di entrare in alcune pieghe della realtà che agli altri sono pressoché invisibili o impensabili, di sentire voci e sensazioni per gli altri inudibili.

La storia di Temple Grandin – laureata in zoologia, progettista di ambienti per l’allevamento di bestiame, oggi conosciuta per le sue ricerche sugli animali allevati per il nostro nutrimento e anche per gli scritti dove parla di se stessa (è eccezionale la sua testimonianza dal “di dentro” del pensiero autistico) e anche per ciò che ha scritto su di lei Oliver Sacks nel libro Un antropologo su Marte, il cui titolo riprende un’espressione della stessa Grandin per spiegare come si sente nel mondo – è narrata limpidamente da Beatrice Masini che con la scrittura sembra disegnare la successione degli episodi salienti della biografia di questa studiosa come una serie di tanti quadri, quasi una realizzazione del “pensare per immagini”, cifra costitutiva del pensiero della Grandin. Le illustrazioni di Vittoria Facchini con frammenti, dissezioni di figure traducono il modo diverso, ma non privo di significato, di Temple di percepire il mondo e ci consegnano il suo sguardo che non ci guarda.
Il sito di Temple Grandin e un filmato per vederla e ascoltarla.
Questo il sito per saperne di più sul “Progetto Cascina Rossago” di cui si parla nell’approfondimento di Stefania Uccelli e di Francesco Barale.
Beatrice Masini – ill. Vittoria Facchini, Siate gentili con le mucche. La storia di Temple Grandin, Editoriale Scienza, 2015, euro 12,90, ebook euro 7,99

Una vita da somaro

20 Ago

somaro

Il nonno di Bruno lavora insieme ai taglialegna che sfoltiscono gli alberi per far respirare il bosco; il suo mulo Giardino trasporta i tronchi e, passando, smuove la terra per far ricrescere il sottobosco. Giardino è forte, bello, segue il nonno con gli occhi e pare che si intendano a meraviglia. Fino al giorno in cui il nonno deve lasciare quel lavoro perché il suo cuore è stanco e a Giardino viene trovata una nuova occupazione:  trasporterà i libri della biblioteca fino a scuola e sarà impegnato anche nella pet terapy, intendendosela con un bambino di poche parole e lunghi sguardi.

La storia è raccontata da Bruno, con le intersezioni della voce di Giardino in colore diverso.

La biblioteca ambulante a dorso di mulo ci ricorda il biblioburro di Luis Soriano in Colombia, ma anche il progetto Biblioasino a Milano.

Con appendice finale in cui si parla di muli, somari e bardotti, ma anche di somari in biblioteca, sui francobolli, nelle fiabe.

Il sito di Flavia Sorrentino e il suo blog.

Daniela Valente – ill. di Flavia Sorrentino, Una vita da somaro, Coccole Books 2013, 67 p., euro 10,90

Tutt’altro che tipico

9 Ago

copertina

Jason ha dodici anni e da quattro è ufficialmente certificato come autistico. Vive attorniato da neurotipici che trova molto complicati da comprendere (soprattutto sua nonna e qualche insegnante): hanno una loro lingua, un modo complicato di parlare, spesso si esprimono dicendo cose che non significano realmente quello che vogliono dire. Anche Jason risulta facilmente incomprensibile a loro, con le sue mani che sfarfallano, i suoi silenzi, le sue reazioni improvvise. Allora Jason scrive: temi che valgono buoni voti se si ricorda di consegnarli in tempo, parole difficili su cui i compagni esitano e chiedono aiuto, storie.

sì, Jason scrive storie e le condivide su un apposito sito con altri aspiranti scrittori. Jason scrive perché sa che è il modo per farsi sentire e conoscere dalla gente e da Rebecca che, affascinata dalle sue storie, comincia con lui un dialogo via mail. Ma quando i genitori gli annunciano la partecipazione al convegno di scrittura di Storyboard, Jason va in panico: cosa farà Rebecca davanti alla sua evidente diversità? Come sarà Rebecca? Servirà sperare che anche lei abbia una diversità fisica evidente? E cosa succede quando una diversità viene percepita come un difetto?

Questo libro non è solo un romanzo sulla diversità e sull’autismo in particolare. Innanzitutto è il racconto del quotidiano di un ragazzino di dodici anni e poi è un romanzo sulla scrittura. Jason spiega in estrema sintesi e semplicità i due tipi di narrativa; qualche escamotage; i diversi tipi di trama: sette oppure tre, ma anche solo uno, secondo lui (“le cose accadono”). Jason mescola le lettere dell’alfabeto, prova i nomi dei suoi personaggi, studia le trame, prova a spiegare quel trucco che è l’ironia e scopre cosa succede quando le coincidenze escono dalla pagina e sbarcano nella vita vera. Jason scrive perché scrivere è come vivere: non sai mai da subito come andrà a finire la storia, ma puoi tentare e riscrivere e correggere perché non sempre ti vien bene la prima volta.

Il sito dell’autrice, che con questo premio ha vinto lo Schneider Family Book Award, assegnato dall’American Library Association. La copertina è di Peppo Bianchessi. Leggete i primi due capitoli del romanzo sul sito della casa editrice Uovonero. Poi leggetevi tutto il romanzo; ridete; sentitevi messi a nudo per quanto la realtà può essere cruda; mettetevi ben in testa qual è la parte del corpo più importante per uno scrittore: come dice forte Jason all’insegnante che ha fatto la domanda, è il culo. Risposta esatta, ragazzo. Scoprite perché.

Nora Raleigh Baskin, Tutt’altro che tipico (trad. di Sante Bandirali), Uovonero 2013, 177 p., euro 14

Castelli di fiammiferi

29 Apr

Più riguardo a Castelli di fiammiferiLa testa e le orecchie di Jan sono piene di parole: non solo quelle dei suoi genitori e dei suoi amici, ma anche quelle del suo pappagallo Malcolm, del suo orsacchiotto, dell’automobilina dei pompieri, del supereroe con cui gioca. A volte borbotta persino il frigorifero. A Jan piacerebbe che ogni tanto facessero silenzio e lui riuscisse così ad ascoltare i suoi pensieri. Ma non silenzio come quello di sua sorella Lisa, che è più grande di lui anche se non sembra, che sa dire solamente sì e no, che mangia esclusivamente ravioli di ricotta e spinaci, che non ama i cambiamenti, che a volte urla così forte da non poterne più. Jan è convinto che la sua mamma non ne può più e teme che se ne vada; è anche convinto che Lisa voglia un cane e che prima o poi loro due fratelli riusciranno a comunicare.

Nel mondo quotidiano di Jan c’è spazio per le parole e per i silenzi, per litigare con gli amici e fare pace, per condividere domande a cui dare risposte proprie, a volte buffe, a volte estremamente serie e lineari come solo i bambini sanno fare. C’è posto per le vacanze a casa dei nonni e per una nuova amica che ha un fratello strano quasi quanto Lisa. C’è posto per ridere e per piangere, per il dolore della verità e per provare a ricucire certi lividi e certe ferite. C’è la pazienza: quella di Lisa, così brava a costruire coi fiammiferi, quasi quanto il nonno; quella della sua famiglia che, nonostante il dolore di certe scelte, sa inevitabilmente che vanno fatte e che si deve comunque camminare piano per andare avanti.

Questo libro, che racconta di una famiglia alle prese con una figlia autistica, assomiglia molto a quel diritto alla verità che Alain Serres invoca sempre come diritto primario per ogni bambino.

E la copertina di Peppo Bianchessi è di una semplice efficace bellezza. Il sito dell’autrice.

Bettina Obrecht, Castelli di fiammiferi (trad. di Barbara De Carli), Uovonero 2013, 123 p., euro 12,50

Il mistero del London Eye

29 Mar

Io e mia sorella Kat abbiamo portato nostro cugino Salim al London Eye, la grande ruota panoramica di Londra, perché non ci era mai stato. Lunedì 24 maggio alle 11,32 lo abbiamo visto salire. Lunedì 24 maggio alle ore 12.02 la sua capsula ha finito il giro, le porte si sono aperte e tutte le persone sono uscite. Tranne Salim, che si è volatilizzato.

Mi ricordo del giorno in cui ho letto della morte di Siobhan Dowd su un giornale inglese, nel 2007. Era un giorno luminoso di agosto tra le montagne e l’articolo che parlava di questa scrittrice, del suo lavoro e dei suoi libri mi aveva fatto crescere dentro una forte bellezza nostalgica e il desiderio di poter leggere quanto prima i suoi testi anche in italiano. Mi colpiva il fatto che una morte e un rimpianto per le storie che non sarebbero più state scritte fossero detti in un modo così bello, che ti faceva innamorare di quella persona anche se non ne avevi mai letto un rigo.

Adesso potete leggere Il mistero del London Eye che vi dice in tutta la sua essenzialità il talento di Siobhan Dowd. La storia scorre senza che ve ne accorgiate, la scrittura scivola e vi fa turbine attorno, vi fa ridere, vi cattura e vi scoprite ben presto immersi fino al collo a cercar di vedere le vicende con gli occhi di Ted. Ted Spark è un ragazzino autistico che racconta in prima persona i tentativi suoi e di sua sorella Kat di capire che cosa sia successo al loro cugino tredicenne, appena arrivato a Londra e scomparso dopo un giro sulla grande ruota panoramica. Ted spiega se stesso e il mondo circostante: dice che sul suo cervello gira un sistema operativo diverso, che gli regala un’intelligenza fuori dal comune, ma anche una certa difficoltà di interagire con gli altri ed è per questo che deve impegnarsi per sorridere e diventare amico di chi incontra e per interpretare i modi di dire e le frasi fatte che non sempre capisce al volo. Ted è un appassionato di metereologia, di notte ascolta i bollettini meteo dei naviganti per calmarsi e sogna di diventare un grande metereologo per aiutare le persone a salvarsi. Per predire le cose, studiando tutte le variabili possibili. Applica lo stesso metodo d’indagine alla scomparsa di quel cugino pressoché sconociuto che però, nel giro di una cena, lo ha conquistato. Poche parole, poche battute per capire che Ted e Salim capiscono molto l’uno dell’altro. Così con la sorella comincia a cercare: a cercare il cugino, a cercare di spiegare cosa gli passa per il cervello, a cercare di vedere il tutto da un altro punto di vista. Perché la questione è quella: una situazione, una persona, un oggetto… a seconda di come lo guardi.

Ironico, divertente e con una costruzione geniale. Con alcune perle disseminate qua e là (tra tutte, quella del padre di Salim, che ricorda alla famiglia tutta che “Salim è Salim. Non appartiene a nessuno di noi”). Da leggere e da far leggere. Questo è invece il sito del The Siobhan Dowd Trust, in cui confluiscono i diritti d’autore delle sue opere e che si prefigge di migliorare le possibilità di accesso al piacere della elttura da parte dei ragazzi che vivono in aree socialmente disagiate. Qui invece la casa editrice Uovonero.

Siobhan Dowd, Il mistero del London Eye (trad. di Sante Bandirali, con prefazione di Simonetta Agnello Hornby), Uovonero 2011, 249 p., euro 14.

Il mondo è anche di Tobias

18 Feb

More about Il mondo è anche di Tobias

Il mondo è anche di Tobias perché Tobias è un bambino che al mondo si affaccia. A modo suo, nel silenzio e con gli occhi di un bambino autistico che attraversa queste pagine insieme alla sua mamma. Questo grande albo è infatti la storia di un bambino, ma anche la storia della mamma che lo traghetta nel mondo e che combatte contro gli ostacoli che si presentano (l’assurdità della parole dei medici, la scuola, la cattiveria degli altri bambini) leggendogli delle storie.  E come i cavalieri armati di corazza, anche la mamma si fa cavaliere che difende il suo piccolo principe, per infondergli la forza e il coraggio necessari a vivere. Splendidamente accompagnato dalle tavole di Michele Ferri, la storia (ispirata dall’esperienza dell’autrice) ci dice del coraggio che si può e si deve avere. E ci fa riflettere in particolare una frase riferita al gigante bambino che maltratta il piccolo principe sulla spiaggia: Peccato diventare solo alti, quando si potrebbe diventare grandi.

Qui potete legge un’intervista all’autrice, a cura di Giorgia Garberoglio.

Elena Spagnoli Fritze – ill. Michele Ferri, Il mondo è anche di Tobias, Lapis 2009, 48 p., euro 14,50